Lalla è un epiteto di rispetto, riservato a donne di alto lignaggio o venerate come sante;Dallet (1982): 441-442, s.v. lalla. Fadhma è la pronuncia berbera del nome arabo FatimaDallet (1982): 1028 ("Liste de prénoms kabyles masculins et féminins")..
Per il grande impatto emotivo legato alla sua figura e alle sue gesta, c'è chi l'ha chiamata la "Giovanna d'Arco del Djurdjura"Questo epiteto è oggi molto diffuso (Si veda ad esempio l'articolo di Mohand Ferratus "", Tasafut 48 (agosto 2006): 10) anche se non è chiaro chi sia stato il primo a usarlo. Molti l'attribuiscono all'orientalista francese Louis Massignon che, pur non usando letteralmente quest'espressione, in una sua celebre preghiera a Santa Giovanna d'Arco, risalente al 17 agosto 1956, in piena guerra d'Algeria, così si esprimeva: "La tua sorella cabila, Lalla Faţma di Soumeur, aveva presentito questa prova cento anni or sono, quando, rivestita del suo rosso mantello, aveva indotto le [sic] centocinquantasette musabbilūn di Tichkirt a incatenarsi, volontarie della morte, all'ingresso dei loro villaggi che erano stati invasi" (Massignon 1995, p. 153). Sembra improbabile la versione, peraltro alquanto diffusa, secondo la quale sarebbe stato il maresciallo Randon stesso a esclamare, dopo averla catturata: «voilà donc la Jeanne d'Arc du Djurdjura» (Ferratus 2006, cit.), dal momento che le narrazioni dell'incontro in fonti contemporanee tacciono su questo episodio (ad esempio Carrey 1858: 282-283). All'epoca era molto diffusa, presso i francesi, la denominazione "druidesse" o "prophetesse" (Carrey 1858: 268 e passim). Bertherand (1862): 287 la chiama "la Velléda kabyle" (Velleda fu una druidessa che guidò la rivolta dei Batavi contro Vespasiano)..
Biografia
Sulla vita di Fadhma n'Soumer si dispone di informazioni sufficienti per tratteggiarla nelle sue grandi linee, anche se moltissimi dettagli vengono tramandati in modo differente e difficilmente potranno essere chiariti con precisioneSui problemi della ricostruzione della biografia di Lalla Fadhma, si veda tra gli altri il "preambolo" di Bitam (2000): 9-18. Quello che è certo è che nacque nel villaggio cabilo di WerjaSpesso trascritto, alla francese, Ourdja, nella regione di Michelet, oggi Ain El-Hammam. Cf., tra gli altri, Bitam (2000): 9 e Benbrahim (1999)., da una famiglia marabuttica, intorno al 1830, e che ebbe diversi fratelli e sorelle (4 o 5 secondo le fontiQuattro secondo Feredj (1979), cinque secondo Bitam (2000), che fa rilevare la discrepanza in una nota a p. 28., ma forse anche più). Sicuramente aveva almeno 4 fratelli maschi: Si Tahar, Si Mohand, Si Chérif, Si El-HadiElencati in quest'ordine da Robin (1901: 361). Molte fonti sono concordi nell'indicare Tahar come il primogenito, per cui è possibile che questo sia anche l'ordine rispettivo di anzianità. In diverse fonti sembra esserci una certa confusione di nomi tra Si Tahar e Si Tayeb: Robin (1901) parla in più occasioni di Si Tahar ou Taïeb, p. es. p. 350 e 361, ma in qualche caso anche di Si Mohand Taïeb, p. es. ivi, p. 360: sembra di capire che Tayeb fosse propriamente un nome del padre o di un antenato). Sembra inoltre che vi fossero anche delle sorelle, ma senza fonti sicure di riferimento (Oussedik 1983 ne cita due, ma si tratta di una versione "romanzata" della storia, in cui non è ben chiaro quanto provenga da fonti storiche e quanto dalla fantasia dell'autore).. Il padre, Sidi Ahmed Mohamed, dirigeva la scuola coranica (in berbero timâammertDallet (1982): 991, s.v. timεemmeṛt) dell'avo Sidi Ahmed u Mezyan nel villaggio vicino di SummerFeredj 1979 conferma le notizie relative allo cheikh, sulla base anche della Rihla di al-Warthilani (XVIII secolo).. Le tradizioni raccolte sono concordi nell'affermare che fin da piccola Fadhma mostrò un carattere deciso e tutt'altro che rinunciatario, e una prova sarebbe il fatto che essa avrebbe insistito per frequentare le lezioni di Corano nella scuola del padre, cosa questa del tutto insolita per le bambineSul senso di rottura di questa scelta controcorrente, cf. in particolare Bitam (2000): 29-32..
Il matrimonio e la rinuncia In giovanissima età, Fadhma venne data in sposa dai familiari, com'era consuetudine, a un cugino materno, Yahia N At IboukhoulefLe prime notizie su questo matrimonio vengono dal colonnello N. Robin, "Histoire du chérif Bou Bar'la", Revue africaine, XXVIII (1884), pp. 177 ss., notizie riprese poi da tutti i biografi successivi (Feredj 1979, Oussedik 1983, Bitam 2000, ecc. Il nome dello sposo è riportato da Robin come Yahia Bou Ikoulaf, mentre Oussedik (p. 10) e Bitam (p. 32) lo chiamano Yahia n'Ath Ikhoulaf, del villaggio di Asker. Il nome della famiglia, esistente tuttora, è Iboukhoulef)., ma lei, confermando la sua propensione per una vita decisamente controcorrente rispetto agli usi dell'epoca, non volle sottomettersi al matrimonio forzato, e abbandonò ben presto il marito ("a un'età tra i 16 e i 18 anni"Robin, op. cit, p. 177.), ritornando ai suoi studi religiosi. Per una donna cabila del XIX secolo era impensabile rifiutare il ruolo di moglie e madre e aspirare invece a un ruolo tipicamente maschile come quello di dotto religiosoCf. tra l'altro Bitam (2000): 32-36..
Da allora, considerata una tabudalit (donna posseduta dallo SpiritoDallet (1982): 10 s.v. abudaliw traduce "idiota, debole di spirito, malato mentale". Propriamente il termine si usa infatti per coloro che sono "cavalcati dal vento" (irkeb-it waḍu), il che "si riferisce sia alla demenza sia alla santità" (Aït Ferroukh 2001: 81). Il termine è sinonimo di aderwic, nella sua duplice connotazione di "demente" e di "persona scelta per divenire santa" (Dallet 1969: 19-20).), si diede a una vita di ascesi e rinunce, immersa nello studio e nella pratica della religione, sempre presso la timâammert di Summer, a capo della quale, dopo la morte del padre, stava il fratello maggiore Si Tahar, anch'egli dotato di grande carisma. Come il padre e i fratelli, Lalla Fadhma era un'adepta della confraternita mistica sufi della Rahmaniyya.
Ben presto si diffuse la fama che Lalla Fadhma avesse delle visioni che la mettevano in comunicazione con i santi, e che fosse in grado di predire il futuro. La sua reputazione si diffuse a tal punto che da tutta la Cabilia accorrevano fedeli per consultarla portandole offerte. Essa riceveva i pellegrini in un locale della casa di Summer che esiste tuttora.
A detta di tutti la giovane eremita non era solo pia e saggia, ma anche di grande bellezzaSulla bellezza di Lalla Fadhma sono concordi quasi tutte le fonti. Quelle di parte francese dell'epoca amavano ironizzare su ciò, alludendo in maniera più o meno velata a una sua libertà di costumi giustificata con il pretesto di un comportamento al di fuori dagli schemi tipico dei mistici. Si veda ad esempio Hanoteau (1867): "La sua pulizia quasi ricercata e il lusso delle sue toilettes, in contrasto con la sporcizia sordida delle donne cabile, si imponevano agli uomini, che erano definitivamente sedotti dal suo bel viso e dal suo modo di fare brioso e familiare. Essa riceveva in una stanza separata ed oscura, e ammetteva solo una persona alla volta. A detta dei Cabili, i giovanotti dotati di un fisico piacente ottenevano da lei udienze molto più prolungate dei visitatori meno favoriti dalla natura"., ed aveva grande cura della propria persona e del proprio abbigliamento, ed era solita adornarsi di ricchi gioielliCosì la descrive lo stesso Carrey (1858): 279-280 al momento della cattura: "una donna cabila, piccola, un po' massiccia ma ancora bella, (...) Il suo sguardo è dardeggiante. Il volto è tatuato alla maniera berbera. È vestita di fini burnus e coperta di gioielli".. Tutto ciò destava grande impressione in chiunque la incontrasse.
La resistenza all'invasione francese: Bou Baghla Col passare degli anni, la presenza francese in Algeria (iniziata nel 1830 con lo sbarco presso Algeri) stringeva sempre più d'assedio la Cabilia, la sola regione ancora totalmente indipendente. E con l'accrescersi della pressione francese, si fece sempre più forte la volontà di resistere, e di prepararsi a difendere la propria terra anche a costo di una guerra sanguinosa. A detta del maresciallo Randon, la famiglia di Lalla Fadhma, in precedenza indifferente alle contese tra il partito filo-francese e quello antifrancese, sarebbe passata decisamente nel campo dei resistenti "a partire dalla spedizione del maresciallo Bugeaud nell'Oued Sahel nel 1847"Randon (1875), vol. I, p. 352..
Un evento decisivo per la vita stessa di Lalla Fadhma fu l'arrivo in Cabilia, verso il 1849, di un misterioso personaggio, che si faceva chiamare Mohamed ben Abdallah (il nome del profeta MaomettoCome rileva Perret (vol. II, pp.29 ss.), il nome di Mohamed ben Abdallah fu assunto da diversi capi della resistenza antifrancese di quel tempo "per mettersi in accordo con le profezie arabe" (che prevedono il ritorno vittorioso del Profeta alla fine dei tempi). Tra essi Bou-Aoud "l'uomo a cavallo" tra il 1845 e il 1847, un altro Mohamed ben Abdallah dagli effimeri successi qualche anno dopo, e infine Bou Baghla.), ma che è noto per l'epiteto di Bou BaghlaLetteralmente "l'uomo sulla mula". Sull'origine dell'epiteto le opinioni sono discordi, ma sicuramente vi è l'intenzione di riecheggiare il nome del predecessore Bou Aoud "l'uomo a cavallo". con cui veniva solitamente chiamatoSu Bou Baghla esiste una ricca bibliografia. Si può ricordare in particolare Robin (1884) e Hanoteau (1867): 445-450 ("Note sur Bou Ber'la").. Si trattava, probabilmente di un ex luogotenente dell'emiro Abdelkader (sconfitto definitivamente dai francesi nel 1847), che non volendosi arrendere, si era ritirato nella sola regione ancora non sottomessa, la Cabilia, da cui cominciò una vera e propria guerra (spesso condotta con azioni di guerriglia) contro i francesi e i loro alleati. Bou Baghla era un combattente valoroso, era molto eloquente in arabo, era profondamente religioso e la leggenda gli attribuisce anche doti di taumaturgo.
Lalla Fadhma fu ben presto attratta dalla forte personalità di Bou Baghla, che compiva spesso visite a Summer per consultare i capi di quella comunità religiosaBitam (2000): 73, citando Perret e Robin, afferma che egli "vi compiva frequenti visite".. E a sua volta il condottiero indomito rimase ammirato da questa donna tanto decisa e tanto determinata a contribuire, per quanto possibile, alla causa della guerra antifrancese. Con i suoi discorsi infiammati essa convinceva sempre più uomini a partire imsebblen, volontari pronti al supremo sacrificioSulla figura dell'imsebbel ("volontario. Combattente che fa in anticipo il sacrificio della vita": Dallet 1982: 755 s.v.), che appare nei momenti cruciali quando la società cabila si scontra con potenze esterne (mai nelle lotte "interne" tra tribù), non necessariamente di altra religione (gli imsebblen sono segnalati già intorno al 1745 nelle lotte contro il bey turco Mohammed el-Debbah: Hanoteau-Letourneux (2003) II: 56), si veda Robin (1907) e, più di recente, la trattazione che ne fa Adli (2004): 133-134., ed ella stessa, insieme ad altre donne, partecipava ai combattimenti, non tanto combattendo con le armi ma procurando vitto, medicamenti, esortazioni e conforto alle forze combattentiSi veda in proposito Bitam (2000): 75-76. Al di là del suo statuto di donna, si deve anche tenere presente che la dignità dei marabutti impedisce loro, di solito, di portare e usare le armi. Tant'è che essi erano dispensati dal combattere in tempo di guerra (Hanoteau-Letourneux 2003, vol. II: 53)..