Felino (Flén in dialetto parmigiano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna.

Situato sulla sponda destra del torrente Baganza alle pendici dei primi rilievi appenninici, è sede di numerose aziende del settore agroalimentare, specializzate in particolare nella produzione del salame omonimo e del prosciutto di Parma. Fa parte dell'Unione Pedemontana Parmense.

Geografia fisica Il territorio comunale si sviluppa quasi interamente in collina, a eccezione della porzione pianeggiante a nord e della fascia a ovest lungo il torrente Baganza, che segna il confine col comune di Sala Baganza.. A est è bagnato dal torrente Cinghio, che nel primo tratto lo divide dal comune di Langhirano, mentre nella zona collinare è percorso dal rio Sant'Ilario, affluente del Baganza, e dal rio Silano, che si immette nel Cinghio.. Il territorio è attraversato anche dall'antico canale del Vescovo, che, emissario sinistro del Baganza in territorio comunale di Terenzo, attraversando in tubazione l'alveo si immette sulla destra nel comune di Felino in località Ceretolo e successivamente bagna le frazioni di Poggio di Sant'Ilario Baganza e San Michele Gatti, prima di raggiungere il capoluogo e proseguire per Carignano..

Il comune partecipa alla gestione del parco naturale regionale dei Boschi di Carrega, fondato nel 1982.

Origini del nome L'etimologia del toponimo non è chiara. Secondo i principali studiosi, Felino deriverebbe dal latino figulinus (ossia "lavoratore della creta per vasi o laterizi"), in seguito contratto in figlinus, in riferimento all'antica presenza di fornaci per la produzione di mattoni e ceramiche; secondo altri il nome proverrebbe da Filinum, di origine prediale, da una gens romana assegnataria del territorio intorno al 190-183 a.C.; secondo altri ancora, il toponimo avrebbe origine dal greco phylàtto (ossia "custodisco"), in riferimento alla presunta esistenza in zona di un presidio bizantino..

Storia Origini Il territorio felinese risultava abitato già durante l'età del bronzo, come testimoniato dal rinvenimento di tracce e reperti di una terramara in località Monte Leoni, a Barbiano.

In epoca romana la zona era suddivisa in centurie; a tale periodo risalgono i resti di un'ampia villa, dotata di numerosi ambienti abitativi e agricoli e di una piccola fornace; il sito, risalente a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C., fu individuato nel 1981 durante alcuni lavori eseguiti nel quartiere artigianale del capoluogo..

Medioevo La più antica testimonianza certa dell'esistenza di un centro abitato a Felino risale al 948, quando il re d'Italia Lotario II concesse al conte di Parma Manfredo di Ugo i diritti sulla curtis Filinum e su altre quindici nel territorio...

Il castello difensivo a protezione del territorio fu tuttavia costruito solo in seguito; le prime informazioni certe della sua esistenza sono datate 1140, quando la badessa Agnese di Sant'Alessandro di Parma riuscì a far valere i diritti del monastero sulle cappelle di San Pietro e di San Cristoforo, poste l'una all'interno e l'altra all'esterno del fortilizio..

Nel 1186 il feudo di Felino, insieme alle terre di San Michele Gatti, Barbiano, Carignano e Paderno, fu assegnato dall'imperatore Federico Barbarossa al parmigiano Guido de' Ruggeri e ai suoi eredi, in segno di riconoscenza per la lealtà dimostrata..

Nel 1325 le truppe del signore di Milano Azzone Visconti, alleate dei Pallavicino, attaccarono il Parmense, saccheggiando numerosi borghi, tra cui Felino, che fu dato alle fiamme; si salvò il castello, difeso strenuamente da Bonaccorso de' Ruggeri..

Il 17 agosto 1345, in seguito alla vendita di Parma al marchese di Ferrara Obizzo III d'Este da parte dei da Correggio, le terre di Felino furono teatro di un'aspra battaglia tra le truppe del signore di Milano Luchino Visconti e quelle del governatore di Parma Francesco d'Este, conclusasi con la vittoria del secondo e la conquista del castello.. L'anno seguente il Visconti riconquistò la città di Parma, allontanando gli Estensi e consentendo ad Agnese de' Ruggeri di rientrare in possesso di Felino.

Grazie a un'abile politica matrimoniale portata avanti dai Rossi, che per due generazioni sposarono le tre discendenti della famiglia de' Ruggeri, nel 1346 il feudo di Felino, con le terre di San Michele Gatti, Barbiano, Carignano e Paderno, fu lasciato in eredità da Bonaccorso de' Ruggeri ai due generi Giacomo de' Rossi, conte di San Secondo, e Ugolino de' Rossi, cugino di questi...

Nel 1371, durante gli scontri tra Bernabò Visconti e Niccolò II d'Este, le milizie del primo, dirette da Pisa a Reggio sotto la guida di Anichino di Bongardo e Giovanni Acuto, saccheggiarono i borghi di Felino e Calestano..

Negli anni seguenti, le due figlie di Ugolino de' Rossi sposarono i cugini Rolando e Bertrando, rispettivamente figlio e nipote di Giacomo, il cui ramo riuscì così ad accentrare tutte le proprietà della famiglia sparse nel Parmense; Felino, in particolare, divenne pertinenza di Bertrando, al quale nel 1368 Rodolfo Visconti concedette ampie esenzioni sul feudo e sulle sue pertinenze,. riconfermate nel 1387 da Gian Galeazzo Visconti.. A partire dal quel periodo Felino, grazie alla presenza di un fiorente mercato, accrebbe la sua importanza, tanto da divenire il centro più popoloso di tutti i possedimenti rossiani,. nonché, grazie alla sua collocazione al centro dei domini della casata, per oltre un secolo la sede della cancelleria signorile..

Agli inizi del XV secolo il Parmense fu teatro di aspre lotte, che coinvolsero, ad alleanze talvolta alterne, tutte le principali famiglie del territorio. Nel 1403 i fratelli Giacomo e Pietro de' Rossi, eredi dei domini di famiglia, in vista di possibili scontri iniziarono a fortificare tutti i loro castelli e in modo particolare quelli di San Secondo e di Felino, il cui borgo, dopo un primo saccheggio per mano di Giacomo dalla Croce e Bartolomeo Gonzaga, alleati dei Terzi,. fu depredato e dato alle fiamme dagli uomini del Gonzaga, di Guido Torelli e di Bonifacio da Valle.. Nel maggio del 1404, in seguito all'ingresso a Parma di Ottobuono de' Terzi, Pietro de' Rossi scappò nel castello di Felino;. in risposta, dopo breve tempo Ottobuono saccheggiò il centro felinese e altre terre rossiane, per poi tornare all'attacco del maniero nell'agosto dello stesso anno, ma senza successo.. Felino e altre terre furono nuovamente saccheggiati dagli uomini del Terzi nel 1405.. Nel 1408, nel tentativo di difendere il castello di Grondola nel Pontremolese, Pietro fu imprigionato dalle truppe del cardinale Ludovico Fieschi; non appena ne fu informato, Ottobuono ne approfittò per depredare ancora Felino e altre terre rossiane.. Anche l'anno seguente il castello felinese, difeso dal vescovo Giacomo de' Rossi, fu assaltato dalle milizie del Terzi e del Fieschi, che devastarono il borgo:. la guarnigione di 4000 uomini posta a presidio e comandata da Michele Attendolo respinse l'assalto di Ottobuono, che fu colpito a un piede e costretto ad allontanarsi in fretta. Le sorti del conflitto si modificarono presto a vantaggio della fazione rossiana: il 27 marzo di quell'anno Ottobuono fu ucciso in un agguato a Rubiera, mentre nei mesi seguenti la vedova e i fratelli, dopo gli ultimi tentativi di difendere i loro possedimenti, furono costretti alla resa;. inoltre, i Fieschi liberarono Pietro Maria,. mentre il marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, alleato dei Rossi, divenne il nuovo Signore di Parma..

Nel 1420 Guido Torelli, per conto del duca di Milano Filippo Maria Visconti, con l'aiuto dei Pallavicino conquistò Cavriago, depredò Parma e numerosi borghi del Parmense e mosse verso Reggio, costringendo l'Estense a rinunciare a Parma pur di mantenere Reggio;. il Duca restituì a Niccolò de' Terzi, il Guerriero le terre di famiglia perdute e, per evitare altri scontri, inviò alcuni armigeri a occupare temporaneamente Felino..

Alla morte di Pietro nel 1438, tutte le sue proprietà passarono al figlio Pier Maria II.. In seguito alla dichiarazione di autonomia della città di Parma da Milano nel 1448, Pier Maria si alleò con Francesco Sforza e radunò le truppe rossiane e sforzesche, guidate da Alessandro Sforza, all'interno del castello di Felino; all'inizio del 1449 i Reggitori di Parma inviarono le truppe cittadine, guidate da Jacopo Piccinino, al maniero, ove si combatté un'aspra battaglia; l'assaltò si rivelò un fallimento e Parma perse l'autonomia..

Tra il 1482 e il 1483, dopo la presa del potere a Milano da parte di Ludovico il Moro, il Parmense fu sconvolto dalla guerra dei Rossi, che contrappose lo Sforza, i Pallavicino, i Sanvitale e i Fieschi da una parte e i Rossi e i Torelli, finanziati dalla Repubblica di Venezia, dall'altra.. Nel maggio del 1482, in risposta a una scorribanda rossiana nei sobborghi di Porta San Michele di Parma, un manipolo di parmigiani guidato da Zanone della Vella assaltò e depredò il centro di Felino.. Il mese seguente, in reazione a una nuova incursione in città da parte degli uomini di Amuratte Torelli e Guido de' Rossi, figlio di Pier Maria, il borgo felinese fu devastato dalle truppe sforzesche, che razziarono e arsero numerosi edifici, ma dopo quattro giorni furono respinte con una sortita dal castello..

Il 1º settembre Pier Maria morì e il feudo di Felino, insieme a quelli di San Secondo, di Bardone, di Berceto, di Neviano de' Rossi e di Noceto, come da testamento del 1464 passarono a Guido.. Dopo poco tempo il fratello Giovanni il "Diseredato" tentò di impadronirsi della fortificazione felinese, ma fu catturato e incarcerato nelle prigioni del castello, da cui fuggì durante la notte. Prese quindi il comando della guarnigione il fratello Giacomo, mentre Guido si spostò a San Secondo.. Nelle settimane seguenti numerosi castelli caddero nelle mani nemiche, tanto da indurre il 12 ottobre Guido alla sottoscrizione della pace con Ludovico il Moro, che gli avrebbe consentito di mantenere parte delle sue terre, perdendo però San Secondo, Felino e Torrechiara..

Tuttavia, da un lato Giacomo si rifiutò di abbandonare il castello e dall'altro la guerra proseguì coi Pallavicino, perciò anche la fragile tregua tra Guido e Ludovico il Moro si ruppe nell'anno seguente... Il 7 maggio lo Sforza si spinse a Felino con quaranta squadre di armigeri e si accampò ai piedi del maniero; dopo alcuni giorni di bombardamenti, i capitani a presidio si arresero e aprirono le porte al Moro, che fece immediatamente demolire tutte le fortificazioni del castello, prima di spostarsi a Torrechiara... Guido fuggì dapprima a Genova. e successivamente a Venezia; mentre la gran parte dei possedimenti rossiani fu suddivisa tra la Camera ducale, i Sanvitale, Gianfrancesco I Pallavicino e Pietro Francesco Visconti di Saliceto, gli importanti feudi di Felino, Torrechiara e San Secondo furono assegnati a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro, che ne divenne amministratore.. Alla morte del giovane, avvenuta nel 1496, le rendite dei tre feudi passarono, per qualche tempo, alla duchessa Beatrice d'Este, sempre per donazione del marito Ludovico..

Età moderna