Biografia Giovinezza e primi studi
Cesare Magati nacque il 14 luglio 1579 a Scandiano da genitori borghesi: il padre, di una famiglia di proprietari terrieriCapoccia, http://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-magati_(Dizionario-Biografico), si chiamava Giorgio Magati e la madre si chiamava Claudia Mattacoda.
Le buone condizioni economiche della famiglia gli permisero di intraprendere abbastanza precocemente gli studi. Dal 1596 studiò medicina a Bologna, dove ebbe come maestri Giulio Cesare Claudini, Flaminio Rota e Giambattista CortesiL. Münster G. Romagnoli, Cesare Magati, 1968, p. 2. Giovanissimo si laureò in medicina e filosofia il 28 marzo 1597L. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 2. Essendo appena diciottenne, per impratichirsi un po', decise di recarsi a Roma all'Ospedale di Santa Maria della Consolazione per osservare in che modo venissero curati in quel nosocomio i malati e i feriti. Qui, accanto a medici illustri a quel tempo come Ludovico SettalaCapoccia, http://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-magati_(Dizionario-Biografico)/, sebbene prima come osservatore poi in maniera più diretta, fece pratica di un nuovo metodo per la cura delle ferite. L'esperienza medico-specialistica che Magati acquisì in questo ospedale gli sarà molto utile in seguito, in particolare nella stesura delle sue opere.
Dopo un periodo di tempo ancora incerto da stabilire, Magati tornò nel suo paese natale, Scandiano, con l'intento di stabilirvisi e di esercitare la professione medica. Tuttavia l'incontro con il marchese Ezio Bentivoglio gli garantì grandi benefici, giacché il marchese lo invitò a trasferirsi con lui a Ferrara e nel 1610 egli già esercitava la sua professione in questa città.
A Ferrara Magati dovette superare una prova per entrare a far parte della prestigiosa università; superata ottimamenteL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 3, nel 1612, grazie all'appoggio di Ottavio Thiene, fu designato alla cattedra di chirurgia di Ferrara e l'anno dopo ebbe la nomina di primo chirurgo dell'Arcispedale Sant'Anna di Ferrara. La sua carriera didattica ebbe vita assai breve. Da alcuni Rotuli del comune ferrarese si è scoperto che egli fu lettore di chirurgia presso l'Università ferrarese dall'anno accademico 1612-13 all'anno accademico 1617-18L. Münster G. Romagnoli, op. cit., pp. 3-5. I Rotuli, redatti dal '600 in poi, sono divisi in Raccolta di Bandi e Rotuli dei Signori Artisti: Cesare Magati è presente in questi il 25 ottobre 1612, il 24 ottobre 1613, il 30 ottobre 1614, il 30 ottobre 1615, il 25 ottobre 1616, il 27 ottobre 1617. Nel rotulo del 30 ottobre 1618 non appare più la lettura di chirurgia, forse soppressa.
Attività nell'Ospedale S. Anna di Ferrara e ultimi anni Nel 1613 iniziò dunque la sua attività nell'Ospedale in cui ebbe l'opportunità di sperimentare nuovamente il suo metodo. Nell'ambiente spesso chiuso dell'ospedale, restio all'accettazione di nuove pratiche, Magati fu oggetto di discriminazione e denigrazione; in particolare gli furono imposte incombenze piuttosto onerose, che spesso egli non riusciva a sopportare: ad esempio gli amministratori gli prescrivevano l'obbligo di recarsi a buonissima ora per medicare gli infermi. Nel 1614 furono inoltre approvati altri StatutiL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 8, i quali regolamentavano pedissequamente il comportamento del chirurgo in ospedale: ad esempio essere presente un'ora prima dell'arrivo dei medici-fisiciL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 6 e medicare assiduamente i propri malati, avvertimento sicuramente indirizzato anche a Magati. Secondo alcuni autori Magati mal sopportava queste critiche, anche perché egli non era un semplice barbiere-chirurgo, ma aveva acquisito col tempo anche conoscenze nella medicina-fisicaL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 2: le sue esperienze traumatologiche s'arricchiscono notevolmente, come si approfondisce il suo sapere diagnostico terapeutico anche nel campo delle malattie fisiche.
In questi anni cominciò l'elaborazione delle opere che lo resero celebre. Il 15 dicembre 1615, nel giro di 3 anni, terminò il trattato intitolato De rara medicatione vulnerum, la cui prima edizione vide la luce nel 1616 a Venezia.
Molti studiosi hanno evidenziato il suo carattere iroso e difficile, la sua scarsa capacità di comunicazione, ma sicuramente anche una certa propensione al ragionamento e alla conversazione, oltre che alla disputa. Di lui si è parlato come di un uomo orgoglioso e ambiziosoP. Fughelli E. Maraldi, http://www.messaggerocappuccino.it/index.php/in-convento/348-2013mc3-con-2, ma altri autori ne parlano come di un professore e studioso modesto e profondamente religiosoL. Münster G. Romagnoli, op. cit, p. 74.
Pochi anni dopo Magati fu colto da una grave malattia, e così decise di darsi alla vita religiosa e intraprese il cammino di consacrazione presso i Frati Minori Cappuccini della Provincia di Bologna: l'11 aprile 1618 fece la dichiarazione di vestizione e l'atto di professione venne compiuto l'11 aprile 1619 facendosi chiamare fra Liberato da Scandiano; da Ravenna, luogo della vestizione, si recò a Cesena e infine a Bologna, sua sede definitiva. Durante la sua vita da frate cappuccino egli non terminò la sua carriera accademica: infatti alle critiche di Daniel Sennert rispose componendo un secondo trattato, il Considerationes medicinae del 1637L. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 60: sebbene l'opera ebbe come autore il fratello di Cesare, Gianbattista, si ritiene che sia stato Cesare a scriverla e il fratello a pubblicarla; infatti, avendo preso parte all'ordine dei cappuccini, ormai non poteva di norma più dedicarsi alla scrittura di opere; i suoi superiori gli ordinarono più volte di curare personalità di varie e diverse zone d'Italia. Tra i personaggi da lui curati o operati, ricordiamo: il cardinale Rinaldo d'Este, Alfonso d'Este (figlio del duca Francesco I d'Este), e un certo Niccolò d'Este, probabilmente in figlio di Cesare d'Este.
Sofferente di calcoli renali, si fece operare da un chirurgo norcino a Bologna. Quando questo gli estrasse un calcolo della grandezza di un uovo e trasse seco sangue e carne, egli capì subito che la sua fine era vicina e proferì queste parole: datemi pure l'olio santo ché io sono spedito. Dopo tre giorni di atroci sofferenze morì nel convento di monte Calvario sul Colle del BelvedereL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 9 il 9 settembre 1647. I suoi calcoli furono conservati per parecchi anni nel Convento dell'Ordine di Bologna. Dopo la sua morte vennero inoltre conservati in questo stesso luogo anche i suoi strumenti chirurgici (dal punto di vista artistico molto pregiati), e alcuni secoli dopo Vittorio Putti, dopo lunghe trattative, riuscì ad acquistarli e a portarli nell'Istituto Ortopedico di Bologna.
Descrizione delle sue opere
Il trattato De rara medicatione vulnerum, diviso in due libri, uscì per la prima volta nel 1616 a Venezia. Nel 1676 uscì la seconda edizione, ancora a Venezia. Nel 1733 l'opera fu pubblicata anche in tedesco a NorimbergaL. Münster G. Romagnoli, op. cit., pp. 10-11.
Il trattato è composto da un unico tomo diviso in due libri: il primo è formato da 78 capitoli e tratta le ragioni del suo nuovo metodo per la cura delle ferite, utilizzando uno stile tradizionalmente scolastico (caro al Rinascimento), prolisso, ridondante e pedante a volteL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 12; il secondo libro, suddiviso anche questo in 78 capitoli, tratta gli innumerevoli esempi medici che l'autore porta a dimostrazione del suo metodo; ovviamente la lettura è decisamente più facile. Dei 78 capitoli del primo libro, i primi 39 riguardano problemi generali sulle ferite: la loro sintomatologia, il decorso e la prognosi, e i vari metodi di cura impiegati nei secoli e nelle epoche precedenti. Dal quarantesimo capitolo in poi Magati inizia a discutere il proprio metodo, ed in dettaglio: dal capitolo 47 al 52 di varie specie di minutio sanguinis, come la venesezione e il sanguisugio (termini che a quel tempo indicavano vari tipi di salasso); dal 53 al 56 dei purganti (del loro uso e della loro qualità); infine pochi altri capitoli delle suture chirurgicheL. Münster G. Romagnoli, op. cit., pp. 26-28.
Dei 78 capitoli del secondo libro ben 48 riguardano le ferite della testa, pochi altri capitoli le ferite del volto, del naso, della lingua, della cavità pleurica (capp. 66–68), delle anse intestinali (cap. 69) e infine le ferite delle articolazioni (capp. 71–72). Interessante è anche il capitolo 38 che descrive gli strumenti utilizzati dal chirurgo, come lo scalpello abrasorio, quello excisorio, quello lenticulato, il malleo plumbeoL. Münster G. Romagnoli, op. cit., pp. 28-31.
Oltre ai due libri già menzionati, alla fine del trattato è presente in appendice il De vulneribus sclopo inflictis, in cui l'autore tratta delle ferite da armi da fuoco.
Nel trattato sono molte le citazioni riportate dall'autore (a dimostrazione della sua ampia e diffusa conoscenza nella letteratura medica: oltre che un immenso numero di citazioni di Ippocrate e Galeno (consueti nella letteratura medica), anche Aulo Cornelio Celso, Plinio, Avicenna, Lanfranco da Milano, Ugo Borgognoni e Teodorico Borgognoni, Guy de Chauliac, Girolamo Fracastoro, Nicolò Fiorentino, Berengario da Carpi, Gabriele Falloppio, Giovanni Manardo, Girolamo Mercuriale, Orazio AugenioL. Münster G. Romagnoli, op. cit., pp. 19-21, Ambroise Paré, ParacelsoL. Müster G. Romagnoli, op. cit., pp. 22-23.
Il trattato Considerationes medicinae uscì a Bologna nel 1637. Comprende un unico tomo, diviso in 3 parti, più due indici finali che si riferiscono agli argomenti che doveva trattare negli altri due tomi, però mai portati a compimento. Gli argomenti del primo tomo sono essenzialmente gli stessi del De rara medicatione vulnerum, in più contiene la risposta alle critiche di Daniel Sennert. Gli altri due tomi dovevano trattare la febbre pestilenziale, e gli innumerevoli rimedi (venesezione, purgazione), oltre che le diverse metodologie su tali rimediL. Münster G. Romagnoli, op. cit., pp. 60-61.
Presupposti teorici
Sebbene l'esperienza ospedialiera sia stata importante per l'evoluzione del pensiero di Magati, essa non fu la sola ad influire sulle sue concezioni. Nonostante egli riveli espressamente nelle sue opere di rifarsi principalmente ad alcuni chirurghi pratici romaniL. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 16, comunque è difficile credere che non si sia basato su alcun fondamento teorico. I principali medici e studiosi ai quali le sue opere si rifanno sono: Girolamo Fracastoro, Ambroise Paré e Paracelso.
Fracastoro riteneva che l'aria (composta, secondo lui, da atometti piccolissimi e quasi invisibili) fosse nociva per la cura delle ferite nei malati (difatti, secondo lo studioso, la diffusione negli ospedali dell'antrace era da riferirsi proprio a questo)L. Münster G. Romagnoli, op. cit., p. 17. La concezione che l'aria fosse non un alleato (idea diffusa a quel tempo tra i maggiori medici e chirurghi) ma un potente ostacolo alla guarigione delle ferite venne presa in toto da Magati a sostegno del suo metodo. Infatti, nel capitolo 53 del secondo libro del De medicatione vulnerum, espone quanto sotto riportato:
Tuttavia Fracastoro non dà precise disposizioni riguardo alla cura delle ferite: per esempio a volte ammette che è conveniente estrarre dal corpo eventuali corpi estranei, altre volte ritiene che sia meglio lasciare che la natura faccia il suo corso. Demanda dunque al chirurgo operante il giudizio sul da farsi, e non scrive nessun trattato specialistico sulla materia, a differenza di Magati.