Il pensiero filosofico dell'imperatore romano Marco Aurelio rappresenta la riflessione dell'ultimo grande esponente della dottrina stoica, appartenente alla cosiddetta nuova stoà o "stoicismo romano"..

La sua filosofia ripercorre l'atteggiamento stoico, a partire dal ripiegamento su sé stessi, coadiuvato dall'attivismo politico, seguendo il Fato. La celebrazione dell'interiorità si evidenzia chiaramente fin dal titolo della sua unica opera scritta, i Colloqui con sé stesso, noti anche come Pensieri, Meditazioni, Ricordi o A sé stesso.

Marco Aurelio scrisse i dodici libri che compongono lo scritto tra il 170 e il 180, durante le pause dei numerosi viaggi intrapresi, in greco della koinè, come esercizio per il proprio orientamento e di auto-miglioramento, influenzato da alcuni dei propri maestri di gioventù, che lo avevano spinto alla filosofia; .;; tra essi Quinto Giunio Rustico, Diogneto, Claudio Massimo e Apollonio di Calcide, ricordati nel libro I.. Lo stile letterario è ispirato a quello del grammatico Alessandro di Cotieno, un altro dei suoi precettori, come ricorda Marco stesso.; . Il titolo di questo lavoro è stata un'aggiunta postuma, originariamente Marco intitolò l'opera A sé stesso, ma non si sa se avesse intenzione di renderla pubblica. I Pensieri dimostrano una mente logica, e le sue note sono rappresentative della filosofia stoica e della sua spiritualità, offrendo anche un ritratto psicologico fine e particolareggiato. Il libro è considerato uno dei capolavori letterari e filosofici di tutti i tempi.

Formazione filosofica e rapporto con i maestri

L'istruzione di Marco Aurelio avvenne in casa: in linea con le tendenze aristocratiche del tempo, il suo bisnonno Severo lo incoraggiò a evitare le scuole pubbliche.. Uno dei suoi maestri, Diogneto, si dimostrò particolarmente influente, introducendo Marco ad una visione filosofica della vita e insegnandogli la razionalità.. Nell'aprile del 132, per volere di Diogneto (da taluni identificato come il destinatario della lettera A Diogneto.), Marco prese a utilizzare le vesti e ad avere le abitudini proprie dei filosofi: mentre studiava indossava un ruvido mantello greco, inoltre dormiva per terra fino a quando sua madre lo convinse a dormire sul letto.; .

Una nuova serie di tutores, il grammatico Alessandro di Cotieno, Trosio Apro e Tuticio Proculo continuò a occuparsi della sua istruzione nel 132-133. Poco si conosce di questi ultimi due insegnanti (entrambi di latino), mentre Alessandro viene descritto come un importante letterato, il principale studioso omerico del suo tempo. Marco ringrazia Alessandro per la sua formazione nello stile letterario, rilevata in molti passi dei Colloqui con sé stesso.

Dopo aver indossato la toga virilis nel 136 iniziò probabilmente la sua formazione oratoria. Aveva tre maestri di greco, Anino Macro, Caninio Celere ed Erode Attico, e uno di latino, Marco Cornelio Frontone, che Marco ricorda spesso come suo maestro di stile e di vita nei Colloqui con se stesso.. Gli ultimi due erano gli oratori più stimati dell'epoca. Frontone e Attico, però, divennero suoi precettori solo dopo la sua adozione da parte di Antonino, nel 138. La preponderanza dei tutor greci indica l'importanza della lingua per l'aristocrazia di Roma. Questa era l'età della seconda sofistica, una rinascita della letteratura greca. Sebbene istruito a Roma, Marco scriverà nei Colloqui con sé stesso i suoi pensieri più profondi in greco.; .

Erode era un uomo molto ricco e discusso, forse il più ricco d'oriente (grazie all'usura) e mal sopportava gli stoici, ma era un abile oratore e sofista; Marco, che sarebbe diventato proprio uno stoico, non lo ricorda affatto nei Colloqui con se stesso, nonostante si siano incontrati molte volte nel corso dei decenni successivi.; .

Frontone godeva di grande reputazione: nel mondo consapevolmente antiquato della letteratura latina, era considerato, come oratore, secondo solo a Cicerone, o alla pari della "gloria dell'eloquenza romana", una fama che oggi, in base ai pochi frammenti rimasti, può lasciare meravigliati.; molti critici moderni hanno avuto dubbi su questa ammirazione dei contemporanei. Filologi di fama espressero numerose critiche: Barthold Georg Niebuhr, lo descrisse come "frivolo", Samuel Adrian Naber lo trovò "disprezzabile", cfr. ; altri lo hanno definito come "pedante e noioso", scrivendo che le sue lettere non offrono né l'analisi politica di un Cicerone o l'introspezione di un Plinio, cfr. , commentando ; una ricerca prosopografica degli anni '80 ha riabilitato la sua reputazione, anche se non in maniera considerevole, cfr., ad esempio, sempre su . Egli non provava simpatia per Erode, anche se Marco riuscì alla fine a far stabilire buoni rapporti fra di loro. Frontone aveva una completa padronanza del latino e, abile nella scelta delle parole, era capace di formulare espressioni insolite attraverso l'arte letteraria., il quale cita . Una quantità significativa di corrispondenza tra Frontone e Marco è pervenuta fino a noi. I due erano molto intimi, Marco lo chiamava "mio caro Frontone" e "la mia gioia" e trascorreva molto tempo anche con la moglie e la figlia, entrambe di nome Crazia, in conversazioni non impegnate.

In occasione dell'ascesa imperiale dei suoi allievi, Marco e Lucio Vero, Frontone lasciò la sua casa di Cirta e il 28 marzo rientrò nella sua residenza romana. Inviò una nota al liberto imperiale Charilas, chiedendo di potersi mettere in contatto con gli imperatori poiché, disse in seguito, non aveva osato scrivere direttamente agli imperatori.. L'insegnante si dimostrò immensamente orgoglioso dei suoi allievi: ripensando al discorso tenuto per l'ascesa al consolato del 143, dove elogiava il giovane Marco, Frontone ne era entusiasta: C'era allora una straordinaria capacità naturale in te, perfezionata ora in eccellenza, il grano che cresceva è ora un raccolto maturo. Lucio era meno stimato rispetto a suo fratello, poiché i suoi interessi erano di livello inferiore..; .

Sappiamo che Marco, una volta divenuto imperatore, discusse con Frontone della sua lettura di Celio e di Cicerone, e della sua famiglia. Le sue figlie si trovavano nella casa di Roma, con la prozia Matidia (figlia di Salonina Matidia, parente diretta di Adriano e Traiano), poiché l'imperatore pensava che l'aria serale fosse troppo fredda per loro. Chiese a Frontone di fornirgli "alcune letture di eloquenza, qualcosa di tuo, o di Catone, o Cicerone, Sallustio o Gracco, o un poeta, perché ho bisogno di distrazioni, soprattutto in questo momento, leggendo qualcosa che dissipi le mie ansie urgenti".; .

In un'altra occasione, Marco scrisse a Frontone una lettera per il suo compleanno, affermando di amarlo come amava se stesso e appellandosi agli dèi affinché tutto il suo sapere letterario venisse appreso "dalle labbra di Frontone". Le sue preghiere per la salute di Frontone erano più di un atto convenzionale (perché Frontone era spesso malato e a volte sembrava soffire di una costante infermità), tanto da chiedere di condividere lui stesso il dolore di Frontone. e nella traduzione di .

Frontone non divenne insegnante a tempo pieno di Marco e continuò la sua carriera di avvocato. Una causa famosa lo portò in contrasto con Erode, che era il principale accusatore di Tiberio Claudio Demostrato, un notabile ateniese difeso proprio da Frontone. A causa dei suoi rapporti conflittuali con la città di Atene, la strategia difensiva avrebbe probabilmente attaccato il carattere di Erode. Marco aveva supplicato Frontone, prima "consigliandogli", poi "chiedendogli il favore" di non attaccare Erode, al quale aveva già chiesto di astenersi dal tirare i primi colpi. Frontone si dichiarò sorpreso di scoprire che Marco considerasse Erode alla stregua di un amico (forse perché Erode non era ancora un suo tutor), ma riconobbe che Marco poteva aver ragione nel chiedere che la causa non si trasformasse in uno spettacolo. Ciononostante, confermò l'intenzione di utilizzare il materiale a sua disposizione: "vi avverto che non userò in modo sproporzionato l'opportunità che si presenta in questa causa, dato che le accuse sono terribili e se ne deve parlare in questi termini. Specialmente quegli eventi che si riferiscono a pestaggi e ruberie li esporrò in tutta la loro gravità, ma anche se lo taccerò di essere un piccolo greco incolto non intenderò guerra fino alla morte". Marco fu soddisfatto di questa risposta di Frontone..

L'esito del processo è ignoto, ma Marco riuscì a far riconciliare i due. A seguire Erode divenne console ordinario mentre, a luglio e agosto del 143, Frontone fu nominato consul suffectus.. Marco gli scrisse informandolo che l'ultimo nato di Erode era appena morto e lo invitò a esprimergli le sue condoglianze. Frontone gli scrisse pertanto una lettera, in greco, in parte giunta fino a noi. Frontone elogiò inoltre Marco per il suo talento come mediatore: "se qualcuno ha mai avuto il potere dal suo carattere di riunire tutti i suoi amici nella reciproca concordia, tu ci riusciresti con estrema facilità"..

All'età di venticinque anni Marco cominciò a disamorarsi degli studi in giurisprudenza, mostrando segnali di un diffuso malessere. Era stanco dei suoi esercizi e di prendere posizione nei dibattiti immaginari. Quando criticò la mancanza di sincerità del linguaggio convenzionale, Frontone prese a difenderlo., tradotta da . In ogni caso, l'istruzione formale di Marco era ormai finita. Aveva mantenuto con i suoi insegnanti buoni rapporti, li seguiva tuttora con devozione, anche se la lunga istruzione aveva influenzato negativamente la sua salute.

Nella fase iniziale Frontone aveva messo in guardia Marco contro lo studio della filosofia: "è meglio non aver mai intrapreso lo studio della filosofia, piuttosto che averla assaggiata, con la punta della lingua, come si suol dire". Egli disapprovava come una deviazione giovanile le sue lezioni con Apollonio di Calcide. Un altro maestro di filosofia, che Marco ricorda nei suoi scritti, è Claudio MassimoClaudio Massimo, console nel 144, poi governatore della Pannonia superiore ( attorno al 150-154) e proconsole in Africa., filosofo e politico..

Apollonio potrebbe aver introdotto Marco alla filosofia stoica, ma Quinto Giunio Rustico avrebbe avuto la maggiore influenza sul ragazzo; Rustico era di venti anni più vecchio di Marco, ed era poco più vecchio di Frontone stesso. Come nipote di Quinto Giunio Aruleno Rustico, uno dei martiri della tirannia di Domiziano e della sua persecuzione contro i filosofi (Aruleno era stato condannato a morte per lesa maestà, per aver pesantemente criticato Domiziano stesso in un suo libro incentrato su Trasea Peto), era erede della tradizione di opposizione stoica ai "cattivi imperatori" del I secolo, e considerato il vero successore di Seneca. Rustico era stato console suffectus nel 133; in seguito Marco lo nominerà console ordinario nel 162, nonché Praefectus urbi negli anni successivi al 162. Marco ringraziò Rustico in numerose occasioni, per il suo insegnamento.. Oltre a Rustico, Marco s'ispirò probabilmente alla lettura di Arriano, a cui si devono le trascrizioni delle lezioni del maestro di questi (che Marco non conobbe per ragioni di età), Epitteto di Ierapoli (allievo a sua volta di Gaio Musonio Rufo e amico di Adriano); fu proprio Rustico a suggerirgli queste letture.Marco ricorda Epitteto come una guida spirituale, facendo spesso riferimento alle sue Diatribe e al Manuale come ad esempio in , citando e commentando alcune sue massime.

Datazione cronologica degli scritti