Nel 2016 fu candidato alle primarie repubblicane in vista delle elezioni presidenziali; a seguito dei bassi risultati, si ritirò dalla corsa il 4 maggio 2016.
Biografia Nato e cresciuto in Pennsylvania, è figlio di Anna Vukovich e John Kasich Sr. Tutti e quattro i nonni erano immigrati, cechi quelli paterni e croati quelli materni. Kasich si trasferì in Ohio per frequentare il college e vi rimase anche dopo gli studi, trovando lavoro come assistente del politico Buz Lukens, un membro della legislatura statale dell'Ohio che sarebbe diventato un componente della Camera dei rappresentanti federale.
Carriera politica Congresso degli Stati Uniti (1983-2001) Nel 1978 Kasich entrò in politica con il Partito Repubblicano, e venne eletto al Senato di stato dell'Ohio. Nel 1982 si candidò alla Camera dei rappresentanti e riuscì a sconfiggere di misura il deputato democratico Bob Shamansky, in carica da un solo mandato. Kasich venne rieletto per altri otto mandati, finché decise di lasciare il seggio nel 2000 per candidarsi alla presidenza. Poco dopo l'annuncio, tuttavia, Kasich si ritirò per mancanza di fondi e diede il suo sostegno a George W. Bush. Successivamente per alcuni anni si dedicò al settore privato, lavorando per Lehman Brothers e Fox News Channel.
Governatore dell'Ohio (2011-2019) Nel 2009 si candidò nuovamente per una carica politica nel suo stato sfidando il governatore in carica Ted Strickland, che riuscì a sconfiggere di misura dopo molti mesi di testa a testa nei sondaggi. Nel 2020 partecipa con messaggio video alla convention nazionale democratica che precede le elezioni presidenziali dello stesso, in cui annuncia pubblicamente il suo sostegno al candidato del partito avversario, Joe Biden.
Primarie del Partito Repubblicano del 2016 Il 21 luglio 2015 presenta ufficialmente la propria candidatura alle affollate primarie del GOP.
Kasich è un moderato, un centrista. I sondaggi lo stimano tra 1,6% e 2,4%, 3% in agosto visto il consenso dell'establishment coalizzatosi con il frontrunner Jeb Bush. Sebbene non riesca a decollare nei sondaggi, il New York Times sceglie lui come candidato da appoggiare per i repubblicani, e Hillary Clinton per i democratici.
Il 1° febbraio, il primo voto dei caucus nell'Iowa, piccolo Stato agricolo ed evangelico, prende un misero 1,9% ( voti), ottavo su 12 conquistando un 1 delegato appaiato a Carly Fiorina, Mike Huckabee e Chris Christie in un voto che penalizza tutti i politici di lungo corso come l'ex frontrunner Jeb Bush (sesto con 2,8%). Trionfano il senatore ultraconservatore Ted Cruz (27%), il miliardario populista, frontrunner nei sondaggi, Donald Trump (24%), il senatore Tea party Marco Rubio (23%), divenuto ora beniamino dei vertici GOP al posto di Jeb Bush.
Alle primarie in New Hampshire del 7 febbraio, battuto palmo a palmo con lunghi comizi, ottiene un ottimo 2º posto col 15,7% ( voti) dietro al vincente Donald Trump, 35% dei voti, ed elegge ben 4 delegati. La vicinanza all'Ohio di cui è governatore gioca un ruolo, come la debacle TV nel dibattito tra candidati GOP di Marco Rubio (10,5%), sferrata dal governatore moderato Chris Christie, superato persino dal tramontante Jeb Bush (11%).
In Carolina del Sud, stato del Sud conservatore, il suo profilo moderato non sfonda: quinto su sei col 7,6% ( voti) quasi pari con Jeb Bush (7,8%) e Ben Carson (7,2%); sul podio domina un travolgente Trump (32%) seguito a distanza da Rubio (22,5%) e Cruz (22,3%). Risultato mediocre anche nei caucus del Nevada: quinto su cinque col 3,6% ( voti) alla pari con Ben Carson (4,8%), mentre dominano i soliti Trump (46%), Rubio (24%) e Cruz (21%). La sfida si restrinse a Trump, Cruz e Rubio, con Kasich quarto incomodo insieme a Carson.
Il 1 marzo, il SuperTuesday che mette in palio 13 stati, Kasich è quasi sempre ultimo con un consenso sotto al 5% superato persino dall'ultraconservatore Ben Carson, alla sua prima esperienza politica. Boom nel Vermont, stato vicino all'Ohio, dove con il 30% il governatore rischia di strappare lo Stato a Donald Trump (33%) seguiti da Rubio col 19% e nell'altro Stato del Mid East, Massachusetts dove col 18% arriva secondo a pari del senatore Marco Rubio, moderato Tea Party dell'establishment, mentre Trump trionfa col 49%. In tutti gli altri, a parte il 10% in Virginia contro il 6% di Carson, Kasich è sempre ultimo: 4% in Alabama, Alaska, Arkansas, Oklahoma e Texas (contro il 10%, 11%, 6% , 6% e 4% del neurorchirugo nero che in casi riesce anche a doppiarlo dal quarto posto), il 5% del Tennessee (contro l'8% di Carson), il 6% del Minnesota (contro il 7% di Carson). Dopo questa deludente performance, sono tutti a scommettere su un ritiro imminente di Kasich e Carson considerate comparse per lasciare la nomination a Trump, Cruz e Rubio.
Il 5 marzo, dopo il ritiro di Carson, Kasich arriva sempre ultimo (eccetto il caucus del Maine) ma riesce a tenere testa al candidato di tutto il partito, il moderato Marco Rubio, che nonostante un elettorato conservatore del sud lo penalizzi riesce ad avere la meglio, nonostante le vittorie se le dividano Trump e Cruz. Nel Maine Kasich col 12% supera l'8% di Rubio mentre vince Cruz col 46% contro il 33% di Trump, testa a testa col 14% contro il 16% in Kentucky vinto da Trump col 36% contro il 32% di Cruz. Ottiene l'11% in Kansas, preceduto dal 17% di Rubio, dal 23% di Trump e dal 47% del vincente Cruz. In Louisiana invece ottiene il 6% contro l'11% di Rubio, il 38% di Cruz e il 41% di Trump.
L'8 marzo in Michigan, stato moderato bianco vicino all'Ohio, ottiene un buono 24,3% arrivando terzo e superando il 9% di Rubio arrivando ad un passo dal secondo, l'ultraconservatore senatore Ted Cruz al 25% mentre Trump tocca il 37%. Vittoria su Rubio anche in Mississippi col 9% contro il 5% del senatore cubano (Trump 47%, Cruz 36%) mentre arriva ultimo nelle Hawaii con l'11% ad un passo da da Rubio al 13% (Trump 42%, Cruz 33%) e in Idaho col 7%, mentre Rubio lo doppia al 16% (Cruz 45%, Trump 28%). Non ottiene buoni risultati invece nei caucus delle piccole isole: nelle Isole Vergini è l'unico non classificato (trionfano però gli indipendenti col 65%), mentre nell'isola Guam non riesce ad ottenere neanche un delegato al pari di Trump e Rubio, mentre solo Ted Cruz ne prende uno (gli altri 8 vanno agli indipendenti). Quando appare chiaro il declino di Rubio, l'ispanico riesce a trionfare con il 71% nel piccolo stato di Porto Rico, a maggioranza ispanica, seguito dal 13% di Trump, il 9% di Cruz e da un microscopico 1% di Kasich, molto debole tra le minoranze.
Il 12 marzo ottiene uno dei risultati migliori della sua campagna elettorale: secondo col 36% nel Distretto di Columbia dove è la capitale federale Washington ad un passo dal vincitore Marco Rubio al 37%, mentre Trump e Cruz sono relegati al 14% e 12%. La sfiorata vittoria rafforzano la sua campagna proprio a discapito dello stesso vincitore Rubio che nonostante il voto massiccio dei funzionari di partito nella capitale non ha sfondato mentre ha sottolineato il consenso di Kasich nell'apparato di partito. Non ottiene buoni risultati nel caucus del piccolo stato ultraconservatore del Wyoming: ultimo col 3% contro un ciclonico 71% di Cruz seguito da Rubio col 15% e dal 7% di Trump.
Il 15 marzo è il giorno più importante per la campagna elettorale di Kasich. Il governatore, nonostante l'avversità dei sondaggi in favore di Trump, ottiene la sua prima importante vittoria vincendo alla grande nel suo Ohio, stato da sempre in bilico, segno del consenso per il suo mandato. Kasich ottiene il primo posto con il 47% contro il 36% di Donald Trump seguiti da Cruz al 13% e Rubio al 2%, conquistando tutti i 66 delegati in palio ed essendo l'unico candidato, oltre Trump, a vincere in uno stato in questa tornata. La vittoria rafforza la candidatura di Kasich come alternativa moderata mente proprio nelle stesse ore affonda definitivamente il nuovo cavallo dell'establishment moderato, il senatore Marco Rubio. Nelle stesse ore, Rubio viene sconfitto nella sua Florida, di cui è senatore federale nonché ex Speaker e rappresentante per anni nella camera statale, viene superato dal 46% di Trump contro il suo 27%, seguito dal 17% di Cruz ed il 7% di Kasich. Alcuni giorni prima il senatore cubano aveva invitato Kasich a desistere a fare campagna nel suo stato per compattare tutti i moderati contro Trump, facendo lo stesso in Ohio, ma anche sommando i voti di Rubio a quelli del governatore il risultato sarebbe stato anni luce lontano da quello del miliardario newyorkese. Rubio, dopo la debacle, annuncia il ritiro in quanto nessun presidente può aspirare alla Casa Bianca se non riesce a vincere nemmeno il suo stato mentre per Kasich si apre la strada naturale per l'investitura di moderati e apparato politico e finanziario a nuovo cavallo del partito in contrasto ai populismi di Trump. Ciò è rafforzato anche dal buon risultato nel moderato Illinois terzo col 20% con ben 15 delegati (seguito a breve distanza da Cruz al 30% e Trump al 39%) mentre Rubio si ferma esattamente alla metà col 9%, mentre arranca, nonostante sia sempre in doppia cifra, in Missouri col 10%, superando anche qui Rubio inchiodato al 6%, così come in Carolina del Nord col 12% (vincitore Trump col 40% seguito a ruota da Cruz col 36%). Non ottiene buoni risultati nel piccolo caucus delle Isole Marianne qualche giorno dopo, dove Kasich si ferma al 2% (doppia anche qui Rubio all'1%) mentre trionfa Trump con il 73%. Ormai è chiaro che la sfida in campo repubblicano alla nomination è a 3: Trump, Cruz e Kasich con i primi due a tallonarsi più da vicino.
Dopo il ritiro di Rubio, la permanenza di Kasich nella competizione impedirà a Ted Cruz (nettamente favorito nel duello) di battersi one on one contro Trump, unificando tutte quelle forze contrarie all'ascesa del magnate, anzi auspicando di essere appoggiato lui come nuovo candidato dell'establishment essendo l'unico in grado di incarnare "il repubblicanesimo moderato e centrista". Tuttavia nell'apparato matura la strategia politica inversa per fermare la nomination del miliardario populista Donald Trump: concentrare tutte le forze per spingere più possibile il senatore della destra evangelica Ted Cruz. L'idea, fortemente sponsorizzata dall'ex candidato repubblicano del 2012 Mitt Romney ed avallata anche dal candidato repubblicano del 2008, John McCain oltre l'intero apparato del partito guidato dallo Speaker della Camera, Paul Ryan, prevede di arrivare ad una "broken" o "open" Convention repubblicana dove nessuno dei candidati alle primarie raggiunge la maggioranza dei delegati necessari ad essere nominato per nominare un candidato del tutto nuovo (e più moderato) attraverso delegati indipendenti dal candidato con cui sono stati eletti. Così intorno a Cruz, oltre ai candidati ideologici ultraconservatori del Tea Party come gli ex candidati del 2016 Rick Perry e Carly Fiorina, si schierano, per opportunismo anti-Trump, anche i candidati più moderati come Lindsey Graham e Jeb Bush lontani anni luce dall'idea di Cruz soltanto per fermare la nomina di Trump ed imporre un candidato nuovo e moderato da contrapporre alla centrista Hillary Clinton, possibile candidata democratica; propongono Romney stesso, lo speaker della Camera ed ex candidato vicepresidente del 2012 Paul Ryan o un candidato indipendente come l'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg oppure sostenere direttamente il moderato Kasich. Tuttavia, viene chiesto allo stesso governatore un passo indietro per sostenere Cruz; Kasich decide però di rimanere in corsa per cercare di vincere e non perdere la centralità acquisita dopo la vittoria in Ohio.
Il 22 marzo, tuttavia, nelle primarie in Arizona e Utah, due stati ultraconservatori, Kasich è fortemente penalizzato. In Arizona ultimo all'11%, preceduto dal 46% di Trump e dal 28% di Cruz, mentre in Utah, dove trionfa col 69% l'ultraconservatore texano (qui sostenuto anche da Romney), Kasich arriva secondo al 17% contro 14% del magnate.