Biografia Primi anni e formazione Figlia di un avvocato civilista e di una sarta, rimase orfana di padre appena diciottenne, nel 1938. Il secondo cognome, Serra, venne acquisito dal bisnonno di Bianca quando un suo conoscente lasciò in eredità alla famiglia Guidetti il suo podere e, come da tradizione, anche il cognome.

La madre, Clotilde Torretta, trasmise a Bianca e a sua sorella minore Carla i valori dell’autonomia e della dedizione allo studio. Il padre, Carlo Guidetti Serra, avvocato, appassionato lettore, introdusse la figlia ai valori fondamentali dell’avvocatura e alla passione letteraria: la giovane Bianca legge voracemente e il libro che più l’affascina è La mia vita di Lèv Trockij, regalo di un cliente a suo padre, di cui Bianca apprezza il lato avventuroso e di cui non coglie ancora la dimensione ideologica..

Nata a Torino in via Sant'Agostino, dopo un primo anno di studi alla scuola elementare "Pacchiotti", continuò gli studi primari alla "Roberto D'Azeglio" in via Santorre di Santarosa. Frequentò in seguito insieme alla sorella il ginnasio inferiore alla scuola delle "Figlie dei Militari" all'interno della Villa della Regina di Torino. Dopo la morte del padre Carlo, avvenuta per arresto cardiaco, tentò come privatista la maturità classica al liceo "Massimo D'Azeglio", dove intrecciò amicizie destinate a durare nel tempo e a segnare profondamente il suo futuro perché fu l'occasione in cui conobbe Alberto Salmoni (poi suo marito), Primo Levi e poi tramite loro Ada Della Torre, Luciana Nissim, Vanda Maestro, Franco Momigliano e Silvio Ortona.

La sua consapevolezza antifascista maturò nell’autunno del 1938, dopo la promulgazione delle leggi razziali, che colpivano duramente la comunità ebraica italiana. Gli amici di Bianca (tutti ebrei) si trovarono “improvvisamente marchiati da una diversità che li emarginava”.. Iniziata la guerra, nel 1941, per un paio di sere insieme a un piccolo gruppo di amici andò a strappare i manifesti che, nel centro di Torino, indicavano gli ebrei come "nemici della patria". Fu il suo primo atto politico e di concreta opposizione al regime che ricorda anche il disappunto provato alla promulgazione, nello stesso autunno 1938 delle leggi razziali, di un decreto che limitava il numero di lavoratrici da assumere, nel pubblico come nel privato, al 10% dei dipendenti totali. Furono queste le sue "prime prese di coscienza dei fili che legano i destini individuali alla storia collettiva"..

Concluso il liceo si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza e nei primi anni della guerra venne assunta presso l'Unione Industriale di Torino come assistente sociale nei luoghi di lavoro venendo così a contatto con la condizione operaia e l'ambiente delle fabbriche. Il 3 luglio 1943 si laureò con una tesi sperimentale in Medicina Legale dal titolo Contributo allo studio del senso morale nei delinquenti minori, basata su interviste di 54 detenuti dell'Istituto Penale per Minorenni "Ferrante Aporti" e di altrettanti studenti del liceo classico "M. D'Azeglio" e dell'Istituto di Avviamento professionale di Cirié, che venivano messe a confronto. Venne così a contatto con la triste realtà del riformatorio e l’inefficacia dei suoi metodi di riabilitazione.

In occasione dello sciopero del marzo 1943 (il primo in Italia dall’avvento al potere del fascismo) davanti ai cancelli dello stabilimento FIAT Lingotto, Bianca entra in contatto con un militante del Pci e, sentendo il bisogno di agire in modo organizzato in vista di una società diversa, inizia la sua azione da attivista battendo a macchina testi che altri attivisti comunisti facevano circolare clandestinamente. Entra ufficialmente a far parte del Pci clandestino nel luglio 1943, poco prima della destituzione di Mussolini.

Resistenza Dopo l'8 settembre e l'invasione tedesca, inizia a collaborare con la resistenza torinese, con il nome di battaglia: Nerina. Mantiene il suo impiego all'Unione industriale che le garantiva, grazie a uno speciale visto rilasciato dagli occupanti (Personalausweis), di circolare liberamente e insospettata. Allo stesso tempo ottiene la tessera del CLN, iniziando perciò a condurre un’esistenza “identica e sdoppiata come era proprio dei tempi”.. Trafugati alcuni Personalausweise, abbandonò il suo impiego di copertura dedicandosi integralmente alla militanza politica. Alberto Salmoni era andato in montagna, unendosi a una brigata partigiana nel Canavese e Bianca l’aveva accompagnato in bicicletta.. Egli dopo poco si spostò in Val Chisone in una brigata di Giustizia e Libertà di cui faceva parte Paolo Gobetti (figlio di Piero Gobetti) e da allora Bianca e Ada Prospero Gobetti (del Partito d'Azione), madre di Paolo, cominciarono i loro viaggi alla "Gianna", rifugio della brigata, per andare a trovarli mentre, come staffette, tenevano i collegamenti con i partigiani in quelle valli.

Durante la Resistenza Bianca è la responsabile femminile del quinto settore di Torino (rione Centro), dove si occupa di raccolta fondi, propaganda, lezioni di vita democratica e di integrazione della donna nella vita politica e nella militanza. Partecipa anche alla stesura e alla pubblicazione di un foglio ciclostilato, Il Proletario.. Insieme ad Ada Gobetti e altre militanti delle varie forze aderenti al CLN, organizza tra il dicembre 1943 e il gennaio 1944 la rete associativa femminile torinese dei "Gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai combattenti della libertà", diffusi in quasi tutte le provincie dell’Italia occupata. Segnatamente si occupò della redazione del giornale della sezione torinese dei Gruppi, La difesa della lavoratrice, che incitava alla lotta contro il nazifascismo, dando notizie sul movimento di liberazione e sulle più recenti iniziative locali, e chiedeva parità di retribuzione e parità di lavoro per cittadine e cittadini della futura Italia liberata. Bianca maturò molte delle sue convinzioni politiche e morali nel corso di questa esperienza:

“il nesso tra la lotta di liberazione e l’emancipazione femminile, in nome del principio di eguaglianza, era forte e sentito, e molte conquiste delle donne nel dopoguerra, dal diritto di voto alle leggi sul lavoro, ebbero anche qui le loro premesse”..

Durante la Resistenza Bianca opera anche come staffetta e nell’estate del 1944, diretta alla "Gianna", portando con sé dispacci e viveri, si trova il passo sbarrato da un rastrellamento nazifascista, deve allora fingersi la cameriera dell'albergo Tre Re di Fenestrelle per qualche giorno finché non riesce a fuggire, venendo anche coinvolta in uno scontro a fuoco. Bianca ricorda quei giorni come "un piccolo episodio quasi da commedia in mezzo a tante tragedie: amici che persero la vita, altri deportati e scomparsi, giorni di paura e speranza, fino alla vigilia della liberazione.".

Bianca e i quadri della Resistenza torinese non presenziarono, per motivi di sicurezza, ai funerali delle sorelle Vera e Libera ArduinoLe sorelle Vera e Libera Arduino, operaie appartenenti ai "Gruppi di difesa della donna" e coinvolte nella lotta clandestina, furono assassinate nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1945. I funerali delle due giovani si trasformarono in una protesta di centinaia di persone. Tre camionette di militi fascisti dispersero la folla, arrestando un centinaio di manifestanti.. Partecipò invece Carla, sua sorella minore che fu arrestata e venne rilasciata solo dopo diversi giorni di detenzione al tristemente noto 22 di via Asti, sede dell’Ufficio politico e investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana.

Bianca e i Gruppi parteciparono alla preparazione dello sciopero generale del 18 aprile, preludio dell’insurrezione, sfruttando la loro capillare rete organizzativa e sollecitando i lavoratori e le lavoratrici all’insurrezione attraverso giornali, volantini e “comizi volanti”, ovvero brevi discorsi, davanti ai cancelli delle fabbriche e in sella alla sua bicicletta per poter “volare via” al primo segno di pericolo. Bianca stessa si recò assieme a una compagna alla Bergugnan, una fabbrica di gomme, dove tenne un breve quanto emozionato discorso davanti a una folla di lavoratori e lavoratrici euforici alla notizia della marcia delle “gloriose armate sovietiche su Berlino”..

Solo dopo la liberazione di Torino, che avvenne tra il 26 e il 28 aprile, Bianca e Alberto si incontrarono di nuovo. In quei giorni di grande concitazione, Bianca, che girava per la città sulla sua bicicletta per portare dispacci e informazioni nei diversi settori della città, venne fermata da una delle bande di strada assoldate dai fascisti nel loro ultimo tentativo riprendere il controllo delle stradeLa banda era formata da alcuni detenuti provenienti dal riformatorio Ferrante Aporti.; la fascia con la croce rossa che portava al braccio le salvò la vita.

Al tempo della liberazione nacque la profonda amicizia con Clara Bovero, militante del Pci, fiera antifascista, che passò gli ultimi mesi di guerra in cella; donna risoluta e coraggiosa ebbe un grande impatto su Bianca e la sorella Carla.

Furono indirizzate a Bianca le uniche cartoline postali con cui Primo Levi dette notizia della sua deportazione e della sua prigionia ad AuschwitzPrimo Levi, membro di una brigata improvvisata in Val d'Aosta, era stato catturato il 13 dicembre 1943 assieme a Luciana Nissim e Vanda Maestro. Furono internati prima al campo di prigionia di Fossoli in Emilia, da qui deportati ad Auschwitz. I tre amici mandarono una cartolina a Bianca, cogliendo l'occasione della fermata del treno a Bolzano. Levi invierà ancora tre cartoline a Bianca, che contatterà la sua famiglia portando la notizia che Primo era vivo, grazie all’aiuto di Lorenzo Perrone, muratore di Fossano impiegato da civile del campo di Auschwitz..

A guerra finita, il 15 maggio 1945, Bianca e Alberto si sposeranno.

Da sempre al fianco delle donne operaie, Bianca pubblica nel 1977 due volumi intitolati Compagne, in cui raccoglie una serie di interviste fatte a 49 donne operaie, militanti e antifasciste, che avevano preso parte alla Resistenza.

Attività professionale

Nel 1947 supera gli esami da procuratore legale e intraprende l'attività di avvocata penalista: è una dei 6 avvocati donna su 800 appartenenti al Foro torinese. L'impegno professionale e politico di Bianca si svolge nel campo del diritto di famiglia e della tutela dei minori e carcerati, nelle cause di lavoro a fianco del sindacatoFrancesco Campobello, Le carte dell’avv. Bianca Guidetti Serra tra consultabilità e tutela della riservatezza, in "Le Carte e la Storia, Rivista di storia delle istituzioni" 2/2021, pp. 191-198, doi: 10.1411/102917.. Nel 1958 vince una causa difendendo la parità della retribuzione tra uomo e donna appellandosi all'Art. 3 della Costituzione.

Partecipa al processo per i "fatti di Piazza Statuto", avvenuti il 2 luglio 1962, quando gli operai della FIAT contestarono gli accordi stretti dall'azienda con i sindacati UIL e SIDA.. Negli anni settanta è protagonista di grandi processi "politici" di rilievo nazionale, tra cui quello contro le schedature politiche degli operai alla FIAT, in cui aveva lei stessa convinto i sindacati a costituirsi come parte civile, e nelle prime battaglie giudiziarie contro la nocività sul lavoro e l'inquinamento ambientale (Ipca di Cirié; Eternit di Casale Monferrato).

Operò attivamente in molte associazioni: a nome dei Giuristi democratici, fece parte di delegazioni internazionali a sostegno delle donne carcerate (1959) e dei sindacalisti processati (1973) nella Spagna franchista e poi ancora in Paraguay (1979) per il caso di un desaparecido argentino.

Fu tra i soci fondatori, nel 1961, del "Centro studi Piero Gobetti" (di cui fu presidente dal 1994 al 2002, succedendo a Norberto Bobbio).