Il paese senza cielo è un romanzo di fantascienza del 1939 di Giorgio Scerbanenco.
Fu pubblicato per la prima volta a puntate sul settimanale di storie e fumetti L'Audace nel 1939, commissionata appositamente per la rivista da Cesare Zavattini e Federico Pedrocchi e illustrato con disegni di Beppe Ingegnoli e Giovanni Scolari. È stato ripubblicato in volume nel 2003.
Il romanzo, ambientato sessant'anni nel futuro, rientra tra le prime opere della fantascienza italiana tra le due guerre.
Storia editoriale Il romanzo apparve in 24 puntate su L'Audace dal 20 aprile al 21 settembre 1939 (nn. 276-299).. Nell'ambito della riorganizzazione del periodico operata da Mondadori, Scerbanenco fu chiamato a collaborare alla redazione — tra gli altri da Cesare Zavattini — nel quadro del rilancio della testata..
La prima edizione in volume fu pubblicata nel 2003 presso Aliberti, con introduzione di Luca Crovi; l'edizione riproduce le illustrazioni di Giuseppe Ingegnoli e Giovanni Scolari..
Trama In una Milano del vicino Duemila, profondamente trasformata dalla tecnologia, l'aria cittadina viene purificata con lanci di gas naturale, la sicurezza è affidata a robot che pattugliano i cieli e neutralizzano i criminali con scariche elettriche, mentre le persone si muovono su veicoli mossi da onde radio e sono riconosciute come "innocenti" da appositi selettori personali.
Nel resto del mondo, il deserto del Sahara è stato reso coltivabile grazie all'invenzione di un grano capace di crescere nella sabbia.
Negli Stati Uniti, una troppo rapida industrializzazione ha svuotato le campagne e concentrato la popolazione in poche città-officina, dove milioni di persone lavorano per alimentare il sistema energetico nazionale. L'equilibrio globale si spezza quando i milioni di nativi americani, da tempo confinati nel sottosuolo — il "paese senza cielo" — attaccano per rivendicare le terre degli antenati, innescando un conflitto su scala mondiale.
Critica La critica ha sottolineato come Il paese senza cielo amalgami consapevolmente più tradizioni di genere (avventura, anticipazione scientifica, distopia) restituendone una sintesi funzionale alla narrazione. Reverdito rileva inoltre la trama di letture che Scerbanenco dimostra di aver assimilato – da Jules Verne a H. G. Wells, da Albert Robida a Luigi Motta, fino al Salgari delle Le meraviglie del Duemila – e come queste ascendenze vengano rielaborate per dare forma, nel 1939, a un immaginario segnato dall'imminenza della guerra. Crovi, nell'introduzione all'edizione 2003, insiste sulla compresenza di fiducia nel progresso e inquietudine sociale che attraversa l'opera, mettendo in luce la funzione narrativa delle invenzioni tecniche e l'ombra degli scenari bellici.
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Note
Bibliografia
Voci correlate Storia della fantascienza italiana
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