Biografia Quarto di sei figli di una famiglia di modeste condizioni economiche, ma interessata alla politica e alla lettura, cresce a San Martino Carano, una frazione di Mirandola, e studia presso l'Istituto Magistrale "Carlo Sigonio" di Modena diplomandosi nel 1955. Nel 1960, superato il concorso magistrale, parte per la Sardegna dove per due anni insegna presso la scuola elementare di Nulvi, in provincia di Sassari. Nel 1962 rientra in Emilia e insegna come maestro elementare in alcune frazioni del Comune di Mirandola.
Nello stesso anno con l'amico Flavio Pellacani fonda, a Mirandola, il Circolo Culturale "Piero Gobetti" al quale aderisce subito un gruppo di amici che condivide con i due fondatori la spinta ideale, il gusto della discussione e dell'approfondimento, la curiosità culturale per i problemi sociali e politici e per le espressioni artistiche del momento storico che stanno vivendo.
Sempre nel 1962 si iscrive alla Facoltà di Magistero dell'Università di Bologna.
Dalla prima conoscenza e frequentazione della colonia estiva di Saint-Hilaire (villaggio francese affacciato sull'Atlantico, in Vandea) che, successivamente, sarà oggetto della sua tesi di Laurea (1967), Sergio Neri ricava lo spunto per proporre al Comune di Mirandola un modo diverso di organizzare i soggiorni estivi per bambini.
In quegli anni, in Italia, avviene il passaggio da una visione assistenziale della colonia ad una concezione in cui prevalgono le finalità educative. L'Amministrazione comunale di Mirandola è particolarmente sensibile e aperta alle nuove idee, perciò incarica Neri dell'organizzazione delle case di vacanza. Egli le dirigerà dal 1965 al 1974, pur ricoprendo il ruolo di Direttore Didattico nel Comune di Concordia sulla Secchia dal 1968. Si tratta delle colonie di Dogana Nuova (sull'Appennino modenese) prima e di Pinarella di Cervia (sull'Adriatico) successivamente. Nel 1972 su incarico dell'allora Assessore all'Istruzione Liliano Famigli, Sergio Neri riorganizza, in base alle sue idee innovative, le colonie del Comune: a Pinarella di Cervia (vicino alla colonia di Mirandola), a Sestola e il campeggio di Pievepelago. Assistenti alle colonie estive sono quegli stessi insegnanti che, durante l'anno scolastico, sono impegnati come docenti comunali "integrativi" nelle varie scuole elementari.
Oltre alla ventata di aria fresca costituita dalle idee francesi, un altro rilevante elemento (in questo caso del tutto autoctono) ha connotato in modo rivoluzionario le colonie estive di Sergio Neri: l'ospitalità che veniva offerta ai disabili gravi e gravissimi ricoverati presso l'Istituto Charitas di Modena del quale Neri è stato direttore dal 1970 al 1972.
Il Comune di Modena, dove Sergio Neri si è trasferito nel 1971, che è molto sensibile ai problemi del diritto allo studio dei giovani e soprattutto dell'infanzia, non solo fornisce tutto il supporto logistico (mensa, trasporto, insegnanti "integrativi" e di sostegno) di cui la scuola ha bisogno per affrontare le nuove sfide, ma soprattutto si incarica della pianificazione territoriale tra scuola ed extrascuola.
Nello stesso anno 1971 Neri ricopre l'incarico di Coordinatore per le scuole dell'infanzia del Comune di Modena, incarico che mantiene fino al 1987.
Nel 1977 si laurea in psicologia presso l'Università di Padova.
Nel 1987 diventa Ispettore Tecnico Periferico per la scuola elementare e viene assegnato al Provveditorato agli Studi di Modena.
Nel 1988 è Dirigente Superiore del Ministero della Pubblica Istruzione per i servizi ispettivi: e in questa funzione si occupa di scuola dell'infanzia e disabilità (all'epoca denominata "handicap").
Nel 1997 viene nominato Coordinatore dell'Osservatorio Nazionale Permanente per l'integrazione dei portatori di handicap.
Sergio Neri è educatore, ma anche uomo delle Istituzioni: è capace di raccordare tra loro il progetto educativo che ha in mente (e che esplicita nella sua varia attività pubblicistica e formativa) con il funzionamento delle istituzioni. Egli sostiene che non c'è contrapposizione tra la norma e la prassi, se si conoscono, si rispettano e si utilizzano correttamente le procedure.
Anche nel campo della pubblicistica il suo impegno è rilevante: dal 1967 al 1973 collabora con la Casa editrice Giunti come redattore delle riviste Vita dell'infanzia e La vita scolastica. Dal 1973 inizia la trentennale attività di Direttore della rivista L'educatore (Fabbri Editori). Ha pubblicato numerose opere di pedagogia, didattica e organizzazione scolastica.
Sergio Neri muore il 18 ottobre 2000, colpito da un male incurabile.
Nel 2002 un gruppo di amici di Sergio Neri costituisce l'Associazione Sergio Neri con lo scopo di approfondire e diffonderne il pensiero pedagogico.
Pensiero Fin dai primissimi anni di insegnamento - e ne sono testimoni attendibili le cronache e le osservazioni contenute nei suoi registri/diari di classe - la prima e fondamentale preoccupazione di Sergio Neri è che nessun bambino rimanga ancorato alle proprie iniziali difficoltà: anzi si sente fortemente impegnato a fare in modo che ciascuno possa disporre di tutte quelle opportunità e di quelle strategie didattiche che gli consentano di apprendere di più e con maggiore soddisfazione. Questa esigenza, anzi questo dovere morale, implica una serie di conseguenze teoriche e pratiche su di una molteplicità di piani diversi e collegati tra loro e rappresenta il nucleo di partenza anche temporale del pensiero pedagogico di Sergio Neri. Nucleo dal quale si possono dipanare tutte le altre idee e proposte che si sviluppano, si intrecciano e si confermano reciprocamente nel corso degli studi e delle esperienze successivi.
In classe vuol dire innanzi tutto differenziare i percorsi formativi, cioè attuare una prassi didattica flessibile, capace di valorizzare le competenze di cui ogni alunno è in possesso.
L'esperienza delle colonie estive in cui bambini e ragazzi disabili sono inseriti in gruppi di lavoro o di gioco, rappresenta un esempio di possibile inserimento di quegli stessi bambini e ragazzi nelle classi "normali".
Come per il bambino selvaggio di Itard o come per i ritardati mentali della Montessori (il cui pensiero Neri studia assiduamente), egli sostiene che la non educabilità assoluta non esiste. Occorre mettere in campo la competenza scientifica, i valori ideali (non il volontarismo ideologico), la disponibilità umana a "vivere" con i bambini: perché sono queste le caratteristiche che permettono all'educatore di conoscere e identificare l'area di potenziale sviluppo presente in ogni bambino, in modo tale che su questa si possa fondare la prassi quotidiana.
Le colonie estive La colonia di Saint-Hilaire Il 1964 vede il giovane Sergio Neri "monitore" presso la colonia estiva di Saint-Hilaire sulla costa atlantica della Vandea.
Va ricordato che la storia delle colonie francesi viene da lontano ed è arricchita da un'evoluzione nel senso della scientificità di impostazione e della democraticità di fini e metodi, di gran lunga più avanzati di quelli italiani.
Saint-Hilaire è un piccolo centro, ottimo dal punto di vista climatico, distante dai luoghi di vacanza più turisticizzati, nel quale vengono inviati, per il soggiorno estivo, bambini e ragazzi di Villejuif, sobborgo della banlieu parigina che non brilla per salubrità. La colonia è separata dal mare da una serie di dune e da un bosco che spesso sono meta di escursioni da parte dei piccoli ospiti. La conoscenza di Villejuif da parte di Neri è dovuta al fatto che la cittadina è gemellata con Mirandola e tra le due avvengono scambi piuttosto frequenti.
Saint-Hilaire non è la perfezione, ma è un luogo nel quale un'ottima architettura, un grande rispetto per l'ambiente e una intelligente organizzazione di spazi, tempi e attività si uniscono e in cui vengono messi in atto i grandi progressi compiuti in campo educativo negli ultimi venti anni.
La colonia è costituita da tante piccole costruzioni sparse a cerchio nel bosco in modo da ospitare attività, momenti e gruppi diversi. Al centro del circolo ci sono una radura e un boschetto a loro volta utilizzati in alcuni momenti della giornata. Nella sua tesi di Laurea, Le colonie in Italia e in Francia e l'azione dei CEMEA [Centres d'Entrainement aux Methodes d'Education Active] per la formazione del personale educativo e il loro rinnovamento, Neri così le descrive: "Attualmente la colonia di vacanza si fonda su alcuni elementi originali, comuni a tutte le istituzioni francesi, che si possono così riassumere: Organizzazione di una vita collettiva di tipo comunitario: la colonia toglie i ragazzi alle famiglie per trasferirli in un nuovo ambiente, ponendoli in una situazione umana del tutto nuova, stimolante e dinamica… Impostazione della vita quotidiana: ad ogni atto della vita quotidiana viene restituito valore educativo. Così ogni momento della vita collettiva (il risveglio, il pasto, la pulizia personale, il riposo) assume grande importanza, perché il comportamento individuale e collettivo in questi diversi momenti crea stili vari e tipi diversi di vita che si ripercuotono sulla vita affettiva degli individui. La colonia come insieme coerente di attività e tempo libero: non vi è nessun programma di tipo scolastico, ma numerose possibilità sono offerte alla scelta del ragazzo. Così le iniziative spontanee da svilupparsi nei vasti spazi verdi hanno sostituito le attività imposte e l'associazione con i compagni è ricercata… Metodo ispirato alla fiducia nel ragazzo e nell'uomo: i rapporti tra adulti e ragazzi sono ispirati a fiducia. Gli adulti condividono la vita dei ragazzi e stabiliscono con essi relazioni semplici, ma ricche e sincere. Non si pongono problemi di autorità formale, ma l'adulto vive con i ragazzi collaborando con consigli, con suggerimenti, con l'esempio del suo comportamento e la manifestazione del suo affetto. Così l'apprendimento delle norme sociali si realizza in condizioni positive, alla cui base sono la possibilità di soddisfare i propri bisogni e interessi, la presenza di un ambiente ricco e attivo, le esigenze della vita collettiva e la responsabilità da assumere. La possibilità di realizzare una siffatta comunità risiede nella presenza e nell'efficace operosità di educatori che siano essi stessi educati in senso comunitario. Alla formazione di essi provvedono in gran parte i CEMEA".
Le colonie estive italiane Naturalmente anche nelle colonie estive italiane dirette da Sergio Neri il valore salutistico non è messo in discussione. Ciò che si diversifica rispetto alla colonia tradizionale in uso nel nostro Paese fino a quel momento, è un cambiamento radicale di organizzazione interna. E precisamente: il rapporto numerico bambini-operatore (10 a 1) conseguenza della diminuzione della presenza contemporanea fino a 80-90 ragazzi per turno; la personalizzazione del rapporto per cui ogni bambino è "quel" bambino che l'educatore conosce e chiama per nome, senza che sia possibile confonderlo nella massa; l'organizzazione delle attività sia per gruppo (più piccolo o più grande), sia per tipo (più vivaci o più calme) che si alternano nel corso della giornata; il ritmo sonno-veglia che diventa più rispettoso delle esigenze fisiche di ciascuno perdendo l'obbligatorietà del rito collettivo; la siesta che può sostituire per i ragazzi più grandi il riposo obbligatorio a letto nel primo pomeriggio e prevede attività calme come letture, disegno, riordino di raccolte e piccole collezioni ecc.; la predisposizione di escursioni-esplorazioni ambientali e di occasioni ludiche e sportive in cui i bambini liberi da doveri scolastici ma non dalle regole della convivenza si sperimentano in giochi di gruppo e imparano a socializzare ciascuno nella sua diversità;