Nato a Roccasecca (nei pressi di Aquino) nel 1225, Tommaso d'Aquino frequentò l'Università di Napoli e, mentre vi si trovava, entrò nell'Ordine dei Domenicani. Poi si diresse al nord per proseguire i suoi studi sotto Alberto Magno, anche lui un domenicano, a Parigi e Colonia. Venne nominato lettore e successivamente professore all'Università di Parigi, ma poi ritornò a Napoli per organizzarvi la casa domenicana di studio. Tommaso morì nel 1274, mentre si dirigeva a Roma per prender parte al Secondo Concilio di Lione, colpito alla testa da un ramo troppo basso, e venne canonizzato cinquanta anni dopo.
Il placido decorso di vita dell'aquinate cela la magnificenza della sua opera. Questo frate taciturno, della cui modesta personalità poco si conosce, viene annoverato tra i più grandi teologi, a livelli raggiunti soltanto da Paolo di Tarso e Agostino d'Ippona. Delle sue pubblicazioni, il fulcro è rappresentato dalla gigantesca Summa Theologiae. Nella sua maniera secca, dinamica, semplice, questo formidabile compendio di teologia, metafisica, etica e psicologia va dalle celebrate dimostrazioni dell'esistenza di Dio alla vita morale, a Cristo e ai sacramenti. Oggi la Summa forma gran parte delle fondamenta della Chiesa cattolica, sebbene a suo tempo non godesse di tale considerazione privilegiata: rappresentava semplicemente una delle tante scuole scolastiche medievali e a volte era fortemente controversa.Denys Turner, Thomas Aquinas: A Portrait, Yale, 2013: "Introduction". ISBN 978-0-300-18855-4
Aristotelismo, anima e materia
Per la costernazione di alcuni studiosi tradizionali, Tommaso d'Aquino era convinto che il pensiero del pagano Aristotele offrisse i mezzi più filosoficamente adatti ad esporre la fede cristiana, ed è soprattutto grazie a questa possente sintesi che viene annoverato tra gli immortali della filosofia. Il conflitto su Aristotele infuriò con particolare ferocia all'Università di Parigi, dove molti colleghi dell'aquinate aderivano alle dottrine di Agostino e del neoplatonismo, e consideravano il pensiero aristotelico come incompatibile con il cristianesimo. Ciò che Tommaso dibatte quindi, è un dibattito infiammato, sebbene lo faccia in stile imperturbato e sommesso.Tutte le citazioni e riferimenti della Summa Theologiae sono estratti dalla versione integrale in 5 voll. St. Thomas Aquinas «Summa Thelogica», Christian Classics, 1948, ss.vv. ISBN 978-0-87061-064-6 et al. Citazioni dal testo vengono riportate col rif. "ST"
Tommaso d'Aquino si scontrò con le autorità per il suo supposto materialismo. Non perché sostenesse la noiosa opinione che esiste solo la materia. Il suo materialismo non era una sorta di riduzionismo brutale. Al contrario, egli capiva che "la materia implica molto di più di quanto non sembri all'odierno materialista medio".Denys Turner, Thomas Aquinas: A Portrait, cit., 2013: Cap. 2, "A Materialist". La sua critica dei materialisti coi quali aveva a che fare, non era perché fossero incompetenti in argomentazioni di mente o spirito, ma perché non erano affatto capaci in argomentazioni sulla materia.
Tommaso credeva nell'anima, ma una delle ragioni per cui ci credeva era perché forniva la migliore comprensione di quel coagulo di materia noto come "corpo".ST 2.6-21. Come Wittgenstein ebbe a dire una volta: "se vuoi un'immagine dell'anima, guarda il corpo."Papers of "Wittgenstein, Ludwig" , su «Open Directory Project», Netscape Communications. L'anima per Tommaso non è un fantomatico extra, come asserivano i cristiani platonici del suo tempo; non la si deve considerare come un rene spirituale o un pancreas spettrale. La domanda "Dove nel corpo risiede l'anima?" secondo lui commetteva un errore di categoria, come se uno chiedesse quanto fosse vicina all'ascella l'invidia. Per l'aquinate l'anima è ovunque nel corpo, proprio perché essa è quella che egli chiama, seguendo Aristotele, la sua 'forma', significando il modo in cui è specialmente organizzata per essere espressiva nel significato.ST 1.50-74. L'anima non è una qualche sorta di cosa, ma il modo distintivo nel quale una particolare porzione di materia è viva.Denys Turner, Thomas Aquinas: A Portrait, cit., 2013: Cap. 3, "The Soul". Ciò è certamente visibile quanto lo può essere un piede storto. Affermare che un ragno abbia un differente tipo di anima da quella umana, è secondo Tommaso come dire che ha una forma differente di vita.ST 1.44-47. Ciò che distingue il corpo animale da un cappello o un tubo è il fatto che sia cosa significativa, comunicativa, autotrasformativa, in contrasto con la materia insignificantemente inerte di tanto materialismo contemporaneo. È 'materia articolata'.
I materialisti d'oggi, si lamenta il teologo Denys Turner, parlano di materia ma, a differenza di Tommaso, non la sentono parlare. Proprio come la lingua è cosa materiale che significa, così secondo l'aquinate è il corpo, che viene meglio visto non come un oggetto bensì come un significante. Su questo concetto si basa la teologia del Verbo incarnato, e dell'eucaristia in particolare, ove questo Verbo è presente in roba ordinaria come pane e vino, quasi come nel modo in cui il significato è presente in un segno verbale.ST 3.1-59. Se Tommaso trovava difficile ignorare il corpo, era forse perché egli stesso era di corporatura considerevole, sebbene non molto agile: sovrappeso, la leggenda narra che un pezzo del suo tavolo dovesse essere intagliato per permettergli di avvicinare l'addome. Era inoltre noto per la sua laconicità – i suoi confratelli lo avevano soprannominato "il bue muto".Alessandro Ghisalberti, s.v. "Tommaso d'Aquino", in Enciclopedia Filosofica (diretta da V. Melchiorre), vol. XII, 11655-11691, Bompiani, Milano, 2006.
Ne consegue che, dagli insegnamenti di Tommaso d'Aquino, non esista un corpo morto. Un cadavere sono semplicemente i resti, una massa di materiale dalla quale il significato si è prosciugato, non più quindi l'articolo originale. L'aquinate rende chiaro che, se qualcosa non coinvolge il mio corpo, non coinvolge me.ST 1.65-74. "Non ti sono fisicamente presente al telefono, nel senso che non condivido lo stesso spazio materiale, ma ciò nondimeno ti sono presente corporealmente."Terry Eagleton, "Disappearing Acts: Thomas Aquinas - A Portrait", recensione su London Review of Books, vol. 35, nr. 23, 2013, pp.39-40. Il cristianesimo riguarda la trasfigurazione del corpo, non l'immortalità dell'anima. Tommaso certamente credeva nella anime incorporee, ma non riteneva che la propria anima fosse se stesso. L'identità umana, pensava, è un'identità animale.ST 1.75-102. A differenza dei platonici, supponeva che "noi siamo totalmente animali, animali dalla cima ai piedi". Coloro che protestano che ciò lasci fuori un extra invisibile chiamato anima, non riescono a comprendere la natura peculiarmente creativa di questa animalità.
Ragione e linguaggio divino
La ragione umana per Tommaso d'Aquino è una razionalità distintivamente animale. Grosso modo, abbiamo quei tipi di mente per quei tipi di corpo. Il nostro pensiero, per esempio, è digressivo, che si sviluppa nel tempo poiché la nostra esperienza sensoriale fa lo stesso. Tommaso insegna che il ruolo dei concetti astratti è quello di ingrossare e arricchire la nostra esperienza, non quello di sminuirla.ST 1.47-49. Marx sostiene esattamente lo stesso caso nel Grundrisse. L'aquinate insegna inoltre che la metafora è la modalità di linguaggio più adatta agli animali umani a causa del suo carattere sensoriale concreto. Sebbene venga spesso accusato di razionalismo scolastico esangue, egli è in qualche modo maggiormente vicino agli empiricisti. L'obiettivo naturale della mente, insiste, non è Dio, il sé o le idee, ma le cose materiali. Qualsiasi conoscenza abbiamo di Dio deve iniziare qui, ed in particolare da "quel patetico fallimento di oggetto materiale che è Gesù."Denys Turner, op. cit., che continua: "[Gesù]...giustiziato extra-giuridicamente su raccomandazione maggioritaria di un comitato corrotto di un popolo estremamente religioso".
Non che la frase "conoscenza di Dio" non fosse per Tommaso senza problemi. Sarebbe certamente stato d'accordo con un Daniel Dennett o un Richard Dawkins che quando parliamo di Dio, non sappiamo veramente cosa stiamo dicendo.Daniel Dennett, Rompere l'incantesimo, Raffaello Cortina, 2007; Richard Dawkins, L'illusione di Dio, Arnoldo Mondadori Editore, 2006. Nel suo libro cit., Denys Turner ironicamente afferma che "sono poche le proposizioni della teologia di Tommaso che [Dawkins] riesca a formulare accuratamente in modo da poterle poi contestare accuratamente." Tutto il linguaggio su Dio per l'aquinate è metaforico, fortuito, confrontato costantemente dai limiti del dicibile.ST 1.2-26. I cristiani affermano, per esempio, che Dio è uno e non molti; ma come per qualsiasi altra parte di affermazione linguistica su Dio, questa non può esser considerata letteralmente. Secondo Tommaso d'Aquino, Dio non è un qualche tipo di essere, principio, entità o individuo che possa essere messo alla pari di tali entità. Non è nemmeno un qualche tipo di persona, nel senso in cui Daniel Dennett o Richard Dawkins sono evidentemente persone. Dio e l'universo non fa due. I credenti possono fare tanti altri errori, ma non quello di contare: non ritengono che ci sia un ulteriore oggetto al mondo in più di quanti già ce ne sono. Dio per Tommaso non è una cosa dentro o fuori dal mondo, ma la base della possibilità di qualsiasi cosa. Se dovessimo cascar via dalle Sue mani, verremmo ad essere annullati; la fede quindi è la fiducia che, non importa quanto odiosi noi possiamo essere l'un l'altro, Egli non ci lascerà cascar via dalle Sue mani.ST 1.2-43.
Essere e Creazione L'idea che Dio sorregge ogni cosa in essere col Suo amore è nota come la dottrina della Creazione. Tuttavia, nonostante le asserzioni dei nuovi atei, non ha nulla a che fare con come è iniziato il mondo. Infatti, Tommaso d'Aquino stesso pensava che fosse perfettamente ragionevole affermare insieme ad Aristotele che il mondo non fosse mai cominciato, ma che esistesse dall'eternità. La Creazione configura come una relazione di dipendenza ontologicaContra gentiles, II, c.18 dove Dio è il fondamento delle possibilità per l'esistere ed essa non è suscettibile ad alcuna misurazione temporale poiché l'inizio del mondo è simultaneo rispetto alla condizione esistenziale di DioST I, q.46, a.3. Non che fosse di questa opinione egli stesso, poiché il Libro della Genesi sembrava escluderlo, ma non ci vedeva niente di intrinsecamente implausibile. La dottrina della Creazione non è scienza fasulla, come certi razionalisti sembrerebbero assumere,, ma in realtà attesta l'estrema fragilità delle cose. L'aquinate postula che tutto ciò che esiste sia contingente, nel senso che non ce ne sia assolutamente nessuna necessità. Dio ha fatto il mondo per amore, non per necessità. Il suo essere è puramente gratuito, che è come dire una questione di grazia e donazione. Come un'opera d'arte modernista, o come qualcuno che contempli la propria mortalità, il mondo è attraversato da un senso del nulla, che scaturisce dall'inquietante consapevolezza che esso potrebbe benissimo non essere mai stato. La Creazione è l‘acte gratuit originale. Tommaso non pensa che noi potremmo riuscire a comprenderlo come un tutto proprio perché non riusciamo a comprendere il suo opposto, il nulla; pensa però che sia ragionevole chiedere perché ci sia qualcosa invece di nulla, mentre altri filosofi non lo pensano.ST 1.44-46. E dato che pensa che la risposta a questa domanda sia Dio, questa è la ragione per cui egli sostiene che l'esistenza di Dio, mentre non è in nessun modo autoevidente, possa essere dimostrata razionalmente.Denys Turner, Thomas Aquinas: A Portrait, cit., 2013: Cap. 4, "God".