Il Palazzo Comunale, arbitrariamente chiamato Palazzo Moroni, è un imponente complesso edilizio composto da edifici "palazzi" di varie epoche tra loro collegati, dove dal XIII secolo trova sede l'amministrazione comunale della città di Padova. Fanno parte del complesso il celebre Palazzo della Ragione, che sino alla fine del XVIII secolo funzionò come tribunale, e la Torre degli Anziani. Durante la denominazione veneta l'insieme degli edifici era chiamato anche Palazzo Pretorio o majoris Palacii.

Complesso Il Palazzo Comunale si compone di edifici diversi per epoca di costruzione e per originale destinazione:

Il Palazzo della Ragione, costruito nel XIII secolo. Il Palazzo del Consiglio, costruito nel XIII secolo su preesistenze. La Torre Bianca degli Anziani, dal 1215 torre civica. Il Palazzo degli Anziani il Vicariato, eretto alla fine del XIII secolo sul luogo del palazzo di Tiso VI da Camposampiero. Il Volto della Corda, collegamento aereo tra il Palazzo della Ragione e gli altri edifici, costruito nel XIV secolo. Il Palazzo del Podestà, eretto nel XIII secolo e ricostruito nel '500 su progetto di Andrea Moroni. L'Ala Moretti-Scarpari, costruita negli anni '20 e '30 del Novecento sul luogo della chiesa di San Martino. Il Palazzo delle Debite edificio che ospitava le prigioni, ricostruito nell'Ottocento da Camillo Boito, ora proprietà Inps.

Il complesso si estende tra le piazze delle Erbe e della Frutta, per l'antica via del Sale (ora Oberdan) e dal Liston, via VIII Febbraio.

Contesto storico

L'amministrazione civica è presente in questi luoghi sin dal XII secolo, profondamente legata alla loro antichissima propensione commerciale. Il Podestà, il Consiglio Maggiore (che sostituì quello più antico dell'Arengo), il Consiglio Minore, il Consiglio degli Anziani, i notai "la Cancelleria" organi dell'amministrazione medievale poi riformati in età veneziana con l'aggiunta della figura del Capitanio (questo esercitava potere militare e fiscale) che trovò sede nelle strutture della Reggia Carrarese. Con la caduta della Repubblica Veneta il consiglio si fece unico, occupato da esponenti dell'alta borghesia padovana. Il ruolo di podestà ricoperto per la prima volta da uomini della città. Dopo l'annessione italiana, l'amministrazione si adeguò alla normativa del regno.

Palazzo della Ragione

La grande costruzione fu eretta a partire dal 1218 per ospitare i tribunali cittadini, accanto agli edifici dove trovava sede l'amministrazione civica, posti a levante rispetto al palazzo. Elevato sul gusto romanico, venne ampliato a partire dal 1306 da fra' Giovanni degli Eremitani coprendolo con una volta a carena di nave rovesciata e ampliandolo verso le piazze con due ariose logge gemelle, che andassero a coprire il mercato: il palazzo fu pensato anche per dare copertura alle botteghe. La costruzione fu colpita da un incendio nel 1420 e scoperchiata da un turbine nel 1757. La grande sala superiore, ("salone"), funzionò come sede giudiziaria sino al 1797. L'interno è coperto da un grandioso ciclo di affreschi di carattere astrologico (XIV secolo - XV secolo), in origine partecipò alla decorazione Giotto di Bondone. L'immenso spazio (una delle più grandi sale pensili del mondo) è utilizzato per cerimonie di carattere pubblico e adibito a spazio espositivo. Il Palazzo della Ragione è uno dei più rappresentativi edifici dell'Europa medievale.

Palazzo del Consiglio

Storia La costruzione ha origine nell'XI secolo o nel successivo, forse parte di un palazzo dei Da Camposampiero che divenne sede del Consiglio "generale" della città che trovava spazio nella sala nel secondo piano. Si ergeva tra la Torre Bianca e la Torre Rossa, quest'ultima fu mozzata durante la costruzione del passaggio aereo che andò a collegare l'edificio al Palazzo della Ragione. Deve il suo attuale aspetto al podestà fiorentino Fantone de' Rossi che incaricò della ricostruzione dell'edificio (1285) l'architetto monselicense Leonardo Zise "Bocalega" (il suo nome ancora si legge nell'angolo esterno dell'edificio). In seguito l'edificio ospitò la Cancelleria pretoria. Per un periodo uno stretto locale al pian terreno, voltato a botte, accanto alla Torre Rossa, fu utilizzato come prigione per i debitori: il luogo era chiamato Basta nome che trae origine dalle esclamazioni dei detenuti che vi erano rinchiusi. Dopo ampliamenti e rimaneggiamenti, il palazzo è stato ripristinato agli inizi del XX secolo, colla demolizione di un piano aggiunto nel '600 e la riapertura delle bifore.

Descrizione

L'edificio si innalza su un elegante loggiato giocato sulla trachite e la pietra bianca, sorretto da colonne in marmo del Proconneso terminanti in due splendidi capitelli di età carolingia; è pure decorato dagli stemmi della città di Padova e del podestà Fantone de' Rossi. Il loggiato fu occupato da botteghe nel 1772. Sopra si elevano due piani in cotto - appena mossi da lesene -: l'ultimo è aperto da tre bifore con ghiere decorate a rombi. Le bifore poggiano su una cornice decorata da archetti pensili. Una cornice in cotto a rombi e da un'altra, a torciglione coronano il palazzo.

Antica spezieria "Ai due catini d'oro" Tra i negozi aperti sotto il loggiato trova spazio la drogheria all'insegna "Ai due catini d'oro" (piazza dei Frutti, 46): è una delle botteghe attive più antiche della città. Fu aperta nel corso del Settecento come spezieria, nel 1775 apparteneva ad un certo Giuseppe Mangilli. Assorbita dai fratelli Brunone e Giovanni Dal Zio nel 1877 è passata all'attuale gestione nel 1969. All'interno si conserva la vecchia insegna, ovvero una bilancia con due catini d'oro. L'attuale disposizione - ossia la vetrina e gli scaffali - risale al 1841.

Torre degli Anziani

La torre (XI secolo-XII secolo) fu ceduta alla città da Tiso VI da Camposampiero nel 1215. Fu sopraelevata nel 1295 per accogliere un campanone portato in città come bottino di guerra. Coperta da una guglia gotica, venne questa sostituita da una lanterna nel Seicento. Questa fu demolita nel 1941 secondo le indicazioni di Ferdinando Forlati. Sulla sommità è ospitato l'attuale campanone (La2, 3336 kg) rifusione del 1895 del precedente, spezzatosi più volte nel corso del '700.

Palazzo degli Anziani

Storia In origine il palazzo era di proprietà di Tiso VI da Camposampiero, che lo cedette al comune agli inizi del '200. Nel 1285 il podestà Guglielmo Malaspina degli Obizzi ne commissionò il restauro e l'ampliamento. Al secondo piano fu aperta la grande sala dove andava a riunirsi il Consiglio degli Anziani - organo rappresentativo delle arti e delle fraglie cittadine - da cui il nome dell'edificio. Sotto il loggiato trovavano riparo i rivenditori del sale (dai cui trasse il nome la contrada) ma anche gli uffici dei gabelieri e dei dazieri. Dopo la soppressione del Consiglio in età veneziana la costruzione fu occupata dalla sede del Vicario, del Cancelliere del connestabile e delle rispettive famiglie, fu chiamata quindi "il Vicariato". Il 13 maggio 1387 fu colpito da un incendio: sali il detto fuoco nel palazo degli Anziani dil comun di Padoa e quello tutto bruxò di sotto e di sovra, e gran parte ancora bruxò dil palazo dil podestà (Galeazzo e Andrea Gattari, Cronaca Carrarese) Nel 1526, durante il governo del Podestà Sebastiano Giustiniani e del Capitanio Girolamo Loredan il palazzo venne ampliato verso meridione e suddiviso da nuovi piani, che comportarono l'apertura di nuove finestre e della chiusura delle bifore. Nel 1939 il Palazzo degli Anziani fu ripristinato nelle sue forme architettoniche originali secondo le indicazioni della Regia Soprintendenza dell'arte medievale e moderna.

Descrizione L'edificio sorge su una elegante loggia costruita in pietra bianca. Tra le arcate, asimmetriche, incisioni a bassorilievo dello stemma della città intervallato a quello del podestà Guglielmo Malaspina degli Obizzi. Una cornice a foglie d'acanto divide la loggia dalla solida costruzione in cotto che la sovrasta: un ordine di monofore del "mezzanino" precede le grandi bifore del secondo piano. La facciata e mossa da decorazioni in cotto e da arcatelle cieche sorrette da mensoline in pietra bianca che restituiscono un interessante movimento cromatico tra il rosso e il bianco, colori della città. Sotto il loggiato sulla parete verso ponente e posta la grande lapide in pietra tenera che reca gli stemmi del Podestà Sebastiano Giustiniani e del Capitano Girolamo Loredan. Sotto le volte sono appesi pure gli stemmi di Vincenzo delle Chiavi, assessore civico agli inizi del Settecento, e della famiglia Casalini che ebbe molti membri vicari del podestà.

Volto della Corda Il Volto della Corda è un passaggio aereo costruito agli inizi del XIV secolo a collegamento tra il Palazzo della Ragione e gli altri complessi comunali. La sua costruzione comportò la demolizione di parte della Torre Rossa, già danneggiata da un terremoto il 25 gennaio 1348. Il passaggio si eleva su una grande arcata costruita in cotto e pietra che si appoggia a ponente al Palazzo della Ragione, a levante al Palazzo del Consiglio, alla mozzata Torre Rossa - che corrisponde alla base coperta di intonaco rossastro - e al Palazzo del Podestà. Il passaggio sembrerebbe trarre il nome dal supplizio "della corda" che qui veniva eseguito verso ladri e malfattori; la zona fu nel medioevo teatro di esecuzioni capitali: dalla Torre Rossa pendeva una gabbia dove erano rinchiusi i colpevoli di atroci delitti. Sopra l'arcata si innalza un edificio di due piani un tempo occupato da uffici ed archivi; verso Piazza delle Erbe è nobilitato da una finestra balconata del XVI secolo. Sotto l'arcata, verso Piazza della Frutta si trova il celebre Canton dee busie ("l'angolo delle bugie"), dove un tempo i commercianti che tenevano incontri e scambi non onesti potevano essere smascherati dalle misure padovane (tra cui staio, brazzo, coppo) scolpite e ancora visibili sulla parasta d'angolo del Palazzo della Ragione.

Palazzo del Podestà

Storia L'edificio sorse nel XIII secolo come residenza di rappresentanza dei podestà cittadini. L'antico edificio medievale, danneggiato nel corso dei secoli da numerosi incendi (tra cui quello del 13 maggio 1387), era caratterizzato da una ricca loggia in pietra bianca, quasi completamente perduta nella ricostruzione del palazzo attuata su progetto e direzione di Andrea Moroni a partire dal 1º novembre 1539 durante il mandato del Podestà Marcantonio Contarini. La monumentale costruzione, innalzata secondo i modi particolarissimi dell'architetto bresciano, commistione delle soluzioni romane di Peruzzi e della spiccata classicità del Sammicheli, è una preziosa testimonianza dell'architettura che si sviluppò nel Veneto cinquecentesco in concomitanza agli interventi veneziani di Jacopo Sansovino a Venezia. Le fasi di costruzione perdurarono anche dopo la morte del Moroni avvenuta il 28 aprile 1560, e furono guidate dal capomastro Francesco Lurano. Nel 1553, il Podestà Marcantonio Grimani completò le facciate verso piazza delle Erbe. Nel 1554, sotto il mandato del Podestà Stefano Trevisan, venne completata la Sala delle Udienze (Sala della Giunta). Il cortile pensile fu completato sotto il mandato del Podestà Tommaso Morosini entro il 1595. La conclusione del fabbricato, secondo i progetti di Andrea Moroni si ebbe nei primi anni del '600, lasciando incompleta la ricostruzione dell'ala che doveva proseguire sull'area del trecentesco Fondaco delle Biade - costruito nei 1302 su progetto di fra' Giovanni degli Eremitani -, conclusa in stile (in seguito alla demolizione del Fondaco) soltanto nel 1901 su volere del sindaco Vittorio Moschini. La definitiva sistemazione è avvenuta nel 1963 con la costruzione del grande scalone tra il Palazzo del Podestà e il Palazzo degli Anziani verso il cortile del Maleficio, a collegamento tra i vari edifici.

Descrizione Esterno Facciate verso Piazza delle Erbe