Con concerti trascritti per tastiera da Johann Sebastian Bach ci si riferisce a due raccolte di trascrizioni realizzate da Johann Sebastian Bach fra il 1713 e il 1717: una per strumento a tastiera, catalogata come BWV 972-987, e l'altra per strumento a tastiera dotato anche di pedaliera, catalogata BWV 592-597.
Le due raccolte, che insieme contengono ventidue concerti, sono basate su lavori originali per orchestra di Antonio Vivaldi, Alessandro Marcello, Benedetto Marcello, Georg Philipp Telemann e Giovanni Ernesto di Sassonia-Weimar. Di alcuni concerti non si conosce la paternità dell'originale, ma alcuni musicologi avanzano i nomi di Giuseppe Torelli e Tomaso Albinoni.
Storia Origine Per lungo tempo, basandosi sulla biografia bachiana scritta da Johann Nikolaus Forkel, i musicologi credettero che le trascrizioni per strumento a tastiera di opere orchestrali di altri autori, realizzate da Johann Sebastian Bach, fossero meri esercizi di studio sulla forma classica del concerto grosso all'italiana, caratterizzato dall'alternanza fra il tutti (o ripieno) dell'orchestra e il concertino degli strumenti solisti. Studi recenti, invece, hanno evidenziato come la congettura espressa dal Forkel fosse improbabile, in quanto il trentenne Bach aveva già avuto numerose occasioni per conoscere e studiare le varie forme musicali, compresi i concerti italiani, e certamente non aveva bisogno di trascrivere concerti altrui per apprendere nozioni che, con ogni probabilità, aveva già acquisito.
Diversi musicologi, fra i quali Hans Joachim Schultze, Alberto Basso, Peter Williams, Piero Buscaroli e Roland de Candé, hanno evidenziato come la corte di Weimar, presso la quale Bach si trovava a servizio negli anni un cui vennero realizzate le trascrizioni, fosse particolarmente interessata alla musica italiana: il giovane principe Giovanni Ernesto di Sassonia-Weimar, nipote del regnante Guglielmo Ernesto, era infatti molto attratto dagli autori italiani all'epoca di moda (ad esempio Antonio Vivaldi, Benedetto Marcello e Giuseppe Torelli), e si dilettava lui stesso a comporre concerti in stile italiano.
Giovanni Ernesto, fra il 1711 e il 1713, andò a studiare presso l'Università di Utrecht. Da lì, il principe si recò diverse volte ad Amsterdam e Düsseldorf, importanti centri di attività musicale, per ascoltare concerti e per acquistare nuovi spartiti. All'interno della Nieuwe Kerk di Amsterdam sentì suonare l'organista Jan Jacob de Graaf, che era solito eseguire trascrizioni per organo di concerti italiani originariamente scritti per orchestra, suscitando grandi apprezzamenti.
Completati gli studi, il principe tornò a Weimar nel 1713 portando con sé numerosi spartiti orchestrali di musica italiana, sia manoscritti che stampati. Fra di essi c'erano «L'estro armonico» e «La stravaganza», due raccolte di concerti di Antonio Vivaldi. La prima raccolta, pubblicata ad Amsterdam dall'editore Estienne Roger nel 1711, arrivò a Weimar sicuramente in versione stampata. La seconda, invece, benché fosse stata pubblicata ad Amsterdam sempre da Roger fra il 1712 e il 1713, con ogni probabilità venne portata dal principe in versione manoscritta, in quanto le trascrizioni bachiane non seguono l'edizione a stampa, bensì altre versioni sicuramente precedenti alla pubblicazione definitiva.
Fra le opere manoscritte, inoltre, Giovanni Ernesto portò i vivaldiani «Concerti a Cinque Stromenti Op. 7», successivamente stampati ad Amsterdam da Jeanne Roger, figlia di Estienne, nel 1716 o nel 1717, e i «Concerti a Cinque Con Violini, Oboè, Violetta, Violoncello e Basso Continuo del (sic) signori G. Valentini, A. Vivaldi, T. Albinoni, F.M. Veracini, G.St. Martin, A. Marcello, G. Rampin, A. Predieri», che vennero anch'essi pubblicati nel 1716 o nel 1717.
In Germania, comunque, circolavano già da anni numerosi manoscritti di maestri italiani come Arcangelo Corelli, Giuseppe Torelli (che aveva prestato servizio presso la corte di Ansbach) e Tomaso Albinoni. Inoltre, è possibile che alcuni concerti italiani fossero stati importati dal violinista Johann Georg Pisendel, che era stato a Weimar nel 1709 e che, nello stesso anno, aveva eseguito a Dresda musiche di Vivaldi. Evidentemente entusiasta dell'esperienza olandese e speranzoso di poter ricreare a corte le stesse atmosfere "italiane" che aveva ascoltato ad Amsterdam, Giovanni Ernesto chiese a Johann Sebastian Bach e a Johann Gottfried Walther, entrambi a servizio presso la corte di Weimar, di trascrivere per strumento solista gli spartiti che aveva portato con sé. Non è noto in che anno preciso vennero realizzate le trascrizioni, ma è possibile collocarle fra il 1713 e il 1717.
Bach e Walther furono particolarmente attratti dallo schema del concerto grosso e realizzarono diverse trascrizioni manualiter e pedaliter, adattando gli originali al clavicembalo o all'organo. Sono giunti fino al XXI secolo solo quattordici dei settantotto adattamenti realizzati da Walther su concerti di Tomaso Albinoni, Arcangelo Corelli, uno sconosciuto Blamr, Giovanni Lorenzo Gregori, Luigi Mancia, Antonio Vivaldi, Joseph Meck, Giulio Taglietti, Giuseppe Torelli, Giorgio Gentili e Georg Philipp Telemann. Di Bach sono sopravvissute sedici trascrizioni manualiter (BWV 972-987) da concerti di Antonio Vivaldi, Alessandro Marcello, Benedetto Marcello, Giuseppe Torelli, Giovanni Ernesto di Sassonia-Weimar e Georg Philipp Telemann, e sei trascrizioni pedaliter (BWV 592-597) da lavori orchestrali di Giovanni Ernesto di Sassonia-Weimar e Antonio Vivaldi.
Pubblicazioni Le trascrizioni per strumento a tastiera di Bach sono giunte fino al XXI secolo attraverso diverse copie, sia manoscritte che stampate. L'unico autografo originale di Johann Sebastian Bach, però, è quello della trascrizione pedaliter BWV 596. Gli adattamenti manualiter BWV 972-982 e quello pedaliter BWV 592 sono contenuti in un manoscritto, realizzato da Johann Bernhard Bach intorno al 1715 e custodito presso la Biblioteca di Stato di Berlino, intitolato in italiano stentato «XII Concerto di Vivaldi, elaborati di J.S.Bach». Successivamente, suo figlio Johann Ernst ci aggiunse l'indicazione di proprietà «Johann Ernest Bach, Lipsiensis 1739». In realtà, di quei dodici concerti solo sei sono trascrizioni da originali vivaldiani, mentre i rimanenti sono di altri autori.
Le trascrizioni manualiter BWV 983-987, invece, sono contenute in manoscritti di Johann Peter Kellner, Johann Nikolaus Mey, Carl August Hartung e Johannes Ringk. Tutte le trascrizioni manualiter, da BWV 972 a BWV 987, vennero stampate e pubblicate a Lipsia nel 1850, dall'editore Peters, in un'unica raccolta dal titolo Sechzehn Konzerte nach verschiedenen Meistern (tedesco, "Sedici concerti da diversi maestri").
Delle trascrizioni pedaliter BWV 592-597, eccetto la BWV 596, la grafia sui manoscritti è di Wilhelm Friedemann Bach, Johann Peter Kellner, Johann Christian Kittel, Johann Friedrich Agricola e altri. A differenza dei lavori manualiter, le trascrizioni pedaliter furono stampate in tempi diversi. Il BWV 596 venne pubblicato nel 1844 dall'editore Peters, il quale lo attribuì erroneamente a Wilhelm Friedemann Bach (la paternità di Johann Sebastian venne appurata solo nel 1910). I BWV 592-595 vennero stampati nel 1852 e il BWV 597, in seguito riconosciuto come spurio, nel 1904.
Le trascrizioni Bach, nel realizzare le trascrizioni, restò sempre fedele alla struttura di base del concerto grosso, senza mutarne le caratteristiche. A volte, però, per motivi pratici dovette eseguire alcuni ritocchi sugli originali. Fra le modifiche operate da Bach si segnalano alcuni cambi di ottava e di tonalità (come il BWV 594, abbassato dall'originale in re maggiore a do maggiore), in quanto, evidentemente, le tastiere degli strumenti che aveva a disposizione a Weimar non avevano una sufficiente estensione nelle note più acute.
Talvolta Bach alterò l'armonia, sostituì semiminime con delle crome e inserì note puntate, in modo da vivacizzare il ritmo. In molte parti realizzò adattamenti per la tastiera di alcuni passaggi per violino che, altrimenti, non sarebbe stato possibile eseguire. A volte, però, trascrisse parti chiaramente violinistiche (come sequenze di note ribattute) senza operare alcuna modifica. Altre volte, invece, Bach riscrisse intere battute in maniera più ricca rispetto agli originali, riempiendo accordi o addirittura aggiungendo voci. Nei movimenti lenti, inoltre, Bach inserì numerosi abbellimenti.
Trascrizioni manualiter Concerto n° 1 in re maggiore BWV 972 (senza indicazione di tempo), re maggiore, tempo c. Larghetto, re maggiore, tempo 3/4. Allegro, re maggiore, tempo 3/8.
Fonti: Manoscritto bachiano: perduto. Fonte principale: manoscritto realizzato da Johann Bernhard Bach, custodito all'interno della raccolta «XII Concerto di Vivaldi, elaborati di J.S.Bach» e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino. Altre fonti: manoscritto di autore sconosciuto, risalente alla prima metà del XVIII secolo e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino.
Il primo concerto della serie è una trascrizione del concerto per violino, archi e basso continuo in re maggiore n° 9 RV 230 di Antonio Vivaldi, tratto dalla raccolta «L'estro armonico» e pubblicato ad Amsterdam nel 1711.
La trascrizione BWV 972 venne pubblicata per la prima volta a Lipsia nel 1850, dall'editore Peters, all'interno di una raccolta intitolata Sechzehn Konzerte nach verschiedenen Meistern (tedesco, "Sedici concerti di diversi maestri").
Concerto n° 2 in sol maggiore BWV 973 (senza indicazione di tempo), sol maggiore, 2/4. Largo, mi minore, 3/4. Allegro, sol maggiore, tempo c.
Fonti: Manoscritto bachiano: perduto. Fonte principale: manoscritto realizzato da Johann Bernhard Bach, custodito all'interno della raccolta «XII Concerto di Vivaldi, elaborati di J.S.Bach» e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino. Altre fonti: manoscritto di copista sconosciuto, datato intorno al 1727 e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino; manoscritto realizzato da Carl August Hartung fra il 1760 e il 1780, intitolato «IV. Concerte / per il Cembalo / Solo / del Sigr: Giov. Seb: Bach. / (aggiunto successivamente da Friedrich Conrad Griepenkerl): e / III. Ciacone / per il Cembalo solo / da / Giov. Seb. Bach / NB. die erste dieser Ciaconen ist mit obligatem Pedale.» e conservato presso la Biblioteca di Stato di Lipsia.
Il secondo concerto è una trascrizione del concerto per violino n.8 in Sol maggiore RV 299 op. 7 di Antonio Vivaldi, pubblicato ad Amsterdam nel 1716 o nel 1717. Bach, tuttavia, realizzò la trascrizione basandosi su una copia manoscritta, antecedente alla stampa del concerto vivaldiano.
La trascrizione BWV 973 venne pubblicata per la prima volta a Lipsia nel 1850, dall'editore Peters, all'interno di una raccolta intitolata Sechzehn Konzerte nach verschiedenen Meistern (tedesco, "Sedici concerti di diversi maestri").
Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (senza indicazione di tempo), re minore, tempo c. Adagio, re minore, tempo 3/4. Presto, re minore, tempo 3/8.
Fonti: Manoscritto bachiano: perduto. Fonte principale: manoscritto realizzato da Johann Bernhard Bach, custodito all'interno della raccolta «XII Concerto di Vivaldi, elaborati di J.S.Bach» e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino. Altre fonti: manoscritto di copista sconosciuto, datato intorno al 1727 e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino; manoscritto realizzato da Johann Samuel Endler nella prima metà del XVIII secolo, intitolato «Concerto de Mr. Marcello accommode au Clavessin de Monsieur J.S. Bach» e conservato presso la biblioteca universitaria di Darmstadt.