I corsari barbareschi erano marinai musulmani (principalmente maghrebini e ottomani) stabilmente attivi contro possedimenti, beni e imbarcazioni dell'Europa cristiana a partire dal XVI secolo fino agli inizi del XIX secolo, in tutto il Mediterraneo occidentale e lungo le coste atlantiche dell'Europa e dell'Africa.

Loro basi di partenza erano le piazzeforti disseminate lungo le coste del Maghreb (principalmente Tunisi, Tripoli, Algeri, Salé e altri porti del Marocco), in quelle zone che gli europei chiamavano Barberia o Stati barbareschi (, ; tutti termini connessi col nome proprio Berberi, che identifica i nativi del Maghreb). Altre loro basi erano i porti mediterranei dell'impero ottomano.

Lo storico Robert C. Davis ha stimato in almeno un milione di persone gli schiavi europei complessivamente razziati dai predoni barbareschi, sia aggredendo le navi in navigazione, sia con incursioni negli Stati rivieraschi.

Storia

L'età antica e le origini Il fenomeno della pirateria era sempre stato ben presente nel Mediterraneo, ben prima del VII secolo in cui gli Arabi si affacciarono sulle sue coste orientali, rimettendo in discussione la secolare talassocrazia romana che aveva orgogliosamente fatto chiamare quel mare all'Impero Romano, Mare Nostrum.

Il "Mar bianco di mezzo", come lo chiamarono gli Arabi (spesso chiamati Saraceni, attribuendo tale sostantivo all'espressione romana che significava, forse, "popolo delle tende"In realtà l'etimo è di origini tuttora ignote e non manca, ad esempio, chi lo fa risalire al termine arabo al-sharqiyyūn, "orientali", anche se è evidente l'illogicità di una simile definizione da parte dei musulmani afro-asiatici, così come l'uso di un termine arabo, decisamente incomprensibile, da parte del mondo cristiano dell'Europa meridionale o centrale.), divenne un teatro di duro confronto fra l'Europa cristiana, latina e greca già a partire dall'VIII secolo ma, soprattutto, dopo l'espansione della potenza ottomana nel bacino occidentale del Mediterraneo nel corso del XVI secolo successivamente alla caduta dell'impero romano d'Oriente. I componenti della marineria ottomana che partivano dalle basi maghrebine furono sovente identificate con l'espressione pirati barbareschi, preferendo il termine "pirati" per la sua connotazione semantica fortemente negativa. Definita da alcuni, erroneamente, scorretta, dato che costoro non assaltavano mai naviglio musulmano (salvo in caso di guerra aperta) e perché, come a Lepanto, essi erano presenti nella flotta del sultano ottomano, quindi in veste di corsari (privati autorizzati dal proprio Stato di appartenenza o di riferimento ad attaccare imbarcazioni nemiche) e non già di pirati (che navigano a scopo di depredare e razziare per lucro proprio, indifferentemente dalla provenienza del depredato). In realtà i barbareschi attaccavano le navi e soprattutto le popolazioni, anche in tempo di pace, vendendo i prigionieri, in gran parte donne e bambini, come schiavi ricavandone grandi profitti personali.

Le incursioni del XVI e XVII secolo

Il periodo più cruento delle attività barbaresche (almeno per le popolazioni italiane) si ebbe in concomitanza con le guerre d'Italia del XVI secolo. Fu allora che i pirati maghrebini (barbareschi: termine con il quale si menzionavano arabi, berberi, turchi e cristiani rinnegati europei), alleati (segretamente) della Francia del "cristianissimo" re Francesco I contro la Spagna del suo avversario Carlo V, sebbene non ufficialmente in guerra con la Spagna, indirizzarono le loro scorrerie verso le flotte e le coste di Genova alleata di Carlo V e quelle del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli, all'epoca in unione personale con la Corona dell'Impero spagnolo.

Le incursioni comunque si spinsero anche negli Stati italiani posti più a nord ed infatti, più volte nel corso dei secoli, furono saccheggiate e distrutte le città costiere laziali e toscane. Sul versante adriatico invece i corsari, grazie alla vigile sorveglianza delle galere veneziane, non riuscirono quasi mai a spingersi oltre le coste marchigiane.

I corsari barbareschi non si limitavano, come già detto, a depredare le navi, ma effettuavano spesso anche incursioni nei territori che si affacciavano sul mare. Di questo rimangono testimoni silenziose le torri di guardia costiere, impropriamente definite "torri saracene" presenti lungo le coste, soprattutto italiane. Da notare che la presenza nel sud Italia di torri costiere realizzate da Normanni, Angioini e Aragonesi testimonino che le incursioni saracene siano state effettuate in maniera significativa ben prima del XVI secolo.

Famosi gli episodi nei quali vennero ridotti in schiavitù: nel 1544 gli abitanti di Ischia ( deportati) e Lipari ( deportati, quasi l'intera popolazione); e nel 1554 Vieste ( deportati).

In tal modo essi catturavano enormi quantità di schiavi europei, che costituivano un rilevante cespite economico, sia nel caso di loro vendita, sia in quello di riscatto. Nel primo caso, se uomini come forza lavoro a costo zero, da usare anche come rematori sulle galee ottomane (solo nella battaglia di Lepanto furono liberati ben dodicimila cristiani che erano schiavi al remo sulle navi turche). Le donne ed i bambini che erano la maggioranza, erano destinati agli harem dei notabili oppure ad essere venduti nei mercati degli schiavi.

In Marocco, il sultano Mulay Ismail (1645-1727) si fece costruire, nella nuova capitale di Meknès, un intero palazzo, eretto esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai corsari barbareschi.

Quando catturati, anche i pirati musulmani ricevevano a loro volta un trattamento analogo: la battaglia di Ostia, raffigurata nelle Stanze di Raffaello in Vaticano, fornì manodopera utile all'edificazione delle Mura leonine e, secoli dopo, la Reggia di Caserta fu costruita con il rilevante apporto del lavoro forzato di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, principalmente in occasione della spedizione contro i Barbareschi organizzata da Carlo di Borbone nel 1739. Una nuova spedizione della marina napoletana (insieme alle flotte spagnola, di Malta e del Portogallo) si ebbe nel 1784 contro Algeri.

Il Monumento dei Quattro mori a Livorno celebra le vittorie riportate contro i corsari barbareschi alla fine del XVI secolo dall'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, un Ordine corsaro cristianoLa definizione è di Claudio Lo Jacono, Maometto in Europa, Milano, Mondadori, 1982, p. 205. appositamente creato a tale scopo, del quale il Granduca Ferdinando I de' Medici era Gran Maestro.

Il più conosciuto dei corsari è probabilmente Khayr al-Dīn, detto Barbarossa. Costui, dopo essere stato chiamato a difendere la città di Algeri dagli attacchi degli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì ad esso nel 1510, facendo della città una delle basi più importanti per la Guerra di corsa, che egli conduceva in nome e per conto del Sultano ottomano.

Molti corsari barbareschi erano "rinnegati" (in Spagna il termine usato per chi si convertiva all'Islam abiurando il Cristianesimo sarà dal XVI secolo moriscos). Le navi preferite erano delle galee e fuste, con schiavi o prigionieri ai remi. Due esempi sono costituiti dall'olandese Süleyman Reis "De Veenboer", che divenne ammiraglio della flotta corsara di Algeri nel 1617, e il suo secondo, Murad Reis, il cui nome originario era Jan Janszoon, di Haarlem (attuale Paesi Bassi). Entrambi operarono al servizio del corsaro noto come Simone il Danzatore e l'ammiraglio Michiel de Ruyter, anch'egli olandese, tentò invano di porre fine alla loro attività sui mari. Il più famoso tra tutti costoro fu però senza dubbio Uluch Alì, nato come Giovanni Dionigi Galeni, di origini calabresi e ammiraglio ottomano, che combatté anche a Lepanto nel 1571.

I corsari barbareschi algerini subirono una grave disfatta nel 1732, quando la flotta spagnola, al comando dell'ammiraglio Blas de Lezo, conquistò la città di Orano e distrusse la base militare dei corsari nella baia di Mostaganem.

L'estinzione del fenomeno nel XIX secolo Appena divenuti indipendenti gli Stati Uniti avevano poche possibilità di proteggere le proprie navi mercantili, e così nel 1784, il Congresso approvò la spesa di 60.000 dollari da versare come tributo agli Stati barbareschi. Il fatto che, ciò nonostante, si registrassero ancora degli attacchi, fu un motivo per la costituzione della Marina degli Stati Uniti, che comprendeva una delle più famose navi d'America, la fregata pesante USS Philadelphia.

Seguirono due guerre conosciute come Prima e Seconda guerra barbaresca (1801-1805 e 1815). Nel 1815 gli Stati Uniti, vinta la guerra grazie anche alle capacità del loro commodoro Stephen Decatur, si liberavano dall'obbligo del tributo, mentre altre potenze europee erano ancora esposte agli attacchi dei corsari.

Le incursioni dei pirati barbareschi sulle coste dell'Europa continuarono fino agli inizi del XIX secolo, quando si fecero sempre più efficaci le operazioni militari contro di essi da parte degli Stati europei - Regno Unito, Spagna, Regno di Sardegna, Impero austro-ungarico e Francia.

L'ultima incursione in Italia di corsari barbareschi si verificò in Sardegna il 16 ottobre 1815 a Sant'Antioco. Dopo una strenua resistenza vennero uccisi il comandante militare Efisio Melis Alagna e dodici suoi commilitoni e furono catturati 158 abitanti e resi schiavi, che vennero poi riscattatiLa Nuova Sardegna, Nel 1815 difese l'isola dagli assalti barbareschi Sant'Antioco, una targa in ricordo dell'eroe Efisio Melis Alagna ..

Un grave colpo contro la pirateria barbaresca si raggiunse con il bombardamento di Algeri del 1816, quando un'incursione della marina britannica, sostenuta da sei navi olandesi, distrusse il porto di Algeri e colò a picco la sua flotta di navi barbaresche.

Nel 1830 quella che da principio sembrava un'azione analoga con scopi limitati da parte della Francia contro Algeri diede il via alla conquista francese dell'Algeria. Da quel momento, sparita la maggiore piazzaforte dei corsari barbareschi, essi non costituirono più una minaccia per gli Stati europei.

La pirateria barbaresca nell'Atlantico Dopo la notizia registrata da al-Mas'udi sui suoi Murūj al-dhahab (I, pp. 258–9, § 274) dell'impresa di Khashkhāsh, partito coi suoi compagni andalusi da Cordova nel IX secolo,(cfr. Évariste Lévi-Provençal, Histoire de l'Espagne Musulmane, I, p. 354 e III, p. 342) un'altra impresa corsara musulmana nell'oceano Atlantico fu quella che spinse oltre Gibilterra il già citato Murād Raʾīs (rinnegato olandese di Haarlem), il cui nome cristiano era Jan Jansz, o Janszoon, Jansen o Janssen.J. Vermeulen, Sultans, Slaven En Renegaten: De Verborgen Geschiedenis Van De Ottomaanse Rijk, Leuven, ACCO, 2001.) Egli, nel 1585, veleggiò alla volta delle isole Canarie per sottoporle a saccheggio, prendendo terra sulla via di ritorno a Salé (cittadina atlantica dell'attuale Marocco, presso Rabat.H. de Castries, "Les corsaires de Sale", su: Revue des deux mondes, xv/2 (1903); L. Brunot, La mer dans les traditions et les industries indigènes à Rabat et Sale, Paris, 1920, pp. 152-72; R. Coindreau, Les corsaires de Sale, Parigi, 1948.). Inoltre, un piccolo gruppo di navi corsare riuscì a raggiungere addirittura l'Islanda, razziando Vestmannaeyjar e le coste sud-orientali dell'isola.