LArchivio di Stato di Milano (abbreviato con l'acronimo ASMi), con sede presso il Palazzo del Senato, via Senato n. 10, è l'istituzione dello Stato preposta, per legge, alla conservazione dei documenti provenienti dagli uffici degli enti statali, ma anche di quelli pubblici e dei soggetti produttori privati. Formatosi lentamente attraverso l'agglomeramento dei vari poli archivistici diffusi nella Milano austriaca tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, l'Archivio di Stato trovò definitivamente sede nell'ex Palazzo del Senato sotto la direzione di Cesare Cantù, nel 1886. Divenuto un centro di ricerca e di formazione d'eccellenza sotto le direzioni di Luigi Fumi e di Giovanni Vittani, l'Archivio di Stato di Milano dal 1945 continuò il suo ruolo di soggetto conservatore, adeguandosi alle esigenze dei tempi e sviluppando la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica annessa all'Istituto.
L'Archivio di Stato di Milano, che attualmente copre 45 km di scaffali e uno spazio deposito di 6 460 m²., conserva archivi e fondi contenenti documenti delle istituzioni politiche e religiose anteriori all'Unificazione, come gli atti prodotti dalla cancelleria sforzesca o sotto il governo spagnolo prima, e austriaco poi. Seguendo lo schema preparato dalla Direzione Generale degli Archivi, oltre ai documenti prodotti prima del 1861 l'Archivio di Stato raccoglie e conserva gli atti prodotti dagli enti statali italiani facenti capo a Milano, quali la prefettura, il tribunale e la questura meneghina, oltre agli atti notarili provenienti dall'archivio notarile distrettuale locale (dopo cent'anni dalla cessazione di attività del notaio in questione) e a quelli degli archivi dei distretti militari. Infine, vi è la ripartizione archivi diversi, non rientranti nella suddivisione cronologica precedente e consistente principalmente in archivi privati o pubblici.
Tra i documenti più celebri che l'Archivio conserva si ricordano, a mo' di esempio, la Cartola de accepto mundio, la più antica pergamena italiana conservata in un Archivio di Stato italiano (risale al 721); il Codicetto di Lodi; lettere autografe di Leonardo da Vinci, di Carlo V, di Ludovico il Moro e di Alessandro Volta; un prezioso esemplare del Codice napoleonico autografato dallo stesso imperatore; il verbale del processo contro Gaetano Bresci.
Storia
Il processo di formazione (1786-1851)
Il trasferimento a San Fedele: Ilario Corte e Kaunitz
La data con cui si identifica la formazione del nucleo di quello che sarà l'Archivio di Stato di Milano (all'epoca denominato Archivio governativo di Milano.) è il 1781., anno in cui fu trasferita al collegio dei gesuiti, posto nella chiesa di San Fedele, la documentazione proveniente dal castello di Porta Giovia, l'attuale Castello Sforzesco.. La documentazione consisteva soprattutto negli Atti prodotti dalle magistrature del Ducato di Milano sotto gli Sforza, visto che la documentazione viscontea fu quasi del tutto distrutta in seguito alla morte dell'ultimo duca di tale dinastia, Filippo Maria (1447)., ma comprendeva anche gli archivi delle cancellerie spagnole e austriache dei secoli XVI-XVIII. La scelta del trasferimento dalla vecchia alla nuova sede fu dettata dalla duplice volontà dell'archivista Ilario Corte (1723-1786) e del ministro plenipotenziario dell'imperatore Giuseppe II, Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg, di mettere al sicuro la documentazione dal pericolante Castello Sforzesco., ma anche di "razionalizzare" il patrimonio documentario dello Stato secondo i principi dell'organizzazione razionale della temperie illuministica secondo il metodo di ordinamento per materia che troverà poi una radicalizzazione nell'operato dell'allievo del Corti, Luca Peroni. In quest'ottica si può inquadrare la decisione, da parte del governo austriaco, di istituire una prima Direzione generale degli Archivi volta a coordinare l'operato degli archivi lombardi nel 1786.
Il periodo napoleonico e la Restaurazione Con il sopraggiungere delle truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte (1796) per la Lombardia si aprì una nuova fase storica, in cui l'ex Ducato di Milano, riorganizzato e ampliato prima come Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana e infine come Regno d'Italia, divenne il fulcro di un nuovo Stato indipendente con una propria corte e vari ministeri, per quanto fosse in realtà sottoposto alla volontà di Parigi. In quasi vent'anni di dominazione francese, la quantità del patrimonio archivistico dellArchivio Nazionale (nuova denominazione dellArchivio governativo), la cui direzione fu assunta tra il 1800 e il 1812 da Luigi Bossi ViscontiCfr. nota nella sezione "Direttori" perché l'aggiunta del cognome Visconti, sulla base di quanto ricercato da Vittorio Spreti., aumentò sensibilmente a causa anche del materiale prodotto dai vari ministeri del Regno. Sempre per volontà dei francesi, al posto della Direzione Generale degli Archivi sorse la Prefettura generale delle Biblioteche e degli Archivi (1800), che riadotterà la vecchia denominazione al ritorno degli austriaci nel 1814.
I vari poli archivistici In un arco di tempo che va dalla fine del primo periodo austriaco alla seconda dominazione con il Regno Lombardo-Veneto (1780-1851) sorsero vari poli archivistici deputati a conservare determinati fondi specifici che poi, progressivamente, confluiranno nell'attuale Archivio di Stato; .: Nella Guida di Milano per il 1848, si riporta che, in Contrada della Sala al civico 956, v'era la sede della Direzione insieme a quello che era definito Archivio Centrale.. A San Damiano confluì la documentazione relativa alla magistratura del Senato, istituita nel 1499 e abolita nel 1786, e poi quella riguardante la Curia dei podestà e dei Giudici di Giustizia. A partire dal 1787, nell'ex ospizio di San Michele alla Chiusa trovarono spazio gli archivi degli enti e delle congregazioni religiose soppresse sotto Giuseppe II. prima e Napoleone dopo. In seguito a vari spostamenti, i documenti degli ordini soppressi trovarono posto nell'ex convento di Santo Spirito a partire dal 1839.. Solo successivamente quello che era divenuto ormai il Fondo di Religione troverà poi definitivamente spazio a San Fedele. Nel 1802 l'ex Collegio Elvetico divenne sede del Ministero della Guerra della Repubblica italiana prima e del Regno d'Italia poi, con la conseguente creazione dellarchivio militare che, dopo essere stato depositato presso la chiesa di San Carpoforo al civico 1885, nel 1852 confluirà nella sede di San Fedele.. A Palazzo Marino dal 1823 trovò sede larchivio finanziario. Nel 1831 fu trasferito poi all'ex Monastero di Sant'Ulderico al Bocchetto, situato al civico 2466. Il Broletto, già per volontà di Maria Teresa d'Austria, divenne sede dellarchivio notarile (1769-1775) che rimarrà in quella sede fino a tutta la prima metà del XIX secolo. LArchivio diplomatico, costituito nel 1807, fu posto nel 1816 nella Canonica di San Bartolomeo per poi trovare spazio nel locale dell'Archivio Notarile in piazza dei Mercanti al civico 3091 dal maggio del 1840. L'''Archivio giudiziario, costituito nel 1802 come Archivio di deposito giudiziario, passò nel 1823 sotto le dipendenze della sede centrale di San Fedele. Situato nel chiostro della Basilica di Sant'Eustorgio nel 1920, subì pesantissime perdite durante i bombardamenti dell'agosto del 1943..
Il trasferimento all'ex Collegio Elvetico (1851-1886)
Nel 1851 fu nominato direttore generale degli archivi di Lombardia. Luigi Osio (1803-1873) il quale, spinto da diversi motivi, cominciò a pensare a una sede unitaria che raccogliesse i vari fondi sparsi per Milano. Una prima motivazione risiedeva nel fatto che la capacità degli spazi a San Fedele stava lentamente diminuendo.; in secondo luogo, l'Osio desiderava trovare un'unica sede archivistica per facilitare gli studiosi e i ricercatori nella consultazione dei diversi documenti sparsi nei sopracitati poli archivisti.. In seguito all'unificazione e alla proclamazione del Regno d'Italia (1861), l'Osio cominciò a interessarsi perché l'intero complesso documentario fosse trasferito nell'ex Collegio Elvetico. Edificato da Federico Borromeo nel 1608 ma seminario istituito trent'anni prima da san Carlo (1579) per la formazione particolare di sacerdoti che avrebbero svolto il loro ministero pastorale nelle valli svizzere impregnate della dottrina calvinista. l'edificio, sotto il regno italico napoleonico, tra il 1809 e il 1814, ospitò la sede del Senato regio; ..
Il desiderio del direttore, però, dovette scontrarsi con impedimenti burocratici e tecnici che si prolungarono per più di vent'anni, tanto che lo stesso successore dell'Osio, il celebre storico Cesare Cantù, rimarcava, all'inizio degli anni 1880, ancora una notevole lentezza nell'adempimento dei propositi del predecessore. Se nel 1873 la Direzione Generale degli Archivi s'insediò nel Palazzo del Senato., fu soltanto nel 1886 che tutti i fondi archivistici finora sparsi in varie zone di Milano, con l'eccezione dell'archivio notarile, vi trovarono definitivamente sede; ; ..
Dal 1886 al 1945
Da Osio a Cantù
Con la commissione presieduta da Luigi Cibrario del 1870, fu deciso che, a partire dal 1875, l'amministrazione dei quindici Archivi di Stato presenti sul territorio nazionale dovesse essere posta sotto la vigilanza del Ministero dell'interno.. L'Archivio di Stato di Milano, che stava lentamente entrando in funzione grazie agli sforzi di Osio prima e di Cantù poi, cominciò a raccogliere anche la documentazione proveniente dagli archivi degli uffici statali (atti catastali, della prefettura, del Tribunale, ecc.) oltre a quella già menzionata prima.. Il Cantù, inoltre, fu un importante organizzatore delle attività dell'archivio e degli organi a esso afferenti, tanto che
Infatti spettò al Cantù l'effettiva organizzazione dell'archivio una volta entrato in funzione. A Cantù si deve inoltre la fondazione nel 1874 della rivista Archivio Storico Lombardo la quale, nelle intenzioni del celebre letterato e storico, doveva essere «anche il giornale dell'Archivio di Stato»; ..
Il rinnovamento metodologico di Fumi e Vittani
Con questa frase, Nicola Raponi vuole sottolineare il binomio ossimorico che esisteva nell'Archivio di Stato: da un lato, le grandi ricerche degli archivisti guidati dal Cantù; dall'altro, un'imperizia da parte degli archivisti stessi nella gestione dei fondi loro affidati ricorda, tra le varie cose, la mancanza di sensibilità archivistica da parte del Cantù, che ordinò di eliminare da molti fondi i documenti anteriori al 1650, suscitando un'inchiesta da parte del Ministero degli Interni.. Soprattutto, Luigi Fumi (direttore dal 1907), affiancato da Giovanni Vittani (che sarà suo successore dal 1920), darà il via a un processo di modernizzazione della scienza archivistica che si rifletterà sia nell'insegnamento della scuola (come verrà esplicato nella sezione riguardante), sia nella rottura col sistema peroniano che ancora sotto Osio e Cantù imperava, utilizzando come voce "scientifica" delle attività dell'istituto la rivista Annuario del Regio archivio di stato di Milano., pubblicata tra il 1911 e il 1919..
La seconda guerra mondiale