Il Fiat G.50 "Freccia" fu un aereo da caccia, monomotore monoplano monoposto ad ala bassa sviluppato dall'azienda italiana Fiat Aviazione negli anni trenta e prodotto sia dalla stessa che dalla sua controllata Costruzioni Meccaniche Aeronautiche S.A. (CMASA).

Primo monoplano monoposto da caccia italiano interamente metallico, con carrello retrattile e abitacolo chiuso, volò per la prima volta nel febbraio 1937 e l'anno dopo entrò in servizio nella Regia Aeronautica. Fu impiegato dall'Aviazione Legionaria durante la guerra civile spagnola. Seppure poco potente e poco armato, era estremamente maneggevole, una caratteristica comune ai caccia italiani del tempo.. Trovò impiego anche all'estero, nella forza aerea croata. 35 esemplari vennero ceduti alla Finlandia, dove, sotto le insegne della Suomen ilmavoimat, la forza aerea finlandese, il monoplano della Fiat ottenne i maggiori successi (99 vittorie aeree confermate).. con un rateo vittorie/perdite di 33 a 1.

Storia del progetto

Progettato dall'ingegner Giuseppe Gabrielli a partire dall'aprile 1935. Il progetto di massima venne completato nel settembre dello stesso anno, ma venne sottoposto a radicali modifiche per meglio venire incontro alle richieste della Regia Aeronautica.

Le specifiche iniziali prevedevano infatti anche l'impiego come assaltatore; per questo era prevista una stiva bombe interna, e un armamento di lancio particolarmente pesante comprendente armi da 20 mm; quando successivamente il concorso si orientò verso un caccia puro il progettista si trovò all'alternativa tra riprogettare tutto o adattare l'esistente accettando delle penalizzazioni in tema di peso e aerodinamica. Fu scelta quest'ultima strada, per motivi di tempo.

Il primo prototipo, l'MM.334, venne realizzato dalla CMASA e volò per la prima volta il 26 febbraio 1937, ai comandi del pilota collaudatore Giovanni De Briganti,. diventando il primo dei caccia monoplani del concorso indetto nel 1936 per l'ammodernamento della linea di volo nell'ambito del Progetto R.

Monoplano con ala bassa a sbalzo, con le sole superfici di governo rivestite in tela. "Era caratterizzato da una robusta struttura completamente metallica, e fu il nostro primo caccia a carrello retrattile" (Giorgio Bignozzi, Aerei d'Italia Milano Edizioni E.C.A. 2000). In particolare, le gambe anteriori del carrello erano retrattili verso l'interno mentre aveva il ruotino di coda fisso. Particolarmente maneggevole per essere un monoplano, il G.50 aveva una velocità superiore al biplano Fiat C.R.42 di soli , e gli era pari per armamento. Forse la migliore caratteristica del progetto era l'eccezionale robustezza della cellula, che ne favorì l'impiego come assaltatore quando, durante la seconda guerra mondiale, venne surclassato come caccia. Motorizzato con l'affidabile motore radiale Fiat A.74 RC.38 capace di una Potenza nominale di 840 CV (618 kW), costruzione su licenza dello statunitense Pratt & Whitney R-1830-64 di analoga potenza, condivideva questo propulsore con molti progetti coevi, fra cui appunto l'M.C.200, il C.R.42 ed altri velivoli.

Subito emerse la tendenza del velivolo all'autorotazione, problema che lo accomunava al M.C.200, e che non venne risolto nemmeno nei primi esemplari di serie. "Il Fiat G.50 - ricorda Luigi Gorrini, uno dei grandi assi della Regia Aeronautica, con 19 abbattimenti, in un'intervista con il giornalista Andrea Benzi - era un monoplano, molto "da naso". Ha fatto molte vittime e quando è uscito era già abbondantemente superato. Una macchina strana, dovevi stare molto attento in fase di decollo e di atterraggio". Tra i caccia destinati al concorso, M.C.200, Caproni Vizzola F.5, Reggiane Re.2000, IMAM Ro.51 e AUT 18 (quest'ultimo presentato con ritardo), il G.50 non era tra i progetti più validi, e forse, dopo il Ro.51, che presentava ancora un carrello fisso, era il più superato. Ma considerazioni che esulavano dalla reale validità dei progetti (i confronti e le valutazioni dei collaudatori avevano un valore puramente indicativo per il Ministero dell'aeronautica) e da una razionale pianificazione della costruzione di aerei militari fecero sì che lo stato maggiore dell'Regia Aeronautica non scartasse il G.50. Così, se il vincitore del concorso risultò essere il Macchi M.C.200 (con l'esclusione dell Re.2000 che se pur avanzato ebbe problemi al motore che non furono mai risolti, e degli altri progetti "minori"), anche la Fiat ebbe il suo ordinativo per il G.50, caratterizzato da certa rapidità di realizzazione, superiore a quella del caccia Macchi (ma comunque inferiore a quella del Reggiane).

I due prototipi e i primi 45 velivoli di serie avevano un abitacolo chiuso, con struttura anticappottamento, come da specifica ministeriale. Questa soluzione, comune anche al caccia Macchi, venne abbandonata per le difficoltà incontrate, in fase di sperimentazione, nell'apertura del tettuccio in volo una volta superata una certa velocità, con conseguente pericolo in caso di necessità di abbandonare l'aereo. Anziché trovare una soluzione tecnica al problema fu preferito rimuovere il tettuccio chiuso dai due caccia, sostituendolo in alcune versioni con pannelli laterali trasparenti. La cordiale insofferenza del pilota italiano all'abitacolo chiuso influenzò solo in minima parte una scelta derivata più dal difetto originale del progettoLa "cordiale antipatia" di parte dei piloti italiani del periodo verso gli abitacoli chiusi ha probabilmente assunto con il tempo un'importanza eccessiva nei motivi che spinsero ad adottare abitacoli aperti nei caccia G.50 e M.C.200. È comunque innegabile che, all'epoca, per parte dei piloti italiani vi fosse una netta preferenza per macchine dalle caratteristiche ormai "fin troppo" collaudate: ad esempio il 4º Stormo Caccia, il primo destinato, nel 1939, ad essere equipaggiato con i nuovi M.C.200, preferì optare per i biplani C.R.42 del 1º Stormo, a cui cedette i suoi monoplani..

A partire dal 46º esemplare venne quindi introdotto l'abitacolo aperto, inoltre furono adottati ipersostentatori modificati, impennaggi verticali ridisegnati. Di questa prima versione ne vennero realizzati 206 esemplari costruiti dalla CMASA e 6 dalla Fiat. All'inizio del 1938, la Regia Aeronautica chiese alla Fiat la realizzazione di un modello biposto da addestramento, per facilitare il passaggio a questo monoplano, dal pilotaggio non semplice, dai biplani. L'allievo sedeva nel posto anteriore, in un abitacolo completamente chiuso, dotato di due roll-bar, uno centrale anti-cappottamento e uno posteriore di supporto. I primi esemplari di questo modello, denominato Fiat G.50/B (Bicomando Bc.), vennero realizzati nella seconda metà del 1939. I primi cinque esemplari facevano parte della 1ª serie costruttiva. La successiva produzione venne affidata alla C.M.A.S.A. Il numero degli esemplari prodotti ammontò a 106. Un esemplare venne in seguito trasformato in ricognitore equipaggiato con macchina fotografica planimetrica. Un altro G.50/B venne adattato a ricognitore a breve raggio e dotato di gancio di arresto, per il previsto impiego sulla portaerei Aquila, che non divenne mai operativa..- Il modello prescelto come versione navalizzata era identificato come Fiat G.50 bis A/N. Il gancio di arresto originariamente era realizzato in lega leggera, ma le prove condotte a Guidonia dettero esito pessimo: il gancio si rompeva regolarmente. Fu quindi sostituito con uno in lamiera piegata e sagomata. L'armamento previsto per la versione navalizzata consisteva in 4 mitragliatrici da 12,7 mm. L'unico prototipo predisposto, usato per le prove in volo a prima volta il 3 ottobre 1942, pesava a vuoto 2.130 Kg., aveva velocità massima di 423 Km/h. ed una autonomia valutata in 1.000 Km.

Impiego operativo I primi "Freccia" operativi furono consegnati alla Regia Aeronautica nel 1939. Durante la Guerra Civile Spagnola, circa una dozzina di G.50 furono inviati in Spagna a rinforzare la Aviazione Legionaria. I "Freccia" prestarono servizio nel 27° Grupo de Caza dellEjercito de l'Aire.. Il caccia italiano si dimostrò estremamente manovrabile, era uno dei migliori caccia, tuttavia quando la seconda guerra mondiale iniziò, era considerato sottopotenziato e poco armato."Gunston p. 222". Il pilota italiano di Fiat G.50 con il maggior numero di abbattimenti fu Furio Lauri, al quale ne furono accreditati 11 entro la fine del 1941 (il suo totale fu di 18 vittorie aeree).Spick, Mike. The Complete Fighter Ace - All the World's Fighter Aces, 1914-2000. London: Greenhill Books, 1999.

Spagna Le consegne dei G.50 cominciarono nel 1938, e dodici velivoli di preserie vennero inviati in Spagna per una valutazione "realistica" in condizioni operative. Schierati sul campo di Escalona ricevettero le insegne dell'Aviacion Legionaria, e lo stemma con l'asso di bastoni del XXIII Gruppo Caccia (23º Gruppo) (pur appartenendo a un reparto sperimentale). Non risulta che vi fu una vera e propria attività operativa, e nessun velivolo venne perso in azione (eccetto uno al momento della consegna, per cause tecniche). Al termine delle ostilità gli apparecchi vennero ceduti alla Spagna, che li destinò all'addestramento, assegnandoli alla Escuela de Caza. In seguito i G.50 spagnoli furono trasferiti nelle basi del Marocco, dove restarono fino al 1943. Italia Regia Aeronautica

Le prime unità operative della "Regia" su G.50 furono le squadriglie del 51º Stormo Caccia, in formazione sui gruppi XX (20º Gruppo) e XXI (21º Gruppo) nell'ottobre-novembre del 1939.

All'entrata in guerra dell'Italia i G.50 disponibili erano 118linea di volo della Regia Aeronautica al 10 giugno 1940. Di questi solo 89 (o 97 o 95 secondo altre fonti) quelli disponibili in pronto impiego. operanti col 51º e con parte del 52º Stormo. E furono proprio i "Freccia" del 52°, basato a Pontedera e Sarzana, a compiere le prime missioni di guerra con le insegne della Regia Aeronautica, svolgendo ricognizioni sul Mar Tirreno. Il problema della scarsa autonomia veniva nel frattempo risolto con la versione G.50bis, che volò per la prima volta nel settembre 1940. Nell'estate 1943, durante le fasi iniziali dell'invasione alleata della Sicilia, il G.50 fu l'aereo impiegato in maggior numero dalla Regia Aeronautica per contrastare gli sbarchi.Massimello and Apostolo 2000, p. 25. Subito prima dell'invasione, la Regia Aeronautica trasferì in Italia Meridionale il 50º Stormo Assalto, un'unità specializzata di attacco al suolo, equipaggiato con il Fiat G.50bis caccia-bombardiere. Quando l'invasione iniziò, il 10 luglio 1943, altre unità vennero inviate nell'area.Shores 1977, p. 117. Ben 45 Fiat G.50bis dei 158º e 159º Gruppi Assalto, da Pistoia. vennero impegnati - insieme ad altre unità italiane e tedesche - per attaccare navi, mezzi da sbarco e teste di ponte sulle coste siciliane. Intercettati da imponenti formazioni di caccia nemici, però, i G.50 subirono perdite pesanti, tra le quali, quella dello stesso comandante del 5º Stormo Assalto, il tenente colonnello Guido Nobili.Shores 1977, p. 118.Giovanni Massimello and Giorgio Apostolo. Italian Aces of World War 2. Oxford / New York: Osprey Publishing, 2000. p. 25.

Battaglia d'Inghilterra