Fiorano Modenese (Fiurân in dialetto modenese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Modena in Emilia-Romagna, situato a sud del capoluogo.
Il comune fa parte dell'Unione dei Comuni del Distretto Ceramico insieme con i comuni di Formigine, Frassinoro, Maranello, Montefiorino, Palagano, Prignano sulla Secchia e Sassuolo.
Geografia fisica Il centro è racchiuso tra i comuni limitrofi del Comprensorio Ceramico di cui fa parte. Si trova a poco più di 17 chilometri da Modena ed è il comune del distretto con la maggior concentrazione di stabilimenti industriali dedicati alla ceramica.
Il territorio comunale ospita la riserva naturale regionale delle Salse di Nirano.
Storia
Preistoria e storia antica Negli anni quaranta Fernando Malavolti condusse gli scavi in località Fornaci Carani che permisero la scoperta di un importante insediamento neolitico che ha dato il nome alla fase più antica del neolitico in Italia per quanto riguarda l'Emilia centrale: la Cultura di Fiorano. I resti dell'insediamento neolitico si trovarono a oltre 4 metri di profondità ed erano composti da fondi di capanne, pozzetti, focolari, strumenti in selce, manufatti in pietra verde levigata oltre a reperti ceramici che vennero esposti presso il Museo civico archeologico etnologico di Modena. Gli scavi stratigrafici portarono alla luce vari strati sovrapposti, in parte depositi alluvionali e in parte di attività umane dell'età del bronzo, del ferro e di età romana. La "Cultura di Fiorano" è caratterizzata da alcuni tipici contenitori ceramici: grandi orci quadriansati, fiaschi, scodelle e tazze decorate da linee verticali di punti impressi e linee incise. Per quanto riguarda la datazione dei rinvenimenti essi fanno riferimento al VI millennio a.C. e collocandoli quindi come i primi segni di presenza umana nella Provincia di Modena quando l'attività si spostava da caccia e raccolta a coltivatrice e allevatrice. Presso Cave Cuoghi tra il 1967 e il 1970 furono rinvenuti resti di una ceramica risalente al IV millennio a.C. riferibile alla "cultura dei vasi a bocca quadra".
A Fiorano Modenese la presenza di una civiltà terramaricola nei pressi del torrente Corlo è testimoniata dai rinvenimenti di Fernando Malavolti nel 1946 nella proprietà Ravazzini di un consistente giacimento archeologico, spesso circa due metri.
A seguito della fine della civiltà delle terramare intorno al 1150 a.C., il territorio modenese assiste a un forte tracollo demografico, nonostante la sopravvivenza di piccoli villaggi isolati. Gli abitati a oriente del Panaro sono caratterizzati da forme di cultura sempre più decadenti, nella quale appaiano sporadici e modesti gli elementi delle vicine fiorenti culture dell'età del ferro. La civiltà villanoviana, estensione diretta della cultura Urnfield dell'Europa centrale, non appare infatti oltrepassare il fiume Panaro a occidente. Come conseguenza di un radicale processo di orientalizzazione tale civiltà sfocerà poi nel VIII-VII secolo a.C. nella civiltà etrusca.
La conflittualità nel Mediterraneo occidentale tra Etruschi, Greci, e Cartaginesi rese impraticabili le antiche rotte commerciali, ecco che gli etruschi decisero di espandersi a nord nel VI secolo a.C.. L'espansione etrusca in area padana era finalizzata a una solida organizzazione itineraria, con percorsi commerciali attrezzati e sicuri; furono fondate ex novo e contemporaneamente le città di Mantova, Spina, Marzabotto e si procedette alla rifondazione di Bologna. Nonostante ciò in età etrusca il popolamento nel Modenese, e più in generale a occidente del Panaro, continuò ad apparire estremamente rarefatto, con l'eccezione di aree isolate di addensamento demografico come Castelvetro e Savignano sul Panaro. Mancano testimonianze etrusche a ovest del territorio di Maranello verso Fiorano e Sassuolo. Sembra infatti che tale civiltà si sia fermata lungo il Guerro, torrente localizzato a oriente del comune di Maranello. In questo periodo le principali attività umane riguardavano l'allevamento di bovini, maiali e capriovini oltre che a una massiccia produzione di ceramiche.
In corrispondenza dell'apice di prosperità dell'Etruria padana, quello che era incominciato come un graduale processo di infiltrazione celtica culminerà nel IV secolo a.C., quando intere nazioni provenienti dalla Francia settentrionale e dalle valli del Reno e del Danubio varcheranno le Alpi. L'alta pianura e l'area collinare compresa tra la Parma e Bologna sono l'epicentro dell'insediamento dalla tribù celtica più potente e numerosa che immigrerà nel Nord Italia, i famigerati Boi. L'archeologia attesta che tutte le fattorie etrusche nel territorio modenese sono abbandonate, e solo in rari casi si assiste a una continuità insediativa, mentre piccole enclavi etrusche rimasero in vita nella bassa modenese, un'area solo lievemente celtizzata. I Boi si distribuirono nella fascia collinare e pedecollinare della pianura padana in 112 tribù, infiltrandosi in profondità anche nelle valli fluviali dell'Appennino, fino a raggiungere a quella del torrente Dragone, area in cui vennero a contatto con Liguri Friniati. Nonostante ciò, con l'eccezione delle ampie valli fluviali appenniniche, come quella del fiume Secchia, le montagne rimasero saldamente in mano ai Friniati.
Gli irriducibili Galli Boi insieme con i Galli Insubri, i Liguri Friniati e Apuani, furono la popolazione a opporre maggiore resistenza all'avanzata romana. La sottomissione del Galli Boi con la battaglia di Modena nel 192 a.C. finalizzò infatti la definitiva conquista romana della Gallia Cisalpina.
Nel 183 a.C. fu fondata Muthina e il suo territorio fu assegnato a coloni ciascuno con un terreno di circa . I coloni costruirono nell'area centuriata fattorie, impianti produttivi, e ville rustiche. Mentre gli altri territori non interessati dalla centuriazione romana, come Fiorano, Formigine e dunque tutta la fascia pedecollinare e lungo i corsi del fiume Secchia e Panaro furono destinati ad ager publicus cioè a uso pubblico come il pascolo, lo sfruttamento di aree boschive o per la fabbricazione di laterizi e ceramica. Presso il quartiere Torre delle Oche sono infatti stati ritrovati i resti di una fornace datata seconda metà del II secolo a.C., creata per la produzione di anfore forse destinate al commercio del vino.
Con la romanizzazione della Gallia Cisalpina la popolazione locale di madre lingua celtica iniziò ad apprendere e parlare il latino, dando vita alla famiglia linguistica delle lingue gallo-romanze, ossia lingue romanze aventi un substrato celtico, come il francese e le lingue parlate in Piemonte, Lombardia, Emilia e Romagna. Nonostante la sottomissione della popolazione boica, incursioni provenienti dalla montagna ad opera dei Friniati continuarono per decenni dopo la fondazione di Mutina, fino alla loro completa sottomissione.
Medioevo
Una necropoli longobarda del VI secolo fu rinvenuta nel 1966 presso la cava di argilla nell'ex-fornace Ape. La necropoli conteneva diverse tombe ma alcune furono scavate clandestinamente o distrutte e si riuscì a recuperare integralmente solo la tomba di una donna ora esposta al Museo della ceramica di Fiorano nel Castello di Spezzano. La tomba era stata costruita con mattoni e tegole; all'interno si trovava il corredo costituito da una fibula d'argento dorato con castoni in granato e una collana formata da vaghi in pasta vitrea, in corallo e in corniola.
In epoca Carolingia, è documentata storicamente la corte regia di Camiazzo o Campomiliazzo (Campus Miliatus), con la Pieve di S. Pietro, appartenuta al pronipote di Carlo Magno e figlio di Lotario I: l'imperatore Ludovico II il Giovane che la diede in dote alla moglie Engelberga d'Alsazia il 5 ottobre 851. La corte si trovava presso l'attuale quartiere Cameazzo.
Engelberga nel marzo 877 fece testamento e dispose che tutte le sue sostanze sia presenti sia future andassero al monastero di San Sisto di Piacenza, con tutte le case, le cose, le famiglie dei servi della gleba e quindi anche Fiorano.
Berta, figlia del re d'Italia Berengario I, divenne badessa di San Sisto verso il 914, e il 27 agosto 917 ottenne dal padre un diploma confermante alla stessa badessa Berta il monastero di San Sisto con tutte le sue corti, compresa quella di Camiazzo per tutta la sua vita.
Tra l'862 e il 955 l'Italia fu oggetto di razzie e invasioni ungariche. Camiazzo non possedeva fortificazioni militari e i suoi abitanti, per proteggersi dagli Ungari, erano costretti a rifugiarsi fino a Castellarano o a Rocca Santa Maria. Siccome questi due castelli erano molto distanti e inadeguati per accogliere tutta la popolazione, la badessa Berta di San Sisto e il vescovo di Modena Gottofredo, decisero di costruire sulla spianata superiore del colle di Fiorano un castello con torre centrale e alcuni edifici raccolti dentro una cerchia di mura.
Per merito del vescovo di Modena Ingone, verso il 1030, nacque la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista dentro la cinta muraria del castello con relativa torre campanaria e annesso edificio a uso di canonica.
Da Matilde di Canossa ai comuni
Alla morte della madre Beatrice di Lorena, avvenuta nel 1076, Matilde di Canossa entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva anche Fiorano. Il 2 marzo 1108 la contessa Matilde di Canossa in persona si trovava presso il castello di Fiorano nonostante questo fosse di proprietà del vescovo di Modena. Il vescovo aveva l'onore di accoglierla insieme con parecchie personalità illustri dell'epoca come Alberico figlio di Bulgaro (da Nonantola), Rodolfo da Garfagnano, Azzo da Sala, Alberto di Ioculo, Lanfranco da Savignano e Alberto di Giampaolo. Sappiamo della sua presenza grazie alla redazione di un atto, proprio in quel giorno, alla presenza di Matilde e del notaio che scrisse Actum in casto Floranelli cioè atto rogato nel castello di Fioranello che in una delle prime volte viene così chiamato.
Dopo la morte della contessa Matilde, la compagine dei suoi stati si sfasciò; sia perché Enrico V di Franconia ne occupò la maggior parte in sfregio alla Santa Sede che reclamava l'eredità della Gran Contessa, sia perché i popoli non volevano saperne di feudalesimo e aspiravano a raggrupparsi in liberi comuni il più delle volte identificandosi con i confini della diocesi. Dopo la morte di Matilde, i nobili Della Rosa ottennero l'investitura imperiale del fortilizio di Sassuolo, edificato dalla stessa contessa e poi da loro ampliato. Nel 1178 e nel 1187, sull'esempio di tanti altri comuni rurali del modenese, anche i consoli del comune di Sassuolo giurarono fedeltà al comune di Modena nonostante Sassuolo fosse di diocesi reggiana.
Prima signoria dei Pio
Nel 1264 fu eletto vescovo di Modena Matteo Pio, appartenente alla famiglia dei Pio di Savoia. Nello stesso anno Manfredo Pio ottenne dal vescovo Matteo (suo cugino) l'investitura a titolo di custodia (che presto si convertì in signoria feudale) del castello di Fiorano. Manfredo Pio morì presto trasmettendo al figlio Egidio tutti i suoi diritti di signoria.
I nobili Della Rosa
Il 15 ottobre 1309 Egidio Pio vendette il castello di Fiorano e tutti i possedimenti ai nobili di Sassuolo: Francesco detto Sassolo Della Rosa, Azzo Della Rosa e Obizzo Della Rosa. A quest'epoca il castello di Fiorano aveva un'unica cinta di mura, circondante la spianata del colle e racchiudente l'antica torre quadrilatera merlata. La cinta muraria racchiudeva anche la chiesa di San Giovanni Battista con annesso campanile, sagrato e canonica. Vi erano inoltre varie torri-case in cui risiedevano i signori del castello, tutte sulle mura. I nobili Della Rosa completarono entro l'autunno del 1312 le fortificazioni del castello aggiungendo un forte baluardo con torre circolare, munito di balestriere e coronato di piattaforma merlata nell'angolo nord-est delle mura.