L'autunno, qui, è magico e immenso (al-Kharīf, hunà, sāḥir wa kabīr), è la prima raccolta poetica in italiano di Golan Haji. La guerra, la bellezza, il sangue e l'amore, questi alcuni temi che compongono la raccolta, poesie scritte negli ultimi due anni, dove è più forte l'accento politico. La poesia si pone nei confronti della guerra come Perseo di fronte alla testa della Gorgone, così come la evoca Italo Calvino nelle sue Lezioni americane: perché il poeta non rimanga pietrificato dall'orrore con tutto il suo corpo o la poesia divenga incapace di dire, la scrittura deve guardare non la testa, ma i suoi riflessi nello scudo. Una riflessione sulla banalità del male, la normalità della follia, la solitudine e l'ironia necessaria per sopravvivere. Scritte in arabo, sono pubblicate in Creative Commons tra Damasco, Beirut, Doha, Londra, Parigi, Copenaghen e Chicago.

Indice delle poesie

L'autunno, qui, è magico e immenso (al-Kharīf, hunà, sāḥir wa kabīr), in Words Without Borders, Chicago, marzo 2013. Neve (Thalğ), pubblicato per la prima volta sul supplemento culturale del quotidiano al-Safīr, Beirut, 20 maggio 2011. Mattino (Sabāḥ), pubblicato per la prima volta sul supplemento culturale del quotidiano al-Safīr, Beirut, 20 maggio 2011. Una bolla (Fuqqāʿah), pubblicato per la prima volta sul supplemento culturale del quotidiano al-Safīr, Beirut, 20 maggio 2011. Nayruz (Nayrūz), in Nawāfidh, supplemento culturale del quotidiano al-Mustaqbal, Beirut, settembre 2012. Le ceneri dell'albero (Ramād al-shağarah), pubblicato per la prima volta sulla rivista al-Dūha, Doha, luglio 2013. Un tatuaggio sulla lingua (Washm ʿalà'l-lisān), pubblicato per la prima volta sulla rivista al-Dūha, Doha, luglio 2013. Nidi vuoti (Aʿshāsh fārighah), pubblicato per la prima volta sulla rivista al-Dūha, Doha, luglio 2013. Il rammarico del bambino (Hasrat al-ṭifl), in Nawāfidh, supplemento culturale del quotidiano al-Mustaqbal, Beirut, marzo 2012. Pendii (Sufūh), pubblicato per la prima volta sulla rivista al-Dūha, Doha, luglio 2013. Scrigno di dolore (Ṣundūq al-alam), in En Anden Strube, con Kristina Stoltz, Copenaghen, Forlaget Korridor, 2011. Occhi (ʿUyūn), in Nawāfidh, supplemento culturale del quotidiano al-Mustaqbal, Beirut, marzo 2012. "Sono un impavido curdo", diceva quando il camion l'ha investito alle due di notte (estratti) ("Anà kurdī ğasūr" kān yaqūl ʿindamā sadamathu al-shāhinah fī'l-thānyah laylan), in Baytī al-bārid al-baʿīd (La mia casa fredda e lontana), Beirut, Dār al-Ğamal, 2012. Il meriggio (al-Ẓahīra), in Thammata man yarāka wahsḥan (C'è qualcuno che ti vede come un mostro), Damasco, al-Amānah al-‘Āmmah li-Iḥtifāliyyat Dimashq ‘Āṣimat al-Thaqāfah al-‘Arabīyah, 2008. L'errore (al-Khata'''), in Thammata man yarāka wahsḥan (C'è qualcuno che ti vede come un mostro), Damasco, al-Amānah al-‘Āmmah li-Iḥtifāliyyat Dimashq ‘Āṣimat al-Thaqāfah al-‘Arabīyah, 2008. Un soldato in casa di cura (Ğundī fī'l-maṣahh), in Baytī al-bārid al-baʿīd (La mia casa fredda e lontana), Beirut, Dār al-Ğamal, 2012. Il miracolo (al-Muʿğizah), in Nādà fī'l-ẓulumāt (Chiamò nelle tenebre), Damasco, Wizārat al-Thaqāfah, 2004. Sotto un cielo di primavera (Tahta samā' al-rabīʿ), in Nādà fī'l-ẓulumāt (Chiamò nelle tenebre''), Damasco, Wizārat al-Thaqāfah, 2004.

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