Per letteratura greca imperiale (o letteratura greca di età romana) si intende il periodo successivo a quello ellenistico, compreso tra il 27 a.C. (anno in cui Ottaviano divenne il primo imperatore romano) ed il 529 (anno in cui l'imperatore Giustiniano ordinò la chiusura della scuola neoplatonica di Atene). La letteratura successiva, in greco medievale, è detta letteratura bizantina.Franco Montanari, La letteratura greca in età imperiale, pp. 579-580.

Contesto storico

Roma e la Magna Grecia (280 - 264 a.C.)

I Greci sapevano dell'esistenza dei Romani già a partire dal V secolo a.C., anche se fu solo con le guerre pirriche (280-275 a.C.) che Roma poté intervenire direttamente sul mondo greco. Dopo alterne vicende, infatti, i futuri padroni del mondo mediterraneo riuscirono a battere il re epirota, costringendolo a lasciare definitivamente l'Italia, e ad esercitare la propria egemonia sull'intera Magna Grecia, ad eccezione della Sicilia (Gerone II di Siracusa).Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 747.

Roma e il mondo greco del bacino orientale del Mediterraneo (230 - 188 a.C.)

I Romani intervennero direttamente nelle vicende della Grecia nel 230 a.C., quando furono costretti a metter fine alla pirateria illirica che danneggiava i commerci dei mercanti italici e delle città greche della costa adriatica. Sconfitti gli Illiri, Roma strinse una serie di alleanze e rapporti di clientela con le città di Apollonia, Corcyra, Epidamnus, Issa, Oricus, Dimale e Faro del re Demetrio.A.Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, pp. 200-201. Decise quindi di inviare un'ambasceria ad Etoli, Achei e tante altre popolazioni della Grecia, per rassicurarle sulle loro buone intenzioni. Gli ambasciatori romani furono non solo accolti con grande deferenza e disponibilità da parte delle genti greche, ma i Corinzi decisero sorprendentemente di ammetterli a partecipare ai giochi istmici.Polibio, Storie, II, 12.4-8; Erich S.Gruen, «Egemonia» romana e continuità ellenistiche, p. 777.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 748.

Il secondo intervento romano in Grecia si ebbe quando Roma venne a conoscenza dell'alleanza stretta tra Filippo V di Macedonia e Annibale, proprio nel mezzo della seconda guerra punica (nel 215 a.C.). I Romani allora reagirono, stringendo a loro volta un'alleanza con il principale dei nemici dei Macedoni, gli Etoli, a cui poi si unì anche il Regno di Pergamo.Polibio, Storie, VII, 9. Le ostilità terminarono nel 206/205 a.C., quando si giunse ad una pace conveniente per entrambi gli schieramenti. Fino a questo momento i Romani non avevano mostrato alcun segno di rispetto verso i Greci, trattandoli alla pari di tante altre genti a loro sottomesse in passato. Agrigento era stata, infatti, saccheggiata durante la prima guerra punica ed identica sorte toccò a Siracusa e Taranto durante la seconda. Non a caso i Greci definirono i Romani, "temibili barbari".Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 749.

Sconfitta Cartagine, Roma volse le sue mire espansionistiche a danno degli stati ellenistici d'Oriente, ora che era divenuta la potenza egemone del Mediterraneo occidentale. Nell'interpretazione di Polibio i Romani avevano iniziato a coltivare l'ambizione di dominare il mondo allora conosciuto, proprio con la fine vittoriosa della guerra annibalica e l'interessamento della Grecia ne era il compimento di un obiettivo inevitabile.Polibio, Storie, I, 3.6; I, 6.2-8; III, 2.6; III, 32.7; VIII, 1.3; IX, 10-11. Quando infatti nel 200 a.C., gli abitanti di Rodi e Pergamo inviarono a Roma una richiesta d'aiuto, sentendosi minacciati dalla Macedonia di Filippo V, l'Urbe inviò a sua volta un ultimatum a quest'ultimo e, senza attendere la risposta del sovrano macedone, il Senato dichiarò la Macedonia provincia consolare. I Romani, seppure avessero da poco concluso la sanguinosissima guerra contro Annibale, avevano accolto volentieri le lamentele dei due stati ellenistici.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 750.

Nel 197 a.C. il console Tito Quinzio Flaminino, dopo tre anni di guerra in cui non era accaduto nulla di significante, inflisse alle truppe macedoni una sconfitta risolutiva presso Cinocefale in Tessaglia. Il Senato, nel rispetto degli impegni assunti da Flaminio, decretò che tutte le città sottomesse al Regno di Macedonia fossero dichiarate libere e autonome, tra l'entusiasmo dei Greci (196 a.C.). Negli anni successivi, fino al 194 a.C., quando Flaminio fece ritorno a Roma, il proconsole romano riorganizzò il mondo greco, non sempre accontentando tutti. Da questo momento in poi Roma avrebbe dimostrato che non si sarebbe più disinteressata del futuro dell'antica Grecia.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 753.

Ma il nuovo status quo imposto dai Romani, che volevano instaurare in Grecia una pace comune, fondata sulla risoluzione pacifica di tutte le controversie interne,Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 754. fu messo a dura prova quando la Lega etolica, che si era sentita pesantemente danneggiata dagli accordi finali presi dai Romani al termine della seconda guerra macedonica, chiese l'aiuto di Nabide di Sparta e di Antioco III il Grande per liberare l'Ellade dalla tirannia romana. Fu l'inizio della guerra, prima contro il sovrano spartano, fino alla sua morte, e poi contro i Seleucidi,Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, pp. 755-756. che si combatté tra il 191 e il 188 a.C. e che, ancora una volta, vide Roma prevalere sui regno ellenistici.Aurelio Vittore, De viris illustribus Urbis Romae, 42-55; Tito Livio, Ab urbe condita libri, XXXV-XXXVIII; Polibio, Storie, XXI, 18-45; Appiano, Guerra siriaca, 1-44. Questa la descrizione che ne fece Floro:

Come conseguenza tutti i territori anatolici ad ovest del fiume Tauro entrarono nella sfera di influenza romana e i Romani donarono generosamente ampi territori ai loro alleati più fedeli, come Eumene II di Pergamo e ai Rodi.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 757.

La fine dell'indipendenza di Macedonia e Grecia (179 - 146 a.C.)

Il dato grave al termine della guerra contro Antioco III fu che l'intervento romano aveva distrutto l'equilibrio tra i vari stati dell'antica Grecia e che aveva permesso fino a quel momento una certa loro indipendenza. Indebolendo la monarchia del regno di Macedonia e dei Seleucidi, Roma aveva imposto un dominio esclusivo ed assoluto sulla Grecia. Giovannini sostiene che la libertà che i Romani avrebbero donato ai Grecia era mera finzione.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 759. Era quindi prevedibile prima o poi una reazione al giogo romano e l'occasione giunse con Perseo di Macedonia, divenuto re nel 179 a.C..Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 760.

Quando Perseo divenne re nel 179 a.C., si premurò di ottenere da Roma il rinnovo del trattato del 196 a.C. e il riconoscimento del suo titolo di re. Il senato romano, soddisfatto dello status quo, accordò entrambe le richieste al re macedone, nella speranza che l'intera area venisse pacificata in un equilibrio favorevole a Roma. L'errore fatale a Perseo fu di voler ingraziarsi le popolazioni del mondo greco, ponendo l'accento sull'impopolarità e l'odio nei confronti dei Romani. L'egemonia imposta da Roma minacciava di crollare.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 761.

Il senato romano, avendo capito quanto stava accadendo, inviò in Grecia un suo legatus per placare gli animi e mettere un po' d'ordine, ma nel 172 a.C. il senato fece approvare ai comizi la dichiarazione di guerra contro il re macedone. Il senato comunicò a Perseo le sue condizioni, estremamente dure, per evitare lo scontro: resa incondizionate e abolizione della monarchia macedone. La guerra scoppiò e si risolse in una sola battaglia, a Pidna. Il re fu sconfitto irreparabilmente, fatto prigioniero e inviato a Roma assieme a due suoi figli per il trionfo del console Lucio Emilio Paolo. Contemporaneamente il senato rese inoffensiva la Macedonia: i consiglieri del re, i suoi generali e funzionari furono deportati in Italia.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 762. La Macedonia fu smantellata e divisa in quattro repubbliche autonome e tributarie a Roma, alle quali venne imposto di non intraprendere più tra loro relazioni commerciali.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 763.Jean-Louis Ferrary, La resistenza ai Romani, p. 820.

I Romani non si accontentarono di indebolire la Macedonia: Rodi fu punita per essersi offerta di mediare durante il conflitto, sottraendole i territori attorno a Delo; vecchi alleati di cui Roma non aveva ora più bisogno, come lo stesso Eumene Ii di Pergamo, vennero allontanati o comunque lasciati in disparte; vennero trattati con la massima severità tutti coloro che avevano preso le parti del regno di Macedonia o che erano rimasti neutrali. Lo stesso storico Polibio venne deportato a Roma e molti altri messi a morte.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 764. Lo storico greco riconobbe che era ormai necessario per il mondo greco sottomettersi al dominio dei Romani.Polibio, Storie, III, 4.3; XXIV, 13.6; XXXI, 25.6. Contemporaneamente il senato romano si impegnò negli anni successivi ad appoggiare continue rivolte di palazzo, usurpazioni, secessioni non solo nel vicino regno seleucide, ma dell'intero mondo ellenistico, per accelerarne la sua disgregazione e caduta.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 765.

Nonostante ciò ci fu un ultimo tentativo di ribellione alla dominazione romana nel 150 a.C.. Si racconta di un avventuriero di nome Andrisco, che aveva finto di essere figlio di Perseo, re di Macedonia, voleva ricostituirne l'antico regno. Egli aveva radunato attorno a sé un esercito. La facilità con cui aveva conseguito un tale risultato dopo quasi vent'anni di dominio romano, lasciò sconcertati i Romani, che avevano dovuto constatare quanto i Macedoni fossero ancora legati alla loro antica forma di monarchia. Roma fu costretta ad inviare un nuovo esercito, e dopo alcuni e iniziali successi dei rivoltosi, Andrisco fu battuto dal console Quinto Cecilio Metello (nel 148 a.C.) e costretto a riparare in Tracia. Nel 146 a.C. la Macedonia fu riunificata e ricevette lo statuto di provincia romana, includendo ora anche Epiro e Tessaglia; ma Roma aveva ora l'obbligo di organizzare e difendere anche militarmente la nuova provincia.

Frattanto gli Achei non avevano mai completamente accettato la sottomissione a Roma e a partire dal 150 a.C. le tendenze indipendentiste presero il sopravvento in Grecia. Le legioni romane riuscirono però a punire duramente gli Achei e nel 146 a.C. la città di Corinto fu saccheggiata e rasa al suolo. La lega achea fu smembrata e condannata ad una sopravvivenza puramente formale. Molte delle mura delle città greche furono abbattute e l'organizzazione politica delle poleis fu adeguata al potere romano. Da questa data in poi solo gli stati deboli sopravvissero. Il mondo politico greco non esisteva più.Adalberto Giovannini, La disintegrazione politica del mondo ellenistico, p. 766.

Macedonia e Acaia sotto il dominio romano (dal 146 a.C.)