Membro del Partito Repubblicano, Cruz è un ultraconservatore reazionario della destra cristiana religiosa, favorevole alla pena di morte e contrario all'aborto, ai matrimoni gay"https://www.hrc.org/2016RepublicanFacts/ted-cruz " (sostenendo però che debba essere il singolo Stato a decidere al riguardo)"http://www.nbc.com/the-tonight-show/video/senator-ted-cruz-on-gay-marriage/n43013 ", alla limitazione del traffico delle armi, all'aumento delle tasse"https://www.washingtonpost.com/news/on-small-business/wp/2015/03/23/what-a-ted-cruz-white-house-could-mean-for-businesses/" ed all'immigrazione (ritenendo che l'ingresso nel Paese dovrebbe essere garantito ai soli cristiani).

È stato candidato alle primarie del Partito Repubblicano in previsione delle elezioni presidenziali del 2016, in cui è stato sconfitto da Donald Trump e da cui si è ritirato il 3 maggio 2016.

Biografia Nato in Canada, è figlio di un immigrato cubano, Rafael Bienvenido Cruz, e di Eleanor Elizabeth (Darragh) Wilson, statunitense di origini irlandesi e italiane. Per i primi quattro anni di vita, Cruz crebbe nel Canada; in seguito i genitori si stabilirono definitivamente a Houston. Ted studiò a Princeton e Harvard e successivamente lavorò come consulente legale per alcuni politici come John Boehner e George W. Bush.

Fra il 2003 e il 2008 ricoprì la carica di Solicitor General del Texas, per poi tornare a svolgere privatamente la professione di avvocato. Nel 2011, quando la senatrice Kay Bailey Hutchison annunciò il proprio ritiro al termine del mandato, Cruz si candidò per il suo seggio e riuscì a vincere le elezioni, insediandosi al Senato degli Stati Uniti per il Texas nel gennaio 2013.

Elezioni presidenziali del 2016

Il 23 marzo 2015 Cruz annunciò ufficialmente la candidatura alla nomination repubblicana 2016 come presidente degli Stati Uniti d'America alla Liberty University della Virginia. Fu il primo politico in assoluto ad annunciare la propria candidatura alle primarie 2016 per le elezioni presidenziali del 2016.

La sua candidatura rappresenta la destra Tea Party, emersa all'inizio della Presidenza Obama, come reazione alle politiche di sinistra ma pure ai politici di lungo corso dell'istituzione del Partito Repubblicano. Cruz è ultra-conservatore in tema fiscale, risultando l'unico a votare per lo Shutdown (chiusura totale dello Stato federale) pur di rigettare l'accordo coi Democratici di rialzo del debito federale nel bilancio annuale; nei temi etici è contrario all'aborto, ai matrimoni gay, alla legalizzazione della marijuana ed a qualsiasi limite al possesso di armi e favorevole alla pena di morte. Chiede l'abolizione immediata della riforma sanitaria dell'Obamacare e una posizione muscolare degli USA contro la Russia, la Cina e soprattutto il terrorismo islamico, che secondo lui è da bombardare a tappeto, anche a costo di uccidere civili.

Ha una posizione ferrea anche in tema di immigrazione, dicendosi favorevole, come Donald Trump, alla costruzione di un muro col Messico, oltre che a limitare l'ingresso negli USA ai soli cristiani, ed è favorevole ad rafforzamento del Patriot Act per limitare le libertà civili e proteggere la sicurezza nazionale contro ISIS e Al Qaida. Il bacino di voti naturale di Cruz pareva porsi nella destra evangelica protestante, determinante negli Stati del West e nel Sud, chiamati Bible Belt. Secondo Cruz, "la Bibbia deve avere una posizione primaria anche sulla Costituzione". Queste posizioni ideologiche gli hanno inimicato da tempo la maggioranza del partito, così come l'abitudine di essere spesso l'unico repubblicano a votare al Senato contro qualsiasi compromesso bipartisan. Il moderato John Boehner, ex speaker della Camera, lo ha tacciato come "il più infame degli opportunisti politici".

All'inizio, i sondaggi lo danno tra il 6.5-7% a metà classifica tra i 17 competitor, poco sopra all'altro collega Tea Party, il senatore di origini cubane Marco Rubio (5.7-6.3%), lontano dal moderato ex governatore della Florida Jeb Bush (14%), il governatore del Wisconsin, il Tea Party Scott Walker (13%), il senatore libertiano Rand Paul (8,5%) e il neurochirurgo nero ultraconservatore anti-apparato Ben Carson (8%). Con la discesa in campo dei candidati populisti nell'estate 2015, la sfida diventa un duello tra il miliardario newyorkese Donald Trump (29%) e il neurochirurgo nero Ben Carson (22%), neofiti della politica e "insurgents"; Bush precipita al 7%. A settembre la cometa Carson sparisce la corsa è un duello fra Donald Trump (36-37%), Cruz (16-17%) e Marco Rubio (10-11%).

Il 1º febbraio 2016, al primo voto nei caucus dell'Iowa i sondaggi prevedono una vittoria di Trump, ma Cruz risulta vincitore col 27,6% con 51.667 voti pari a 8 delegati, superando Trump al 24,3% con 45.429 voti e Rubio al 23,1% con 43.228 voti, entrambi 7 delegati. La composizione demografica dell'Iowa lo favorisce: contadini e fattorie, elettorato bianco evangelico, per i cui comizi mobilita anche il padre pastore. La beniamina dei Tea Party, Sarah Palin, ex candidata vicepresidente nel 2008 ed ex governatrice dell'Alaska, tuttavia aveva appoggiato Donald Trump. Trump chiese l'annullamento del voto, o la ripetizione dello stesso, accusando i sostenitori di Cruz di aver fatto circolare la falsa voce del ritiro del neurochirurgo nero Ben Carson (4º col 9,3%), amato dalla destra evangelica, per vincere. L'apparato del GOP decise di archiviare il caso, per il quale lo stesso Cruz si è dovuto scusare. Le tattiche manipolatorie usate si ritorsero contro Cruz, da allora in poi dileggiato senza sosta da Trump dello spregiativo Lyin Ted, come caratterizzazione di un politico ipocrita e falso, disposto a usare sporchi trucchetti per vincere. Trump accuserà Cruz pure di ineleggibilità, in quanto nato in Canada da genitori americani, fino a ricorrere in un tribunale dell'Iowa per dichiararlo tale; la tesi "birther" fu usata da Trump già anni prima contro Obama.

La vittoria non smuoverà mai né colleghi GOP né finanziatori, i quali preferiscono puntare su Rubio. Il 7 febbraio, le primarie in New Hampshire palesano le difficoltà di Cruz ad imporsi: 3ª con l'11,7% pari a 33.168 voti (3 delegati) superato dal governatore del vicino Ohio, il moderato John Kasich col 15,8% e il vincitore Trump col 35,3%. Il 20 febbraio, le primarie della Carolina del Sud, vedono il secondo trionfo di Trump col 33% prendendo tutti i delegati; al secondo posto Rubio (22,5%) e Cruz (22,3%) con una differenza di poco superiore ai mille voti (166.569 voti contro 165.409); gli altri si attestano sotto al 10%. Il 23 febbraio, nel caucus del ricco Nevada la situazione si ripete specularmente: vittoria di Trump col 45% e Cruz al 3º posto col 21% con 16.409 voti (6 delegati); Rubio col 24% con 17.933 voti con una differenza di poco più di mille voti.

Il 1º marzo, il SuperTuesday che mette al voto 15 Stati vede Cruz presentarsi come l'unica alternativa a Trump mentre segna la fine per Rubio. Cruz vince facilmente nel suo Texas con il 44% contro il 27% di Trump. Inoltre, Cruz riesce a vincere anche in Alaska col 36% contro il 34% di Trump (appoggiato qui dall'ex governatrice Tea Party Palin) e 15% di Rubio; in Oklahoma col 34% contro il 28% di Trump e il 26% di Rubio. Cruz, privo di appoggi dei grandi del partito, è stabilmente secondo scalzando Rubio a distanza e spesso insidiando ai punti Trump: Arkansas 30% (Trump 33% Rubio 25%); Minnesota 29% (Rubio 36%, Trump 21%); Tennessee 25% (Trump 39% Rubio 21%); Alabama 21% (Trump 43% Rubio 19%). Arriva terzo col 24% al filo su Rubio col 25% e Trump vincitore col 39% in Georgia; in Virginia col 17% contro il 32% di Rubio e il 35% di Trump; in Massachusetts col 10% contro il 17% di Rubio, il 18% di Kasich e il 49% di Trump; appena il 10% contro il 19% di Rubio, il 31% di Kasich e il 33% di Trump in Vermont. Il bottino di delegati conquistati è impietoso: 456 delegati a Trump (32%), 378 delegati a Cruz (28%), 144 delegati a Rubio (14%), 37 a Kasich e solo 8 a Carson (che si ritira).

Il 5 marzo, le primarie in Kansas, Louisiana, Kentucky e Maine vedono spartirsi le vittorie tra Trump e Cruz tallonandosi a pochi punti; Rubio è sempre più irrilevante. Nel Kansas Cruz ottiene uno strepitoso 47% contro il 23% di Trump e 17% di Rubio conquistando tutti i delegati; in Maine col 46% contro il 33% di Trump e il misero 8% di Rubio. Tuttavia anche nella grande Louisiana ottiene il secondo posto col 38% contro il 41% del vincitore Trump (Rubio confinato all'11%); in Kentucky col 32% contro il 36% di Trump (magro anche il 16% di Rubio). Il giorno seguente, Porto Rico regala a Rubio il 71%, il 13% a Trump ed il 9% di Cruz. L'8 marzo, Idaho gli regala un ottimo 46% contro il 28% di Trump ed il 16% di Rubio, assegnandogli tutti i delegati; negli Stati più grandi di Michigan, Mississippi e Hawaii ottiene dei buoni secondi posti: 25%, 36% e 33% contro 37%, 47% e 42% di Trump (Rubio ormai out al 9%, 5% e 13%). Nei caucus delle Isole Vergini, dove il 65% va agli indipendenti, Cruz arriva primo tra i nazionali col 12% contro il 10% di Rubio ed il 6% di Trump; idem nella piccola isola di Guam: su 9 delegati agli indipendenti vanno 8 ed 1 a Cruz.

Il 12 marzo, il voto nel Distretto di Columbia, ossia la capitale Washington, vede la terza vittoria di Rubio, che grazie ai dipendenti del partito ottiene il 37%. Kasich perde per un soffio posizionandosi al 36%. Dietro Trump al 14% e Cruz al 12%. È prima settimana in cui Cruz ottiene il primato di delegati e dà filo da torcere a Trump : 138 a 128 col miliardario primo per Stati vinti, percentuali e voti ottenuti, anche se di poco. Il 15 marzo, il Mega Martedì col voto in 6 grandi Stati lancia la candidatura di Cruz come unico vero avversario sul campo di Trump e affonda definitivamente Rubio. Il voto in Florida rappresenta la Waterloo di Rubio: 47% Trump contro il 27% Rubio; 17% a Cruz: tutti 99 delegati al tycoon. Cruz non riesce a vincere, ma diventa l'anti-Trump: nel Missouri parità assoluta al 41% (Trump vince per 2.000 voti); in Carolina del Nord 40% contro 36% di Cruz; Illinois 39% contro 30%; in Ohio il governatore Kasich trionfa col 47% contro il 36% di Trump e il 13% di Cruz conquistando tutti i 66 delegati, rimanendo il terzo incomodo nella corsa dopo Trump e Cruz; Trump nelle Isole Marianne va al 73% Cruz fermo al 24%.

Con l'uscita di scena di Rubio, si profila la nomination di Trump. Il candidato sconfitto del 2012 Mitt Romney decide di dare il suo appoggio in Utah a Cruz, seguito da Jeb Bush e Lindsey Graham. Il sostegno a Cruz fu meramente strumentale: qualora dopo le primarie Trump non avesse raggiunto la maggioranza assoluta di delegati (1.237), la designazione del candidato Presidente si sarebbe svolta mediante una "open" o "broken Convention", in cui i delegati avrebbero potuto scegliere, secondo statuto, il candidato indipendentemente dal risultato delle primarie e dal candidato con cui sono stati eletti. Su questa strategia, denunciata da Trump come "rigged", Cruz farà perno: vince col 69% nei caucus in Utah, contro il 17% di Kasich e il 14% di Trump; perde con forte margine in Arizona (28%), con Trump al 46%, e 11% a Kasich. Piccola vittoria in Dakota del Nord, dove vincono 17 delegati indipendenti, ma Cruz riesce ad eleggerne 10 contro 1 di Trump e 0 di Kasich; le Samoa Americane lasciano tutti a bocca asciutta: 9 delegati indipendenti e 0 per i nazionali.

Il 5 aprile, le primarie nel Wisconsin segnano lo zenith nella campagna di Cruz. L'appoggio capillare di tutto l'apparato GOP, dal Governatore Walker ai pastori evangelici, dalla stampa alle radio, gli spot televisivi martellanti contro Trump, finanziati dai SUPERPAC, porta Cruz a stravincere col 48%, conquistando 36 delegati; Trump, dopo una settimana di gaffes e dichiarazioni controverse, si ferma al 35% e solo 6 delegati. Dietro ancora Kasich fermo al 16%.