Lalca impenne (Pinguinus impennis ) era un uccello incapace di volare appartenente alla famiglia degli Alcidi. È scomparso attorno alla metà del XIX secolo, esponente dell'unica specie giunta fino all'epoca storica del genere Pinguinus , un gruppo di uccelli che in origine comprendeva anche un'altra specie di alca gigante, anch'essa incapace di volare, stanziata nella regione dell'oceano Atlantico.

L'alca impenne nidificava su isole rocciose e remote, che offrivano un facile accesso all'oceano e una ricca disponibilità di cibo: condizioni piuttosto difficili da trovare in natura, che spinsero questo animale a riprodursi solo in poche località. Al di fuori della stagione riproduttiva, le alche trascorrevano il tempo nutrendosi nelle acque del Nord Atlantico, spingendosi a sud fino alle coste settentrionali della Spagna e anche nei pressi delle coste di Canada, Groenlandia, Islanda, Fær Øer, Norvegia, Irlanda e Gran Bretagna.

L'alca impenne raggiungeva i 75–85 cm di altezza e pesava circa 5 kg; era rimasto quindi la specie più grande della famiglia degli Alcidi. Aveva il dorso nero e il ventre bianco. Il becco, anch'esso nero, era robusto e ricurvo, con scanalature sulla superficie. Durante l'estate, il piumaggio dell'alca impenne presentava una macchia bianca sopra ciascun occhio. In inverno, l'alca perdeva queste macchie, ma sviluppava una fascia bianca che si estendeva attraverso gli occhi. Le ali, lunghe solo 15 cm, non le consentivano di volare. Al contrario, era un'eccellente nuotatrice, dote di cui si serviva per cacciare. Le sue prede preferite erano pesci, come alose dell'Atlantico e capelani, e crostacei. Nonostante fosse agile in acqua, sulla terra era piuttosto goffa. Le coppie di alca impenne rimanevano unite per tutta la vita. Nidificavano in colonie fitte e numerose, deponendo un unico uovo sulla nuda roccia. L'uovo era bianco con marezzature brune. Entrambi i genitori covavano l'uovo per circa sei settimane prima della schiusa. Il piccolo lasciava il nido dopo due o tre settimane, anche se i genitori continuavano a prendersene cura.

L'alca impenne rivestiva un ruolo importante presso molte tribù di nativi americani, sia come fonte di cibo sia come creatura simbolica. Molti uomini appartenenti alla cosiddetta cultura arcaica marittima venivano seppelliti assieme a ossa di alca impenne, e, in una sepoltura, un defunto è stato addirittura trovato ricoperto da più di 200 becchi di alca, che si presume facessero parte di un mantello realizzato con le loro spoglie. I primi esploratori europei giunti nelle Americhe utilizzarono le alche come conveniente fonte di cibo o come esche per la pesca, riducendone drasticamente il numero. Il fatto che il piumino di questo uccello fosse molto richiesto in Europa fece sì che quasi tutte le sue popolazioni europee fossero già scomparse attorno alla metà del XVI secolo. Gli scienziati richiamarono l'attenzione sul fatto che tali comportamenti avrebbero potuto portare all'estinzione dell'alca impenne, che divenne beneficiaria delle prime leggi ambientali volte alla conservazione delle specie a rischio, ma ciò non fu sufficiente. La crescente rarità della specie ne accrebbe notevolmente l'interesse presso musei e collezionisti privati europei, che fecero di tutto per ottenere sue spoglie e uova. Il 3 giugno 1844, gli ultimi due esemplari confermati furono abbattuti a Eldey, al largo delle coste dell'Islanda, e con essi andò distrutto anche l'ultimo tentativo noto di riproduzione. In seguito vi furono voci riguardanti avvistamenti o catture di esemplari sopravvissuti. L'avvistamento di un individuo nel 1852 è considerato da alcuni l'ultimo mai effettuato di un esemplare appartenente alla specie. L'alca impenne è citata in diversi racconti, e la rivista scientifica dell'Unione americana di ornitologia è chiamata The Auk in onore di questo uccello.

Tassonomia ed evoluzione

L'analisi delle sequenze di DNA mitocondriale ha confermato ciò che gli studiosi avevano già da tempo ipotizzato tramite studi morfologici e biogeografici, ossia che il parente attuale più stretto dell'alca impenne è la gazza marina. L'alca impenne era anche strettamente imparentata con la gazza marina minore, che ha seguito un percorso evolutivo completamente diverso rispetto a Pinguinus. A causa della sua somiglianza esteriore con la gazza marina (fatta eccezione per l'inattidudine al volo e le dimensioni), l'alca impenne è stata talvolta classificata nel genere Alca, come fece anche lo stesso Linneo.

I resti fossili (in particolare quelli della specie sorella Pinguinus alfrednewtoni) e le evidenze molecolari dimostrano che i tre generi suddetti, sebbene strettamente imparentati, si separarono presto dopo essersi a loro volta distaccati da un antenato comune, probabilmente simile a una tozza urietta di Xantus, e si diffusero lungo le coste dell'Atlantico. A quel tempo, le urie si erano già differenziate dagli altri Alcidi dell'Atlantico. Durante il Pliocene, uccelli simili alle gazze marine erano comuni nell'Atlantico, ma l'evoluzione della gazza marina minore è scarsamente documentata. I dati molecolari sono compatibili con entrambe le ipotesi, ma il peso delle evidenze suggerisce di classificare l'alca impenne in un genere distinto. Alcuni ornitologi, tuttavia, ritengono più appropriato continuare a considerare la specie appartenente al genere Alca.

L'alca impenne non è strettamente imparentata con altri generi estinti di Alcidi incapaci di volare, come Mancalla, Praemancalla e Alcodes.

Pinguinus alfrednewtoni era un'altra specie del genere Pinguinus, più grande e anch'essa incapace di volare, vissuta durante il Pliocene inferiore. Nota a partire da ossa rinvenute nella formazione di Yorktown della miniera di Lee Creek, in North Carolina, si ritiene che si sia separata assieme all'alca impenne da un antenato comune. Pinguinus alfrednewtoni viveva nell'Atlantico occidentale, mentre l'alca impenne in quello orientale; dopo la scomparsa del primo, avvenuta alla fine del Pliocene, l'alca impenne estese il suo areale fino a comprendere anche quello del suo simile.

Etimologia L'alca impenne è una delle 4400 specie animali descritte originariamente da Carlo Linneo nella sua opera del XVIII secolo, il Systema Naturae, dove compare con il nome di Alca impennis. Il nome Alca è una latinizzazione del termine scandinavo usato per indicare le gazze marine e i loro simili. La specie venne inserita nel suo genere attuale, Pinguinus, soltanto nel 1791. Il nome del genere deriva dal termine con cui la specie era chiamata da spagnoli e portoghesi, mentre l'epiteto specifico impennis deriva dal latino e si riferisce alla mancanza di penne remiganti, o pennae.

Il nome irlandese dell'alca impenne, falcóg mhór, significa «grande uccello di mare/alca». Il nome basco, arponaz, significa «becco a lancia». Il nome francese primitivo era apponatz. I Normanni chiamavano l'alca impenne geirfugl, che significa «uccello-lancia». Proprio da quest'ultimo deriva uno dei nomi alternativi con cui la specie è nota in inglese: garefowl o gairfowlCokinos 2000, p. 333. Il nome inuit dell'alca impenne era isarukitsok, che significa «piccola ala». La parola «pinguino» (penguin) comparve per la prima volta nel XVI secolo come sinonimo di «alca impenne». Forse deriva dal gallese pen gwyn, «testa bianca», o dal latino pinguis, «pingue, grassoccio», ma la sua etimologia è ancora oggetto di discussione. Quando gli esploratori europei scoprirono quegli uccelli che oggi chiamiamo pinguini nell'emisfero australe, notarono la loro somiglianza con l'alca impenne e li chiamarono con lo stesso nome, nonostante non fossero affatto imparentati con essaCrofford 1989, p. 10.

Descrizione

Con un'altezza di 75–85 cm e un peso, negli esemplari adulti, di circa 5 kg, l'alca impenne, incapace di volare, era la specie più grande sia della sua famiglia sia dell'intero ordine dei Caradriiformi. Le alche che vivevano più a nord avevano generalmente dimensioni maggiori rispetto a quelle stanziate più a sud. Maschi e femmine avevano un piumaggio simile, ma differivano per le dimensioni, in particolare del becco e della lunghezza del femoreCrofford 1989, p. 8 (subscription required). Il dorso era prevalentemente di colore nero lucido, mentre il ventre era bianco. Il collo e le zampe erano brevi, mentre testa e ali apparivano piccoleCrofford 1989, p. 15. L'alca aveva un aspetto un po' tozzo a causa di uno spesso strato di grasso, necessario per la termoregolazioneCrofford 1989, p. 28.

Durante l'estate, l'alca impenne sviluppava una larga macchia bianca sopra ciascun occhio, la cui iride poteva essere di colore nocciola o castanoCrofford 1989, p. 9Cokinos 2000, p. 310. In inverno, l'alca effettuava la muta e perdeva queste macchie oculari, che venivano sostituite da una fascia bianca e da una linea grigia di piume che andava dall'occhio all'orecchio. In estate, il mento e la gola erano di colore bruno-nerastro, mentre l'interno della bocca era giallo; in inverno, invece, la gola diventava bianca. Alcuni esemplari presentavano del piumaggio grigio sui fianchi, ma il motivo di questa caratteristica è sconosciuto.

Il grosso becco era lungo circa 11 cm e si incurvava verso il basso all'estremità; presentava inoltre profonde scanalature bianche su entrambi i rami: fino a sette sulla mascella e dodici sulla mandibola durante l'estate, che diminuivano di numero in inverno. Le ali misuravano solamente 15 cm, e le remiganti più lunghe appena 10 cm. I piedi e i brevi artigli erano neri, mentre le membrane interdigitali erano di colore nero-brunastro (subscription required). Le zampe, poste molto indietro sul corpo, permettevano all'animale di nuotare e immergersi con grande efficaciaCokinos 2000, p. 312.

I nidiacei erano grigi e ricoperti di piumino, ma il loro esatto aspetto è sconosciuto, poiché non ne sono giunte spoglie fino a noi. Gli esemplari giovani presentavano scanalature sul becco meno evidenti e il collo ricoperto da macchie bianche e nere, e non avevano la macchia oculare tipica degli adulti. Al contrario, mostravano una linea grigia che partiva dagli occhi (ancora cerchiati da un anello perioculare bianco) e scendeva fin sotto le orecchie.

I richiami dell'alca impenne includevano bassi gracidii e grida rauche. Un esemplare in cattività fu osservato mentre emetteva una sorta di gorgoglio quando era nervoso. Non si conoscono altre vocalizzazioni, ma si presume che fossero simili a quelle della gazza marina, sebbene più potenti e profonde.

Distribuzione e habitat

L'alca impenne era diffusa nelle fredde acque costiere del Nord Atlantico, lungo le coste di Canada, Stati Uniti nord-orientali, Norvegia, Groenlandia, Islanda, Fær Øer, Irlanda, Gran Bretagna, Francia e Spagna settentrionaleCrofford 1989, p. 5. Lasciava le acque del Nord Atlantico e si spingeva a terra esclusivamente per nidificare; al di fuori della stagione riproduttiva, si riposava persino in mare apertoCrofford 1989, p. 29. Colonie di alca impenne si trovavano dalla baia di Baffin fino al golfo di San Lorenzo e, attraversando l'estremità settentrionale dell'Atlantico, in Islanda, Norvegia e nelle isole britannicheCrofford 1989, p. 30.

Per nidificare, l'alca impenne necessitava di isole rocciose con scogliere digradanti che offrissero un facile accesso alla linea costiera. Si trattava di requisiti piuttosto restrittivi, e si ritiene che l'alca impenne occupasse in tutto non più di una ventina di colonie riproduttive. Inoltre, i siti di nidificazione dovevano trovarsi in prossimità di acque ricche di cibo e a una distanza sufficiente dalla terraferma per scoraggiare la presenza di esseri umani e orsi polari.