Nel cristianesimo la redenzione (o salvezzaRedenzione e salvezza vengono usate in questo articolo in maniera praticamente alternativa, data la loro affinità teologica. - si veda per es. s.v. "Redenzione" su Enciclopedia Treccani, dove la si definisce "religione di redenzione o di salvezza (soteriologica) [che] offre all'uomo la via e i mezzi per superare la propria condizione naturale, conquistando una salvezza superiore.") è il perdono dei o l'assoluzione dai peccati commessi, la salvezza spirituale dal peccato originale e dalle sue conseguenze e, in virtù di ciò, la protezione dalla dannazione e disgrazia, eterna o temporanea.Cfr. definizione dei vari termini su Treccani.it - online: s.v. "Redenzione" ecc.; vedi anche "The saving of the soul; the deliverance from sin and its consequences" Oxford English Dictionary, 2ª ed., 1989. Il concetto può quindi essere incluso nell'ambito del termine di "salvezza" o "virtù redentiva che apporta grazia e salvezza", redimendo dal peccato e dai suoi effetti negativi.Wilfred Graves, Jr., In Pursuit of Wholeness: Experiencing God's Salvation for the Total Person, Shippensburg: Destiny Image, 2011, 9, 22, pp. 74-75.
Varianti interpretative della redenzione sono le principali linee di frattura che dividono le diverse confessioni cristiane, sia tra cattolicesimo e protestantesimo, sia nell'ambito del protestantesimo stesso, in particolare nella disputa tra calvinismo e arminianesimo; tali divergenze includono definizioni contrastanti della depravazione totale, della predestinazione, dell'espiazione e, più acutamente, della giustificazione.
Sinossi Secondo la fede cristiana, redenzione e salvezza sono rese possibili grazie alla vita, morte e resurrezione di Gesù – nel contesto della redenzione si usa il termine complessivo di "Espiazione"."Christian Doctrines of Salvation." su Religionfacts del 20/06/2009. La soteriologia cristiana va dal concetto della redenzione esclusivaJay Newman, Foundations of religious tolerance, University of Toronto Press, 1982, p. 123. ISBN 0-8020-5591-5 a quello della riconciliazione universale.Robin A. Parry, Universal salvation? The Current Debate, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2004. ISBN 0-8028-2764-0 Mentre alcune delle differenze sono così diffuse quanto il cristianesimo stesso, la stragrande maggioranza è d'accordo che la salvezza è stata resa possibile dall'operato di Gesù Cristo, Figlio di Dio, morendo sulla croce.
Nell'Antico Testamento afferma:
Altro riferimento è presente in Esdra 3:1-13.
Il Redentore
Nel teologia cristiana, Gesù è a volte indicato come Redentore. Questo si riferisce alla salvezza che si crede egli abbia operato, e si basa sulla metafora della redenzione, o "riscatto". Sebbene i Vangeli non usino il titolo di "Redentore", la parola "redenzione" è usata in molte delle lettere di Paolo. Il biblista Leon Morris dice che "Paolo usa il concetto di redenzione in primo luogo per parlare del significato salvifico della morte di Cristo."Leon Morris, 'Redemption', Dictionary of Paul and his Letters, Downers Grove: InterVarsity Press, 1993, p. 784. In italiano la parola redenzione può significare anche 'recupero' o 'riscatto', e nell'Antico Testamento si riferiva al riscatto degli schiavi ().Bruce Demarest, The Cross and Salvation: The Doctrine of Salvation, Wheaton: Crossway Books, 1997, p. 176. Nel Nuovo Testamento il gruppo di parole relative alla redenzione viene usato per far riferimento sia alla liberazione dal peccato e sia alla libertà dalla prigionia.Demarest, The Cross and Salvation, cit., p. 177.
Il concetto di redentore è usato nel Libro di Rut per riferirsi al "parente che riscatta" (che aiuta, vendica, ripara, assiste) e nel Libro di Isaia per riferirsi a Dio, il "Redentore di Israele".
Molte chiese cristiane sono intitolate al "Redentore", come la Chiesa del Redentore a Venezia, o la Chiesa del Santissimo Redentore a Napoli. Altre istituzioni che portano tale nome sono la Congregazione del Santissimo Redentore, istituto religioso cattolico maschile di diritto pontificio, e varie università estere, come il Redeemer University College (Collegio Universitario del Redentore) a Ancaster (Ontario). La statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro è uno dei monumenti più conosciuti al mondo e simbolo della città stessa e del Brasile. Anche in Italia sono presenti numerose statue al Redentore; particolarmente significative sono quelle erette in occasione del Giubileo del 1900.
Nel Libro di Giobbe , Giobbe afferma: "Ma io so che il mio Redentore vive". Tale frase è stata usata nell'innologia cristiana, come per esempio dal presbitero inglese Charles Wesley (1707–1788) nel suo inno I Know That My Redeemer Lives. Appare anche come un'aria, I know that my Redeemer liveth (Parte III, 45), del Messiah di George Frideric Handel.
Redentore universale
Dal primo all'ultimo dei suoi libri, il Nuovo Testamento mai vacilla dal riconoscere Cristo come l'unico Salvatore di tutto il genere umano.Sul ruolo di Cristo come Salvatore universale, cfr. Gerald O'Collins, Salvation for All: God's Other Peoples, OUP, 2008, passim. Come afferma la Prima lettera di Giovanni, egli è "vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo." (). I primi cristiani riconobbero il suo ruolo redentore come universale (per tutti senza eccezioni), unico (senza paralleli), completo (come Colui che trasmette la pienezza della salvezza), e definitivo (al di là di ogni possibilità di essere eguagliato, e tanto meno superato, nella sua funzione salvifica). In particolare, il suo ruolo universale significa che attraverso di lui le forze mortali del male sono vinte, il peccato è perdonato, la contaminazione purificata e la nuova esistenza come amati figli adottivi di Dio è resa possibile.Per questa sezione e rispettivi temi/posizioni, si veda Gerald O'Collins, Christology: A Biblical, Historical, and Systematic Study of Jesus, OUP, 2009, pp. 297-333. Cfr. anche O'Collins, Salvation for All: God's Other Peoples, cit.; id., Jesus: A Portrait, Darton, Longman & Todd, 2008, Capp. 11-12; id., Incarnation, Continuum, 2002, pp. 36-42; J.A. Fitzmyer, The Gospel According to Luke I-IX, Doubleday, 1981, pp. 79-82; Karl Rahner, Foundations of Christian Faith, trad. W.V. Dych, Darton, Longman & Todd, 1978, pp. 193-195, 204-206, 279-280, 316-321. Questo senso neotestamentario del ruolo indispensabile e necessario di Cristo per la salvezza umana può riassumersi in un nuovo assioma: extra Christum nulla salus (al di fuori di Cristo non c'è salvezza). Questo significato del suo ruolo determinante in tutto il dramma redentivo è implicato da un fatto: a differenza dell'Antico Testamento, dove vari esseri umani potrebbero essere chiamati "salvatore" (per esempio, ), il Nuovo Testamento dà il titolo di "Salvatore" solo a Dio (otto volte) e a Cristo (sedici volte).
Tre questioni verranno considerate qui appresso: Cosa contengono le Scritture circa l'impatto universale di Cristo come salvatore e la situazione di coloro che non erano (o non erano ancora) consapevoli della sua funzione salvifica? Come potevano i primi cristiani sostenere ciò che hanno sostenuto su Cristo come mediatore universale di salvezza? Che dire, alla luce di due millenni di cristianesimo, circa la salvezza dei non evangelizzati? Com'è coinvolto Gesù in tutta la storia umana in qualità di Redentore?
Redentore di tutti
Paolo di Tarso insiste che Cristo morì "per tutti" senza introdurre nessuna eccezione (). Può quindi dire che "Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo" (). In forte contrasto con la figura collettiva di Adamo che portò peccato e morte a tutti gli esseri umani, il Cristo obbediente ha portato tutti alla giustificazione e alla vita (; ). Infatti, questa redenzione avrà il suo impatto su tutta la creazione (). Uno dei primi inni cristologici citati da una lettera deuteropaolina esprime enfaticamente il ruolo universale di Cristo, sia nella creazione che nella redenzione, mediante il suo ritornello dell'impatto su "tutte le cose" ().Sul resoconto di Paolo in merito a Gesù quale salvatore universale, cfr. id., Salvation for All, cit., pp. 121-141. Descrivendo l'incontro del Cristo risorto con "gli undici apostoli" su un monte della Galilea, i versetti conclusivi del Vangelo di Matteo gli attribuiscono lo stesso impatto onnicomprensivo per la salvezza umana:
Forse il versetto classico del Nuovo Testamento a questo riguardo proviene dall'affermazione ribadita ed esclusiva di Pietro su Gesù: "In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (). Un libro successivo del Nuovo Testamento mette in risalto la mediazione speciale di Gesù per tutti: "Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti" (; cfr. ). La letteratura giovannea usa i suoi termini caratteristici per affermare la rilevanza universale di Cristo per la rivelazione ("luce", "via" e "verità") e la salvezza ("vita"). Egli è "la luce vera, quella che illumina ogni essere umano" (); è "la luce del mondo" (). Nel suo ultimo discorso, Gesù dichiara: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (). In primo luogo, Giovanni condivide la natura incondizionata di questa affermazione ("la strada, la verità e la vita... nessuno) in termini di Cristo unica fonte di la vita eterna: "Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita" ().
Sia nel Nuovo Testamento che successivamente,Gli scrittori dei primi secoli del cristianesimo sostenevano e elaboravano queste affermazioni universali - si veda per esempio lo sviluppo dei temi paolini da parte di Ireneo: come "secondo Adamo", Cristo "ricapitolò" la storia umana nella sua interezza. Due secoli dopo, nella sua Oratio catechetica (magna), Gregorio di Nissa interpretò la "nostra deificazione" come radicata nel fatto che tramite la sua natura umana individuale Cristo era entrato in un tipo di contatto fisico con tutto il genere umano. Questo era un riconoscimento dell'unità ontologica in Cristo di tutta l'umanità. Cfr. O'Collins, Christology, cit., p. 317. questa visione del significato universale di Cristo lasciava spazio ad un vero apprezzamento della situazione religiosa di coloro che non lo accettavano o non potevano accettarlo come loro Redentore. Un elenco di eroi ed eroine della fede, che raggiungeva il suo culmine perfetto in Cristo (), non cominciava semplicemente con Abramo e Sara (che diedero inizio alla storia dell'Alleanza del popolo ebraico) ma risaliva ad Abele, Enoch e Noè () e includeva una donna non ebrea, Raab di Gerico (). Pertanto, questa nube di testimoni che erano per ispirare fede cristiana comprendeva alcuni che non condividevano la storia speciale di promessa che Cristo ha portato a compimento e la consumazione. Pertanto, questo complesso di testimoni che dovevano ispirare la fede cristiana, comprendeva alcuni che non condividevano la storia speciale di promessa che Cristo aveva portato a compimento e realizzazione.Su -, cfr. id., Salvation for All, cit., pp. 252–258.
Salvezza universale afferma che Cristo fu "predestinato prima della fondazione del mondo" quale agnello senza difetto e senza macchia perché fossero liberati "col sangue prezioso di Cristo". Dio nella sua prescienza eterna, già prima della creazione sapeva che l'uomo avrebbe commesso il peccato originale, rendendo necessaria la Croce Gloriosa di Cristo.