La messa, detta talvolta santa messa o celebrazione eucaristica, è una liturgia propria di diverse Chiese cristiane.
La celebrazione eucaristica è tipica della Chiesa cattolica, delle Chiese veterocattoliche, della Chiesa ortodossa, delle Comunità anglicane di tradizione anglo-cattolica e di alcune comunità luterane che riservano al sacramento dell'eucaristia un ruolo preponderante nella vita della Chiesa.
Etimologia Il termine "messa" viene usato dai cattolici di rito latino e deriva dalla parola latina missa, che nel rito romano viene pronunciata dal diacono, o in sua assenza dal presbitero, quando congeda i fedeli dicendo: Ite, missa est.
Nei tempi apostolici (I secolo) la celebrazione eucaristica era chiamata κλάσις τοῦ ἄρτου, fractio panis (frazione del pane): "il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell'ultima Cena, [...] sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l'azione eucaristica".
A Roma nel I secolo (come attesta Clemente di Roma) e nel II (come attesta Giustino martire) si usava il termine greco εὐχαριστία, che fu adottato in latino (eucharistia) nel III secolo da Tertulliano e da Cipriano. Gli stessi due autori usarono anche i termini gratiarum actio, benedictio, sacrificium, solemnia, prex e oblatio.
Altri nomi usati fino al V secolo sono cena dominica (cena del Signore), prosphora o oblatio (sacrificio), synaxis o congregatio (assemblea), mysteria (misteri) e, a partire da Agostino d'Ippona, morto nel 430, sacramentum altaris (sacramento dell'altare).
Il termine missa, di cui la prima testimonianza certa conosciuta ad oggi si trova in una lettera di Ambrogio di Milano del 386 circa, si affermò come designazione generale del sacrificio eucaristico in Occidente dopo il tempo di papa Gregorio I (morto nel 604).Joseph Pohle, "Sacrifice of the Mass" in Catholic Encyclopedia, New York, 1911
"Era destino di tutti gli altri nomi di essere soppiantati in Occidente dal nome classico Missa".Adrian Fortescue, "Liturgy of the Mass" in Catholic Encyclopedia, New York, 1910
Actio era la denominazione classica romana,Mario Righetti, Storia liturgica, vol. III, Milano, Ancora, 1949, p. 95 termine che nel medioevo e nel Messale romano indica il Canone della messa.The Mass of the Western Rites; Michael S. Driscoll e Michael Joncas, The Order of Mass: A Roman Missal Study Edition and Workbook, LiturgyTrainingPublications, 2011, p. 187; Adrian Fortescue, "Canon of the Mass" in Catholic Encyclopedia, New York, 1908; Pierre Le Brun, Spiegazione letterale, storica e dogmatica delle preci e delle cerimonie della messa
Storia Nei primi due secoli del cristianesimo la messa veniva celebrata in normali case private, nella cornice di un banchetto serale, che ricordava l'Ultima Cena.
Nel II secolo la messa fu separata dalla celebrazione domestica della Cena per dare maggiore risalto all'Eucaristia. Si celebrava di mattina e in luoghi di culto dedicati. La prima Apologia di Giustino (150 circa) attesta che in essa vi erano le seguenti fasi: lettura dei testi biblici, l'omelia del presidente, il licenziamento dei catecumeni e dei penitenti che potevano seguire solamente la prima parte, la preghiera dei fedeli, il bacio di pace, la consacrazione episcopale dell'offerta di pane e vino mescolati ad acqua, l'abbondante orazione che le trasformava nel corpo e nel sangue di Cristo, la Comunione dei fedeli. Essa recita:
La Traditio Apostolica di Ippolito (220 circa) testimonia il canto di salmi e inni cristiani.
Giustino, Tertulliano e Cipriano attestano che la messa aveva luogo di domenica, giorno della resurrezione del Signore e primo giorno della settimana cristiana.
Nei primi secoli la Comunione era prevalentemente amministrata sotto le due specie eucaristiche, ad eccezione degli infermi cui era amministrato il solo Corpo di Cristo.
Cattolicesimo
Significato teologico
La celebrazione eucaristica ha quattro significati principali:
il convito, segno di unione fra Cristo e la Chiesa, come l'Ultima Cena, il memoriale, ricordo e presenza reale di Cristo nell'attesa del suo ritorno, il ringraziamento, per i doni ricevuti da Dio, il sacrificio, rinnovazione incruenta del sacrificio di Cristo sul Calvario.
Questi quattro significati principali sono intimamente legati fra loro e sono richiamati da diverse parti della liturgia. Abbastanza vivo è il dibattito teologico su quale, tra questi, sia il significato principale da attribuire alla celebrazione eucaristica.Il Catechismo della Chiesa Cattolica invita a considerare l'Eucaristia come azione di grazie e lode al Padre, come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo, come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua parola e del suo Spirito (1358). Altri documenti del Magistero pongono in evidenza la definizione di sacrificio propiziatorio (Cfr.: Can.3;DB, 949: Si quis dixerit; Missae sacrificium tantum esse laudis et gratiarum actiones aut nudam commemorationem sacrificii cruce peracti, non autem propitiatorium... anathema sit).Anche la Lumen gentium (n. 3) collega il sacrificio della Croce al rito eucaristico affermando: "Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello Pasquale, è stato immolato, viene celebrato sull'altare, si rinnova l'opera della nostra redenzione (cfr. 1Cor 5,7). E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1Cor 10,17)."
Nell'eucaristia l'attore principale è Cristo, presente attraverso il sacramento. È infatti Cristo l'offerta che la Chiesa attraverso lo Spirito Santo presenta al Padre in virtù della comunione che la rende «un solo Corpo» con Cristo. L'offerta di Cristo è presentata dal sacerdote, che agisce «in persona Christi» e dall'assemblea che partecipa alla celebrazione. Tuttavia, la celebrazione non è a esclusivo vantaggio dell'assemblea, ma i frutti spirituali dell'eucaristia, che è il sacrificio di Cristo per la redenzione del mondo, sono per tutta la Chiesa, non solo per tutti i vivi, ma anche per le anime dei defunti che si trovano in Purgatorio. Gli angeli e i santi si uniscono alla liturgia terrena che è prefigurazione della liturgia celeste con cui la Chiesa trionfante adora Dio.Catechismo della Chiesa cattolica, 1322-1491
Il Concilio di Trento sintetizzò la dottrina della Chiesa inerente alla Santa Messa in nove canoni. Ciascuno di essi rappresenta un dogma, la cui mancata accettazione comporta l'anatema o scomunica. In particolare, essi impongono di riconoscere che la Messa è un sacrificio propiziatorio offerto a Dio in ricordo dell'Ultima Cena; che essa possa essere validamente celebrata dai soli sacerdoti in assenza dei fedeli; che essa venga offerta per i vivi e per i morti, per i peccati, le pene, le soddisfazione; nonché come Messa di suffragio ai santi volta a ottenere la loro intercessione.
Rito romano
Viene qui di seguito descritta la forma celebrativa del rito romano entrata in vigore col Messale Romano di papa Paolo VI nel 1969 in applicazione delle disposizioni della costituzione Sacrosanctum Concilium emanata dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Per la forma immediatamente precedente, il cui uso secondo le linee guida della Sede Apostolica può essere concesso dal vescovo diocesano a gruppi particolari,Traditionis custodes, articolo 2 si veda la voce Messa tridentina.
La celebrazione consiste di due parti principali: la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella messa viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro. Ci sono inoltre alcuni riti che iniziano e altri che concludono la celebrazione.
I riti di introduzione
I riti che precedono la Liturgia della Parola hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione.OGMR, n. 46. Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'Eucaristia. Introito. Mentre i sacerdoti accedono processionalmente all'altare, i fedeli accompagnano con il canto d'ingresso questo momento. Se non si canta, si legge l'antifona proposta dal Messale.OGMR, n. 48. Saluto. Consiste nel Segno di Croce, la formula Il Signore sia con voi (Dominus vobiscum) o simili (La pace sia con voi se il celebrante è vescovo) e, se lo si ritiene opportuno, la presentazione (generalmente da parte del sacerdote o del diacono) della messa del giorno.OGMR, n. 50. Atto penitenziale. I fedeli e il sacerdote chiedono perdono per i propri peccati. Si utilizza una delle tre formule proposte: il Confesso (Confiteor), una forma responsoriale che ha inizio con l'invocazione Pietà di noi, Signore (Miserere nostri, Domine), oppure le invocazioni Signore, pietà (Kyrie, eleison). Kyrie eleison. Se nell'atto penitenziale non è già stata usata questa formula, vanno eseguite le invocazioni. Gloria. Nelle domeniche (tranne in Avvento e Quaresima), solennità e feste, e quando è prescritto, si recita o canta l'inno Gloria a Dio nell'alto dei cieli (Gloria in Excelsis Deo).OGMR, n. 53. Orazione colletta. Introduce la messa del giorno tramite una preghiera mobile, che termina con la conclusione lunga o "trinitaria".OGMR, n. 54.
La liturgia della parola
La liturgia della parola è costituita dalla lettura di brani tratti dalla Bibbia, dall'omelia del celebrante (ove prescritta), dalla professione di fede (nelle domeniche e solennità), e dalla preghiera dei fedeli.
I testi delle letture cambiano ogni giorno e sono tratti dal Lezionario. I testi ruotano secondo un modello di anni pari e anni dispari nelle ferie e anni A, B, e C nelle domeniche e in alcune solennità; nella maggior parte delle solennità le letture sono le stesse tutti gli anni. Nelle celebrazioni di precetto si leggono due letture prima del Vangelo; nelle altre celebrazioni, una sola lettura prima del Vangelo. Dopo la prima lettura ha luogo il Salmo responsoriale. Le letture non sono proclamate da colui che presiede, ma da altri ministri; il Vangelo è letto dal diacono, o da un altro sacerdote, o altrimenti dallo stesso celebrante principale.OGMR, nn. 58-59.
Prima lettura. Nelle domeniche e nelle solennità è generalmente tratta dall'Antico Testamento o, nel Tempo di Pasqua, dagli Atti degli Apostoli. È generalmente subordinata al Vangelo, che deve dare senso a questo brano. Quando non vi è la seconda lettura, la prima lettura può essere tratta dall'Antico o dal Nuovo Testamento. Salmo responsoriale. È tratto dal Libro dei salmi, o talvolta da un cantico biblico, nel quale alle strofe si frappone un ritornello cantato o recitato dall'assemblea. Le strofe del salmo possono essere cantate o recitate da un salmista. Al posto del Salmo responsoriale riportato nel Lezionario si può cantare il graduale tratto dal Graduale romanum oppure un salmo dal Graduale simplex.OGMR, n. 61. Seconda lettura. È presente solo nelle domeniche e nelle solennità ed è tratta dal Nuovo Testamento, in genere dalle lettere paoline e cattoliche. Sequenza. In alcune limitate occasioni, precisamente Pasqua e ottava, Pentecoste, Corpus Domini e Memoria della B.V.M. Addolorata, prima dell'Alleluia viene recitata o cantata la sequenza, una preghiera di invocazione non di origine scritturistica. È obbligatoria solo nei giorni di Pasqua e Pentecoste.OGMR, n. 64. Canto al Vangelo. Precede la lettura del Vangelo, e viene generalmente cantato. La formula di canto al Vangelo è lAlleluia in tutti i periodi dell'anno tranne la Quaresima e la Settimana Santa, nella quale si canta un altro versetto oppure il tratto presente nel Graduale.OGMR, n. 62.