Il discorso di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925 (noto anche come discorso di Mussolini sul delitto Matteotti) fu pronunciato da Benito Mussolini, allora Presidente del Consiglio dei ministri, presso la Camera dei deputati del Regno d'Italia. L'allocuzione è storiograficamente considerata l'evento di svolta che segnò l'inizio della trasformazione del regime fascista in una dittatura totalitaria, concretizzatasi nei mesi successivi con l'emanazione delle cosiddette "leggi fascistissime".

Assumendosi la «responsabilità politica, morale e storica» del delitto Matteotti, Mussolini sfidò apertamente le opposizioni a presentare un atto formale di accusa contro il suo governo. Il successo della manovra fu garantito dalla contestuale minaccia di repressione: «nelle quarantott'ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area» a cui seguì l'immediata circolare del ministro dell'interno Luigi Federzoni. Tale direttiva impose ai prefetti drastiche restrizioni alla libertà di stampa e la chiusura dei circoli politici di opposizione, sancendo di fatto la fine dello Stato liberale.

Antefatto Il discorso in Parlamento di Giacomo Matteotti del 30 maggio 1924 sui brogli elettorali aveva creato grande disagio al governo Mussolini. Il successivo omicidio del parlamentare fu attribuito dalle opposizioni, e da parte della stampa indipendente e dell'opinione pubblica, alla diretta o comunque connivente responsabilità dei vertici del fascismo.

Nel mese di dicembre 1924, in una situazione di forti tensioni interne al Partito Fascista e al governo a causa di una discussa riforma dell'esercito, Mussolini propose una nuova legge elettorale che ripristinava il collegio uninominale, creando scompiglio nell'opposizione (la minaccia colpiva i partiti di massa socialisti e popolari) ma anche tra i partiti di maggioranza. In tale contesto di instabilità del governo, venne pubblicato dai capi dell'opposizione il memoriale di Cesare Rossi, che accusava e provava la complicità dei vertici del fascismo nel delitto Matteotti.

Il 29 dicembre 1924, Mussolini convocò i direttori dei giornali del Partito per dichiarare che "il tentare di separare il Capo dai gregari è fatica vanissima ed insana"L'accusa di avere scaricato un gregario per salvarsi risaliva proprio al memoriale di Cesare Rossi pubblicato dal Mondo il 27 dicembre 1924. e che sarebbero stati adottati a breve "gli ordinati sviluppi legislativi della nostra Rivoluzione, che dovranno adeguare uomini ed istituti alle necessità sempre maggiori della Patria".Ermanno Amicucci, La stampa della rivoluzione e del regime, Milano, 1938, Mondadori, pp. 43-45. Seguì il pronunciamento di una quarantina di consoli della Milizia che, guidati da Enzo Emilio Galbiati e Aldo Tarabella, il 31 dicembre 1924 si presentarono a palazzo Venezia per chiedere a Mussolini di farla finita con il rispetto della legalitàA dispetto della versione dei protagonisti, Renzo De Felice in Mussolini il fascista. Vol. I: La conquista del potere, 1921-1925, Einaudi, Torino, 1966, sostiene che la situazione non sarebbe mai sfuggita di mano dal presidente del consiglio. Anche l'arrivo dei consoli a Roma si sarebbe inquadrato nei disordini, creati ad arte da Mussolini, per alimentare il timore di una guerra civile incipiente se il re e le Forze armate non gli avessero dato il pieno "via libera"..

Il giorno prima del discorso, l'Alta Corte di Giustizia aveva assunto una testimonianza, sia pure de relato, rilevante per risalire alla responsabilità di Mussolini nell'organizzazione delle violenze contro gli oppositori politiciASSR, Ufficio dell'Alta corte di giustizia e degli studi legislativi, 1.2.257.1.13, Verbale della testimonianza del giornalista Giorgio Schiff-Giorgini, 2 gennaio 1925), pp. 10-11: «Mussolini si dichiarò, mercé la tregua che le opposizioni gli avevano dato i primi giorni dopo il delitto Matteotti, di nuovo arbitro della situazione; ma non al punto di poterlo subito reintegrare nella carica perduta. Terminò, affermando che suo primo compito sarebbe intanto stato di riordinare e rafforzare la «Ceka» affermando che essa fosse in Italia l'organo di Governo più necessario. Aggiunse: «Addio Aldo, ci siamo intesi». Da quel momento ebbi l'impressione che il Finzi si sia pentito di aver compiuto quel passo verso i capi delle opposizioni, comunicando loro a mio mezzo, e del Silvestri, il contenuto della sua lettera testamento. Ebbi l'impressione di un uomo assolutamente terrorizzato. Pretendeva che io smentissi ad Amendola e ad Albertini di aver compiuto quel passo dietro suo invito. Parlava di fuga nel Polesine, e di organizzazione armata dei suoi fidi. In una parola «quel ci siamo intesi» aveva gettato lo scompiglio nella sua mente»..

Mussolini cercò di superare limpasse in un discorso, tenuto il 3 gennaio 1925, con cui, assumendosi la responsabilità "morale" (anche se non materiale) dell'omicidio, tentò di chiudere la questione e risolvere la posizione difficile in cui si era venuto a trovare il Partito fascista.

Contenuti Di seguito si riportano l'incipit, il momento saliente e la chiusura del discorso:

In questo discorso Mussolini si assunse "la responsabilità politica, morale e storica" di quanto era avvenuto in Italia negli ultimi mesi e specificamente del delitto Matteotti, «ma al tempo stesso se ne chiamò fuori descrivendolo come la conseguenza del clima politico violento dell’Italia di quegli anni».R. Michelucci, Cronaca di una morte annunciata. Intervista allo storico M. Canali, Focus storia, n. 212 del 21 maggio 2024, p. 31. Il discorso è ritenuto dagli storici l'atto costitutivo del fascismo come regime autoritario come afferma anche Renzo De Felice, uno dei maggiori studiosi del fascismo.: "....Renzo De Felice, il maggiore studioso del fascismo italiano e il primo a fornire nuovi strumenti concettuali per l'analisi e la comprensione del ventennio fascista."

I punti principali del discorso sono: Articolo 47 dello Statuto Albertino:

La Čeka sovietica e la presunta "Čeka" fascista. Discorso del deputato fascista Carlo Delcroix del 6 giugno 1924. Occupazione di Corfù (29 agosto - 27 settembre 1923) Reintroduzione della pena di morte. Secessione dell'Aventino. Responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto in Italia dall'inizio del fascismo con particolare riferimento all'omicidio del deputato Giacomo Matteotti.Questa, insieme alla precedente sull'Aventino, è la parte dell'intervento più rilevante, e che sollecitò la maggiore attenzione dei contemporanei: ad esempio, nella corrispondenza con Anna Kuliscioff, Filippo Turati - alla rivendicazione della responsabilità politica, morale, storica fatta da Mussolini - chiosò: "ma non penale!": Turati-Kuliscioff, Carteggio: 1923-1925, Einaudi, 1977, pagina 518. Incidenti in Veneto dell'1-3 gennaio 1925 tra fascisti e antifascisti.

Seguiti La spavalda oratoria di Mussolini si cumulò all'incapacità dell'opposizione a reagire, nel decretare il successo della spregiudicata manovra politica sottesa al discorso.

Nella notte del 3 gennaio Luigi Federzoni, ministro dell'Interno, inviò ai prefetti due telegrammi riservati che traducevano in pratica i propositi autoritari di Mussolini. Le disposizioni invitavano, in particolare, le autorità a esercitare la sorveglianza più vigile su circoli, associazioni, esercizi pubblici che potessero costituire pericolo per l'ordine pubblico e, se del caso, ad attuarne la chiusura forzata. Le autorità erano altresì autorizzate ad avvalersi senza scrupoli del fermo temporaneo nei confronti degli oppositori politici. Inoltre i prefetti venivano invitati ad applicare con rigore assoluto il decreto-legge atto a «reprimere gli abusi della stampa periodica», approvato durante il Consiglio dei ministri del 7 luglio 1924, ma fino a questo momento usato quasi esclusivamente nei confronti della stampa di ispirazione comunista. Il decreto conferiva ai prefetti, ossia al governo, il potere di diffidare o addirittura sequestrare il giornale che diffondesse «notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico»Una successiva circolare interpretativa del ministro Federzoni aveva subito sgombrato il campo dagli equivoci: il giornale poteva essere sequestrato anche se la notizia pubblicata si fosse rivelata vera. Era evidente, pertanto, lo scopo illiberale e dittatoriale che il provvedimento doveva raggiungere, cioè l'annientamento, grazie ai continui sequestri, di tutta la stampa d'opposizione: cfr. Mario Forno, La stampa del Ventennio. Strutture e trasformazioni nello stato totalitario, Rubbettino, 2005..

Nell'arco di una settimana il Ministro dell'Interno poté illustrare in sede di Consiglio dei ministri i risultati raggiunti dai provvedimenti adottati nella notte fra il 3 e il 4 gennaio: i prefetti si avvalsero senza esitazione dei poteri che erano stati loro attribuiti e centinaia di persone furono arrestate. Un gran numero di locali e associazioni venne chiuso usando qualsiasi pretesto.

Il 14 gennaio la Camera approvò in blocco e senza discussione moltissimi decreti-legge emanati dal governo, la cui conversione era stata rinviata a seguito della chiusura dei lavori a giugno dell'anno prima. Il discorso di Mussolini costituì quindi un atto di forza, con cui convenzionalmente si fa iniziare la fase dittatoriale del fascismo:P. Lyttelton, 2003 nel giro di due anni ebbe luogo il mutamento conseguente dell'ordinamento giuridico, mediante quelle che poi furono denominate leggi fascistissime.

Gli aventinisti, sia per la paura di ritorsioni sia per i forti frazionismi interni, si attestarono nella sterile testimonianza.Sull'eccessiva fiducia nel potere di ribellione morale della società, v. Nicola Tranfaglia, "Rosselli e l'Aventino: l'eredità di Matteotti", in Movimento di Liberazione in Italia, (1968): 3-34. Conseguenze del discorso furono successivi atti formali che portarono, come atto finale della secessione dell'Aventino, alla decadenza del mandato parlamentare per le opposizioni e alla graduale delegittimazione e annullamento delle funzioni democratiche del Parlamento.Giampiero Buonomo, La decadenza dei deputati nella Camera del regno d'Italia del 9 novembre 1926, in Historia Constitucional, n. 13, 2012, pagg. 697-715. Commenti Carlo Bazzi, il giornalista filofascista coinvolto nel delitto Matteotti, dall'esilio francese scrisse nel 1925 che “della forza Mussolini non ha che la maschera, le espressioni verbali, i gesti esteriori. Mussolini è un debole. Chi lo ha visto da presso nei primi giorni del delitto Matteotti sa in quale miserando stato si era ridotto. Per rimetterlo, ci sono voluti quasi sei mesi, durante i quali il più animale istinto di conservazione lo ha tratto ad ordire una rete d'inganni e di insidie, da cui quella disperata consigliera che è la paura gli prometteva salvezza. Quando, nel gennaio 1925, ha creduto maturi gli inganni da un lato, dall'altro preclusa ogni diversa via e sufficientemente compromessi i compagni di lotta, ha rifatto la voce grossa”.Giuseppe Rossini, Il delitto Matteotti tra il Viminale e l'Aventino, Il Mulino, Bologna, 1966, p. 476.