Il buddismo in Occidente , ciò in seguito a contatti, susseguitesi nei secoli, tra le dottrine buddhiste e alcune delle civiltà del mondo occidentale che si sono via via succedute nel tempo.

Dalla storia antica al '600

Mondo ellenistico Il buddismo ha occasionalmente intersecato il mondo occidentale fin dalle epoche più antiche. È addirittura possibile che il primo incontro sia avvenuto nel 334 a.C., quando Alessandro Magno col suo esercito greco-macedone arrivò a conquistare la maggior parte dell'Asia centrale sino a giungere ai confini del fiume Indo, agl'inizi della regione chiamata Punjab.

Successivamente la dinastia seleucide e i regni che si svilupparono a seguire stabilirono una profonda influenza dell'ellenismo nell'intera area, interagendo anche direttamente col buddismo indiano e producendo quello che poi è stato conosciuto come buddismo greco.

L'unificatore di quello che poi sarà ricordato e conosciuto come impero Maurya, Ashoka (273-232 a.C.) si convertì al buddismo a seguito della sanguinosa conquista del territorio dei Kalinga (l'attuale Orissa) durante la guerra di Kalinga. Deplorando gli orrori provocati dal conflitto, l'imperatore decise da quel momento in poi di rinunziare ad ogni forma di ulteriore conquista tramite la violenza; da quel momento in poi iniziò a 'propagandare' la fede in Buddha attraverso la costruzione di stupa e un variegato numero di pilastri dedicati a raccontare l'evento della propria conversione.

Ashoka il Grande sollecitò all'interno del suo vasto impero, comprendente quasi l'intera India attuale (tranne l'ultimo lembo a sud del subcontinente indiano), tra le altre cose il rispetto d'ogni vita animale tramite il vegetarianesimo ed ingiungendo al popolo sottomesso al suo governo di seguire scrupolosamente i dettami del Dharma. Si adoperò poi anche al miglioramento della vita effettiva materiale dei propri cittadini attraverso la costruzione di strade, ospedali e sistemi d'irrigazione in tutto il paese. Fu anche il primo governante antico orientale a trattare i suoi sudditi a prescindere dalla loro casta d'appartenenza di nascita.

Forse il migliore se non il più grande esempio di fede dell'imperatore è la costruzione dello Stupa di Sanchi (nell'attuale stato federato di Madhya Pradesh) contenente secondo la tradizione alcune delle più importanti reliquie del Buddha; costruito nel III secolo a.C. è stato successivamente ampliato da suoi successori. Le sue porte scolpite, chiamate Toran, sono considerate con molta probabilità tra i migliori esempi di arte buddhista all'interno dell'India.

Questo periodo segna inoltre anche la primissima diffusione del buddismo oltre i confini nazionali, in direzione in primis dei paesi confinanti. Secondo le piastre inscritte e i pilastri lasciati a perenne ricordo dell'evento (gli Editti di Aśoka) un vasto numero di emissari sono stati inviati in diversi paesi al fine di diffondere la pratica filosofica buddhista: all'estremo sud fino all'isola di Ceylon, mentre ad ovest fino al Regno greco-battriano e forse anche più lontano fino a giungere alle sponde orientali del mar Mediterraneo.

Buddismo greco L'influenza ellenistica in tutta l'Asia centrale favorita dalla dinastia Seleucide che succedette al regno unificato di Alessandro il Macedone ed ai successivi regni greco-battriano e Regno indo-greco, ha avuto varie occasioni per stabilire interazioni più o meno ampie e durature col buddismo, il tutto esemplificato chiaramente dallo sviluppo di un'arte sincretica greco-buddhista.

Buddismo e mondo romano

Diversi casi d'interazione tra il buddismo e l'Impero romano sono documentati sia dai classici pagani che dai primi scrittori cristiani. Resoconti storici romani descrivono un'ambasciata proveniente dal re indiano Pandion-Pandhya, chiamato anche Poro, alla corte dell'imperatore Ottaviano Augusto nell'anno 13; l'ambasciata era in viaggio e portava una lettera diplomatica scritta in lingua greca ed uno dei suoi membri era uno Sramana ovvero un monaco buddhista.Egli, per dimostrare la sincerità della propria fede si arse vivo ad Atene; il fatto causò un tale scalpore da esser minuziosamente descritto da Nicola di Damasco dopo aver incontrato personalmente l'ambasciatore della delegazione ad Antiochia, riferito poi anche da Strabone (XV 1,73) e Dione Cassio. Venne costruita un'apposita tomba dedicata al monaco immolatosi volontariamente ancora visibile a tempi di Plutarco la quale recava la seguente iscrizione: "ΖΑΡΜΑΝΟΧΗΓΑΣ ΙΝΔΟΣ ΑΠΟ ΒΑΡΓΟΣΗΣ" (il maestro sramana indiano di Bharuch, cittadina dell'attuale Gujarat).

Tali notizie indicano almeno che uomini religiosi indiani (tra cui sramanan appartenenti al monachesimo buddhista, antitetici ai brahmani hindu) erano saltuariamente in visita nei paesi delle sponde del Mediterraneo; pur tuttavia il termine sraman è un termine generico per indicare un uomo religioso indiano, oltre appartenente al monachesimo buddhista, anche interno alla religione giainista e al movimento filosofico ascetico errante chiamato Ājīvika: non è pertanto chiarissima e sicura quindi in tal caso l'appartenenza religiosa del monaco asceta.

Epoca cristiana Il buddismo greco è la fusione culturale tra ellenismo e vero e proprio buddismo, il quale s'è sviluppato nel corso d'un periodo in quasi 8 secoli, tra il IV sec a.C. ed il V d.C., fino a comprendere quello ch'è l'attuale Afghanistan.

In epoca cristiana idee di derivazione buddhista sono periodicamente filtrate in Europa attraverso il Medio Oriente: fonti in persiano e arabo di originarie scritture buddhiste sono state tradotte in Greco, con un linguaggio religioso rimasto praticamente immutato con alterazioni poco più che estetiche. Il primo incontro diretto registrato tra cristiani e buddhisti risale al 1253, quando l'allora re di Francia mandò Guglielmo di Rubruck come ambasciatore alla corte del re dell'Impero Mongolo. Lo stesso Marco Polo nel suo Il Milione accenna all'aver saputo notizie, lungo il percorso del suo lungo viaggio fino ala corte di Kubilai Khan, riguardanti la religione fondata da Siddharta Gautama. La vicenda di Siddharta Gautama era anche nota attraverso la storia di Barlaam e Iosafat.

Più tardi nel XVII sec. la popolazione mongola era l'unica a praticare ai margini orientali del continente europeo, per l'esattezza in quella che attualmente viene designata come Calmucchia, il buddismo tibetano.

XIX secolo L'Ottocento è un secolo di transizione in cui il buddismo, da oggetto di interesse superficiale dato dal fascino per un mistico Oriente idealizzato, diventa più direttamente un oggetto di studio da parte del mondo accademico occidentale e comincia a costruire le basi per una sua modesta diffusione tra Stati Uniti ed Europa, che però non vedrà sviluppi significativi prima dell'inizio del secolo successivo.

Lungo tutto il corso del XIX secolo il buddismo, in molte delle sue ramificazioni, insieme con tutte le altre religioni e filosofie non europee, è giunto per la prima volta a conoscenza degli intellettuali europei; soprattutto attraverso il lavoro dei missionari cristiani, ma anche e soprattutto basandosi sulle opere degli studiosi e funzionari dell'impero britannico i quali hanno lasciato le loro memorie ed impressioni scritte riguardanti usi e costumi dei paesi a loro assoggettati. In lingua inglese il più importante e famoso è il libro-poema di Sir Edwin Arnold (1832-1904) intitolato The Light of Asia (1879) che narra la vicenda esistenziale e le gesta di Siddharta Gautama, il futuro Buddha-Illuminato riconosciuto dalla tradizione orientale.

Durante il XIX secolo, l'interesse per l'Oriente come metro di confronto rispetto al mondo occidentale ma anche come modello di fascino che aveva animato le mode delle corti europee della seconda metà del secolo precedente, come possiamo constatare tra le righe di autori come il francese Voltaire, si concretizza in principio in un interesse intellettuale derivato da una prima osservazione effettuata dai missionari cristiani e dagli studiosi e funzionari dell'impero britannico.

Successivamente, lo studio riesce a sostanziarsi in una fioritura di ricerche accademiche che avrebbero portato ad un'ulteriore sviluppo della neonata facoltà di indologia, che a sua volta porterà diversi studiosi europei e statunitensi ad occuparsi dello studio diretto dei testi del buddismo, in particolare il primo che riuscì ad impressionare l'opinione occidentale: il Theravada, allora sopravvissuto sull'isola di Ceylon e tra le coste dell'Indocina.

Verso la fine dell'Ottocento, possiamo persino avere notizie sulle prime conversioni occidentali ad una religione che già veniva vista con speranza come una possibile alternativa ad un cristianesimo che vedeva minata la sua credibilità come ente morale prima dal razionalismo scientista derivato dall'Illuminismo e culminante tra i pensatori rifacentesi al positivismo e poi dalla volontà di riscoprire con altri mezzi una spiritualità autentica sotto la polvere delle vecchie istituzioni concretizzatasi negli anni del Romanticismo e del Decadentismo. Interesse filosofico

Tra i primi ad interessarsi al pensiero buddhista in una maniera più filosofica che prettamente religiosa fu sicuramente Arthur Schopenhauer, il quale per primo nel mondo in lingua tedesca lesse ed approfondì con passione le tematiche soprattutto dell'etica buddhista; oltre ad esso anche le altre religioni asiatiche contribuirono fortemente alla fase di pensiero iniziale del proprio sistema filosoficoSee Urs App, "Schopenhauers Begegnung mit dem Buddhismus." Schopenhauer-Jahrbuch 79 (1998):35-58. The same author provides an overview of Schopenhauer's discovery of Buddhism in Arthur Schopenhauer and China. Sino-Platonic Papers Nr. 200 (April 2010) whose appendix contains transcriptions and English translations of Schopenhauer's early notes about Asian religions including Buddhism.. Parti intere della sua opera principale pubblicata in prima edizione nel 1819, Il mondo come volontà e rappresentazione, sono un seguito ideale della filosofia buddhista. Il filosofo statunitense contemporaneo di Schopenhauer, Henry David Thoreau (1817-1862), fu il primo autore che in terra americana tradusse i sutra buddhisti dal francese all'inglese.

Vi sono frequenti confronti poi tra il buddismo ed il pensatore di origini tedesche Friedrich Nietzsche, il quale apertamente elogiò la fede religiosa di stampo asiatico nella sua opera L'Anticristo (col sottotitolo chiarificatore: Maledizione del cristianesimo) scritta nel 1888 ma pubblicata per la prima volta solamente nel 1895: il filosofo definisce il buddismo "molto più onesto e realistico del cristianesimo".Il critico R.G. Morrison ritiene che vi sia "una profonda risonanza tra loro", e di come "sottolineino la centralità degli esseri umani in un cosmo de-privato da ogni Dio e facendo quindi entrambi tranquillamente a meno di guardare ad una qualsiasi figura od essere esterno di potere superiore al loro per tentar di risolver le proprie rispettive problematiche e questioni inerenti al problema dell'esistenza"David R. Loy, "Review of Nietzsche and Buddhism: A Study in Nihilism and Ironic Affinities by R.G. Morrison" dandone, ognuno di loro (il Buddha e Nietzsche), nei rispettivi modi e maniere peculiari una soluzione che non ha alcun bisogno d'appoggiarsi ad una qualche figura divina.

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