I Palazzi Imperiali di Roma occupano principalmente il colle Palatino, che si affaccia verso nord sul Foro Romano, e verso sud sul Circo Massimo. È un imponente complesso di edifici che esprime in modo visibile la potenza e ricchezza degli imperatori da Augusto (di cui ancora appare visibile la residenza, tra le meglio conservate) a Costantino, quando Costantinopoli diventerà la nuova grande sede imperiale, anche se ancora ai tempi di Teodorico (come dimostrano gli ampliamenti realizzati da quest'ultimo) quest'area era deputata ad ospitare la sede del potere sovrano. I palazzi imperiali si compongono di due strutture, quella pubblica (la Domus Flavia, edificata per la gran parte da Domiziano), aperta ai cittadini e agli stranieri, dove si manifestava lo sfarzo e la potenza dell'imperatore, e quella privata (la Domus Augustana), dove abitava l'imperatore e la sua corte. A questa sotto Settimio Severo si aggiunse una sezione aggiuntiva (un vero nuovo palazzo identificato dai moderni come Domus Severiana) con robusti archi portanti che fuoriuscivano dal fianco della collina.
L'intero complesso, la cui edificazione occupò tutto il I secolo, veniva indicato anticamente come Domus Augustana, ovvero "residenza dell'imperatore", poi fu noto col nome di Palatium (ai tempi di Tacito già era invalsa questa espressione),Tacito, Agricola, 40, 4: noctu in Palatium tanto che l'uso di questo termine passò a definire per evoluzione del toponimo qualsiasi edificio di una qualche rilevanza, entrando nell'uso comune.
Storia
Il primo nucleo del palazzo imperiale fu costituito dal complesso di edifici appartenuti a illustri personalità della Res Publica (vi abitavano tra gli altri Cicerone, Ortalo e il poeta Catullo), un cui esempio, la Casa dei Grifi, si può ammirare ancora, che avevano sede in tutta l'area edificabile del colle. Il grande artefice però del complesso palatino e il primo a fare dei gruppi di case private che vi sorgevano la residenza di un unico uomo fu l'allora triumviro Ottaviano. Questi precedentemente aveva abitato in una casa vicino al Foro, sopra le "scale degli orefici", appartenuta all'oratore Gaio Licinio Calvo, come riferisce Svetonio,Svetonio, Vita di Augusto, 72 dopodiché passò nella residenza di Ortensio Ortalo, non molto rilevante per ampiezza e per lusso. Gli edifici sul Palatino vennero probabilmente acquisiti da Augusto dopo la vittoria di Agrippa su Sesto Pompeo nel 36 a.C. (battaglia di Nauloco), secondo quanto riferisce Velleio Patercolo,Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo, II, 81. fonte corroborata dall'interpretazione che attraverso la valutazione dell'epoca di affreschi risalenti al 30 a.C. all'interno della Casa di Livia (moglie di Ottaviano), collega l'aggiunta di alcuni ambienti della stessa e quindi anche delle case annesse, proprio a quest'epoca.. Augusto non si spese in ingrandimenti eccessivi e in abbellimenti sfarzosi, dovendo dare di sé quell'immagine di primus inter pares, caposaldo del suo programma politico. Secondo Svetonio, Augusto dormì per quarant'anni nella stessa stanzetta (probabilmente, ma è solo una ipotesi, quella "delle Maschere", ornata di mascheroni teatrali) ed ebbe un suo studiolo privato (detto la sua "Siracusa"), che fa parte dei locali emersi dallo scavo del 1961..
Le rilevanti acquisizioni gli consentirono di superare le residenze di Publio Clodio, anch'esse frutto di agglomerati di case precedenti (appartenute a Scauro, Lutazio Catulo e Cicerone) tra loro collegate sul colle, rivaleggianti all'inizio soltanto con quelle del triumviro. In un primo tempo le strutture del Palatino apparivano staccate tra edifici autonomi (da ciò dovrebbe derivare anche la distinzione tra Domus Tiberiana e Augustana); successivamente, vennero via via ampliati dalle varie famiglie che si avvicendavano al potere imperiale fino a costituire un unico grande complesso.Giuseppe Flavio, Antiquitates Iudaicae, 19, 117 Con il termine Domus Augustana si indicò, a partire dall'intervento di Domiziano, l'intero complesso palatino (dal nome del fondatore), comprendente la parte privata (che oggi si preferisce identificare col nome proprio di Domus Augustana) e quella destinata all'uso ufficiale, la Domus Flavia, eretta dagli imperatori flavi. La Domus Flavia invece è il risultato dalla sovrapposizione del nuovo palazzo domizianeo alla vecchia ala "pubblica" della Casa di Augusto, estendentesi ad est del tempio di Apollo. Lo stesso tempio di Apollo era parte della porzione pubblica quantomeno della residenza augustea, tanto da esservi stati trasferiti i Libri sibillini dalla precedente collocazione nel tempio di Giove Capitolino, e a tal punto che vi si svolgevano anche sedute del Senato.
A Tiberio si attribuisce il progetto di allargamento della residenza imperiale sul lato occidentale della collina, compresa tra il tempio di Cibele e le pendici aggettanti sul Foro. Il lato occidentale dell'edificio coincide con l'area precedentemente occupata da una domus repubblicana, forse appartenuta al padre, Tiberio Claudio Nerone, pretore del 42 a.C., la stessa casa dove sarebbe nato il futuro imperatore. Tutta quest'area dei palazzi divenne definitiva solo sotto Nerone, per poi subire altri interventi sotto Domiziano, Adriano e Settimio Severo. La dicotomia tra Domus Tiberiana e Augustana si conservò da quel momento in poi immutata, inaugurando la consuetudine per cui nella prima residenza si trasferivano gli eredi al soglio, in quanto successori di Augusto (come fecero Marco Aurelio e Lucio Vero una volta adottati da Antonino Pio), mentre nell'altra abitavano gli imperatori regnanti. L'intera Domus, solo parzialmente riemersa dagli scavi (effettuati presso i margini dell'edificio), caduta in rovina, sarà poi occupata nel 1550 dagli Orti Farnesiani, voluti dal cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, il quale dopo aver acquistato la parte nord del colle, decise di stabilirvi una residenza estiva e di circondarla di sontuosi giardini, visitabili ancora oggi. Una prima volontà di collegare i gruppi di palazzi del Palatino con quelli del Campidoglio risale, secondo Svetonio, a Caligola, il quale ampliò i palazzi già edificati da Tiberio.Svetonio, Vita di Caligola, 22, 4 Il tentativo però più audace di trasformare queste residenze disaggregate in un complesso unitario risale a Nerone, grazie anche alle distruzioni operare dall'incendio del 64. Nerone interrò completamente la Casa di Augusto, ricavandone la base per un santuario monumentale (la Aedes Caesarum in Palatio) destinato al culto imperiale, comprendente un tempio e delle statue colossali. Il progetto neroniano culminò nella costruzione della Domus Aurea (che si estendeva in gran parte su Celio e Esquilino), i cui livelli di fondazione rimangono visibili sul colle Oppio. Chi più si adoperò per fare del Palatino un'unica grande residenza deputata ad ospitare la sede del potere principesco, fu però Domiziano, il quale ordinò all'architetto Rabirio di ricostruire dalle fondamenta l'intero complesso residenziale pubblico (Domus Flavia) a partire dalla vecchia ala ufficiale della residenza augustiana, e di porre le basi per un nuovo grande palazzo più a sud (Domus Augustana), comprendente anche un Ippodromo privato, la casa dei paggi (Paedagogium) e delle terme. La differenza principale con gli edifici precedenti e con la Domus aurea, che era né più né meno che una villa urbana, risiede nella sua caratteristica di "palazzo" sede del potere imperiale, distinguibile nella sua funzione di edificio con finalità pubbliche, in cui esercitare i ruoli di governo, e di residenza privata, distinzione che si andava affermando già con Augusto, ma che non poteva manifestarsi in questo tempo con uguale nettezza, considerata la natura inter pares del potere del Principe..
Il palazzo (da allora in avanti noto come Domus Augustana, ovvero residenza degli imperatori), completato nel 92 (tranne lo Stadio che dovette essere ultimato solo dopo), rimarrà così inalterato nella sua struttura complessiva, pur con i dovuti interventi e ampliamenti successivi, fino alla fine dell'impero, tempo nel quale l'intera area palatina risultava completamente occupata dalla superficie dei palazzi imperiali. Questi rappresentavano nel loro insieme un'unica residenza deputata agli imperatori e tale fu la differenza rispetto all'epoca pregressa a Domiziano, che aveva visto solo residenze disaggregate e poco omogenee. Tra i maggiori interventi operati dagli augusti successivi si segnalano alcuni rifacimenti nell'area nord presso la Domus Tiberiana, dapprima di Traiano, poi di Adriano, che fece avanzare la stessa fino alla via Nova del Foro e operò diversi restauri, e in ultimo da parte di Settimio Severo, il più vistoso, che coincise con un imponente ampliamento della parte Augustana (che sorgeva oltre il colle, ormai già interamente occupato) e con l'edificazione di un nuovo prospetto (Settizonio) sul lato sud-orientale del colle.. La seconda sezione dei palazzi, che va generalmente sotto il nome di Domus Augustana, doveva essere la parte del palazzo in cui avevano sede non solo gli appartamenti dell'imperatore, ma anche quelli della servitù e della corte, e in cui vi si svolgevano gli arcana imperii (i segreti del potere): qui si decidevano cioè le questioni dirimenti del governo dell'impero, non solo per iniziativa degli imperatori, ma spesso vi aveva un ruolo la stessa corte. Un esempio furono le manovre di palazzo che ruotarono attorno alle successioni, talvolta brutali, da un imperatore all'altro, quando per la prima volta proprio l'assassinio di Domiziano, avvenuto in questa ala del Palatium, portò alla nomina di Nerva..
Descrizione
Salendo dal Foro, percorrendo la via che costeggiando l'uccelliera Farnese si inerpica per la collina, incontriamo, proseguendo per la zona nord, la Domus Tiberiana, in gran parte ancora interrata, occupata nel XVI secolo dalla residenza farnesiana; procedendo più a sud la casa di Livia, ornata di pitture murali di grande valore; di seguito, annessa al Tempio di Apollo, la casa di Augusto, ovvero quanto rimane degli ambienti destinati all'uso privato del Principe. Dai giardini Farnese si può imboccare, poco dopo la tomba di Giacomo Boni, un accesso sotterraneo al Criptoportico di Nerone alla fine del quale è possibile ridiscendere al Foro. Il criptoportico era un passaggio ipogeo che collegava tra loro originariamente la Domus Aurea con gli edifici imperiali pregressi (la Domus Transitoria) sul Palatino, poi ampliato da Domiziano per condurvi al suo nuovo palazzo (successivamente sarà aperto un altro braccio a fungere da corridoio tra il palazzo dei Flavi e la Domus Tiberiana).
Sull'amplissima spianata alla sommità del colle poi, in mezzo al quale si staglia l'ex convento di Santa Francesca Romana, oggi sede dell'Antiquarium del Palatino, si estende la Domus Flavia, ovvero il palazzo degli imperatori Flavi, Vespasiano, Tito, Domiziano. L'edificio fu fatto ampliare da Domiziano, il quale incaricò l'architetto Rabirio di ripianare le due cime del colle, quella occidentale del Germalus, coperta da case e templi, e quella orientale del Palatium, usando la terra di riporto per coprire il dislivello, per edificarvi i sontuosi edifici dedicati alle funzioni pubbliche dell'imperatore (la Domus Flavia appunto) e ampliare quelli riservati alla famiglia imperiale, riuniti in quella che oggi è nota come Domus Augustana, di struttura più complessa rispetto al palazzo dei Flavi.
Ovunque nel complesso si trovano tracce di mosaici e di decorazioni marmoree pregiate. Molti pezzi di valore storico e artistico sono raccolti nell'Antiquarium del Palatino, costruito nell'Ottocento in una parte della Domus Flavia. Esso mostra anche le varie fasi della storia del colle Palatino, a partire dalle più antiche testimonianze di insediamenti umani.