La storia di Lipari è una vicenda millenaria, che inizia con le popolazioni preistoriche per giungere, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri.
Preistoria Gli antesignani
È ipotizzabile che dalla Sicilia qualcuno abbia attraversato il breve braccio di mare che separa Capo Milazzo dalle visibili isole Eolie (poco più di 20 chilometri) e abbia iniziato la colonizzazione delle stesse. Quando ciò sia avvenuto non è noto, ma che questo evento sia accaduto all'incirca in questo periodo è dimostrato dalla presenza in Sicilia di manufatti lavorati con ossidiana, la cui unica fonte di provenienza sono appunto le Eolie. È quindi ragionevolmente presumibile che nelle isole ci fosse una comunità stanziale dedita alla raccolta ed alla lavorazione dell'ossidiana. Volendo quindi assegnare una data di inizio della colonizzazione umana delle Eolie, questa potrebbe essere posizionata verso la fine della glaciazione di Würm ovvero circa 10.000 anni fa, all'inizio del Mesolitico.
Questo periodo è rappresentato in Sicilia da due sole stazioni, la grotta di Corruggi di Pachino ed il riparo sotto roccia della Sperlinga di San Basilio presso Novara di Sicilia. In particolare in quest'ultimo sito, nei suoi livelli più alti in cui all'industria microlitica incomincia ad associarsi la ceramica, si trovano alcuni strumentini identici a quelli di selce ma lavorati sull'ossidiana importata dalla relativamente vicina isola di Lipari. Ricordiamo qui che è il Mesolitico il periodo in cui vengono elaborate tecniche sofisticate di lavorazione della pietra, come quella definita "microlitica", nella quale piccole schegge di selce fissate a manici in legno o in osso sono utilizzate per costruire utensili per la caccia e la raccolta dei vegetali.
Le culture neolitiche
È tuttavia durante il Neolitico che si ha l'evidenza di una cultura agricola importata da gente nuova che approda in Sicilia portandovi una civiltà di gran lunga superiore a quella delle popolazioni che vi avevano abitato sino ad allora. Questo popolo non basa più la loro sussistenza sulla caccia e sulla raccolta dei frutti selvatici, ma sanno ottenere il loro sostentamento dall'agricoltura e dall'allevamento del bestiame. Solcano i mari con le loro piccole navi e commerciano con gente lontana con cui scambiano prodotti e da cui apprendono idee e tecniche nuove. Non abitano più nelle grotte ma costruiscono capanne e si addensano in piccoli villaggi spesso fortificati, utilizzando, insieme alla selce, anche la più tagliente ossidiana. La diffusione di questa civiltà non è un fatto isolato o limitato a qualche sporadica stazione ma è caratterizzata da una notevole uniformità in tutto il Mediterraneo centro-orientale a partire da un unico punto di irradiazione nel vicino Oriente (Siria settentrionale o Anatolia meridionale). Su tutte le rive di questo mare le più antiche culture neolitiche presentano una stretta somiglianza tra loro e l'elemento emblematico può essere identificato nella ceramica impressa grossolanamente decorata. Le Eolie rappresentano il punto estremo dell'espansione verso occidente di una cultura che si va diffondendo via mare mediante una navigazione costiera che procedeva dal medio oriente isola dopo isola.
Durante il Neolitico le isole Eolie conobbero un periodo di floridissima civiltà la cui fonte fu proprio lo sfruttamento dell'ossidiana cioè di quel "vetro" vulcanico eruttato dai crateri della Forgia Vecchia e di Monte Pilato nell'isola di Lipari. Assai più tagliente in paragone alla selce, anche se meno lavorabile di quest'ultima, l'ossidiana era un prodotto assai ricercato prima che si sviluppasse la metallotecnica. Lavorata nei villaggi e nelle capanne sparse un po' ovunque, ridotta a lame regolari molto taglienti, essa era largamente esportata non solo verso la Sicilia e l'Italia meridionale ma probabilmente anche verso regioni molto più lontane del Mediterraneo centrale ed occidentale. L'enorme quantità di schegge di rifiuto che si raccolgono ancora oggi nei villaggi neolitici delle isole Eolie o che sono sparse nei campi, testimoniano l'intensità e la durata di questa industria che si protrasse per molti secoli assicurando agli abitanti un livello di vita certamente superiore a quello di molte altre regioni vicine e della stessa Sicilia. A Lipari si hanno i primi ritrovamenti nella zona del Castellaro Vecchio presso Quattropani, risalenti al IV millennio a.C., quando già in Sicilia queste ceramiche si trovavano nella loro fase evoluta. La posizione di questo villaggio sull'altopiano, in una delle zone più fertili dell'isola, più favorevole per l'agricoltura e per la pastorizia che per la navigazione ed il commercio, rivela forse che in queste prime popolazioni che si insediarono nell'isola era ancora forte l'attaccamento alle tradizioni agricolo-pastorali delle zone di provenienza. Finora nessuna traccia di questa età è stata scoperta nell'acropoli di Lipari, in quella località cioè che è stata sede del più importante centro abitato dell'intero arcipelago in tutte le epoche seguenti e fino ai nostri giorni. Il Castello di Lipari è un masso di riolite isolato che si protende nel mare con pareti dirupate e che forma due piccole insenature adatte ad un ricovero portuale: la Marina Lunga a nord e la Marina Corta a sud. È una vera fortezza naturale e certo per questa ragione fu sede degli abitati del tardo neolitico e dell'età del bronzo e fu più tardi l'acropoli della città greca, romana e medioevale nonché la fortezza dell'epoca spagnola.
La vita sembra tuttavia iniziare nel Castello in un momento immediatamente successivo a quello rappresentato dalla stazione del Castellaro Vecchio. Gli strati più antichi ritrovati sul Castello appoggiano direttamente sulla roccia e sono caratterizzati da ceramiche decorate con bande bordate di nero (il cosiddetto stile di Capri): la ceramica impressa che aveva caratterizzato il Mesolitico è quasi totalmente scomparsa. Abbondano invece reperti di questo nuovo tipo di ceramica molto levigata, di impasto nero o bruno, lucida, di fattura quasi perfetta, non decorata o con pochissimo decoro di tipo meandro-spiralico. L'industria litica è ancora molto abbondante ed esclusivamente su ossidiana. Un terzo periodo, dopo quelli delle ceramiche impresse e delle ceramiche con decoro meandro-spiralico, presenta un'evoluzione nella forma dei vasi dotati di anse raffinate e poi nell'uso di ceramiche monocrome rosse con anse allungate ed orli assottigliati (stile di Diana). Questa fase, in cui si cominciano a trovare scorie di fusione del rame, deve essere durata molto poco sul Castello (lo strato è molto sottile) mentre più evidenti sono le tracce in contrada Diana ai piedi del Castello stesso. Ciò dà evidenza di un periodo prospero e tranquillo in cui non veniva avvertita la necessità di difendersi edificando in posizioni arroccate. Lo stile di Diana, nella sua fase più evoluta, è presente anche a Capo Graziano nell'isola di Filicudi e nella stazione di Calcara nell'isola di Panarea.
L'Età del bronzo
Dopo il periodo fiorente dello stile di Diana, in cui l'ossidiana era stata la fonte di ricchezza per l'isola, la rivoluzione conseguente all'avvento della metallotecnica comporta due fattori di impoverimento per Lipari e tutte le Eolie. Il primo, immediato, è la sostituzione dell'ossidiana con il bronzo più facilmente lavorabile, meno fragile e non dipendente da una singola fonte di approvvigionamento. Il secondo fattore consegue al miglioramento della marineria dotata di navi più moderne, anch'esse legate alla disponibilità del metallo, che consentono di intraprendere navigazioni più lunghe e non più legate ai percorsi costieri o limitate agli spostamenti a vista. Quindi, pur partendo sempre dalla Anatolia, le rotte commerciali non passavano più obbligatoriamente per lo Stretto di Messina e le isole Eolie ma, attraverso Malta ed il Canale di Sicilia, aprivano nuovi mercati in Sardegna, in Francia ed in Spagna e da qui, oltre le Colonne d'Ercole, sino alle lontane Bretagna e Cornovaglia. Questo primissimo periodo dell'età del bronzo che vede ceramiche ad impasto bruno e grossolano, con superficie lucida ma con pochissimo decoro (Cultura di Piano Conte) mostra anche il passaggio da capanne ovali singole verso una forma di civiltà urbana sia per motivi di difesa che di miglior utilizzo delle risorse comuni (acqua, grano). Tuttavia, dimostrando una intraprendenza che non poteva che venire da un elevato livello di acquisita civiltà, la popolazione eoliana, nonostante che gli sia mancata la fonte primaria di ricchezza, cioè il commercio dell'ossidiana, ha saputo volgere a proprio vantaggio quella rivoluzione epocale che è stata il passaggio dall'età della pietra a quella del bronzo. Infatti sfruttando la capacità di navigare acquisita mediante i commerci di ossidiana, la conformazione dell'arcipelago che sembra strutturato ad arte per raccogliere i naviganti provenienti dal Nord e per proteggerli da ogni vento, la presenza di Stromboli che ancora i Romani definivano il Faro del Mediterraneo per la sua visibilità sia di giorno che di notte nonché la posizione geografica centrale rispetto al Mediterraneo, sfruttando tutto ciò la popolazione eoliana ha raggiunto in questo periodo una posizione preminente nel commercio dello stagno proveniente dalla lontanissima Cornovaglia. In questo periodo, a partire da XVI secolo a.C., si assiste ad una larga diffusione in tutte le isole dei prodotti egei e contemporaneamente ad uno spostamento dei villaggi dalle amene posizioni dei secoli precedenti a posizioni fortificate più difendibili. Sono frequenti i ritrovamenti di macine per il grano, di trituratori e di altri oggetti di chiaro utilizzo sociale; nel Castello di Lipari è stata trovata, databile intorno al 1580 a.C. una forma di arenaria per la fusione di oggetti in bronzo. Nel suo complesso la prima età del bronzo nelle isole Eolie va dal XVIII secolo a.C. sino alla fine del XV con una durata di circa 400 anni. Il periodo successivo, tra il 1400 ed il 1300 a.C., detto della media Età del bronzo, è caratterizzato da inumazioni singole rannicchiate entro grandi vasi (pithoi) normalmente chiusi da una lastra di pietra; di esse sono stati trovati molti esempi in una zona ai piedi del Castello (oggi piazza Monfalcone) attualmente conservati nel Museo archeologico di Lipari. Le ceramiche sono molto lavorate e assumono la forma di orci globulari e bottiglie ma anche di amuleti in terracotta e monili. A Lipari è stata ritrovata una forma di fusione per spade mentre a Panarea una per braccialetti. Gli scambi non sono più solo con l'area di cultura greca od orientale ma anche con quella italica ed egiziana: nella tomba di Amenophis IV (1372-1355) sono state trovate ceramiche di tipo identico a quello sopra citato, sono state anche ritrovate diverse ceramiche nuragiche nelle isole, che testimoniano un traffico commerciale tra la Sardegna e Lipari. Intorno al 1250 tutto ciò si interrompe bruscamente. Delle isole Eolie non rimane altra traccia se non il ricordo persistente nel mondo greco di cui risuona larga eco nei racconti dell'Odissea. "La Sicilia è il paese ricco di risorse non sfruttate e abitato dai Ciclopi selvaggi, i pericoli dello stretto sono emblematizzati nella leggenda dai due mostri Scilla e Cariddi che ne ostacolano il passaggio ai naviganti. Al di là dello Stretto sono le Planctai, le isole vaganti, le cui fosche cime sono sempre avvolte da una nera nube, il paese dei Lestrigoni mangiatori di uomini, le sirene incantatrici dei naviganti, l'isola della maga Circe. Ma vi è anche Eolia, l'isola galleggiante circondata da un muro di bronzo nella quale regna Eolo il re giusto ed ospitale, dispensatore dei venti, che accoglie benignamente Ulisse e gli dona l'otre del vento favorevole perché possa tornare in patria".
I re italici