Partita del secolo (; ) è il termine con cui ci si riferisce all'incontro di semifinale del campionato mondiale di calcio 1970 tra le nazionali di e che si svolse allo stadio Azteca di Città del Messico il 17 giugno 1970. La partita vide la sofferta vittoria italiana con il punteggio di 4 a 3, raggiunto solo dopo i tempi supplementari, al termine di ripetuti cambi di risultato.

Commentato per il pubblico italiano sulle frequenze televisive della Rai da Nando Martellini e su quelle radiofoniche da Enrico Ameri, si trattò di un incontro che, nonostante le critiche sul piano tecnico da parte di giornalisti come Gianni Brera, legati al cosiddetto «gioco all'italiana», è tuttora considerato uno dei momenti più emozionanti della storia del calcio italiano e, più in generale, della storia italiana del dopoguerra. A distanza di decenni, vanta un rilevante impatto sulla memoria collettiva e sulla cultura di massa del Paese; tra i più noti omaggi figura il film del 1990 Italia-Germania 4-3, commedia che dipinge l'episodio sportivo come spartiacque culturale e generazionale.

Antefatti Qualche velo di polemica era stato alzato da Gianni Rivera sulla pressione che i giornalisti esercitavano sulla Nazionale, colpevoli, secondo lui, delle sconfitte del '62 e del '66 e del tiepido inizio nei mondiali messicani. In primis, gli italiani non avevano entusiasmato nel girone eliminatorio; pur finendo primi, erano riusciti a racimolare solamente una vittoria, 1-0 contro la , e due pareggi a reti inviolate, contro l' e soprattutto contro l'esordiente ; in realtà, in quest'ultima partita l'Italia aveva segnato (con Domenghini e Riva) due reti, giudicate regolari dai commentatori ma annullate dall'arbitro, il brasiliano Vieira de Moraes, su segnalazione di un guardalinee etiope. Questa fu peraltro l'ultima partita commentata dal celebre telecronista Nicolò Carosio, allontanato definitivamente a causa di presunte sue affermazioni, poi smentite negli anni, di carattere razzista nei confronti del guardalinee.

Questo aspetto passò tuttavia in secondo piano quando gli azzurri sconfissero i padroni di casa del per 4-1 nei quarti di finale.

La polemica che più di ogni altra minava la tranquillità dei ragazzi del commissario tecnico Ferruccio Valcareggi, e che sarebbe esplosa dopo la finale, era però quella della famosa "staffetta" tra l'interista Sandro Mazzola e il milanista Gianni Rivera, Pallone d'oro 1969.

La Germania Ovest si presentava invece all'Azteca fiduciosa: stravinto il girone eliminatorio, era riuscita nei quarti in un'impresa notevole, ribaltando nei tempi supplementari lo 0-2 con cui i campioni in carica dell' conducevano fino a venti minuti dalla fine. Il 3-2 maturato al termine dei 120 minuti di gioco fu anche la prima vittoria in assoluto dei tedeschi sui maestri d'oltremanica. I teutonici scesero così in campo, il 17 giugno, da favoriti.

La partita Prima del fischio d'inizio La partita ha inizio alle ore 16:00 (ora locale) di mercoledì 17 giugno 1970 presso lo Stadio Azteca di Città del Messico, a circa 2.200 m d'altitudine e sotto la direzione dell'arbitro di casa Arturo Yamasaki. La è arrivata seconda nell'edizione precedente () e ha riscattato la sconfitta tre giorni prima, imponendosi ai supplementari sui Tre Leoni, mentre l' è campione d'Europa in carica. Entrambe le selezioni possono vantare interpreti di prim'ordine: da un lato Facchetti, Mazzola, Riva e Rivera pronto a subentrare; dall'altro Beckenbauer, Seeler e il temibile Gerd Müller (autore di ben 8 gol nelle precedenti 4 partite del Mondiale, dove era sempre andato in rete). Tuttavia, il morale è ben diverso, poiché gli Azzurri sono distratti da polemiche ed hanno stentato nel girone iniziale, mentre i tedeschi occidentali hanno dominato il proprio raggruppamento e rimontato due gol di svantaggio all'.

Il vantaggio italiano e la difesa a oltranza Il calcio d'inizio è affidato alla nazionale di Valcareggi, che già dal primo minuto inizia a tessere la sua ragnatela di passaggi, in modo tale da stancare l'avversario, scongiurare i tentativi di attacco e preservare il possesso palla. La partita si sblocca già all'8' quando, al termine di una bella combinazione con Riva, Boninsegna, appena ricevuto il pallone, viene prontamente accerchiato dal reparto difensivo tedesco, che non riesce però a intercettare il potente sinistro dalla distanza del numero 20, che batte Sepp Maier. Per i seguenti ottanta minuti l'Italia gioca una partita attendista, tenendo sulle spine i teutonici con alcune insidiose ripartenze: Seeler non riesce infatti a trovare spazio, Müller manca più volte il bersaglio e l'arbitro dà una mano agli italiani non concedendo ben tre calci di rigore. Il capitano tedesco Beckenbauer, a seguito di un infortunio occorso al 65' che gli causa la lussazione di una spalla, resta stoicamente in campo (la Germania Ovest aveva appena effettuato la seconda sostituzione, l'ultima consentita dal regolamento), giocando con un braccio fasciato lungo il corpo e guidando gli attacchi con decisione.

Il portiere italiano Enrico Albertosi, graziato al 64' dalla traversa presa da Overath, a un minuto dalla fine salva il risultato deviando un pericoloso colpo di testa dell'indomito Seeler.

Il pareggio nel recupero È il difensore milanista Schnellinger, al suo primo gol (rimarrà l'unico) con la nazionale, a portare la gara in parità due minuti e mezzo oltre i tempi regolamentari. La cosa all'epoca era insolita e spiega la delusione e lo sconcerto del telecronista Nando Martellini che al fischio finale dei tempi regolamentari dice al microfono: «Due minuti oltre il tempo regolamentare: un recupero clamoroso concesso dall'arbitro Yamasaki!»

Primo tempo supplementare Iniziano così i tempi supplementari che, per la straordinaria densità di emozioni offerte, sono entrati nella storia del calcio. Al 94' la Germania Ovest passa con il nono gol nel torneo di Müller, abile a sfruttare un errato tocco del numero 4 Poletti, il quale non riesce a spazzare dopo un debole colpo di testa di Seeler.Risponde 4 minuti dopo un difensore azzurro, Burgnich (anche lui tutt'altro che un cannoniere), su un grave errore difensivo tedesco a seguito di un calcio piazzato messo in mezzo da Rivera.A quel punto l'Italia spinge e, a sessanta secondi dalla fine del primo tempo supplementare, passa addirittura in vantaggio. Straordinario assolo di Riva su assist dalla fascia di Domenghini, dribbling secco e sinistro micidiale per il 3-2. A posteriori è stata ipotizzata un'imprecisione di Maier nel tentativo di parata.

Secondo tempo supplementare I tedeschi occidentali non si arrendono e anzi al 110' trovano il pareggio: pallone scodellato in area da calcio d'angolo, stacco di testa poderoso di Seeler, "torre" per Müller che prolunga in tuffo trovando uno spiraglio tra Rivera e il palo. Albertosi non nasconde affatto il suo rincrescimento nei confronti del numero 14, conscio che quell'errore poteva rivelarsi fondamentale per le sorti della gara (il fantasista era lì a protezione di quella porzione di porta).

Gli Azzurri si scuotono e trascorsi pochi secondi si lanciano in avanti, riportandosi in vantaggio grazie a un'azione corale di undici passaggi e una palla servita rasoterra all'indietro da Boninsegna, con lo stesso Rivera che supera di piatto Maier segnando la rete del 4-3 definitivo.

Termine dell'incontro Al triplice fischio, la nazionale italiana raggiunge la finale di un mondiale dopo 32 anni. Per tutta la notte nelle piazze del Bel Paese l'impresa viene festeggiata come la vittoria del campionato stesso.

Le cinque reti messe a segno da entrambe le squadre nei trenta minuti dei supplementari, così come le tre italiane, rappresentano un primato per un incontro della fase finale di un mondiale.

Le conseguenze Gli italiani, comprensibilmente, arrivarono alla finale molto stanchi, sia a causa delle energie fisiche spese, sia per quelle mentali profuse, dovute ai continui ribaltamenti di risultato, che aveva visto ciascuna contendente dover rimontare nel corso della gara. Si parlò anche di un possibile inconscio appagamento degli Azzurri, i quali avevano vissuto i supplementari dell'incontro come una partita nella partita e potevano essersi accontentati di aver raggiunto l'atto conclusivo.

Le critiche e l'impatto culturale

In Italia Sul piano dell'impatto culturale, - può a buon diritto essere considerata una delle partite più emozionanti ed influenti nella storia del calcio professionistico. Amata dalla gente, che rimase incollata ai televisori fino a tarda notte per seguirla, suscitò disapprovazione soltanto tra i cosiddetti "puristi" della disciplina, che assistettero all'assoluto annullamento della tattica in favore dell'agonismo. Ci furono molti errori tecnici anche grossolani, che tuttavia causarono spettacolo, gol e tennero in bilico la gara. Uno degli esperti a storcere il naso fu il notissimo giornalista Gianni Brera (molto duro anche con la guida tecnica di Valcareggi e Mandelli), che così commentò l'incontro subito dopo la partita:

Brera ovviamente non negava affatto il fascino estremo della partita, resa epica anche dall'ora notturna in cui venne trasmessa in Italia, tanto da scrivere in un suo libro sulla storia del calcio italiano una frase che più di mille parole esprime lo stato d'animo di tutti i tifosi italiani alla fine di una partita conclusasi verso le 2 di notte:

Comunque, al di là dell'analisi di Brera,

All'estero L'incontro ebbe grande risonanza anche nella stampa estera, entusiasta dell'agonismo di entrambe le squadre in campo. Il periodico belga Les Sports scrisse: «Come è possibile che dei calciatori abbiano tali energie per affrontare una partita così lunga in questo modo?». L'Expressen svedese: «Nessun intrattenimento può offrire così tanto. Nessun thriller può avere effetti più forti. Non c'è coraggio che possa essere descritto meglio di così». In Inghilterra, Manchester Evening News commentò: «Il calcio può continuare a testa alta. La partita non può essere battuta in finale».

Anche in Germania, dove già si era definita la partita contro l'Inghilterra l'incontro del secolo, la partita contro l'Italia fu lodata: Bild scrisse: «Gli applausi sono piovuti sui 22 giocatori come un acquazzone. Possiamo congratularci con la nostra squadra perché non ha perso, anche se il risultato ha detto così»; invece, per FAZ, «chi l'ha vista non la dimenticherà mai. Nella battaglia tra due squadre assolutamente uguali, gli italiani hanno scoperto anche la loro passione per il calcio-computer».

Tabellino

P 1 Enrico Albertosi D 2 Tarcisio BurgnichD 3 Giacinto Facchetti D 5 Pierluigi CeraD 8 Roberto Rosato C 10Mario BertiniC 15Sandro Mazzola C 16Giancarlo De SistiA 13Angelo DomenghiniA 20Roberto BoninsegnaA 11Luigi Riva Sostituzioni:C 14Gianni Rivera D 4Fabrizio Poletti CT: Ferruccio Valcareggi P 1 Sepp MaierD 7 Berti VogtsD 15 Bernd Patzke D 5 Willi SchulzD 3 Karl-Heinz SchnellingerC 4 Franz BeckenbauerC 12Wolfgang OverathA 20 Jürgen GrabowskiA 9 Uwe Seeler A 13Gerd MüllerA 17Hannes Löhr Sostituzioni:C 14 Reinhard Libuda C 10 Sigfried Held CT: Helmut Schön

Fumetti La "partita del secolo" appare omaggiata anche nella storia Topolino e il collezionista di stelle apparsa sul numero 3082 di Topolino.

Videografia

Note

Bibliografia Roberto Brambilla, Alberto Facchinetti, Quattro a tre, InContropiede, 2020 Maurizio Crosetti, 4 a 3.Italia-Germania 1970, la partita del secolo, HarperCollins Italia, 2020 Riccardo Cucchi, La partita del secolo. Storia, mito e protagonisti di Italia-Germania 4-3, Piemme, 2020 Nando Dalla Chiesa, La partita del secolo. Italia-Germania 4-3. Storia di una generazione che andò all'attacco e vinse, Solferino, 2020 Francesco Pileggi, "Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer", romanzo collana Velvet, Rubbettino Editore, 2022.

Voci correlate

Rivalità calcistica Germania-Italia

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