Amaseno (, Masè in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.
Geografia fisica Territorio Amaseno si trova nella Valle dell'Amaseno, tra gli Ausoni (a est-sud-ovest) e i monti Lepini (a nord).
Tutt'intorno si innalzano le montagne, dai 546 metri del Monte Rotondo, fino ai 1090 metri, del Monte delle Fate. Le parti più alte sono ricoperte da rocce calcaree, mentre sui fianchi ci sono molte macchie di vegetazione. Secondo la Carta Geologica d'Italia redatta dal Servizio Geologico d'Italia il territorio di Amaseno è composto in gran parte da "Calcari con fossili del Turoniano" ed è sufficientemente fertile e adatto per qualsiasi coltura.
Il fiume principale è il fiume Amaseno, che scorre nella valle, prima di dar vita, insieme al fiume Ufente, al fiume Portatore. Virgilio nell'Eneide, menziona il fiume, e lo chiamava con il vocativo "Amasene pater" e "Amasenus abundans".
Clima
Origini del nome Il nome Amaseno deriva da un piccolo fiume denominato “Amasenus” il quale si ipotizza che potrebbe derivare a sua volta da un nome di città; Amasos. Il nome attuale (Amaseno) gli fu assegnato nel 1872 sostituendo il vecchio nome; San Lorenzo in Campagna, denominata in epoca molto più remota Castrum Sancti Laurentii.
Storia Dalle ricerche effettuate sul territorio si può dedurre che Amaseno non sia di origine antica, né romana né tantomeno pre-romana: infatti nel suo territorio non sono mai stati rinvenuti manufatti, lapidi o edifici che attestino l'esistenza di un oppidum o di un vicus di età antica. Giuseppe Tomassetti, archeologo e storico romano, è stato Il primo storico di Amaseno e dei suoi monumenti. Le fonti che utilizzò furono gli archivi di casa Colonna, gli archivi locali, gli archivi di Ferentino e gli archivi del Vaticano.. Secondo una delle ipotesi più accreditate, Amaseno sarebbe nato nel IX secolo e, come molti altri abitati medioevali, anch'esso sarebbe sorto attorno a un monastero. Altri suppongono invece che il centro abitativo che diede origine ad Amaseno si sia formato intorno ad una fortificazione militare. In ogni modo, la prima attestazione scritta dell'esistenza di Amaseno risale al 1125, quando ancora si chiamava Castrum Sancti Laurentii:
Nel testo degli Annales Ceccanenses si ricorda come nel 1125 papa Onorio II abbia condotto di persona una spedizione militare in cui prese Trevi e Maenza, incendiò Roccasecca e Giuliano, S. Stefano e Prossedi, e sottrasse (abstulit) San Lorenzo, che all'epoca doveva già far parte dei possedimenti dei Conti di Ceccano. I Conti, vinti, gli giurarono fedeltà. Di San Lorenzo si fa nuovamente menzione per il 1165, quando fu incendiato dalle truppe del re di Sicilia, guidate da Gilberto duca di Gravina e da Riccardo di Esaia:
Ricostruito, San Lorenzo nel XIII secolo tornò ad essere possedimento dei bellicosi Conti di Ceccano, che ne fortificarono il castello. Tra la fine del Duecento e i primi del Trecento passò per breve tempo ai Caetani: Landolfo II dei Conti di Ceccano, con testamento datato 18 agosto 1264, lasciò in eredità S. Lorenzo alla propria moglie Maccalona. Vedi anche , ma nel 1297, durante le lotte dei De Ceccano contro i Caetani, Bonifacio VIII confiscò S. Lorenzo e lo diede ai Caetani, suoi parenti. Alla morte di Bonifacio VIII S. Lorenzo ritornò ai Conti di Ceccano: Tommaso II detto “il Mutilo” lo tenne fino al 1350 circa, quando suo cugino Francesco III gli mosse guerra confiscandogli San Lorenzo assieme a Ceccano e a Ripi.
In seguito San Lorenzo passò ancora ai Caetani, che si erano imparentati coi Conti di Ceccano, ma nel 1419 papa Martino V Colonna lo confiscò a Cristoforo Caetani, duca di Fondi, e lo donò alla regina Giovanna II di Napoli, che a sua volta lo girò a Giordano e Lorenzo Colonna, aggiungendovi anche altri feudi e il Principato di Salerno. Da questo momento si aprì un lungo contenzioso tra i Colonna e i Caetani che costò a San Lorenzo anche un saccheggio, compiuto nel 1556 da Bonifacio Caetani. Dal 1549, proprio a causa del conflitto Colonna-Caetani, l'Ambasciatore spagnolo a Roma aveva preso possesso pro tempore di San Lorenzo, Sonnino e Vallecorsa che rimasero sotto l'amministrazione spagnola fino al 24 ottobre 1591, quando Filippo II di Spagna concesse i tre paesi oggetto di contesa a Marcantonio Colonna, il vincitore di Lepanto. Dal 1591 fino al 1816 San Lorenzo rimarrà feudo dei Colonna e non sarà più oggetto di contese tra i baroni romani.
Queste lotte però avevano alimentato il brigantaggio, di cui San Lorenzo ebbe a patire. Esemplare il caso del brigante Bartolomeo Vallante, detto "Catena" (circa 1550 - 1581), che alternava i suoi regolamenti di conti e le sue grassazioni con i "servizi", perlopiù assassinii, effettuati a pagamento per conto proprio dei signori locali. Costoro, infatti, oltre a laute ricompense in denaro, accordavano ai briganti l'impunità nei propri feudi. Tra i baroni che si valsero dei "servizi" di Catena vi furono appunto anche dei Caetani: Cesare e Pietro, signore di MaenzaSu Catena e il suo rapporto con i Caetani vd. Renato Mammucari, I briganti. Storia arte letteratura immaginario, Città di Castello, Edimond, 2000, pp. 166-8.. Non meraviglia dunque che il brigantaggio abbia conosciuto nella zona un notevole sviluppo proprio nel Cinquecento, in tempo di contese tra baroni. Un tentativo di reprimere il brigantaggio si ebbe con il sanguinario Sisto V: ai suoi tempi "nel breve tratto di strada tra Frosinone e Anagni si videro ben presto erette fino a dodici forche, dove pendevano straziati i corpi dei briganti"Renato Mammucari, I briganti. Storia arte letteratura immaginario, Città di Castello, Edimond, 2000, p. 169. Inoltre San Lorenzo era ubicato non lontano dal confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli: passare il confine permetteva ai briganti di eludere i soldati inviati a combatterli. Famoso nella prima metà del Seicento fu il brigante Domenico Colessa di Aloisio, detto "Papone", che aveva la sua base di operazioni presso Roccasecca, nella contrada Caprile e che cercò addirittura di fondare una repubblica che da lui avrebbe preso il nome di "paponiana". Per debellare Papone, che spesso sconfinava nello Stato Pontificio, il re di Napoli dovette far intervenire più volte l'esercitoRenato Mammucari, I briganti. Storia arte letteratura immaginario, Città di Castello, Edimond, 2000, p. 191.. Nella prima metà del Settecento primeggiò il terracinese Giuseppe Mastrilli (ca. 1710-1750), di famiglia agiata ed ex-seminaristaRenato Mammucari, I briganti. Storia arte letteratura immaginario, Città di Castello, Edimond, 2000, pp. 194-195..
In seguito alla rivoluzione francese e con la creazione, nel 1798, della Repubblica gallo-romana, il territorio dello Stato Pontificio fu diviso in otto dipartimenti e la vecchia provincia di Campagna e Marittima formò il dipartimento del Circeo, con capitale Anagni. Caduto il regime repubblicano nel 1799 fu restaurato lo Stato Pontificio, che rimase in piedi fino al 1809, quando fu annesso da Napoleone alla Francia; nella riorganizzazione amministrativa che seguì San Lorenzo rientrò nel Cantone di Vallecorsa, appartenente al Circondario di Frosinone, a sua volta parte del Dipartimento del TevereCfr. Bollettino delle leggi e decreti imperiali pubblicati dalla consulta straordinaria negli stati romani, Roma, Presso Luigi Perego Salvioni Stampatore del Bollettino delle Leggi, 1809, vol. 2, . Nel 1815 il Congresso di Vienna restaurò ancora lo Stato pontificio e l'anno successivo il cardinal Consalvi spinse papa Pio VII a decretare l'abolizione dei diritti feudali nello Stato Pontificio, così anche il principe di Paliano Filippo Colonna, ultimo discendente diretto di Marcantonio, rinunciò ai suoi ventisette feudi, compreso S. Lorenzo Riguardo all'abolizione dei feudi «Bisogna osservare che San Lorenzo, come feudo prima dei Ceccano, poi dei Caetani e da ultimo dei Colonna, non pagava tasse alla Reverenda Camera Apostolica»: . E comunque ancora verso la metà dell'Ottocento i Colonna continuavano ad avere a San Lorenzo «notabili possedimenti, e palazzo baronale», cfr. I Colonna avrebbero alienato le loro proprietà amasenesi solo nei primi decenni del Novecento, quando la Sbp (Società Bonifiche Pontine) acquistò da loro ben 4.000 ettari di terreni incolti situati tra Amaseno e Giuliano di Roma: cfr. Giuseppe Barone, Mezzogiorno e modernizzazione: elettricità, irrigazione e bonifica nell'Italia contemporanea, Torino, Einaudi, 1986, p. 332.. Inoltre Pio VII, con il motu proprio del 6 luglio 1816 istituì la delegazione apostolica di Frosinone. Una lettera della delegazione, risalente al 1837 e oggi conservata nell'archivio storico del comune, attesta come nel 1822 il Consiglio Comunale fosse formato da 18 membri per tre quarti di S. Lorenzo e un quarto di Pisterzo.
Nel frattempo il brigantaggio, che non si era sopito durante il periodo francese, si riacutizzò per l'attività delle bande di Pasquale Iambucci di Vallecorsa (attivo tra il 1812 e il 1814), di Alessandro Massaroni detto "mancinello", anch'egli di Vallecorsa (1814-21), di Giuseppe de Cesaris di Prossedi (1819-20), del famoso Antonio Gasbarrone detto "Gasperone", originario di Sonnino (1814-19) e, infine, di Michele Feodi, arrestato il 16 luglio 1825Renato Mammucari, I briganti. Storia arte letteratura immaginario, Città di Castello, Edimond, 2000, pp. 244-53.. Talvolta all'interno di queste bande si trovava anche qualche amaseneseIn calce all'editto emanato il 22 dicembre 1812 dal Luogotenente generale conte Miollis si trova l'elenco dei quaranta briganti allora latitanti: sette sono di Vallecorsa, nove di S. Stefano, otto di Giuliano, uno di Supino, uno di Veroli, due di Montefortino, quattro di Bassiano, due di Sonnino, quattro vengono dalla Calabria e uno è, appunto, di San Lorenzo: cfr. A. Gasbaroni, La mia vita di brigante. Redatta in prigione da Pietro Masi da Patrica, ergastolano, suo compagno di banda e di pena, Roma, Atlante, 1952, pp. 55-56. In una diffusa guida turistica dell'Italia di fine Ottocento si avvertiva che «"Sonnino" […] and "San Lorenzo", in the valley of the Amaseno […] are both famous for the picturesqueness of the costume of the women, and were formerly notorious for the audacity of the brigands», da: . Più spesso ne furono vittime: nel 1864 veniva decretato un «aumento delle forze di gendarmeria in San Lorenzo per giungere all'arresto dei briganti che si aggirano nella zona»Cfr. la Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato, vol. 2, p. 1065.. E in effetti gli zuavi pontifici effettuarono vari arresti sulle montagne tra Amaseno e Sonnino nel 1865Cfr. , tuttavia ancora nel 1866 si registra un "ricatto ai danni di due abitanti di San Lorenzo da parte di alcuni briganti"Cfr. la Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato, Volume 2, p. 1071: . La fine del brigantaggio si sarebbe avuta solo dopo l'Unità d'Italia.