Il museo civico di Castelleone è una raccolta museale a Castelleone in provincia di Cremona.

Storia Prima Fase Nel corso degli anni sessanta ci fu una sorta di rinnovamento culturale nella provincia di Cremona e dintorni, che ha visto l'apertura di nuovi musei archeologici, che seguono la scia dei recenti ritrovamenti archeologici del paese circostante.

La vera innovazione di questi musei, fra i quali il Museo Civico di Castelleone, la possiamo notare dal capovolgimento avvenuto dalla ricerca di una "grande storia" a quella di "piccole storie"; dovuto soprattutto al fatto che si tratta di un territorio ristretto e si può parlare specialmente di cocci per quanto riguarda i materiali più comuni rinvenuti e non di grandi reperti archeologici. L'insieme di essi formerà poi la grande storia del cremasco.

Per la prima volta possiamo osservare ritrovamenti che portano ad una nuova interpretazione di questa terra che ricca dei suoi più minuscoli reperti ci fa ricollegare alle numerose frequentazioni e culture avvicendate dal Paleolitico al Tardo Antico.

Seconda fase

La seconda fase è quella che va dagli anni '70 agli '80, in cui si evidenzia una situazione di tutela da parte degli ispettori onorari Beppe Ermentini e Giuseppe Pontiroli, i quali assecondarono l'attività di controllo del Gruppo Storico Archeologico (GSA), il quale era incaricato a provvedere allo scavo di raccolta. Anche in questa fase si dovettero effettuare interventi non pianificati e persino d'emergenza per evitare la distruzione di testimonianze. Il GSA si era costituito grazie all'interesse comune da parte di alcune persone per la raccolta e la conservazione di materiale storico archeologico nel territorio di Castelleone. L'avvio come "Gruppo d'archeologia e di storia locale" avviene solo nel 1965 con le prime raccolte nella Biblioteca Civica.

Il primo nucleo di materiale archeologico costituitosi in seguito a "raccolte di superficie" fu esposto all'inizio nella vetrina di una sala della Biblioteca, poi nella stanza sopra l'Arco, dando vita così al vero e proprio Museo. Fino agli anni '80 è stato quindi possibile continuare con gli scavi e le raccolte di recupero di materiale che sarebbe stato altrimenti destinato a sparire. La nota più evidente di questa seconda fase è che "l'archeologo volontario" collabora al fianco di specialisti competenti del settore, i quali valutano i materiali, li classificano e poi li pubblicano, per quanto è possibile. È in questo periodo che abbiamo il maggior numero di contatti con docenti universitari, primo tra tutti il prof. Pierluigi Tozzi dell'Università di Pavia, che raccolse testimonianze, con l'aiuto del GSA, a conferma di un suo studio relativo al tracciato di una strada militare romana che collegava Milano a Cremona.

Da non dimenticare la collaborazione del prof. Giuliano Cremonesi, al quale dobbiamo la classificazione di tutte le selci del primo nucleo del Museo. Da questa classificazione scaturì poi l'interesse e la curiosità di studio del prof. Biagi, esperto archeologo, specialista del settore e ora docente presso l'Università di Venezia, il quale fu a Castelleone per studiare i materiali e visitare i siti di rinvenimento: a lui si deve l'aiuto del prof. sala, Università di Ferrara, che classificò tutti i resti ossei animali esposti al Museo e in particolare si occupò di un dente di Mammut.

I rapporti col mondo universitario continuarono con la dott.ssa Vannacci Lunazzi, esperta di materiale celtico e dell'età del bronzo e con il prof. Mark Pearce, che dopo il controllo a terra scattò foto panoramiche, in particolare al Dosso di Castagna. In questo periodo il GSA si impegnò nell'opera del controllo del territorio durante opere di aratura, sbancamento o scavo. I materiali raccolti e esposti nel Museo sono il frutto degli scavi effettuati per ritrovamenti occasionali di tombe o necropoli alle Vallazze, ai Banditi, alla Circa, al Candelino, al Pero, alla Stella, al campo Mai, al Pendente, al Castello, ai Tossini, al Malcantome, a Regonetta, alla Gandiola, a Regona, e altri in cui sono stati effettuate raccolte di superficie, specie di materiale preistorico, quali selci. Per i materiali romani sembrerebbe che l'unico sito fosse la Gallotta, per quelli del Bronzo, Regona. Nel campo Benai, invece, si trovano sul terreno i resti leggibili di un edificio circolare che hanno fatto pensare ad un edificio sacro, senza però poter avere conferma per mancanza di reperti particolari.

Negli anni '50 nella località di S. Angelo si ritrovò un'ara dedicata al dio Mercurio di cui però si è persa traccia.

Terza fase

Questa è la fase più ricca di scavi sistematici operati col concorso diretto dalla Soprintendenza ad iniziare da quello del 1983. Di ciò va dato merito alla dott.ssa Iolanda Lorenzi, fino a quando fu responsabile di settore per scavi relativi al periodo preistorico, e, soprattutto, alla dott.ssa Lynn Pitcher, della Soprintendenza Archeologica, che ha curato e cura ancora, per il settore di competenza e oltre, il territorio provinciale e ci fu sempre vicina nel sostenere il riconoscimento del nostro Museo e l'opera di salvaguardia da noi svolta. Il Museo intanto dall'allestimento sopra l'Arco, nel 1980, passò in Palazzo Brunenghi. Nel 2003 su progetto dell'arch. Andrea Perin, approvato dalla Soprintendenza Archeologica di Milano e parzialmente finanziati dalla provincia di Cremona, sotto la direzione della dott.ssa Pitcher, si è provveduto all'attuale allestimenti con spazi per la didattica e la comunicazione video. Nel 2007 la Regione Lombardia ha riconosciuto il Museo come raccolta musicale.

Questa è, però, anche la fase che ha fatto perdere documenti importantissimi sia per le macchine operatrici agricole, per le cave costantemente operanti da decenni, sia per la dilagante e incontrollata opera di cercatori di monete e oggetti metallici che sottrae allo studio e al godimento pubblico materiale che, essendo datato, costituisce l'anello necessario ad una lettura cronologica degli insediamenti dei territori.

Il museo aderisce alla rete MaNet, che opera a partire dal 2004.

Territorio Il comune di Castelleone si trova in provincia Cremona e si estende per oltre quarantacinque chilometri quadrati. Questo comune si trova immerso in un contesto ambientale molto vario e ricco, proprio per questo si può affermare che in passato sia stato un punto di attrazione umana. È quindi ovvia l'importanza in ambito archeologico di questo territorio un tempo così vivamente abitato. Questa sua particolarità territoriale è inoltre la causa della fondazione nel 1188 del borgo franco di Castelleone.

Le particolari condizioni idrografiche sono quindi la principale causa di insediamenti umani nel tempo. La valle fluviale del Serio dovette avere un'importanza oggi difficilmente immaginabile, costituendo un solido confine territoriale tra Bergamo e Cremona. La valle del serio morto, ampia in media 1,5/2 km, rappresenta uno dei migliori esempi di valle fluviale abbandonata di pianura che si possono osservare all'interno del territorio lombardo. Occupò la sua sede per un periodo sicuramente lungo e non ci sono dubbi sul fatto che costituisca la sede primitiva del nostro fiume nel suo tratto finale.

Fino ad alcuni anni fa si potevano osservare diversi dossi isolati che, sorgendo dal fondovalle, costituivano i lembi del livello fondamentale della pianura. Oggi l'unico sopravvissuto è il cosiddetto “dosso di Regona, presso l'omonima cascina. Per il resto il fondovalle è costituito da depositi alluvionali. L'aspetto idrogeologico del territorio ha subito numerosi rifacimenti. Oltre al canale del Serio Morto possiamo trovare i tratti finali diverse rogge: come il Lisso, la Luna, il Casso, il Retorto, la Montalbana e il Seriolo.

Ad attestare l'antico percorso del Serio, oltre alle varie risultanze toponomastiche e idronomastiche, due particolari fonti storiche: una cartula commutationis (960),una permuta di beni tra il vescovo di Cremona e il conte di Lecco, il vescovo cedeva vari possedimenti in cambio della curtis di Sesto, che comprendeva i diritti di porto, di traversata e di pesca nel fiume Po e in alcuni dei suoi affluenti (come il Serio). e la cronaca della battaglia delle Boldesine (1213), combattutasi nella valle del Serio Morto vedeva scontrarsi cremonesi, da una parte, e cremaschi e milanesi, dall'altra. Il territorio del comune di Castelleone si propone come uno tra i più vasti e compositi, dal punto di vista morfologico e idrografico, della provincia di Cremona.

La morfostruttura del territorio è ricca di valli e vallette minori che garantiscono un'impronta fisiografica e una caratterizzazione di natura geo storica del tutto particolari. La varietà dell'ambiente di Castelleone e la presenza del fiume Serio sono stati nel tempo motivo di insediamenti umani sin dalla preistoria. Ragione per cui anche di recente da scavi sono stati trovati oggetti e fossili che ci riconducono alle varie fasi che hanno caratterizzato la storia dell'uomo. A Castelleone possiamo distinguere i corsi delle rogge di luna bassa, alta e il Lunetto, i quali in passato provenivano dallo stesso corso d'acqua. Il nome originale era Luna che confluiva in passato col fiume Serio, e, da testimonianze risalenti al XII secolo si può affermare che la Luna potesse avere un corso d'acqua di origini spontanee.

Il sistema di acque colanti però è esteso anche nelle zone tra Salvirola, Fiesco e Trigolo, e finisce per sboccare nel sistema idrico del quale fanno parte il Casso, che raccoglie anche le rogge di Colongola e Pellegra. Quest'ultimo unendosi al rio Gambero e al Tramoncello forma il Retorto, rappresentando il sistema odierno del Serio Morto.

La rilevanza di questo sistema non doveva essere di poco conto, ma anzi delinea l'immagine di un fitto reticolo idrografico che incide in modo importante sugli effetti prodotti dal territorio. Riguardi l'aspetto fisico grafico, sembra essere in rapporto con il Vaprio, la cui definizione pare risalire dalle giurisdizioni di Castelleone, Trigolo e Fiesco. Col Vaprio s'intende una particolare fascia territoriale caratterizzata da peculiarità affini col territorio piemontese che non sono ancora ben precisate. Età della Pietra Paleolitico Nel periodo del Pleistocene e del Paleolitico, cioè l'età della pietra antica, si vede la comparsa delle prime forme di ominide che migranti dall'Africa arrivano in Italia, e con essi la nascita delle prime forme di pietra scheggiata. Di questo periodo nel territorio di Castelleone rimane ben poco. Infatti, essendo gli utensili di epoca molto remota e quindi situati in profondità, è molto difficile trovarne dei resti. Ciò che ci rimane di questa epoca è costituito da oggetti in pietra scheggiata anche se il materiale più utilizzato in quell'epoca era il legno (che non si è potuto conservare) utilizzato per la costruzione di diversi utensili e oggetti di vita quotidiana che non si conserva se non in determinate condizioni. Gli strumenti in pietra, una volta scheggiati, producevano lati taglienti e le pietre più usate erano quelle sedimentarie (selce e diaspro) o vulcaniche (ossidiana). Nel territorio di Castelleone abbiamo resti di faune pleistoceniche, testimonianze di animali e ambienti ormai estinti appartenenti a quell'epoca in cui nella Pianura Padana vi erano specie di animali ormai estinte come Mammut e Rinoceronti di Merck. Sono stati infatti ritrovati un molare di un elefante della specie Elephas primigenius a Formigara e un corno di bisonte della specie Bison priscus nei campi di Corte Madama. Altri reperti si trovano a Pizzighettone e a Crema. Infine utensili come il bulino su scheggiatura trovato sui territori intorno al Serio morto sono un'ulteriore testimonianza di questa epoca remota.

Mesolitico