La Rivoluzione industriale in Inghilterra portò ad un profondo mutamento delle strutture sociali ed economiche del paese, i cui effetti diventarono evidenti durante l'età vittoriana, tra il 1830 e il 1900.
La rivoluzione agricola, iniziata nel secolo precedente, e il complessivo miglioramento delle condizioni socioeconomiche, furono fattori decisivi che portarono ad un graduale aumento del tasso di natalità. Questo elemento, a sua volta, costituì un fattore importante per l'urbanizzazione e lo sviluppo industriale, poiché si venne a creare un'ampia offerta di manodopera a basso costo.
Concezione dell'infanzia L'aumento del tasso di natalità influenzò fortemente lo sviluppo economico ed industriale dell'Inghilterra, tanto da far affermare a John Lawrence Hammond, giornalista inglese e storico, che "durante la prima fase della Rivoluzione industriale l'impiego dei bambini su vasta scala divenne la più importante caratteristica sociale della vita inglese".J.L. Hammond and Barabara Hammond,The town Labour, 1760-1832 (1917, London, 1932) Tuttavia bisogna tener presente che, in quell'epoca, il termine "bambino" riassumeva in sé realtà e modi di vita molto diversi tra di loro e talvolta persino contrapposti. Vi erano innanzitutto infatti i bambini delle classi agiate i quali, cresciuti all'interno di un ambiente familiare confortevole, erano accuditi, ricevevano un'educazione religiosa e scolastica, venivano fatti giocare e allenare per sviluppare al meglio il loro fisico. Vi erano poi i bambini abbandonati appena nati i quali, accolti da istituti caritatevoli , venivano spesso messi a bottega per imparare un mestiereJ.P.Bardet e O.Faron Bambini senza infanzia. In AA.VV. Storia dell'infanzia, vol.2 Dal Settecento ad oggi a cura di E.Becchi e D.Julia, 1996, Edizioni Laterza e quelli che, privati dei genitori impegnati in guerra o morti (a cavallo tra Settecento e Ottocento l'Inghilterra si trova infatti impegnata in diversi conflitti quali le Guerre napoleoniche, la guerra contro l'Irlanda per la creazione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e la Rivoluzione americana) erano impiegati come forza lavoro e dovevano aiutare a sostenere economicamente la famiglia, composta in questi casi spesso solo dalla madre e dai fratelli.Hugh Cunningham, Childhood and Child Labour in th British Industrial Revolution, Journal of Social History, Vol.45, No.3 (Spring 2012), pp. 856-858 Infine c'erano poi i bambini delle classi sociali più povere che, nonostante appartenessero a un nucleo familiare completo, venivano spinti (talvolta anche venduti) dai genitori a lavorare per poter così portare un salario, anche se misero, a casa.S.Chassagne, Il lavoro dei bambini nei secoli XVIII e XIX . In AA.VV. Storia dell'infanzia, vol.2 Dal Settecento ad oggi a cura di E.Becchi e D.Julia, 1996, Edizioni Laterza
Condizioni dei bambini nelle classi povere
I bambini delle classi popolari si trovavano a vivere in ambienti per lo più angusti. Nelle abitazioni degli artigiani più modesti avveniva infatti una sovrapposizione di spazi professionali e spazi domestici, dal momento che il luogo di lavoro non era separato dalla residenza. Anche gli alloggi degli operai erano minuscoli e sovrappopolati, talvolta persino privi di mobilio. I bambini spesso erano costretti a condividere il letto con i loro fratelli e, senza girelli o carrozzine (considerati beni di lusso) a disposizione, sviluppavano la loro motricità esercitandosi su attrezzi e oggetti della vita adulta. Il bambino delle classi popolari si approcciava dunque agli oggetti e ai costumi del mondo adulto più rapidamente rispetto che i bambini delle classi agiate e viveva un'infanzia più breve anche dal punto di vista della dimensione materiale. Per quanto riguarda i giocattoli, il bambino proletario solitamente non ne aveva, o eventualmente se li realizzava da sé, ricreando oggetti simili al mondo reale o naturale. Solo più raramente li ereditava, quando erano ormai malconci e rovinati, dai bambini benestanti. Non erano disponibili i mezzi per comprare oggetti ludici ma soprattutto il bambino povero non aveva a disposizione i tempi e gli spazi necessari per i giochi. Impegnato precocemente a lavorare il bambino si muoveva infatti in luoghi e secondo tempi di produzione.Egle Becchi, L'Ottocento, in Storia dell'infanzia, vol. 2, Dal Settecento ad oggi, a cura di E. Becchi e D. Julia, Bari, Laterza, 1996. L'unico spazio per i giochi, quando erano possibili, diventava allora la strada. Era in strada che i bambini poveri si ritrovavano per giocare, si organizzavano in allegre bande, facevano scherzi ai passanti e ai commercianti. I vestiti dei bambini poveri erano spesso consunti e realizzati con tessuti grossolani, come tela, panno e, solo raramente, cotone. La scolarizzazione dei più poveri venne portata avanti invece grazie all'opera della polizia e delle scuole caritatevoli. Si riteneva infatti che l'ignoranza provocasse l'ozio e il libertinaggio che a loro volta andavano a minare le basi dell'ordine sociale.Dominique Julia, 1650-1800: l'infanzia tra assolutismo e epoca dei Lumi. In AA.VV.Storia dell'infanzia, vol.2 Dal Settecento a oggi a cura di E.Becchi e D.Julia, 1996, Edizioni Laterza A partire dal 1833 vennero promulgate leggi sull'educazione minorile obbligatoria (Education Acts). Tra gli Education Acts particolarmente importante fu quello del 1870 che rese obbligatoria l'istruzione primaria. I bambini iniziarono allora ad essere inseriti nelle scuole dove imparavano a leggere, scrivere e far conto, e apprendevano i principi religiosi basilari; nelle scuole femminili venivano invece parallelamente avviati laboratori di cucito che preparavano al lavoro salariato. Le scuole, in cui gli orari di studio venivano organizzati in modo tale che al bambino fosse lasciato il tempo per il lavoro, erano dunque concepite, al pari delle workhouses (case di lavoro) come un vivaio dal quale attingere manodopera qualificata, come una sorta di ufficio reclutamento. Infine, un altro elemento importante riguardante l'infanzia dei bambini poveri, era l'alto tasso di mortalità infantile. Le principali cause della mortalità infantile erano, tra il XVIII e XIX secolo, le malattie infettive acute, come il morbillo o la scarlattina, malattie legate al sistema respiratorio (bronchite, tubercolosi, etc.), le carenti condizioni igienico-sanitarie della prima infanzia, l'alimentazione e il ricorso a forme errate di divezzamento dei lattanti.Carlo A. Corsini, Infanzia e famiglia nel XIX secolo.In AA.VV.Storia dell'infanzia, vol.2 Dal Settecento a oggi a cura di E.Becchi e D.Julia, Edizioni Laterza
Descrizione e caratteristiche Lavoro operaio e di fabbrica
Tra i settori in cui la manodopera minorile venne maggiormente utilizzata vi fu certamente quello industriale e, in particolar modo, quello dell'industria tessile. Le prime filande meccanizzate, sorte in Inghilterra negli anni Settanta del Ottocento, costituirono infatti i principali centri di assunzione non qualificata, ovvero i bambini e le donne. In questo ambiente i bambini e le bambine erano impiegati nella battitura e nella mondatura del cotone, nel controllo delle funi o dei telai, nell'azionamento delle macchine quando mancava l'energia meccanica. Subito dopo quello tessile i settori in cui venne maggiormente utilizzata la manodopera minorile furono: quello delle vetrerie, i tabacchifici, le fabbriche di aghi e di spilli. I bambini-operai venivano assunti già a un'età di otto-nove anni ed erano costretti a lavorare in condizioni disagiate sia a livello igienico, sia a livello più strettamente lavorativo, dal momento che lavoravano anche dodici ore al giorno, talvolta anche di notte e quasi sempre durante i giorni festivi. Assunti dagli imprenditori perché in grado, con le loro mani più piccole, di svolgere compiti difficoltosi per gli adulti o semplicemente perché meno costosi, i bambini-operai vivevano di fatto un'infanzia molto breve, costretti ad abbandonare giochi e passatempi da bambini sin da giovanissimi e forzati dai genitori ad entrare nell'età adulta prima del tempo. Va poi ricordato anche un altro luogo nel quale i bambini poveri erano sfruttati e costretti a fabbricare utensili di vario tipo: le workhouses (case di lavoro), nelle quali risiedevano tutti i poveri che non potevano provvedere al loro sostentamento. Le workhouses inglesi infatti a partire dal XVI secolo irreggimentano il lavoro manuale dei bambini poveri o abbandonati. Al fine di moralizzarli attraverso il lavoro venivano assegnati ai bambini lavori di cucito, merletto, di ricamo, come fabbricare giocattoli, spazzole, scope e bottoni. Si creava così una forza lavoro disciplinata, irregimentata ulteriormente dagli sforzi di sociologi e scrittori inglesi come Mayhew, Booth, i quali miravano a razionalizzare e disciplinare i giovani delle classi lavoratrici. Questa forza lavoro veniva poi impiegata dai commercianti e dai fabbricanti nelle proprie fabbriche e aziende.Elizabeth Gargano, Youth of Darkest England: Working-Class Children at the Heart of Victorian Empire (review), Children's Literature Association Quarterly, Volume 31, Number 1, Spring 2006, pp. 99-102
Lavoro nelle miniere
I bambini che lavoravano nelle miniere iniziavano solitamente a otto anni, talvolta anche a cinque. Lavoravano in media dodici ore al giorno e potevano svolgere vari compiti. Ai più piccoli, solitamente, veniva affidato il compito di aprire e chiudere la porta di legno che permetteva all'aria fresca di entrare all'interno della miniera. I più grandi invece riempivano e portavano fuori spingendo i carrelli contenenti il carbone oppure estraevano, mediante l'utilizzo di piccozze, il carbone dalla miniera. Questi ultimi erano gli unici autorizzati ad avere con sé, durante il lavoro, una lampada o una candela. Lavorare in una miniera era ovviamente un lavoro molto pericoloso, a causa dei possibili crolli dei tetti delle miniere o esplosioni generate da gas sotterranei. Anche quando questi incidenti non si verificavano però la salute dei bambini era costantemente minata dal lavoro pesante, dall'umidità, le correnti d'aria e l'assunzione, mediante le vie respiratorie, della polvere di carbone.
Uno degli incidenti più gravi si verificò nel 1838 ad Huskar Colliery, in Silkstone. In seguito ad un violento temporale infatti il torrente che si trovava vicino alla miniera straripò, inondando il pozzo di ventilazione. In questo incidente morirono ventisei bambini, undici ragazze di età compresa tra gli 8 e i 16 e quindici ragazzi tra i 9 e i 12 anni di età. In seguito a questo tragico incidente la regina Vittoria istituì una Commissione Reale il cui compito era quello di indagare sulle condizioni lavorative dei bambini e delle donne impiegati nelle miniere.
Spazzacamini
La diffusione del lavoro di spazzacamino tra i bambini più piccoli (l'età media era di 6-7 anni sebbene i più piccoli iniziassero a lavorare già all'età di quattro anni), fu dovuta al fatto che, a causa della conformazione dei camini, la pulizia di questi ultimi non era agevole per i lavoratori adulti; spesso quindi si ricorreva ai bambini per la loro manutenzione. I bambini venivano assunti mediante un accordo verbale con i genitori e, durante il periodo lavorativo, erano costretti a mendicare un giaciglio per la notte e il cibo per sfamarsi (spesso consistente in un unico tozzo di pane). La figura del piccolo spazzacamino dalla faccia annerita dal fumo, con la lanterna e la valigetta tra le mani divenne così sempre più diffusa fino ad arrivare a essere considerata una vera e propria figura pittoresca del paesaggio urbano.