Biografia Discendente di una famiglia originaria di Tesero, Rasmo si laureò in storia dell'arte medievale all'Università di Firenze nel 1933, con una tesi sul Castello del Buonconsiglio; il relatore era Mario Salmi.
Nel 1939 divenne ispettore della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Trento, che guidò poi dal 1960 al 1971 come titolare e da allora fino al 1974 come Soprintendente e direttore del museo del Castello del Buonconsiglio. Dal 1939 al 1980 diresse inoltre, per quarant'anni, il Museo Civico di Bolzano la cui trasformazione in Museo dell'Alto Adige secondo i dettami del regime fascista fu da lui attivamente supportata.Nicolò Rasmo, Il Museo di Bolzano nella nuova sistemazione, in Atesia Augusta, 1, 1939, n. 1, pp. 21-25, indica il Museo Civico quale «museo (…) perfettamente adeguato al clima di rinnovamento e risanamento che, per merito del Governo Fascista, si è venuto formando in ogni settore della vita atesina» (p. 22). Inoltre concorse in modo prominente alla pubblicazione ufficiale ed apologetica Alto Adige: alcuni documenti del passato, promossa dal prefetto fascista di Bolzano, Agostino Podestà, e uscita a Bergamo in tre volumi nel 1942. Nel contesto delle Opzioni in Alto Adige si oppose invece strenuamente alla divisione dei beni culturali e artistici conservati presso il Museo civico ostacolando il loro trasferimento nel Terzo Reich.Carlo Romeo, Archivi e documentazione nazionale tra le due guerre in Alto Adige, in Giorgio Mezzalira, Hannes Obermair (a cura di), Faschismus an den Grenzen / Il fascismo di confine, StudienVerlag, Innsbruck-Vienna-Bolzano, 2012, ISBN 978-3-7065-5069-7, pp. 74–75.Il già citato lavoro di Romeo è disponibile in
Nel 1954, Rasmo criticò aspramente la prassi di italianizzare, in base all'operato di Ettore Tolomei, la toponomastica dell'Alto Adige, affermando che «sotto il velo pseudo-scientifico di un ritorno dei nomi alla loro forma originaria si gabellò, da parte di elementi che non appartengono al campo della cultura, ma piuttosto a quello di un deteriore politicismo, un'arbitraria traduzione e spesso una fantastica invenzione di nuovi nomi con cui si volle sostituire qualsiasi denominazione precedente, sia che riguardasse una città o un paese o un castello o una singola casa o un campo».
La sua bibliografia è molto corposa, e conta oltre 500 titoli; è stata raccolta e pubblicata da Silvia Spada Pintarelli. Le tematiche più frequenti nei suoi scritti sono l'arte medievale e quella settecentesca; alcune sue opere sono state tradotte a livello internazionale.Per esempio la monografia su Michael Pacher, pittore e intagliatore del XV secolo:
Fu inoltre promotore di molti interventi di restauro, che seguì e diresse personalmente, oltre che di interventi connessi alla protezione ambientale.
A lui la città di Trento ha dedicato una piazza, mentre la città di Bolzano ha dedicato una via del quartiere Casanova-Kaiserau. Il Comune di Bolzano gestisce inoltre una fondazione che porta il nome di Rasmo e della sua giovane assistente e traduttrice Adelheid von Zallinger-Thurn; la Fondazione Rasmo - Zallinger raccoglie documenti, appunti di studio, le biblioteche e la documentazione fotografica raccolta dai due storici dell'arte, materiale conservato presso l'Archivio Storico della Città di Bolzano.
Note