La battaglia di Borodino (), conosciuta nella storiografia francese come battaglia della Moscova (), fu combattuta il 7 settembre 1812Il 26 agosto secondo il calendario giuliano ancora in uso allora in Russia durante la campagna di Russia e fu una delle più grandi e sanguinose battaglie delle guerre napoleoniche; coinvolse oltre soldati delle due parti, con la perdita, tra morti e feriti, di circa uomini. Napoleone la definì "la più terribile delle mie battaglie".

Venne combattuta tra la Grande Armata di Napoleone e l'esercito russo guidato dal generale Michail Kutuzov vicino al villaggio di Borodino. L'imperatore francese, desideroso di vincere una grande battaglia decisiva per concludere rapidamente la campagna di Russia, adottò una tattica di attacco frontale che costò gravi perdite alle proprie truppe, contro le forze russe organizzate su posizioni difensive; dopo una lotta durata molte ore, i francesi, grazie soprattutto al fuoco devastante della loro artiglieria concentrata, riuscirono a conquistare le fortificazioni del nemico che, tuttavia, ripiegò con ordine su posizioni più arretrate.

Nel momento culminante, Napoleone aveva rifiutato di impiegare la Guardia imperiale. Il giorno seguente il maresciallo Kutuzov decise, a causa delle elevatissime perdite subite, di abbandonare il campo di battaglia e continuare la ritirata verso Mosca. Napoleone poté quindi entrare con il suo esercito nella antica capitale russa ma, non essendo riuscito a distruggere l'armata nemica né a scuoterne il morale e la volontà combattiva, non raggiunse un successo decisivo.

Nel tempo la battaglia di Borodino, che dal punto di vista militare fu una vittoria di Napoleone, è stata trasformata dalla letteratura e dalla storiografia russa, soprattutto a partire dall'interpretazione di Lev Tolstoj, in un simbolo della vittoriosa "guerra patriottica" contro l'invasore e della tenacia e dell'incrollabile capacità di resistenza dell'esercito e della nazione russa..

Campagna di Russia

Avanzata della Grande Armata

Nella seconda metà del mese di agosto 1812 Napoleone, dopo il fallimento delle sue ambiziose manovre di annientamento a Vilnius, a Vicebsk e a Smolensk, che non si erano concluse con la distruzione dell'esercito russo come progettato dall'imperatore, si trovava in una fase difficile e incerta della campagna di Russia. La Grande Armata si stava indebolendo con impressionante rapidità e la massa di manovra principale sotto il controllo diretto di Napoleone si era ridotta, dopo la battaglia di Smolensk e il distacco del II e VI corpo d'armata a nord, a circa soldati.. Le difficoltà della campagna erano sempre più evidenti; la strategia napoleonica aveva mostrato i suoi punti deboli nelle estese e desolate terre dell'est; le truppe non potevano essere vettovagliate a sufficienza per carenza di mezzi e non potevano sfruttare le risorse locali che erano modeste o erano state già distrutte in precedenza dai russi; l'estate torrida che aveva sfibrato i soldati durante le lunghe marce forzate. I russi evitavano la battaglia campale, e sembravano decisi a logorare lentamente l'invasore grazie al clima, al terreno e alle distanze.

I principali collaboratori di Napoleone consigliavano da tempo all'imperatore di arrestare la campagna e porre i quartieri d'inverno a Smolensk o a Vicebsk. Napoleone riconosceva i pericoli della situazione ma considerava anche le pericolose conseguenze politiche di una sua lunga assenza dalla Francia, isolato nel cuore della Russia. Gli alleati tedeschi avrebbero potuto defezionare alle sue spalle, la sua posizione sarebbe potuta divenire meno solida in patria dove il suo prestigio personale, in caso di mancata vittoria, avrebbe potuto subire un grave colpo. Considerando l'insieme di questi fattori e soprattutto essendo convinto che una marcia sulla "città santa" di Mosca avrebbe inferto un colpo decisivo alla capacità di resistenza del nemico ed alla risolutezza dello zar Alessandro, egli decise, dopo una settimana di sosta, di lasciare Smolensk e riprendere l'avanzata verso est...

L'avanguardia dell'armata, costituita dalle cinque divisioni del I corpo d'armata del maresciallo Louis Nicolas Davout e dalla cavalleria del generale Louis-Pierre Montbrun, avanzava sotto il comando superiore di Joachim Murat; i rapporti tra il re di Napoli e il maresciallo Davout non erano buoni e violenti contrasti tra i due intralciarono la marcia; dopo un confuso scontro con la retroguardia russa, i francesi raggiunsero la città di Dorogobuž, abbandonata e incendiata dal nemico, il 24 agosto. Napoleone decise di ripartire subito con l'armata divisa in tre colonne: al centro, davanti all'imperatore, avanzava Murat con il corpo del maresciallo Davout e dietro il corpo d'armata del maresciallo Michel Ney, sulla sinistra era il IV Corpo del principe Eugenio di Beauharnais, sulla destra marciavano i polacchi del principe Józef Antoni Poniatowski..

L'esercito russo continuava a ripiegare; le truppe mantenevano la coesione e la disciplina e la ritirata si svolgeva in modo ordinato; la retroguardia, comandata dal generale Pëtr Konovnicyn, svolse con abilità il compito di copertura e riuscì a rallentare l'avanzata nemica dando tempo al grosso dell'esercito di salvare i materiali e gli equipaggiamenti.. In realtà forti contrasti erano presenti all'interno del comando russo; in particolare il generale Michael Barclay de Tolly, comandante di fatto dell'esercito, era esposto a dure critiche per la sua tattica di attesa, considerata rinunciataria e umiliante; il generale Pëtr Bagration e molti altri ufficiali polemizzavano con il generale di origine tedesca e auspicavano una grande battaglia campale per fermare finalmente l'invasione; anche tra le truppe si diffondeva il malumore e lo scontento per l'abbandono delle terre della Russia profonda, i soldati chiedevano di battersi..

A San Pietroburgo lo zar Alessandro doveva fronteggiare un grave malcontento popolare a causa della ritirata e dell'abbandono delle antiche città russe; la nobiltà e gli emigrati premevano per affrontare Napoleone in campo aperto. Alessandro preferì aderire alle pressioni esterne e decise il 20 agosto 1812 di nominare comandante supremo dell'esercito l'anziano, esperto e prestigioso generale Michail Kutuzov.. Costui, prudente e accorto, accentuò subito il carattere religioso e nazionale della resistenza contro l'invasore.. In realtà Kutuzov non era molto apprezzato dallo zar e anche alcuni generali lo consideravano ormai vecchio e stanco; Alessandro gli affiancò come capo di stato maggiore il generale Levin von Bennigsen per controllarlo. Il generale Kutuzov, che era popolare tra le truppe, raggiunse l'esercito il 29 agosto; egli probabilmente avrebbe preferito continuare una tattica prudente e attendere un ulteriore logoramento dell'invasore., ma accettò di piegarsi alle richieste dei generali, della nobiltà e del popolo decidendo di affrontare una grande battaglia difensiva davanti a Mosca per proteggere l'antica capitale..

Nel frattempo la ritirata continuava; le retroguardie russe del generale Konovnicyn rallentavano e intralciavano metodicamente le truppe di cavalleria di Murat che controllava anche il I corpo del maresciallo Davout; i metodi del re di Napoli erano aspramente criticati dal maresciallo e tra i due sorgevano continue dispute. Napoleone in generale appoggiava la temerarietà di Murat ed era ansioso di affrettare la marcia; decise di togliere la divisione del generale Jean Dominique Compans al I corpo e assegnarla direttamente al re di Napoli. Il 28 agosto, l'armata raggiunse e occupò Vjaz'ma, che i russi avevano già incendiato e distrutto; il 1º settembre i francesi entrarono a Gžansk..

Le notizie portate da un informatore, combinate all'interrogatorio di prigionieri russi, permisero a Napoleone di venire a conoscenza della sostituzione del comandante in capo russo e dell'intenzione del nemico di fermarsi a combattere una grande battaglia campale davanti a Mosca; l'imperatore fu contento di queste notizie, annunciò ai suoi soldati la prossima battaglia e concesse due giorni di riposo per riorganizzare le truppe e portare avanti materiali e munizioni..

Ultimi movimenti e battaglia di Ševardino

Il 4 settembre 1812 la Grande Armata riprese l'avanzata preceduta dall'avanguardia di cavalleria di Murat; reparti di cosacchi ostacolarono la marcia ma furono rapidamente dispersi dalle truppe del re di Napoli che ben presto incontrarono, davanti al villaggio di Gredneva, lungo la strada nuova di Smolensk, lo sbarramento russo organizzato dalla retroguardia comandata dal generale Konovnicyn. Si accese un grosso scontro e i russi sostennero i primi assalti francesi delle truppe di Murat, mentre i cosacchi del generale Matvei Platov contennero le cariche dei cacciatori a cavallo italiani; con l'arrivo sul fianco destro dei russi dei reparti del IV corpo d'armata del principe Eugenio la situazione del generale Konovnicyn divenne critica ed egli dovette ripiegare. I russi non riuscirono a difendere i villaggi di Kolockoj e Golovino e, aggirati sui fianchi, continuarono a ritirarsi inseguiti dai francesi. Il 5 settembre il grosso della Grande Armata, avanzando a nord e a sud della strada maestra, sbucò sulla pianura a est di Golovino e raggiunse finalmente il terreno su cui il generale Kutuzov aveva deciso di combattere la battaglia in difesa di Mosca.. La posizione era stata scelta su proposta del capo di stato maggiore russo, generale Bennigsen, che aveva convinto il generale Kutuzov, grazie anche al consenso del generale Karl von Toll.. Napoleone raggiunse ben presto un'altura e poté osservare la pianura che si estendeva verso est e valutarne le caratteristiche.

Studiando le caratteristiche orografiche del terreno, l'imperatore ritenne che i russi fossero fortemente protetti sul fianco destro dal fiume Koloča, affluente della Moscova, e dalle colline sulla riva meridionale, e che invece l'ala sinistra nemica, a sud del fiume, fosse vulnerabile. La presenza di una fortificazione russa, individuata dalle avanguardie francesi a Ševardino, villaggio posto su una modesta collina a nord della strada vecchia di Smolensk, sembrò confermare le valutazioni tattiche di Napoleone: il terreno sul fianco sinistro russo era favorevole ad un attacco in forze francese ed il nemico stava costruendo trinceramenti proprio per rafforzare questo settore esposto del suo schieramento. Napoleone diede quindi subito ordine di attaccare la ridotta che appariva troppo isolato sull'ala sinistra russa e che poteva costituire una favorevole base di partenza per l'assalto generale..

Il generale Kutuzov aveva rafforzato il ridotto di Ševardino con una batteria di dodici cannoni e le truppe di fanteria del generale Andrej Gorčakov e intendeva difendere la posizione per guadagnare tempo per rinforzare il suo schieramento soprattutto nell'ala sinistra. In realtà rimane non del tutto chiaro se la ridotta costituisse il vero fianco sinistro del fronte russo come previsto in origine, come riteneva Lev Tolstoj, o se venisse considerata solo un avamposto da difendere ad oltranza in attesa del completamento delle fortificazioni più arretrate. È possibile che i comandi russi siano stati colti di sorpresa dalla decisione di Napoleone di spostare tutto il campo di battaglia principale sull'ala meridionale e dall'avanzata francese a sud della strada nuova di Smolensk, che quindi la ridotta fosse parte fondamentale delle linee principali e che la sua prematura caduta abbia sconvolto il piano generale del maresciallo Kutuzov..