La Seconda Lettera di Giovanni è una lettera scritta da Giovanni il Presbitero, è inclusa tra i libri del Nuovo Testamento; è considerata la quinta delle cosiddette «lettere cattoliche». È stata scritta nella seconda metà del I secolo.Rinaldo Fabris colloca le lettere giovannee, in particolare, nell'ultimo decennio del primo secolo (Rinaldo Fabris, Lettere di Giovanni, Città nuova, 2007).
Composizione
La Seconda e la Terza Lettera di Giovanni sono, tra le lettere del Nuovo Testamento, quelle più simili alle lettere private ellenistiche.Kummel, p. 446. Inoltre, «usano lo stesso linguaggio, concordano in lunghezza e nella forma epistolare (indirizzo, introduzione, conclusione)» e anche per questo motivo si ritiene che furono scritte dallo stesso autore.Kummel, p. 449. La lingua è quella popolare della Koinè, come avviene per il quarto vangeloRinaldo Fabris, Lettere di Giovanni, Città nuova, 2007.
All'inizio della lettera () l'autore si identifica semplicemente come "ο πρεσβυτερος", «il presbitero». Secondo gli studiosi, o questo è un titolo generico, che indica l'appartenenza al presbiterio, oppure è un riferimento ai "presbiteri" che, secondo Ireneo di Lione, Papia di Ierapoli e Clemente di Roma, erano guardiani della tradizione apostolica.Kummel, p. 451. La lettera è datata attorno al 100, come risulta anche dai temi dagli insegnamenti in essa contenuti.
Nel V secolo nacque la tradizione che l'autore della Seconda Lettera di Giovanni fosse Giovanni apostolo ed evangelista. Gli studiosi moderni ritengono tuttavia che l'autore non sia luiIn tale linea si pone anche papa Benedetto XVI (Jesus von Nazareth. Von der Taufe im Jordan bis zur Verklärung, Herder, 16 aprile 2007, ISBN 978-3-451-29861-5, pag. 268: «Dieser Presbyter Johannes erscheint im Zweiten und Dritten Johannes-Brief als Absender und Verfasser des Briefes schlicht unter dem Titel "der Presbyter"...Er ist offensichtlich mit dem Apostel nicht identisch»; Gesù di Nazaret, Milano, Rizzoli, 2007, ISBN 978-88-17-01659-9), che distingue l'identità dell'apostolo da quella di Giovanni il presbitero.; infatti, nell'attuale mondo accademico - in merito alla relazione tra le tre lettere e il Vangelo attribuiti all'apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo - "la maggioranza ritiene che non si tratti della stessa persona, ma di qualcuno che conosceva molto bene gli insegnamenti contenuti in quel Vangelo e che intendeva affrontare alcuni problemi sorti nella comunità in cui si leggeva quel Vangelo"Come osserva lo storico e biblista Bart Ehrman, che aggiunge come "lo stile è, tuttavia, differente, così come lo sono i problemi trattati". (Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 482-491, ISBN 978-88-430-7821-9.). e, concordemente, gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1292-1293, ISBN 88-399-0054-3. (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2514, ISBN 978-88-10-82031-5.). ritengono che in tali lettere "espressioni parallele in apertura delle lettere («che io amo nella verità», 2Gv 1,1; 3Gv 1,1; «Mi sono rallegrato molto di aver trovato... camminando nella verità», 2Gv 1,4; 3Gv 1,3), e in chiusura (2Gv 1,12; 3Gv 1,13) mostrano che le lettere sono della medesima persona" ma "un confronto tra 1Gv e il quarto vangelo indica che 1Gv (e di conseguenza 2Gv e 3Gv) non è opera dell'autore del vangelo".
I destinatari della lettera sono cristiani provenienti dal paganesimo, membri di una comunità, definita "signora eletta". Come per le altre lettere giovannee, anche questa si prefigge il fine di sostenere la purezza della fede, di invitare alla pratica dell'amore e della carità fraterna, e di mettere in guardia verso i falsi maestri gnostici ed eretici, che insidiano la fede dei cristiani.
Struttura e contenuto La lettera è formata da un unico capitolo, per un totale di 245 termini, suddivisi in 13 versetti. Il testo può essere suddiviso in quattro parti.
Saluto iniziale L'indirizzo iniziale presenta l'autore (il "Presbitero") e la comunità cui lo scritto è destinato, che viene indicata con il termine di "Signora eletta"(), di cui non è oggi possibile una sicura identificazione.
Esortazione alla carità L'autore si rallegra quindi per i progressi della comunità e la invita a continuare nell'obbedienza ai comandamenti e nella pratica dell'amore:
Falsi dottori La lettera prosegue quindi con un invito a guardarsi dai falsi dottori. Ritorna anche il termine di Anticristo, riferito a quello che per Giovanni era un falso insegnamento sulla vera natura di Gesù.
Saluti Lo scritto si conclude quindi con una formula di congedo e con l'auspicio di potersi vedere di persona.
Note
Bibliografia Raymond Edward Brown, Lettere di Giovanni, Assisi 1986. Rudolf Bultmann, Le lettere di Giovanni, Brescia 1977. Rinaldo Fabris, Lettere di Giovanni, Città Nuova, 2007. Peter Kirby, "2 John", Werner Georg Kümmel, Introduction to the New Testament, Abingdon Press, 1975. Wilhelm Thüsing, Le tre lettere di Giovanni, Roma 1972.
Voci correlate Prima lettera di Giovanni Terza lettera di Giovanni Lettere cattoliche
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Collegamenti esterni
Testo della seconda lettera di Giovanni basato sulla versione CEI del 1974.
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