La commedia umanistica è un genere teatrale in latino fiorito tra Trecento e Quattrocento, con una produzione di ambiente letterario umanistico che rimanda soprattutto all'area culturale italiana, anche se la sua ricezione e trasmissione culturale si deve soprattutto agli studenti fuori sede delle nationes germaniche che erano allievi delle università italiane. Il genere dispiegò una notevole vitalità creativa per tutto il periodo umanistico, lasciando il posto, già a partire dalla fine del Quattrocento, e poi in via definitiva nel Cinquecento, all'affermazione vincente della commedia erudita in volgare.

Sebbene si tratti di un filone in lingua latina ed essenzialmente italiano, María Rosa Lida de Malkiel considera ascrivibile a questo genere teatrale anche un'opera in lingua volgare come La Celestina di Fernando de Rojas (del 1499), annoverata tra i grandi capolavori della letteratura spagnola Tradotto in spagnolo come .

Importanza

La fioritura del genere ha una notevole importanza nella storia del teatro italiano ed europeo, perché segna la nascita del "dramma profano". Questa genesi non fu il frutto di un processo culturale dal basso, ma di un'invenzione dall'alto, compiuta da una élite culturale espressa da una borghesia cittadina colta, consapevole, in grado di cogliere ed elaborare, in modo attivo e partecipe, i fermenti culturali di un'epoca di grande trasformazione e rinnovamento.. Si ponevano così le basi per un processo di affrancamento del teatro dalle forme di rappresentazione religiosa e dall'egemonia ecclesiastica, un'emancipazione che si sarebbe poi compiuta in maniera totale con l'affermarsi delle commedie in lingua italiana del teatro rinascimentale e la sottrazione del teatro alla sfera di tutela della chiesa cattolica., un processo che, peraltro, andò a compiersi in breve tempo e senza attriti e conflitti con la curia papale)

Se nel Medioevo gli spettacoli erano di argomento perlopiù religioso o popolare, la rinascita della cosiddetta "commedia all'antica", ossia del teatro classico greco-latino, avvenne per la prima volta a Ferrara, grazie all'interessamento del duca Ercole I d'Este, il quale promosse i volgarizzamenti delle commedie di Plauto e Terenzio, a opera di letterati come Matteo Maria Boiardo, Pandolfo Collenuccio, Battista Guarini, Antonio Tebaldeo, e la loro messa in scena a corte. Il 25 gennaio del 1486 ebbe luogo la prima rappresentazione teatrale a Ferrara dei Menecmi (volgarizzata in Menechini): il momento è importante perché segna l'inizio del teatro classico in Italia e l'affermazione della tradizione teatrale ferrarese. La commedia, tradotta in volgare, fu rappresentata con scene elaborate in legno e accompagnata da uno spettacolo pirotecnico. Il teatro era stato costruito all'aperto, su disegno di Pellegrino Prisciani, nel cortile d'onore del palazzo ducale.

Ben presto gli spettacoli si arricchirono di intermezzi musicali e di nuove parti recitate con richiami mitologici, leggendari o storici. Nel 1487, in occasione delle nozze di Giulio Tassoni, favorito del duca, fu rappresentata la Fabula di Cefalo di Niccolò da Correggio, uno dei primi drammi originali del Quattrocento. La presenza di un poeta e commediografo come Ludovico Ariosto spinse in seguito la corte di Ferrara a far costruire il primo teatro stabile, purtroppo andato distrutto poco dopo la sua inaugurazione.

La politica matrimoniale di Ercole I ebbe poi l'effetto di irradiare il modello teatrale ferrarese nelle altre corti padane.Letteratura italiana 1. Dalle origini al Seicento, a cura di Andrea Battistini, Società editrice il Mulino, 2014, pp. 252-255. Fu grazie all'influenza della figlia Beatrice, splendida fautrice della rinascita del teatro milanese,Marzia Minutelli, Poesia e teatro di Galeotto dal Carretto, Nuova Rivista di Letteratura Italiana, VII, 1-2, 2004, p. 160. che Ludovico Sforza si convinse a costruire il primo teatro a Milano,. dopo aver assistito a una rappresentazione in Ferrara.L'imitazione classica nella commedia italiana del XVI secolo, Vincenzo De Amicis, 1873, p. 56. Nello stesso anno, 1493, il duca Ercole gli si recava in visita accompagnato da una squadra di attori, fra cui il giovanissimo Ludovico Ariosto.Teatro in Europa, Volume 1, Federico Doglio, 1982, p. 526.Teatro e storia, Volume 9, 1994, p. 138; Le arti della scena. Lo spettacolo in Occidente da Eschilo al trionfo dell'opera, Nazzareno Luigi Todarello, 2006, p. 210.

Esempio compiuto di questo processo di transizione verso la commedia rinascimentale è la Cassaria dell'Ariosto, rappresentata presso la corte di Alfonso d'Este nel 1508, anticipata da "qualche oscuro tentativo anteriore", come il precedente rintracciabile nell'opera Il Formicone di Publio Filippo Mantovano (1506).

Caratteristiche

Gli autori della commedia erano spesso (o lo sarebbero diventati) dei famosi eruditi: la stessa produzione si caratterizza per un tono culturale molto alto. La commedia umanistica, infatti, si rivolgeva a un pubblico dotato di un elevato bagaglio di cultura classica, una platea di fruitori che (oltre alla naturale e imprescindibile padronanza della lingua veicolare latina, necessaria per poterne intendere i testi) erano in grado di cogliere, trovandosi perfettamente a loro agio, risonanze culturali e riferimenti dotti che rimandavano alla tradizione teatrale latina, soprattutto alla fabula palliata di Terenzio e Plauto, ma anche all'opera di autori come Seneca.

Oltre alle istanze della tradizione letteraria latina, la commedia umanistica accoglieva anche suggestioni ed esperienze provenienti dalla letteratura medievale, elaborate e trasfuse nella novellistica e nel teatro medievale.

Lo stesso pubblico colto, inoltre, per cultura e conoscenza, era in grado di apprezzare i modi sofisticati e particolari in cui i prodotti della commedia umanistica aderivano alla realtà del tempo: i materiali, le situazioni del passata, gli avvenimenti storici contingenti, i personaggi affetti da vizi, venivano tutti trasposti su un piano più elevato allo scopo di fargli assumere un carattere di eccezionalità, per fungere da exempla con cui alludere a situazioni e temi che appartenevano, invece, alla loro contemporaneità. Si tratta di un procedimento analogo a quello già sperimentato nel 1314 da Albertino Mussato su un diverso versante del teatro profano (quello della tragediografia classicheggiante tre-quattrocentesca): nella tragedia Ecerinis (o Ecerinide), nella narrazione delle gesta trascorse del feroce tiranno Ezzelino da Romano, Mussato coglie l'occasione per trasformarne le vicende in un'allusione alla figura contemporanea di Cangrande della Scala.

Ambiente culturale

Altra particolarità (rilevabile, ad esempio, nel Paulus di Pier Paolo Vergerio, del 1388-1390, il più antico tra i testi sopravvissuti) è il legame con l'atmosfera universitaria, con la descrizione degli ambienti della vita studentesca e della disposizione intellettuale dell'ambiente universitario che aveva preso forma nel Medioevo, con uno spirito goliardico percorso da una vena di bonaria e ironica polemica nei confronti di quella cultura ufficiale che gli stessi autori di commedie frequentavano nel loro curriculum di formazione accademica.

A tale ambiente culturale universitario si mostra confacente lo stesso utilizzo della lingua latina, intesa non come generico mezzo espressivo con cui trasporre in forma aulica contenuti qualsiasi, ma quale strumento linguistico connaturato e congeniale alla stessa atmosfera e allo stesso humus culturale da cui la commedia umanistica traeva origine, oltre che consono agli ambienti e alle situazioni che la commedia ambiva a proporre.

Questo legame con il retroterra socio-culturale può essere affermato in forma ancor più esplicita: in effetti, come è stato dichiarato, la stessa "operazione linguistico-espressiva che era alla base di queste opere comiche [...] poteva essere recepita e apprezzata solo in contesti culturali di alto livello, ma sensibili anche a una comicità di matrice goliardica: i circoli universitari rappresentarono quindi il naturale bacino di lettori e spettatori delle scritture teatrali umanistiche". Quanto fosse essenziale, per la piena fruizione dei testi, il legame del pubblico con l'originario ambiente universitario, è illustrato da una testimonianza di Angelo Decembrio (fratello di Pier Candido) sull'accoglienza ricevuta da una commedia in un ambiente curiale di raffinata cultura umanistica, come il cenacolo fiorito presso la corte ferrarese di Leonello d'Este, la Repetitio magistri Zanini coqui del parmense Ugolino Pisani (già rappresentata a Pavia nel 1435), bersaglio di reazioni canzonatorie e sdegnose da parte dei letterati di corte.

Significativo, del resto, è anche il giudizio degli stessi cultori del genere letterario. Infatti, nonostante l'ampiezza della fioritura, e il livello di raffinatezza talvolta raggiunta dalle sue produzioni, la commedia umanistica non assurse mai a uno status di compiuta dignità letteraria, venendo sempre considerata, dagli stessi autori (spesso, come detto, famosi eruditi, o in procinto di divenirlo) come una sorta di marginale divertissement creativo, giovanile e occasionale, legato in modo indissolubile a quella stagione passeggera della vita che è la gioventù, e per questo considerato un impegno lieve e spigliato in confronto alla serietà gravosa dello studio o rispetto a quella degli impegni, culturali o professionali, che li attendeva in età matura A questo proposito, l'unico autore che esibisce un impegno non occasionale o marginale nel genere della commedia umanistica è il ferrarese Tito Livio de' Frulovisi (n. 1400 circa - m. dopo il 1456), a cui si devono ben sette commedie in prosa. Le commedie di Tito Livio Frulovisi, che furono fonte di attriti e polemiche con la Chiesa cattolica, hanno anche una notevole importanza nella storia del teatro occidentale: esse, infatti, fatte salve alcune farse goliardiche, sono anche le più antiche tra le commedie umanistiche della cui rappresentazione pubblica si sa con certezza.

L'ambiente universitario rappresenta non solo il terreno di coltura da cui l'arte della commedia umanistica si leva, ma anche il medium che permise o facilitò la conservazione e la tradizione di questi testi: furono gli studenti, soprattutto quelli stranieri delle nationes universitarie germaniche che la peregrinatio academica aveva condotto in Italia, a raccoglierne l'eredità e a tramandarne i testi, inserendoli in miscellanee e brogliacci.

Scansione scenica

Altra caratteristica notevole attiene alla grammatica scenica, con testi che, salvo eccezioni, non sottostanno ad alcuna ripartizione e non contemplano la divisione in atti o scene. Fa eccezione Chrysis, scritta a Norimberga nel 1443 da Enea Silvio Piccolomini (futuro Papa Pio II), che ha una forma più regolare, scandita in 18 atti.

Rapporto con la commedia elegiaca

Alcuni aspetti della commedia umanistica potrebbero suggerire un facile accostamento alla commedia elegiaca (o commedia latina medievale), quel filone delle letteratura mediolatina che fiorì nella temperie culturale europea del Rinascimento del XII secolo, ma prolungatosi anche nel XIII secolo, i cui esiti letterari erano di sicuro ben conosciuti dagli umanisti. Vicinanze e affinità sono facilmente riconoscibili: un esempio è costituito dalla figura di Gracchus, protagonista della Poliscena, in cui è avvertibile una combinazione tra il personaggio Pamphilus dell'omonima commedia elegiaca adespota e gli eroi della commedia terenziana.