Nuceria Alfaterna (in osco Nuvkrinum Alafaternum, in latino Nuceria, in greco Νουκρία talvolta Νουκερία) è stata una città sorta nel VI secolo a.C. sul luogo degli attuali comuni di Nocera Superiore e Nocera InferioreFrancesco Belsito, Storia di Nocera. Monumenti, personaggi, leggende, 2013.Romito Matilde, Museo Archeologico Provinciale dell'Agro Nocerino nel Convento di Sant'Antonio. Vecchi scavi, nuovi studi, Grafite Edizioni, Salerno, 2005.Pecoraro Antonio (a cura di), Nuceria Alfaterna e il suo territorio dalla fondazione ai longobardi voll. I e II, Nocera Inferiore, 1994., in Campania.
La città era considerata una delle più grandi della Campania antica. Fondata dalle popolazioni autoctone della valle (Osci) grazie a un considerevole intervento delle popolazioni etrusche stanziate in CampaniaPer Nuceria la prima testimonianza storica la indica espressamente come "polis Tirrhenon" "città degli Etruschi" e risale a Filisto, storico greco di Siracusa del IV sec. a. C., Raffaele Pucci, Introduzione alla storia di Nuceria, in: Teobaldo Fortunato (a cura di), 2006, è stata una città sannita e poi romana.
Storia
Le origini Secondo le fonti, la città di Nuceria sarebbe stata fondata dalle popolazioni che abitavano la valle del Sarno. Stando all'antica denominazione del fiume Sarno, il Sarro, queste genti furono chiamate sarrastiTalvolta sarrastri. Di questa popolazione sul territorio dellAger Nucerinus, si ha testimonianza nei testi di Virgilio: Eneide, VII, 738; Servio: Ad Aeneida VII, 738 (fonte di Servio è Conone); Silio Italico: Punica, VIII, 536-537.. Intorno alla fine del VII secolo, gli abitanti della valle abbandonarono i propri villaggi e furono spinti dall'arrivo degli etruschi a realizzare dei veri e propri insediamenti urbani. L'espansione degli etruschi in Campania è un fenomeno noto che spinse alla urbanizzazione del territorio e alla creazione dei nuclei di importanti città in modo sia diretto, Capua e Piacentia, che come derivazione (Nola, Pompei, Nuceria e le altre che, già in antichità, formavano la cosiddetta Etruria campanaStrabone, Geografia, V (Italia), 4.3.). Per l'area della valle del Sarno, una testimonianza preziosa relativa a questo fenomeno arriva dagli scavi effettuati nella località Longola (presso Poggiomarino). Tra il 2000 e il 2002 sono emersi i primi resti di un villaggio realizzato su isolotti artificiali che ha avuto un ciclo di vita tra la media media età del Bronzo e la seconda età del Ferro/Periodo orientalizzante (metà VIII secolo, inizio VII secolo a.C.). L'ultimo periodo di questa fase di sviluppo è caratterizzata, per l'Agro nocerino-sarnese dalla Cultura delle tombe a fossaDé Spagnolis Marisa, 2001., una facies archeologica conosciuta grazie alle necropoli individuate presso i comuni di San Marzano sul Sarno e San Valentino TorioReperti significativi sono conservati nel Museo archeologico nazionale della Valle del Sarno.. Le ultime fasi del villaggio di Poggiomarino vedono la comparsa delle produzioni ceramiche in bucchero, segno dell'espansione (inizialmente commerciale) delle componenti di carattere etrusco nelle evidenze archeologiche tra le popolazioni autoctone del Sarno. L'abbandono dell'insediamento di Longola, avvenuto intorno al VII secolo a.C. coincide con la nascita dei primi insediamenti urbani della valle: Pompei e Nocera. Il primo insediamento nocerino nacque dal sinecismo di diversi villaggi sparsi nell'attuale Agro nocerino-sarnese, grazie al fenomeno di aggregamento e urbanizzazione determinati dalla spinta delle popolazioni etrusche già presenti in Campania. L'arrivo di queste popolazioni è dimostrato dalle necropoli più antiche del nuovo insediamento (VI secolo a.C.) che appaiono di derivazione etrusca"Nella seconda metà del secolo la costituzione del corredo è affidata ad un piatto carenato di bucchero, talvolta con iscrizioni, coppetta ed oinochoe ancora in bucchero. A questa ceramica, segno della profonda etruschizzazione di Nocera, si contrappongono coppe attiche e in gran numero coppe di tipo ionico ad attestare l'apertura verso il mondo greco", in Matilde Romito, 2005, p. 78.. Circa la denominazione del primo insediamento è stato recentemente proposta l'associazione con la città di HyriaAlfonso Mele, Tra Ausoni, Etruschi e Sanniti: Nuceria ed Hyria, in «Oebalus. Studi sulla Campania nell'Antichità», n. 13, 2018, pp. 377-399.). L'espansione etrusca in Campania fu determinata da un periodo di instabilità che determinò in più di uno scontro con l'altra popolazione egemone della regione, i greci stanziati lungo le aree costiere e insulari (soprattutto Golfo di Napoli e Valle del Sele). I conflitti sfociarono nelle due battaglie di Cuma. La prima ebbe luogo nel 524 a.C. e la seconda, particolarmente aspra, nel 474 a.C.. Il conflitto del V secolo a.C. vide arrivare in soccorso dei greci italioti della Campania i sicelioti di Siracusa. La guerra si conclude con una nuova sconfitta degli etruschi (che erano stati battuti dai greci anche durante il primo evento bellico). Le ripercussioni della seconda battaglia di Cuma furono risolutive per il popolo italico, che perse definitivamente il ruolo egemone nella Campania. Da quel momento, la regione passò in gran parte sotto il controllo politico della fazione italiota.
Il periodo sannita: Nuceria Alfaterna Tra la fine del V secolo e l'inizio del IV secolo a.C., approfittando di un momento di crisi dell'ambiente greco, alcune popolazioni delle aree interne della Campania e della Lucania presero il sopravvento, conquistando le città (come accade a Nola, Capua, Pompei e Nuceria, dove arrivarono i sanniti e, più a sud, a Poseidonia che fu presa dai lucani). Sotto la spinta della nuova popolazione, l'insediamento nocerino crebbe d'importanza fino ad arrivare a battere moneta. Grazie alla produzione numismatica (si veda anche monetazione di Nuceria Alfaterna), è stato possibile conoscere il primo nome dalla città: Nuvkrinum Alafaternum. Il toponimo, che significa letteralmente "Nuova Rocca della tribù [sannita] degli alfaterni", fa chiaramente riferimento alla ricostruzione della città sulle rovine dell'insediamento precedente (questo rinnovamento è dimostrabile anche per Nola il cui toponimo antico "Nuvla" è tradotto come "Nuova città""Le contrapposizioni e i conflitti cominciano ora a marcare il paradigma dell'etnicità, come dimostrano in maniera emblematica i nomi parlanti di Nocera e Nola, quest'ultima già nota a Ecateo in un orizzonte di fine VI secolo a.C.: entrambi significano "Città Nuova", con riferimento alla fase di rinnovamento che investe i due centri e in analogia a Neapolis, la "Città Nuova" dei Greci. La lingua, nel caso di Nola e Nocera, è quella osca, che presto prende il sopravvento sulla lingua etrusca precedentemente utilizzata tra la piana campana e la Valle del Sarno", Carmine Pellegrino, Rita Benessai, Valeria Petta, Etruschi, Campani e Sanniti, in Osanna, Verger, 2018, pp. 254-257. e a Poseidonia, che i lucani chiamano "Paistom" e diventò la Paestum dei Romani). Fu durante il periodo sannita che Nuvkrinum si attesta come una delle più importanti città dell'antica Campania. Secondo una vecchia teoriaJ. Beloch, Sulla confederazione nucerina, in Archivio Storico Napoletano, II, 1877., divenne capitale di una confederazione (Lega Nucerina) che comprendeva Pompei, Ercolano, StabiaQuesta ipotesi è stata confutata nel 2001 cfr. Felice Senatore, La lega nucerina, in: Pompei tra Sorrento e Sarno, Atti del terzo e quarto ciclo di conferenze di geologia, storia e archeologia, Pompei, gennaio 1999, maggio 2000, Bardi editore, Roma 2001, pp. 185-265.. Lo sviluppo della città prima sannita e poi romana fu agevolato dal passaggio di importanti vie di comunicazione, quali la via Stabiana (verso Stabia), la via Nuceria da Pompei e la Via Popilia, tra Capua e Reggio. Nuvkrinum fu ostile ai Romani durante la seconda guerra sannitica. Dopo la sconfitta, divenne alleata di Roma nel 307 a.C. Nel 216 a.C. fu assediata e distrutta da Annibale proprio per la sua fedeltà ai romaniL'assedio e la distruzione della città sono narrati da molti autori antichi. La versione più attendibile sembra quella di Tito Livio (XXIII,15), che attesta un sostanziale rispetto dei patti della resa da parte di Annibale: Al giungere del pretore romano il Cartaginese si ritirò dall'agro nolano e scese verso il mare in vicinanza di Napoli, desideroso di impadronirsi di una città di mare, che fosse una base sicura per le navi provenienti dall'Africa. Ma, quando seppe che Napoli era tenuta da un prefetto romano (Marco Giunio Silano), lasciò Napoli come già Nola e marciò su Nuceria. Dopo che l'ebbe assediata per qualche tempo, ora con la forza, ora facendo inutili pressioni quando sul popolo quando sui maggiorenti, l'ebbe finalmente per fame, dopo aver patteggiato che i cittadini uscissero senz'armi e con una sola veste. Poi, siccome voleva da principio apparire clemente verso tutti gli Italici eccetto i Romani, offrì premi ed onori a quelli che volessero rimanere e militare con lui. Ma pur con questa lusinga, non riuscì a trattenerne neppure uno: si dispersero tutti, dove li spinsero legami d'ospitalità o impulso casuale dell'animo, per le città della Campania, particolarmente a Nola e a Napoli. Circa trenta senatori, e anzi i più ragguardevoli, si erano diretti a Capua, ma, respinti per aver chiuso le porte ad Annibale, si recarono a Cuma. La preda nocerina fu abbandonata al saccheggio dei soldati, la città diroccata e incendiata. Altri scrittori raccontano invece di tradimenti e stragi: così Appiano (VIII, 63): Costoro (i Cartaginesi), dopo aver preso Nuceria, nostra soggetta per un trattato pur avendo promesso che ognuno sarebbe stato lasciato libero con due vesti, rinchiusero nei bagni i senatori, ed, avendo dato fuoco agli edifici, li soffocarono; uccisero invece a frecciate i cittadini che si allontanavano dalla città. Il senato degli Acerrani, poi, lo gettarono nei pozzi e li colmarono Con lui concordano Valerio Massimo, Cassio Dione e Zonara", Raffaele Pucci, Introduzione alla storia di Nuceria, in: Teobaldo Fortunato (a cura di), 2006.. Alla fine della guerra fu ricompensata con una completa ricostruzione. Nel 210 a.C., poiché gli abitanti di Nuceria e Acerra si lamentavano di non sapere dove andare a vivere, in quanto Acerra era stata in parte incendiata e Nuceria completamente distrutta, essi furono inviati dal proconsole Fulvio Flacco al Senato di Roma a fare le loro rimostranze. Ai primi, gli Acerrani, venne concesso di ricostruire gli edifici incendiati; ai Nucerini si permise loro di trasferirsi ad Atella, mentre agli Atellani fu imposto di spostarsi a Calatia.. Fu ancora saccheggiata durante la guerra sociale (Appiano, Bellum Civile) a seguito della quale ottenne la cittadinanza romana, inserita nella tribù Menenia.
Durante la fase sannita la città si dota di importanti strutture pubbliche come le mura, che ne delimitano un impianto urbano rettangolare di 1,2 km per 1 kmRaffaele Pucci, Le evidenze monumentali, in Teobaldo Fortunato (a cura di), 2006..
Il periodo romano: Nuceria Constantia All'indomani della seconda guerra punica la città di Nuceria entra definitivamente in orbita romana. La città vive momenti di relativa pace finché le campagne vengono nuovamente devastate dagli sviluppi della Guerra Sociale (91-88 a.C.)Lucio Anneo Floro, Epitone de gestis Romanarum, Libro III, 19. (il generale sannita Gaio Papio Mutilo volle punirla per il suo schieramento dalla parte della Repubblica romanaLucio Vero Appiano detto Appiano di Alessandria, Storia Romana – De Bellis Civilibus, Libri XIII – XVII.). Quando Lucio Cornelio Silla prevalse nella Guerra Sociale, i Romani penetrarono definitivamente nella valle del Sarno. Silla conquistò Pompei e elargì terre ai veterani che avevano combattuto al suo fianco. Le campagne del circondario vennero così divise tra le centurie romane ed affidate alla cura delle famiglie che vi si trasferirono.