Holodomór (in ucraino Голодомо́р; in russo Golodomór, Голодомо́р) è il nome attribuito alla carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell'Ucraina sovietica dal 1932 al 1933, che uccise milioni di abitanti in questa repubblica. L'Holodomor (traducibile con "sterminio per fame") fu parte della più vasta carestia sovietica dal 1932 al 1933, che colpì le principali aree produttrici di grano dell'Unione Sovietica.

Il termine, coniato per la prima volta dalla diaspora ucraina in Nord America prima ancora dell'indipendenza dell'Ucraina stessa, deriva dall'espressione ucraina moryty holodom (Морити голодом) che, combinando le parole ucraine holod (fame, carestia) e moryty (uccidere, affamare, esaurire), vuol mettere in rilievo l'intenzionalità nel procurare la morte per fame.p.1 Andrea Graziosi, Le carestie sovietiche del 1931-33 e il Holodomor ucraino: È possibile una nuova interpretazione, e quali sarebbero le sue conseguenze? (2004) http://www.sissco.it/download/biblio_digitale/graziosi_2004.pdf

Gli studiosi discutono tuttora se l'Holodomor sia stato un evento artificiale, intenzionale e genocida, oppure naturale, non intenzionale e senza caratterizzazione etnica. Il punto controverso è l'assenza di documenti attestanti ordini espliciti di affamare una determinata zona dell'Unione Sovietica. Alcuni storici concludono che la carestia fu deliberatamente architettata da Stalin per eliminare il movimento indipendentista ucraino; altri affermano che la carestia fu piuttosto una conseguenza nefasta della rapida industrializzazione sovietica e della collettivizzazione dell'agricoltura.

L'Ucraina era il granaio dell'URSS ed era soggetta alla produzione di quote di grano irragionevolmente elevate rispetto al resto dell'URSS. Questo portò l'Ucraina a subire in modo particolarmente duro la carestia. Le prime stime del bilancio delle vittime da parte di studiosi e funzionari governativi variano notevolmente. Una dichiarazione congiunta alle Nazioni Unite, firmata da 25 Paesi nel 2003, dichiara che morirono dai 7 ai 10 milioni di persone. Tuttavia, gli studi stimano un intervallo significativamente inferiore che va da 1,5 a 3,5 milioni di vittime.

Il dibattito pubblico sulla carestia fu vietato per decenni in Unione Sovietica, fino al periodo della glasnost' avviato da Michail Gorbačëv a metà degli anni ottanta. Dal 2006, l'Holodomor è stato riconosciuto dall’Ucraina e da altri 33 Stati membri dell'ONU, dal Parlamento europeo (23 ottobre 2008)vedi e da 35 dei 50 Stati degli Stati Uniti come un genocidio contro il popolo ucraino perpetrato dal governo sovietico. Nel 2008 la Duma di Stato russa ha condannato il regime sovietico “che ha trascurato la vita delle persone per il raggiungimento degli obiettivi economici e politici”. L'ONU ha definito nel 2003 la carestia come il risultato di politiche e azioni “crudeli” che provocarono la morte di milioni di persone, ma non l'ha riconosciuto esplicitamente come un atto di genocidio.

Nell'Ucraina indipendente, dopo il riconoscimento dell'Holodomor, fu deciso di commemorarlo ufficialmente ogni anno al quarto sabato del mese di novembre e dal 2008 è stato aperto il Museo nazionale del Genocidio dell'Holodomor.

1929: l'inizio della politica repressiva in Ucraina

Nella seconda metà degli anni venti del XX secolo, Iosif Stalin decise di avviare un processo di trasformazione radicale della struttura economica e sociale dello Stato sovietico, allo scopo di fondare un'economia basata sulla pianificazione centralizzata e una società completamente regolata. L'Ucraina, assieme ai territori meridionali russi sul Mar Nero, dopo la prima guerra mondiale aveva confermato la sua vocazione agricola. Secondo il progetto del governo, la ricchezza prodotta dall'agricoltura doveva essere interamente reinvestita nell'industria, il nuovo motore dell'economia pianificata.

Abbandonate totalmente le tesi di Bucharin, anzi entrato in contrasto con lui, a partire dal 1927 Stalin dispose che le terre dei contadini venissero unificate in cooperative agricole (Kolchoz) o in aziende di Stato (Sovchoz), che avevano l'obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato dallo Stato. Affinché il processo si realizzasse compiutamente, le terre e tutta la produzione dovevano passare sotto il controllo dello Stato.

L'Ucraina aveva però una lunga tradizione di fattorie possedute individualmenteA differenza della maggior parte delle fattorie russe, che erano di proprietà comune (anche se non di proprietà collettiva).. I piccoli imprenditori agricoli (kulaki) costituivano la componente più indipendente del tessuto sociale ed economico locale. L'azione dello Stato ebbe così in Ucraina effetti particolarmente drammatici.

Sulla popolazione contadina ucraina si concentrò l'azione coercitiva dello Stato sovietico, che non rinunciò al sistematico ricorso alla violenza per attuare il suo piano di trasformazione della società.

La strategia fu attuata in due periodi successivi: dal 1929 al 1932 furono varate due misure, dette “collettivizzazione” e “dekulakizzazione”. La prima comportava la fine della proprietà privata della terra. Tutti gli agricoltori dovettero trovare un impiego nelle fattorie collettive create dal partito. La “dekulakizzazione” consisteva nell'eliminazione fisica o nella deportazione (nelle regioni artiche) di milioni di contadini piccoli proprietari terrieri. Queste misure estreme furono prese durante la "Seconda Rivoluzione" o "Rivoluzione di Stalin" fra il 1927-1928;The road to terror, Getty e Naumov - Yale University Press (2010), p. 29 negli anni 1932-1933 furono attuate misure governative tali da mettere in ginocchio la popolazione sopravvissuta – – – e, per la prima volta, nelle campagne ucraine il tasso di mortalità divenne superiore a quello di natalità.

Con queste misure il governo di Mosca aggravò la carestia (per altro prevedibile)Robert Conquest, Raccolto di dolore, Roma, liberal edizioni, 2004. che nello stesso periodo colpì i territori interessati.

I contadini, compresi i kulaki, si opposero fermamente alla collettivizzazione, occultando le derrate alimentari, macellando il bestiame e ricorrendo perfino alle armi. Stalin reagì ordinando eliminazioni fisiche e deportazioni di massa nei campi di lavoro forzato.

"Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo". (Iosif Stalin)J.Stalin, Questioni di leninismo, Roma, 1945.

Collettivizzazione e "dekulakizzazione" Contrariamente alle aspettative del governo, la collettivizzazione risultò alquanto impopolare tra la popolazione rurale. Fintanto che essa fu volontaria, infatti, pochi vi aderirono; il regime iniziò quindi a porre pressioni sui contadini e, per accelerare il processo, furono inviati in campagna, tra il 1929 e il 1930, decine di migliaia di funzionari governativi. Contemporaneamente, venticinquemila lavoratori dell'industria, perlopiù devoti bolscevichi, furono inviati dalle città nelle campagne per aiutare a condurre le fattorie e combattere le forme di resistenza attiva e passiva, lotta che fu eufemisticamente denominata "dekulakizzazione".

Nella sua opera di propaganda, il Partito Comunista dell'Unione Sovietica etichettò i contadini ucraini come “kulaki” e li additò alla pubblica esecrazione come “classe sociale” privilegiata. Ma negli anni attorno al 1930 i kulaki non esistevano più, essendo scomparsi come tipologia nel 1918. Durante il periodo sovietico, per essere classificati come kulaki bastava "l'utilizzo di un operaio agricolo per una parte dell'anno, il possesso di macchine agricole un po' più perfezionate del semplice aratro, di due cavalli e quattro mucche" (Nicolas Werth)citato in "La città dell'uomo, il Novecento tra conflitti e trasformazioni - Marco Fossati, Giorgio Luppi, Emilio Zanette" pag. 145.. I contadini opposero una strenua resistenza all'esproprio dei loro beni:

Con l'accusa di rubare il grano ed opporsi alle misure del regime, migliaia di kulaki vennero arrestati e poi deportati insieme alle loro famiglie nei gulag siberiani; si contano più di 1,8 milioni di contadini deportati nel 1930-1931.

Negli anni quaranta Stalin disse al primo ministro inglese Winston Churchill che erano stati messi sotto accusa 10 milioni di kulaki e che "la gran massa era stata annientata", mentre circa un terzo era stato mandato nei campi di lavoroRobert Conquest, Il grande terrore, Mondadori, 1970. L'autore nota anche che la popolazione dei gulag, negli anni 1933-35, era composta per il 70% da contadini.. Ci sono documenti secondo cui 300.000 ucraini ne subirono le conseguenze nel 1930-31 Stephen Wheatcroft, R.W Davies The Years of Hunger: Soviet Agriculture, 1931-1933, Palgrave Macmillan, 2004.

Il periodo 1932-1933

Malgrado la riduzione della resa agricola, le autorità sovietiche richiesero un sostanziale incremento del raccolto nel 1932, puntando a un obiettivo irrealizzabile. Alcuni storici ritengono che ciò non fosse intenzionale, ma solo un grosso errore di stima. Il 7 agosto 1932 il governo di Mosca introdusse la pena di morte per il furto allo Stato o alla proprietà collettiva Władysław A. Serczyk, "Historia Ukrainy", terza ed., Zakład Narodowy im. Ossolińskich, Wrocław 2001, ISBN 83-04-04530-3 Andrew Gregorovich Genocide in Ukraine 1933, parte 4: "Come organizzò Stalin il Genocidio?", Ukrainian Canadian Research & Documentation Centre, Toronto 1998. includendo, tra i reati, anche l'appropriazione da parte di un contadino di grano per uso personale. A settembre, il Politburo approvò delle misure che riducevano la pena a dieci anni di detenzione per i casi meno gravi, limitando la pena di morte ai casi di furti sistematici di cibo.

Malgrado ciò, alla fine di ottobre Mosca ricevette soltanto il 39% del grano richiesto. Quando divenne chiaro che la spedizione di grano non avrebbe soddisfatto le aspettative del governo, la riduzione del rendimento agricolo fu imputata ai kulaki, ai nazionalisti e ai "Petluravisti". Secondo un rapporto della Corte Suprema degli Stati Uniti, nel 1932 oltre 103.000 persone furono condannate in base al decreto del 7 agosto; di queste, 4.880 furono giustiziate, mentre 26.086 furono condannate a dieci anni di prigione. Le condanne a morte colpirono principalmente i kulaki; la maggior parte delle condanne a dieci anni riguardarono i contadini che non lo erano.

La pianificazione e il lavoro agricolo nel 1932 si svolsero in condizioni molto peggiori rispetto al 1931, con gravi carenze e carestie in molte aree. Per far fronte a queste carenze, le leggi del maggio 1932 legalizzarono il commercio privato (dopo tre anni di incertezza) e ci fu un allentamento delle politiche. Tuttavia, gli agricoltori non portarono a termine i loro piani di semina e il raccolto fu addirittura inferiore a quello del 1931, a causa di un complesso mix di disastri naturali e cattiva gestione. La leadership sovietica si rifiutò di credere che un altro disastro come quello del 1931 potesse ripetersi e continuò con un piano di acquisti moderatamente ridotto. L'attuazione di questo piano provocò un'aspra lotta tra il regime e i contadini, oltre a un calo catastrofico delle forniture alimentari per le città.