Il culto del Glorioso Alberto è un fenomeno religioso extra-canonico, iniziato negli anni cinquanta del Novecento in Italia meridionale, che si presenta come espressione di sentimento di devozione popolare nei confronti di Alberto Gonnella, un giovane investito da un autocarro, il cui spirito si sarebbe giornalmente incarnato nel corpo della zia paterna.

Il culto iniziò e si diffuse dal minuscolo borgo di Serradarce, nel comune di Campagna, in provincia di Salerno, dove, negli anni sessanta, venne eretto anche un apposito luogo di culto noto come "Tempio del Beato Alberto"Alberto Gonnella non è mai stato beatificato e l'aggettivo "Beato" è usato impropriamente dai suoi fedeli., divenuto un santuario e meta di pellegrinaggi provenienti soprattutto dalla Campania, dalla Basilicata e da luoghi di intensa emigrazione meridionale, anche esteri Bent Holm, Den omvendte verden: Dario Fo og den folkelige fantasi, 1980, p. 36..

Il neo-culto è frutto di un'elaborazione «interamente […] folclorica», sviluppatasi con un processo analogo a quello che ha interessato la devozione che ha circonfuso la figura di Padre Pio da Pietrelcina. La sua fioritura, nel secondo dopoguerra italiano, è avvenuta in contesti che mostravano chiari segni di sottosviluppo economico e sociale, substrati sociologici e antropologici sospesi tra persistenti retaggi di arcaicità e il manifestarsi dei primi segni di un incipiente processo di modernizzazione che si sarebbe dispiegato, di lì a poco, sotto la spinta dello sviluppo sociale ed economico del boom italiano. La matrice antropologica del culto consiste nel suo essere espressione di una «religiosità arcaica» e popolare, fiorita in un alveo cattolico, seppur priva di qualsiasi riconoscimento ufficiale e, anzi, maturata nell'ostilità della Chiesa cattolica nell'atmosfera post-conciliare.

Oggetto del culto è la figura di una cosiddetta «anima buona» in Luigi M. Lombardi Satriani (a cura di), op. cit., 2004, p. 114., quella del Glorioso Alberto (impropriamente chiamato dai suoi fedeli anche Beato Alberto o Santo Alberto), un giovane morto per l'investimento da parte di un camion, il cui spirito si sarebbe manifestato ai devoti incarnandosi ogni giorno, alla stessa ora, nel corpo di una medium, la zia paterna Giuseppina Gonnella. Il culto, dopo i primi passi nella seconda metà degli anni cinquanta, raggiunse un folto seguito nel successivo decennio con flussi di pellegrini valutati tra i 300 ai 500 devoti al giorno fino al 1972, anno dell'assassinio della medium da parte di un fedele deluso. Pur drasticamente scemato, il fenomeno non si è mai sopito del tutto e continua ad attirare fedeli e curiosi anche nel XXI secolo.

Il culto tributato ad Alberto si sviluppò in un contesto geografico segnato da pesante arretratezza economica e sociale, permeato dai segni di presenza di quel mondo magico elaborato dalla cultura contadina. Esso costituisce «il caso più notevole nel dopoguerra» italiano di quella dimensione dell'esperienza antropologico-religiosa del Sud Italia costituita dai guaritori, un fenomeno, di per sé, «particolarmente rilevatore dei tratti arcaici della cultura popolare meridionale». Nel caso specifico del Glorioso Alberto, la taumaturgia si sostanziò nella «sovrapposizione» tra morto e guaritriceGiovanni Vacca, Nel corpo della tradizione. Cultura popolare e modernità nel Mezzogiorno d'Italia, 2004, p. 43..

Storia

La storia del culto ha inizio il 29 ottobre 1956Vi è qualche incertezza tra le fonti sull'anno di morte di Alberto Gonnella. Il 26 ottobre 1956 si trova in fonti autorevoli e "vicine" all'evento (Annabella Rossi, Le feste dei poveri e Michele Risso, Miseria, magia, e psicoterapia...); ottobre 1957 nel documentario Nascita di un culto; 25 ottobre 1957 a pag. 40 del libro Serradarce – La storia e la memoria di Adriana Maggio, edizioni 10/17, 1996; ottobre 1959 nel saggio di Silvia Mancini. con un episodio piuttosto inconsueto di possessione di una donna analfabeta non da parte di un demonio, ma di una cosiddetta "anima buona". La donna era Giuseppina Gonnella, nata nel 1914 a Campagna, madre di cinque figli avuti dal ciabattino Natale Caponigro; l'anima buona era quella di Alberto Gonnella, giovane nipote 21enne della donna, con un'esperienza da seminarista alcuni anni addietro, che era morto tre giorni prima in circostanze tragiche in località Saginara, nei pressi del costruendo tronco A3 (da Salerno a Reggio Calabria) dell'Autostrada del SoleAdriana Maggio, Serradarce. La storia e la memoria, Edizioni 10/17, 1996, p. 40.: Alberto era rimasto incastrato sotto il piano ribaltabile di un camion, investito durante una manovra maldestra di suo zio Vincenzo Gonnella, fratello della donna e del padre della vittima.

La tragedia iniziò a destabilizzare la coesione parentale, innescando un clima di tensione e mettendo in luce comportamenti interpretabili come prodromi di una faida, annunciata dalle minacce di vendetta e di morte indirizzate dal padre di Alberto al fratello colpevole del delitto. In questa atmosfera di sofferenza e strazio, la mattina del 29 ottobre, mentre la salma era ancora custodita nella camera mortuaria del cimitero, in attesa del previsto nulla osta per la tumulazione, Giuseppina Gonnella si recò a rendere visita ai genitori di Alberto. Si trovava nella stanza da letto appartenuta al defunto, quando giunsero le 8:34: in quell'attimo, che coincideva in modo preciso con l'ora della morte del giovane, la donna venne assalita da terribili dolori alle gambe; svenuta e distesa su un letto dai parenti, sarebbe sprofondata in un sonno catalettico durato ventiquattro ore. Al risveglio dal torpore, la donna iniziò a parlare in nome del nipote morto, pronunciando profezie e riferendo alcuni dettagli realmente accaduti alle esequie, ma che la donna, non avendo preso parte al rito funerario, avrebbe dovuto ignorareAnnabella Rossi, Le feste dei poveri, 1969, p. 60..

Origini del culto

Tutte le circostanze e le coincidenze del racconto della donna, apparse altrimenti inspiegabili, fecero dileguare i sospetti di pazzia nutriti inizialmente dai parenti che avevano assistito a quella scena; il dettaglio decisivo fu l'indicazione della presenza di un basco dimenticato dal giovane sotto il sedile del camion, oggetto che fu effettivamente ritrovato dove e come descritto. Per questo, i comportamenti soprannaturali furono facilmente interpretati come i segni di un'autentica possessione: col tempo, le ipotetiche possessioni continuarono a verificarsi, dapprima ripetendosi sporadicamente, poi con cadenza sempre più frequente e regolare, mentre attorno a esse iniziava a catalizzarsi l'interesse di gruppi di curiosi.

Le manifestazioni sovrannaturali attrassero anche l'attenzione delle comunità parrocchiali finitime, che instaurarono forme di collaborazione con la donna, promuovendo e organizzando viaggi in sua compagnia verso luoghi di pellegrinaggio riconosciuti. A testimoniare la popolarità raggiunta in quei luoghi, esiste anche un riscontro documentale: nel novembre 1962, il bollettino della basilica di San Gerardo Maiella (a Materdomini, nell'alta valle del Sele) registra l'arrivo della donna accompagnata da una foltissima comitiva, valutata in ben persone. Il nuovo vescovo di Campagna, Jolando Nuzzi, subentrato da non molto a Giuseppe Maria Palatucci, si diede presto da fare per arginare il fenomeno: il 10 maggio 1963 proibì a Giuseppina e ai suoi seguaci l'ingresso nella chiesa dell'ex badia benedettina, anch'essa dedicata a S. Antonino, ma ubicata nell'altra frazione di Santa Maria La Nova.

Da quel momento, isolata dalla censura episcopale, Giuseppina Gonnella ("Zia Giuseppina", o "Zia Peppina", per i suoi accoliti) organizzò un vero e proprio culto in totale autonomia dalle organizzazioni cattoliche e dalla gerarchia ecclesiasticaGiovanni Vacca, Nel corpo della tradizione. Cultura popolare e modernità nel Mezzogiorno d'Italia, 2004, p. 44., affrancandosi dalla passata sinergia con le parrocchie. Il neo-culto andò sempre più stabilizzandosi con il trascorrere del tempo: dopo la censura subita, dall'estate 1963 gli eventi di possessione assunsero una cadenza regolarissima, avvenendo tutti i giorni, tranne nelle domeniche e nei festivi, sempre alle 8:34, in coincidenza simbolica con l'ora della morte del giovaneMichele Risso, Miseria, magia e psicoterapia. Una comunità magico-religiosa nell'Italia del Sud, in: M. Risso e W. Böker, Sortilegio e delirio, 2004, p. 161..

Centinaia di postulanti cominciarono ad affluire con regolarità a Serradarce e ad assieparsi nelle stanze, nelle scale, nell'androne, e nei vestiboli dell'abitazione, per assistere alla trance di "Zia Giuseppina". La stanza del giovane, i suoi effetti personali, gli indumenti, le scarpe da calcio da lui usate, divennero tutti oggetto di una forma di venerazioneAnnabella Rossi e Luigi Di Gianni, Nascita di un Culto, 1m, 58s., indotta e sollecitata dagli amministratori del culto, che, in una sorta di ostensione profana, li offrivano alla vista dei pellegrini convenuti in quella casa che aveva ormai perduto la sua funzione abitativa e si era trasformata ina sorta di santuarioAnnabella Rossi, Le feste dei poveri, 1969, p. 151..

Aspetti rituali e cerimoniali del culto

Il culto di Alberto seguiva un preciso cerimoniale che iniziava con l'arrivo a Serradarce della medium, condotta in auto da un fratello, intorno alle otto del mattino, in un'ora in cui i fedeli si erano già accalcati nella casa, dopo esser giunti in paese di buon'ora o dopo aver trascorso la notte in paese, alcuni all'addiaccio. Facendosi strada fra i pellegrini che l'acclamavano e l'invocavano con sospiri, Giuseppina raggiungeva il secondo piano della casa per accomodarsi seduta su uno sgabello, attorniata dal silenzio assorto dell'uditorio: iniziava una fase in cui la donna prendeva a inspirare ed espirare ritmicamente, con atti respiratori sempre più frequenti e profondi (iperventilazione), accompagnati da deglutizioni di aria (aerofagia volontaria) ed emissione di «forti gemiti e fragorosi rutti»Michele Risso, Miseria, magia e psicoterapia. Una comunità magico-religiosa nell'Italia del Sud, in: M. Risso e W. Böker, Sortilegio e delirio, 2004, pp. 162-163., in una climax teatrale che si scioglieva solo quando il volto della donna si apriva a un'espressione estatica. La medium, allora, saliva sullo sgabello: era quello il segnale che il miracolo della possessione si era ripetuto ancora una volta; lo stato di estasi si trasmetteva allora ai volti dei pellegrini che accoglievano la venuta dello spirito pronunciando invocazioni rivolte ad Alberto e abbandonandosi a urla di giubiloMichele Risso, Miseria, magia e psicoterapia. Una comunità magico-religiosa nell'Italia del Sud, in: M. Risso e W. Böker, Sortilegio e delirio, 2004, p. 162..