Il Borgo Pusterla o di San Marco è la parte del centro storico di Vicenza sviluppatasi - durante il medioevo e soprattutto durante l'età moderna - lungo l'antica strada che usciva a nord della città da Porta Pusterla, nell'area compresa tra il fiume Bacchiglione a sud, la cinta fortificata veneziana (gli attuali viale Bartolomeo D'Alviano e viale Fratelli Bandiera) a nord e il fiume Astichello a est.
Storia Epoca romana
Fino alla fine del primo millennio, tutta la zona era paludosa e soggetta alle frequenti inondazioni del fiume a carattere torrentizio Astico che a quel tempo scorreva, grosso modo, nell'attuale alveo dell'Astichello. Prima di arrivare alla città dove trovava un dosso - formato dai detriti trasportati dalle proprie acque - che lo costringeva a deviare verso est, l'Astico si allargava, per una larghezza media di 700–800 m. e una lunghezza di alcuni chilometri, in una striscia acquitrinosa chiamata Lacus Pusterlae, anche se di essa mancano fonti alto medioevali che ne documentino l'esistenza..
Viste le condizioni del terreno, probabilmente la zona non era abitata, ma una strada - prolungamento del cardo maximus o in ogni caso di uno dei cardines della città romana - usciva da un varco o da una porta praticati nelle mura della città per dirigersi verso nord, costeggiando il lago e poi la riva destra dell'Astico verso Montecchio Precalcino, e risalire infine nella Valdastico..
Medioevo
L'assetto idrografico restò immutato fino a tutto l'XI secolo, quando probabilmente gli stessi vicentini, per ridurre il pericolo delle ricorrenti piene dell'AsticoSecondo il questo intervento fu reso necessario da eventi idrologici naturali verificatisi nella prima metà del secolo, quando Leogra, Timonchio e Orolo sarebbero usciti dai loro alvei ingrossando l'Astico, con effetti rovinosi per la città ne deviarono il corso a nord di Montecchio Precalcino e lo convogliarono verso il Tesina, lasciando che a Vicenza giungesse solo una parte delle acque, cioè l'Astichello che continuò a scorrere nel vecchio alveo.
Le acque di risorgiva che scaturivano nei pressi di Dueville, ingrossate con l'apporto dei torrenti Igna, Timonchio e Orolo permisero la formazione di un nuovo corso d'acqua, il Bacchiglione, che scendeva da nord verso la città; rispetto all'Astico era molto meno impetuoso e un po' meno soggetto a esondazioni. Alla fine del XII secolo i fiumi di Vicenza avevano ormai l'assetto e la denominazione attuali. Dopo questa deviazione, ciò che ne rimaneva - cioè il fiume Astichello - non aveva più una portata sufficiente ad alimentare il lago, che cominciò lentamente a prosciugarsi. Quando nel XIV secolo il lago venne citato da alcuni documenti, esso era ormai limitato ad una piccola area a nord della città che, ancor oggi, conserva il toponimo di Laghetto..
È probabilmente in questo momento che il Borgo Pusterla cominciò a configurarsi e ad accrescersi. Dapprima soggetto, dal punto di vista ecclesiastico, all'antica chiesetta di San Lorenzo in Porta Nova, si costituì in parrocchia quando fu costruita la prima chiesa di San MarcoSecondo il Mantese, San Marco fu costruita e cominciò ad essere elencata fra le sette cappelle della città verso il 1280, quando San Lorenzo fu permutata con i francescani che intendevano edificare al suo posto la nuova grande chiesa del loro Ordine (), appena al di fuori del ponte, ora resosi necessario per valicare il Bacchiglione. La chiesa di San Marco era situata in una zona malsana e frequentemente soggetta ad allagamenti; dovette pertanto essere restaurata più volte durante il corso dei secoli. Dipendeva dalla cattedrale e non aveva quindi fonte battesimale; funzionò come chiesa parrocchiale fino al 1810, quando - dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi - fu permutata con quella dei Carmelitani Scalzi e, subito dopo, demolita.
È documentato che agli inizi del Duecento esisteva un ponte in legno a tre arcate, che fu rifatto in pietra di Montecchio nel 1231La comunità di Montecchio, per un certo delitto commesso nei confronti del capoluogo, fu condannata dal Comune di Vicenza a fornire e a trasportare sul posto le pregiate pietre estratte dalle sue cave: e che negli Statuti del Comune di Vicenza del 1264 era chiamato Ponte Vetus ("ponte vecchio"), ossia il ponte Pusterla. In capo al ponte vi era una torre con ponte levatoio e saracinescaPer la storia del Ponte Pusterla v. Franco Barbieri, L'immagine urbana, in Storia di Vicenza, II, Il Medioevo, Vicenza, Neri Pozza editore, 1988, nota 56 a p. 260.
Intanto qualche centinaio di metri più avanti, all'inizio del secolo era stato costruito il monastero di San Bartolomeo, che fungeva da sede principale dei Canonici regolari di Sant'Agostino della Congregazione di San Marco di Mantova; monastero doppio, cioè sia per uomini che per donne, che vivevano però in ambienti distinti e avevano due distinti priori.
All'inizio del Trecento, invece, si ha notizia dell'esistenza - più o meno dove in seguito fu costruito il convento di San Francesco Nuovo - di un ospedale per gli infermi, gestito da una fraglia di Battuti, che sicuramente aveva accanto anche una propria chiesa; .
XV secolo
Nel 1404 il Borgo fu teatro della guerra tra i Carraresi di Padova e i Visconti. Francesco III di Carrara aveva posto il campo proprio nel borgo per assediare Vicenza e, verso la fine di aprile, sferrò un furioso attacco contro Porta Pusterla, senza però riuscire a conquistarla ed entrare in città. Intanto però i vicentini avevano concluso la dedizione a Venezia e il condottiero padovano fu costretto a levare l'assedio e a ritirarsi, per non doversi scontrare con la SerenissimaIl racconto dell'assedio e della battaglia sono dello storico , , Padova 1842, pp. 292-302, citato da .
Nel 1419, per ordine del papa Martino V che intendeva abolire i monasteri doppi, San Bartolomeo divenne soltanto maschile: in esso confluirono i canonici regolari che provenivano dal monastero di San Tommaso, mentre le monache si trasferirono là. Questa concentrazione non favorì però San Bartolomeo che, ridotto ai minimi termini con la presenza di soli tre monaci, nel 1435 fu dato in commenda dapprima a Ermolao Barbaro vescovo di Verona, poi ai canonici regolari di Santa Maria di Frigionaia presso Lucca, che si presero cura di restaurarlo sia spiritualmente che materialmente. La chiesa fu rimaneggiata e ricostruita quasi completamente, con l'edificazione di cappelle e di altari, voluti e finanziati da famiglie nobili della città; dieci anni dopo il monastero accoglieva una quindicina di religiosi.
Sotto Venezia il borgo si popolò sempre di più e la Repubblica progettò di fortificarlo. Dapprima provvide a restaurare la Porta di Pusterla, che era stata distrutta durante la guerra con i Carraresi, poi fece scavare la fossa che dalla Porta di Santa Lucia arrivava fino al convento di San Bartolomeo; a fianco di quest'ultimo nel 1435 fu costruita una grande porta, l'ancora esistente - seppure scapitozzata, priva della torre e del ponte levatoio e con una corte d'arme sviluppata su solo tre lati - Porta di San Bortolo, restaurata negli anni novanta del secolo scorso.
Un ulteriore progetto prevedeva di collegare questa porta con quella di Santa Croce mediante delle mura, ma non fu mai attuato. Lungo questo tragitto fu prolungata invece la fossa precedenteLa fossa che partiva da Santa Croce, in continuità con quella che da Santa Lucia scaricava l'acqua nel Bacchiglione dopo aver lambito le mura scaligere orientali, fu alimentata dapprima dalla roggia Riello e poi, sicuramente dal 1539, dall'Astichello che - spesso rinvigorito dalle acque dell'Astico per motivi di fluitazione del legname - veniva in parte deviato nella fossa, a metà strada tra le porte di San Bortolo e di Santa Lucia. , munendola anche all'interno di un terrapieno e di cinque piccoli torrioni a pianta circolare - di una forma cioè più adatta al tempo in cui si usavano già l'artiglieria e le armi da fuoco - voluti da Bartolomeo d'Alviano. In ogni caso questa parziale fortificazione segnò per sempre il limite del Borgo.
Intanto, verso il 1430, erano giunti a Vicenza i Gesuati, dal 1499 frati della congregazione di San GirolamoNel corso del tempo i Gesuati furono costretti a trasformarsi da libera compagnia di laici in ordine mendicante: papa Alessandro VI diede loro il titolo di "frati gesuati di san Gerolamo" nel 1499; papa Giulio II impose loro di emettere i voti di religione nel 1511 e papa Clemente VII estese loro i privilegi degli eremitani nel 1532; furono infine inseriti nel novero degli ordini mendicanti da papa Pio V nel 1567. che, dapprima ospiti presso il castello dei nobili Valmarana e poi presso l'ospedale di Santa Maria della Misericordia, in seguito a successive permute di beni lasciati loro da pii testatoriA circa metà strada tra San Marco e San Bartolomeo, dove ora esistono la chiesa di San Marco e il convento delle Dame Inglesi costruirono in qualche decennio rispettivamente la chiesa, che fu consacrata nel 1491, e il loro convento. I Gesuati vivevano assai poveramente, fornendo una stabile testimonianza di vita cristiana che durò fino al Concilio di Trento..
Oltre all'ospedale di Santa Maria della Misericordia, nel Quattrocento esisteva nel Borgo - nel luogo in cui sarebbero stati poi costruiti la chiesa e il monastero di San Francesco delle Clarisse - un piccolo ospedale con chiesa intitolato a Santa Maria in Pusterla. Esso fu oggetto di una lunga contesa fra la Confraternita di Santa Maria, San Bartolomeo e San MarcoLa Confraternita originava dalla fraglia dei Battuti. - che lo gestiva - e le monache benedettine di Santa Caterina in Borgo Berga; alla fine furono riconosciuti i diritti della Confraternita, che nel 1503 vendette l'ospedale alle Clarisse, le quali vi fondarono il monastero di San Francesco NuovoSecondo il Mantese, lo storico vicentino F. Barbaran e altri hanno fatto confusione tra i documenti, traendone interpretazioni errate. .
Età moderna: secoli XVI-XVIII
Monasteri
Un secolo più tardi il Borgo era ancora zona di monasteri.
Intorno al 1500, sul luogo di un'altra più antica intitolata a San Francesco d'Assisi, a spese del nobile vicentino Carlo VolpeColui che aveva fatto costruire il bel portale della chiesa di San Bernardino e Santa Chiara in Borgo Berga fu costruita una nuova chiesa e, contemporaneamente, accanto ad essa venne costruito un monastero intitolato allo stesso santo, nel quale confluì una parte delle Clarisse che provenivano da Borgo Berga, dove il monastero di San Bernardino era divenuto insufficiente. L'iniziativa della costruzione venne presa da cinque nobili vicentiniGiacomo e Leonardo Thiene, Tommaso Scroffa, Cristoforo Barbaran e Giacomo Gualdo, che nel 1497 avevano acquistato, per il prezzo di 600 ducati, unum sedimen magnum nel Borgo di Pusterla, con case, corte, orto, pozzo e forno, circondato in parte da mura e in parte da siepe.
Secondo la bolla di concessione del papa Alessandro VI, il monastero doveva sorgere in loco decenti ed onesto cum ecclesia, campanili umili, campana, dormitorio, refectorio, cemeterio, ortis, ortaliciis et aliis necessariis officinis. Ma la spesa per la costruzione non si dimostrò un problema e il monastero fu presto realizzato, così che nel 1503 vi entrarono sei monache, tutte di famiglie nobili della città; questo primo nucleo presto crebbe e in alcuni momenti il numero delle religiose arrivò fino a 70, oltre a quello delle coriste e delle converse..
Quanto a San Bartolomeo, da vari documenti appare che, nella seconda metà del XVI secolo, il monastero si trovava in condizioni piuttosto buone, con una scuola interna e una biblioteca di una certa importanza, un patrimonio cospicuo che poteva vantare la rendita più alta tra gli altri monasteri vicentini dopo quello di San Felice e gli edifici in ottime condizioni. Esso poteva anche contare sul legame diretto con la Santa Sede e i relativi appoggi..