Biografia

Le origini e la formazione Nato come Enrico Valtancoli (talvolta riportato negli archivi come Vantancoli da Montazio) a Portico di Romagna, nell'allora Legazione di Forlì, da Giuseppe Valtancoli e Maria Piananti. Il padre apparteneva a una nobile famiglia meridionale emigrata in Toscana; tuttavia, a causa del coinvolgimento e di condotte ritenute disonorevoli da parte del genitore durante i moti carbonari, Enrico decise in età adulta di abbandonare il cognome originario del casato. Adottò definitivamente "Montazio" (spesso scambiato per un mero pseudonimo), ricavandolo dall'omonima tenuta di proprietà familiare da diverse generazioni.Profilo biografico e archivio personale di Enrico Vantancoli da Montazio, su SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, Ministero della Cultura

Trasferitosi stabilmente in Toscana in gioventù, si iscrisse all'Università di Pisa, dove portò avanti parallelamente gli studi di Lettere e di Medicina, immergendosi precocemente nel fervente clima intellettuale e politico del periodo risorgimentale. L'incontro con il drammaturgo Giovanni Battista Niccolini risultò determinante per il suo ingresso e la sua affermazione nel mondo letterario e dell'editoria toscana.Approfondimento sulla figura poligrafa e giornalistica di Enrico Montazio, citato nella storiografia teatrale dell'Ottocento

L'attività giornalistica e l'impegno politico Nel 1843 fondò la Rivista di Firenze, un periodico di forte impronta letteraria in cui egli stesso ricopriva il ruolo di critico teatrale. I suoi toni spesso pungenti e irruenti gli attirarono diverse inimicizie nel panorama culturale e artistico dell'epoca. Di particolare rilevanza fu la complessa tenzone letteraria intrattenuta con il poeta Giuseppe Giusti, il quale, nel 1848, gli indirizzò un aspro sonetto accusandolo di marcato trasformismo e di eccessiva facilità nel mutare opinione politica a seconda delle convenienze storiche.

Con l'esplosione dei moti rivoluzionari del 1848, Montazio decise di dedicarsi a tempo pieno al giornalismo politico e militante. Fondò e diresse Il Popolano, un influente quotidiano di orientamento democratico che si distinse per l'aperto, veemente e vivace sostegno alla fazione antigranducale durante i turbolenti mesi della Repubblica Fiorentina e Toscana.

La condanna, l'esilio e il rientro in Italia A seguito del fallimento dei moti e della restaurazione sul trono del granduca Leopoldo II di Toscana, Montazio — che nel frattempo si era sposato con Albertina Chiarini, divenendo padre di famiglia — subì pesantemente le ritorsioni politiche della reazione. Fu sottoposto a processo per via dei suoi scritti giudicati eversivi e condannato inizialmente all'ergastolo per lesa maestà (pena che la storiografia tramanda in prima istanza come novanta mesi di reclusione dura). In un secondo momento, la pena carceraria gli venne commutata nell'esilio perpetuo dal Granducato.

Costretto ad abbandonare la penisola, visse la sua condizione di esule in Francia (stabilitosi dapprima a Marsiglia e poi a Parigi) e successivamente in Inghilterra, non interrompendo mai la sua instancabile attività di pubblicista, poligrafo e romanziere. In questo periodo estero si mantenne traducendo romanzi stranieri e opere tragiche del repertorio italiano in lingua francese.

A seguito dell'Unità d'Italia, poté fare legalmente rientro in patria. Si stabilì inizialmente a Torino, nuova capitale politica ed editoriale, dove assunse la prestigiosa direzione de Il Mondo illustrato e de La Rivista Contemporanea. Soltanto nel 1865 ritornò definitivamente a Firenze, divenuta a sua volta capitale del Regno, prestando la sua penna a La Gazzetta d'Italia e proseguendo la stesura di opere letterarie e biografiche fino alla morte, sopraggiunta il 22 ottobre 1886.

Attività letteraria e biografica Oltre alla vocazione giornalistica, Montazio si distinse nel corso del XIX secolo come una penna poliedrica e versatile in svariati campi dell'editoria: dall'attività di romanziere a quella di traduttore, fino a quella di drammaturgo e commentatore del mondo dello spettacolo.

È oggi ricordato primariamente per il suo ruolo di attento storico e biografo di importanti esponenti della cultura e dello spettacolo coevi. Diede alle stampe un'accurata monografia sul compositore Gioachino Rossini (pubblicata a Torino nel 1862 per i tipi dell'Unione Tipografico-Editrice)Riferimento bibliografico storico alle opere ottocentesche di Enrico Montazio (Giovacchino Rossini, 1862), in Portale Treccani e scrisse il noto volume Adelaide Ristori in America e a Cuba: impressioni, aneddoti, narrazioni di un touriste (Firenze, Tipografia Galletti Romei, 1869). Quest'ultimo consisteva in un accurato e lungo reportage che narrava la trionfale tournée mondiale della celebre attrice Adelaide Ristori, redatto con lo stile innovativo di un moderno corrispondente estero.

Note

Voci correlate Giornalismo italiano nel Risorgimento Repubblica Toscana Adelaide Ristori

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