La Biblioteca della Camera dei deputati "Nilde Iotti" è una delle due biblioteche del Parlamento italiano riunite nel Polo bibliotecario parlamentare, ed è stata fondata nel 1848. Inizialmente riservata ai parlamentari, dopo il trasferimento nella sede di via del Seminario nel 1988 è stata aperta al pubblico.
Con circa 1.400.000 di volumi a stampa, 1.500 riviste correnti e un patrimonio per oltre il 35% in lingua straniera, è una delle maggiori biblioteche di Roma.
Storia Le origini. La Biblioteca di Pietro Fea (1848-1920) La Biblioteca della Camera dei deputati fu istituita nel 1848 come struttura di supporto del Parlamento subalpino. La sua prima sede fu in Palazzo Carignano, a Torino. Il regolamento provvisorio, approvato nel corso della prima seduta della Camera, l’8 maggio 1848, prevedeva una biblioteca e un archivio «sotto la sovrintendenza dei Questori» e un bibliotecario-archivista designato con il voto dell’Assemblea. Il 7 giugno, a scrutinio segreto, fu nominato il bibliotecario nella persona di Leonardo Fea, con 101 voti a favore e 8 contrari.
Il 27 dicembre 1848, la Camera affiancò al Bibliotecario una Commissione di vigilanza incaricata di esprimere le esigenze dei deputati nella scelta dei libri. Nel marzo 1852, la Commissione per la Biblioteca fu ridotta a tre membri più i due Questori. Tale sarebbe rimasta, salvo una parentesi durante il fascismo, fino al 1966.
Dopo il trasferimento della capitale a Firenze, nel 1865, la Camera dei deputati e il Ministero degli esteri occuparono il Palazzo della Signoria. Alla morte di Fea la Camera, riunita in Comitato segreto, nominò bibliotecario Giovanni Battista Scovazzi con 127 voti mentre 121 voti andarono a Desiderio Chilovi. Pochi giorni prima della nomina di Scovazzi, l’Ufficio di Presidenza, deliberò l’assunzione di Pietro Fea (1849-1932), figlio di Leonardo.
Pietro Fea si trovò ad affrontare il trasloco della Biblioteca da Firenze a Roma, nella nuova sede di Palazzo Montecitorio. Nel 1871 furono trasportati a Roma circa 22.000 volumi.
Negli anni Settanta, la Commissione di vigilanza fu dominata dalla figura di Filippo Mariotti(1833-1911), che diede alla Biblioteca della Camera alcuni caratteri distintivi e originali. Mariotti volle creare una sorta di centro di documentazione ante litteram. Fu così decisa la formazione di un grande catalogo degli articoli contenuti nelle riviste della Biblioteca. Il lavoro comportò la costruzione di un ampio schema di classificazione, utilizzato poi anche per le opere monografiche.
Pietro Fea, che già svolgeva funzioni di direttore con Mariotti, lo divenne di diritto dal 1º gennaio 1889. Fea fu bibliotecario della Camera fino al 30 giugno 1920.
Nel 1896 si tenne un concorso per vice segretario che fu vinto da Antonio Rovini (1871-1950). Il secondo e ultimo concorso che si svolse durante la gestione Fea fu quello del 1914-15, vinto da Enrico Damiani (1892-1953), poi direttore della Biblioteca dal dicembre 1927 al 1950.
Quando Ernesto Basile fu incaricato di progettare la nuova Aula e l’ampliamento di Palazzo Montecitorio, egli concepì un’estensione dei locali della Biblioteca nel nuovo edificio, intorno al cortile interno, con due gallerie che si concludevano in un grande salone che replicava al secondo piano (quarto piano del Palazzo Basile) gli analoghi spazi centrali del cosiddetto “Transatlantico” a piano terra, formando un quadrilatero.
Dal primo dopoguerra al fascismo Fea fu collocato a riposo dal 1º luglio 1920, sostituito dal vice bibliotecario Antonio Rovini. Il 31 agosto, fu pubblicato in Gazzetta ufficiale il bando di concorso per un nuovo segretario di biblioteca, vinto da Giuseppe Tucci che entrò in servizio il 1º gennaio 1921. Fu assunto anche il secondo classificato, il dott. Giovanni Bach.
Giuseppe Tucci (1894-1984), restò in Biblioteca dal 1920 al novembre 1925, quando partì alla volta dell’India insieme all’orientalista Carlo Formichi. Bach (1892-1962), lavorò in Biblioteca fino al 1950.
Tra i collaboratori di Rovini, a parte Tucci e Bach, il personaggio più importante fu Enrico Damiani, uno dei fondatori degli studi di slavistica e uno dei massimi esperti europei della cultura bulgara.
In quegli anni, Giacomo Matteotti fu uno dei deputati più legati alla Biblioteca. Quando fu rapito e ucciso, nel pomeriggio del 10 giugno 1924, intorno alle 16,15, stava recandosi a Montecitorio, presumibilmente proprio in Biblioteca, dove aveva trascorso parte della mattina.
Nel gennaio 1926, Rovini chiese il collocamento a riposo, avendo compiuto i 35 anni di servizio, ma anche perché ormai aveva preso avvio il processo di fascistizzazione della struttura amministrativa della Camera. Damiani fu nominato bibliotecario e si avviò un programma di ristrutturazione della Biblioteca, che si concluse con l’inaugurazione da parte del Presidente Casertano, il 1º gennaio 1929, dei locali completamente rinnovati.
Negli anni Venti e Trenta, Damiani ebbe in Giovanni Bach un collaboratore fidato che lavorò al suo fianco fino al secondo dopoguerra e divenne vice bibliotecario nel 1929, a cui si affiancò, nello stesso anno, Carlo De Franceschi (1899-1994), che sarebbe stato direttore dal marzo 1955 al giugno 1959. Negli anni Trenta si colloca anche il rapporto molto stretto con la Biblioteca della Camera di Giacomo Perticone, prima come comandato, poi come funzionario straordinario.
La Biblioteca della Camera aveva, nel 1934, un patrimonio che si può calcolare in più di 200.000 volumi.
La Biblioteca della Camera nel secondo dopoguerra Dopo l’armistizio dell’8 settembre e l’occupazione nazista della capitale, quasi tutti i dipendenti della Camera - tra di essi tutti gli impiegati della Biblioteca - si rifiutarono di trasferirsi a Venezia.
Dopo la liberazione di Roma, nominato Vittorio Emanuele Orlando Presidente della Camera pro tempore, tornarono a Montecitorio tutti i bibliotecari che vi prestavano servizio nel dicembre 1943, tra i quali Damiani, Bach e De Franceschi. Intanto Montecitorio tornava ad essere il centro della vita politica, prima attraverso la Consulta nazionale, riunitasi, per la prima volta, il 25 settembre 1945, poi con l’elezione della Assemblea Costituente, il 2 giugno 1946.
Nel novembre 1946 fu decisa la nomina di una Commissione di vigilanza composta dal Vicepresidente Giovanni Conti, dal questore Antonio Priolo e da Costantino Mortati. Il 10 dicembre 1946, l’Ufficio di Presidenza deliberò un nuovo concorso per segretario di Biblioteca il cui vincitore risultò Silvio Furlani (1921-2001), il quale, a partire dal 1949, avrebbe lavorato al fianco di Carlo Pariset, funzionario e stenografo presso la Biblioteca dall'aprile di quell'anno, per contribuire al processo di riorganizzazione della stessa sotto la direzione provvisoria di Umberto Collamarini.
Nella prima legislatura repubblicana, si avviò un processo di riorganizzazione della Biblioteca. Damiani, posto di fronte all’incompatibilità tra direttore della Biblioteca e docente universitario lasciò il servizio. In questo periodo emerge la figura del deputato Igino Giordani (1894-1980), personalità di primo piano della Democrazia Cristiana, che era anche esperto di biblioteconomia, avendo studiato negli Stati Uniti e lavorato per anni presso la Biblioteca Vaticana. Giordani ottenne da Gronchi un contratto di consulenza che ebbe inizio dal 1º luglio 1954 e si protrasse fino al 30 giugno 1961. L’impresa più importante fu la ricatalogazione del patrimonio della Biblioteca secondo le Norme per il catalogo degli stampati della Biblioteca Vaticana.
Silvio Furlani fu nominato direttore della Biblioteca, con decorrenza dal 1º febbraio 1963. In quegli anni nacque un ampio dibattito politico e scientifico sulla crisi del Parlamento che aveva, tra i punti nodali, l’adeguamento degli apparati di documentazione, uno dei punti centrali della riforma dell'amministrazione della Camera voluta dal Segretario generale Francesco Cosentino. In questo contesto, la Biblioteca doveva diventare un servizio dinamico volto a “disseminare l’informazione” in un quadro di “integrazione” con gli altri servizi di documentazione.
Nello stesso periodo, dalla fine degli anni Cinquanta, la Biblioteca della Camera ebbe uno sviluppo straordinario in termini qualitativi e quantitativi, a cui corrispose un forte aumento della dotazione di bilancio. Nel 1981, le stime del patrimonio erano di 700.000 volumi e 2000 periodici correnti. Questo ritmo di crescita era incompatibile con gli spazi a disposizione a Montecitorio. La disponibilità di grandi complessi immobiliari nelle vicinanze di Montecitorio rafforzò l’ipotesi del decentramento della Biblioteca, nonostante l’aperta opposizione di Silvio Furlani. Con delibera dell’Ufficio di Presidenza del 15 marzo 1979, fu deciso il trasferimento della Biblioteca in Via del Seminario, nel complesso già in uso al Ministero delle poste e telecomunicazioni.
Nel 1980 fu istituito il Comitato di vigilanza sui servizi di documentazione che rifletteva, ormai, la complessità del comparto della documentazione. Furlani fu collocato a riposo il 31 dicembre 1981. L’effettiva apertura al pubblico si ebbe mercoledì 14 dicembre 1988, 140 anni dopo l’atto di nascita della Biblioteca a Palazzo Carignano.
Sviluppi recenti e nascita del Polo bibliotecario parlamentare Negli anni Novanta, dopo l’apertura della nuova sede, la Biblioteca della Camera affrontò l’impatto con l’utenza universitaria romana che, ben presto, decretò il successo della sede di via del Seminario. Nella fase successiva, alla fine degli anni Novanta, il contesto fu completamente modificato da Internet e dallo sviluppo delle iniziative di comunicazione istituzionale basate su di un rapporto più attivo verso la cittadinanza e verso i mass media. Gli sviluppi più recenti hanno visto la nascita di un progetto di coordinamento e di progressiva integrazione tra le due biblioteche parlamentari, reso possibile dal trasferimento e dall’apertura al pubblico, il 21 giugno 2003, anche della Biblioteca del Senato, nel Palazzo della Minerva, adiacente alla Biblioteca della Camera.
Il 12 febbraio 2007, i Segretari generali della Camera e del Senato firmarono un protocollo d’intesa, istitutivo del cosiddetto “Polo bibliotecario parlamentare”, contenente un programma finalizzato al coordinamento e alla razionalizzazione dei servizi, sia verso l’utenza parlamentare, sia verso la cittadinanza e il mondo della scuola.
Il 2 aprile 2019, nel corso di una cerimonia alla presenza del Presidente Roberto Fico, la Biblioteca della Camera è stata intitolata a Nilde Iotti.
Organizzazione La Biblioteca della Camera è articolata nelle seguenti aree organizzative:
Ufficio acquisizioni e Ufficio catalogazione (sviluppo del patrimonio librario e delle risorse elettroniche, catalogazione, gestione del sistema di automazione della Biblioteca, e supervisione delle attività di movimentazione libraria). Ufficio legislazione straniera (documentazione in diritto straniero e comparato). Ufficio sistemi di automazione (spoglio dei resoconti della Camera dei deputati e registrazione dell’iter degli atti di indirizzo e controllo della Camera e del Senato). Ufficio Informazioni ai deputati e Informazioni al pubblico (servizio di reference per l’utenza parlamentare ed esterna, attività di ricerca bibliografica, redazione di guide, pubblicazione di attività parlamentari, iniziative di carattere formativo).
Raccolte e fondi Attualmente la Biblioteca possiede circa 1.400.000 volumi, 7.200 periodici (di cui circa 1.500 correnti), 4.000 edizioni antiche e rare. La collezione si amplia con circa 12.000 nuovi volumi ogni anno.
Le raccolte della Biblioteca si sono sviluppate negli ambiti disciplinari di maggiore interesse per la documentazione parlamentare, in particolare nel diritto italiano e straniero, nella storia, nelle scienze politiche e sociali, nella scienza dell'amministrazione, nelle relazioni internazionali, nell'economia.