La donazione del sangue è l'atto con cui una persona si priva volontariamente di una determinata quantità del proprio sangue o di suoi componenti, affinché siano impiegati per trasfusione oppure trasformati in emoderivati e in medicinali attraverso un processo di frazionamento. La donazione può riguardare il sangue intero oppure singoli componenti raccolti selettivamente mediante aferesi. Le banche del sangue e i servizi trasfusionali partecipano di norma sia alla raccolta sia alle procedure successive.
Nei paesi sviluppati la maggior parte dei donatori è costituita da volontari non retribuiti. In alcuni paesi, le scorte disponibili sono limitate e la donazione avviene soprattutto quando un familiare o un conoscente ha bisogno di una trasfusione (donazione dedicata o di rimpiazzo). Le motivazioni riferite dai donatori sono molteplici: i moventi più citati da chi dona per la prima volta e da chi dona con regolarità sono la comodità della donazione, lo spirito di solidarietà e i valori personali, mentre chi ha smesso di donare richiama più spesso la reputazione dell'ente di raccolta, la percezione del bisogno di sangue e le campagne di comunicazione. Fra le motivazioni riferite figurano anche il bisogno di sangue di un familiare o di un amico e, in misura minore, l'influenza delle norme sociali. Nonostante ciò, i donatori attivi restano in numero insufficiente rispetto al fabbisogno; la tendenza si inverte durante le catastrofi, quando le donazioni aumentano al punto da generare eccedenze che devono poi essere eliminate. Nei paesi che ammettono la donazione retribuita alcuni donatori ricevono un compenso, mentre altrove sono previsti incentivi di natura diversa, come giornate di permesso retribuito dal lavoro. È inoltre possibile far prelevare il proprio sangue per un uso futuro su sé stessi (donazione autologa). La donazione è una procedura relativamente sicura, anche se alcuni donatori presentano un livido nel punto di inserimento dell'ago o avvertono una sensazione di svenimento.
I potenziali donatori sono valutati per escludere ogni condizione che possa rendere il sangue non idoneo. La selezione comprende l'accertamento delle malattie trasmissibili con la trasfusione, tra cui l'infezione da HIV e le epatiti virali. Il donatore deve inoltre rispondere a un questionario anamnestico e sottoporsi a un breve esame obiettivo, per verificare che la donazione non sia pericolosa per la sua salute. La frequenza consentita varia da pochi giorni a diversi mesi a seconda del componente donato e della normativa del paese in cui avviene la donazione.
Anche la quantità di sangue prelevata e le modalità di raccolta variano. Il prelievo può avvenire per semplice deflusso dopo puntura venosa oppure con apparecchiature automatizzate che raccolgono solo componenti specifici. La maggior parte degli emocomponenti cellulari a scopo trasfusionale ha una durata di conservazione breve, che per i concentrati piastrinici non supera i sette giorni dal prelievo, e il mantenimento di una fornitura costante costituisce un problema persistente.
L'Organizzazione mondiale della sanità celebra il 14 giugno di ogni anno la Giornata mondiale del donatore di sangue, data di nascita di Karl Landsteiner, colui che scoprì il sistema AB0. Sulla base dei dati riferiti da 180 paesi tra il 2011 e il 2013, l'OMS ha stimato in circa 112,5 milioni le unità di sangue raccolte ogni anno nel mondo.
Storia
La prima trasfusione non diretta fu eseguita il 27 marzo 1914 dal medico belga Albert Hustin, sebbene si trattasse di una soluzione di sangue molto diluita. Nel novembre dello stesso anno il medico argentino Luis Agote impiegò una soluzione assai meno diluita. Entrambi utilizzarono il citrato di sodio come anticoagulante.
Il primo servizio al mondo di donatori di sangue fu istituito nel 1921 da Percy Lane Oliver, segretario della Croce Rossa britannica. I volontari erano sottoposti a una serie di esami fisici per determinarne il gruppo sanguigno. Il servizio trasfusionale di Londra era gratuito e si sviluppò rapidamente: nel 1925 assisteva quasi 500 pazienti e nel 1926 fu integrato nella struttura della Croce Rossa britannica. Sistemi analoghi furono istituiti in altre città britanniche, tra cui Sheffield, Manchester e Norwich, e successivamente in Francia, Germania, Austria, Belgio, Australia e Giappone.
Nel 1937 Bernard Fantus, direttore della terapia del Cook County Hospital di Chicago, istituì una delle prime banche del sangue ospedaliere degli Stati Uniti. Creando un laboratorio ospedaliero in grado di conservare e refrigerare il sangue dei donatori, Fantus coniò l'espressione «banca del sangue» (blood bank). Nel giro di pochi anni banche del sangue ospedaliere e comunitarie furono istituite in tutti gli Stati Uniti.
Sicurezza trasfusionale e vicende storiche
Tra gli anni settanta e i primi anni novanta, prima che fossero disponibili o resi obbligatori i test per l'HIV e per i virus delle epatiti B e C, in numerosi paesi la trasfusione di sangue e la somministrazione di emoderivati provocarono un elevato numero di contagi, in particolare tra le persone affette da emofilia e da talassemia, sottoposte a terapie trasfusionali ripetute. La vicenda diede luogo a inchieste parlamentari, procedimenti penali e programmi di indennizzo in Canada, Francia, Giappone, Regno Unito e in altri Stati.
Le vicende hanno avuto un impatto duraturo sull'organizzazione dei servizi trasfusionali, contribuendo all'adozione di sistemi di tracciabilità delle unità, di programmi di emovigilanza e di criteri di selezione dei donatori più stringenti, oltre a rafforzare il principio della donazione volontaria, periodica, anonima e non retribuita come strumento di sicurezza del sangue.
Domanda di sangue e diffusione della donazione
La domanda di sangue non è uniforme per tutti i gruppi sanguigni: la disponibilità di un gruppo non garantisce quella di un altro, e una banca del sangue può disporre di alcune unità ma non di altre, con conseguente rinvio o annullamento delle procedure per i pazienti che necessitano di un gruppo specifico. Il fabbisogno trasfusionale tende inoltre a crescere di anno in anno senza un aumento corrispondente dei donatori, anche per effetto dell'invecchiamento della popolazione. Negli Stati Uniti la Croce Rossa statunitense riferisce che una persona necessita di sangue ogni due secondi e di piastrine ogni trenta secondi.
Le carenze di sangue sono state segnalate con regolarità nel corso dei decenni, ma la tendenza si inverte durante i disastri di rilevanza nazionale, quando le donazioni aumentano proprio nei momenti in cui, paradossalmente, il fabbisogno aggiuntivo è minore. L'esempio più noto sono gli attentati dell'11 settembre 2001: nella settimana successiva le donazioni negli Stati Uniti aumentarono di circa 28 700 unità rispetto alla media delle quattro settimane precedenti, con un incremento stimato di 18 700 donazioni da parte di nuovi donatori e di circa 10 000 da parte di donatori abituali; l'aumento, osservato in tutti i centri fin dal giorno stesso dell'attentato, si ridusse progressivamente nelle settimane seguenti e non modificò la quota di nuovi donatori che divennero donatori periodici. La quota di popolazione che dona effettivamente resta ovunque molto contenuta. Negli Stati Uniti si stima che 111 milioni di cittadini, pari al 37% della popolazione, siano idonei alla donazione, ma meno del 10% di essi dona ogni anno. Nel Regno Unito il servizio sanitario nazionale indicava una quota di donatori pari al 4% della popolazione, mentre in Canada era del 3,5%.
Tipologie di donazione
In base al destinatario Le donazioni si distinguono in base a chi riceverà il sangue raccolto. Si parla di donazione allogenica (o omologa) quando il donatore cede il sangue perché sia conservato presso una banca del sangue e trasfuso a un ricevente sconosciuto. Si ha invece una donazione dedicata quando una persona, spesso un familiare, dona per la trasfusione a un individuo determinato; è una modalità relativamente rara dove esiste una scorta collettiva consolidata. La donazione di rimpiazzo è una forma intermedia, diffusa nei paesi in via di sviluppo: un amico o un familiare del ricevente dona per reintegrare il sangue utilizzato per la trasfusione, così da garantire la continuità delle scorte. Quando invece il sangue conservato sarà ritrasfuso allo stesso donatore, di norma dopo un intervento chirurgico, si parla di donazione autologa. Il sangue destinato alla produzione di medicinali può provenire sia da donazioni allogeniche sia da donazioni raccolte esclusivamente a scopo industriale.
In alcuni casi vi sono ragioni specifiche per preferire l'una o l'altra forma. Le donazioni allogeniche comportano un rischio inferiore di alcune complicanze rispetto al sangue proveniente da un familiare. La trombocitopenia alloimmune neonatale può invece richiedere la trasfusione di piastrine della madre, mentre la donazione autologa può essere preferibile per chi abbia un gruppo sanguigno raro e debba affrontare un intervento programmato.
Con modalità simili si raccoglie talvolta il sangue nell'ambito del salasso terapeutico, impiegato nel trattamento di condizioni come l'emocromatosi ereditaria o la policitemia vera. Questo sangue è a volte trattato come una donazione, ma può essere immediatamente eliminato se non utilizzabile per trasfusione o per la produzione di medicinali.
In base al componente raccolto
Le donazioni possono inoltre essere classificate in base al materiale biologico raccolto:
sangue intero; plasma in aferesi (plasmaferesi); eritrociti in aferesi (eritroaferesi); piastrine in aferesi (piastrinoaferesi); donazione in aferesi di componenti combinati tra loro (donazione multicomponente): plasmapiastrinoaferesi; eritropiastrinoaferesi; eritroplasmaferesi.
Selezione e idoneità del donatore Ai donatori è di norma richiesto di prestare il consenso alla procedura e di soddisfare determinati criteri, per esempio di peso corporeo e di concentrazione di emoglobina; tale requisito comporta che i minorenni non possano donare senza l'autorizzazione di un genitore o di chi ne fa le veci. In alcuni paesi le risposte al questionario sono associate all'unità di sangue ma non al nome del donatore, per garantirne l'anonimato; in altri, come negli Stati Uniti, i nominativi sono conservati per costituire elenchi di soggetti non idonei. Chi non soddisfa i criteri viene sospeso: il termine indica che l'esclusione è spesso temporanea e che il donatore potrà essere riammesso in seguito.
Le politiche sui donatori affetti da patologie ematologiche non sono uniformi. Negli Stati Uniti le banche del sangue possono essere tenute a etichettare le unità provenienti da donazioni a scopo terapeutico, ragion per cui alcune non accettano donazioni da persone con malattie del sangue; altre organizzazioni, come il servizio trasfusionale della Croce Rossa australiana, accettano invece il sangue di persone con emocromatosi, disturbo genetico che non incide sulla sicurezza del sangue.
L'origine etnica del donatore assume talvolta rilievo, poiché alcuni gruppi sanguigni, specie quelli rari, sono più frequenti in determinate popolazioni. Negli Stati Uniti, in passato, i donatori furono segregati o esclusi in base alla razza, alla religione o all'etnia, pratica oggi abbandonata.
Sicurezza del ricevente