Fu uno dei fondatori della pedagogia sovietica, elaborò la teoria dei collettivi autogestiti e introdusse il concetto di lavoro produttivo nel sistema educativo.

Biografia Nasce a Bilopillja (Oblast' di Sumy) in Ucraina (che in tale periodo fa parte dell'Impero russo) nel 1888 da una famiglia di operai.

Si diploma come maestro, durante la guerra civile del 1917 si dedica al recupero di ragazzi abbandonati, di strada, alcuni dediti a furti e crimini vari, tutti legati alle precarie condizioni materiali di vita (i besprizornye). Fonda la prima colonia di lavoro, chiamata colonia Gor’kij in cui inizia la sua esperienza di pedagogista ed educatore sovietico, insegnando primariamente il senso del dovere e la disciplina attraverso l’organizzazione della vita collettiva, mutuando dallo stile militare l’estetica e il rispetto dei ruoli, ma con il costante controllo delle assemblee autogestite. Come scrisse lui stesso nel suo Poema pedagogico, questo inquadramento fece sì che molti ragazzi fossero accettati volentieri dall' NKVD e vi si trovassero bene.

Nel 1928, a causa di alcuni contrasti sorti con rappresentanti dell’istituzione per l'istruzione popolare in ragione dei suoi innovativi metodi educativi, dovette abbandonare la colonia da lui fondata per passare alla direzione di una scuola per orfani della NKVD - la polizia politica - la “comune Dzeržinskij”, una importante scuola professionale nei sobborghi di Charkiv. Tenne questo incarico fino al 1935. Nel 1935 assume la vicedirezione della sezione delle colonie di lavoro ucraine e si afferma la sua dottrina pedagogica, accettata anche dalla critica sovietica come modello educativo.

Vive a Mosca nell'ultimo periodo della sua vita. Muore improvvisamente nel 1939.

La pedagogia La pedagogia di Anton Semënovič Makarenko si fonda sugli ideali e sui valori comunisti di matrice marxista sviluppati nel contesto della rivoluzione del 1917 e dell’edificazione del socialismo in Unione Sovietica. In questa prospettiva, l’educazione ha come finalità la formazione di un cittadino capace di operare all’interno della collettività per il benessere sociale complessivo.

La sua concezione pedagogica è di tipo direttivo: Makarenko ritiene che un’educazione non guidata e lasciata alla spontaneità possa favorire forme di individualismo ed egoismo, considerati caratteristici della società capitalistica. Al contrario, l’educazione socialista richiede una guida consapevole e l’adesione ai principi del centralismo democratico elaborati da Lenin. La disciplina e l’azione del collettivo costituiscono quindi una critica diretta alla pedagogia della spontaneità individuale e all’attivismo pedagogico, assumendo come modello l’uomo nuovo della società sovietica, contrapposto all’individuo borghese.

La disciplina occupa un ruolo centrale: inizialmente deve essere insegnata ai nuovi membri della comunità come strumento per organizzare la vita collettiva; successivamente deve essere compresa nelle sue finalità, in modo da accrescere la consapevolezza dell’individuo e il suo senso di appartenenza al gruppo. Disciplina e responsabilità sono risultati del processo educativo e non prerequisiti: esse maturano attraverso l’assimilazione di un legame collettivo e la comprensione che il comportamento individuale incide direttamente sulla vita sociale. Nel sistema di Makarenko, la violazione delle norme condivise non compromette soltanto il singolo, ma rischia di danneggiare l’intero collettivo, che è quindi legittimato a chiedere il rispetto delle regole e, se necessario, a prevedere misure di esclusione dalla vita comunitaria.

La nozione di “disciplina cosciente”, elaborata nel quadro teorico del marxismo e sviluppata pedagogicamente da Makarenko, mira alla formazione di individui politicamente consapevoli e impegnati nella costruzione della società comunista. In questo senso, obiettivi individuali e collettivi devono convergere verso le stesse prospettive, le cosiddette linee prospettiche, e i fini dell’educazione sono intrinsecamente sociali.

In Italia, tra i principali studiosi e interpreti della pedagogia makarenkiana vi fu la partigiana e pedagogista Anna Maria Princigalli, che applicò questi principi nei Convitti Rinascita, in particolare presso quello di Novara destinato a bambini rimasti orfani durante la guerra.

L’uomo come prodotto sociale Nella riflessione di Makarenko è centrale la consapevolezza di vivere all’interno di una società sovietica in transizione. La costruzione del socialismo richiede un passaggio graduale ma decisivo da abitudini e comportamenti tradizionali a nuovi modi di pensare e agire. Tale trasformazione investe pienamente il campo educativo, il quale deve contribuire a stabilire le basi di una prassi pedagogica rinnovata e coerente con il processo rivoluzionario.

La nuova società sovietica, fondata sulla mobilità sociale, rompe con l’immobilità del passato e istituisce pari opportunità tra uomini e donne. Anche la famiglia assume una funzione collettiva, configurandosi come la cellula di un più ampio corpo sociale. In questo quadro, l’individuo deve inserirsi nella vita collettiva attraverso il lavoro, l’impegno politico e l’adesione ai valori socialisti. La formazione politica e il lavoro produttivo rappresentano i due pilastri fondamentali del processo educativo: solo un individuo formato politicamente e moralmente può contribuire in modo efficace alla vita sociale e al progresso della comunità.

La metodologia del collettivo Per Makarenko, il soggetto dell’educazione non è l’individuo isolato ma il collettivo. Nelle esperienze delle colonie di Poltava e della comune Dzeržinskij di Charkiv furono sviluppate pratiche di autogoverno e autodisciplina strutturati. L’autodisciplina deve scaturire da una disciplina consapevole e condivisa, mentre l’autogoverno richiede una precisa organizzazione. L’educatore agisce sempre attraverso il gruppo, secondo un principio definito “azione pedagogica parallela”, affinché i singoli armonizzino i propri bisogni con quelli della collettività.

Makarenko distingue due tipologie di collettivi:

Collettivo generale: una struttura organica e autosufficiente in cui si sviluppano tutte le forme di vita e di attività del gruppo. Collettivo di base: articolazione interna del collettivo generale, fondata sul lavoro comune e sulle relazioni quotidiane.

L’organizzazione del collettivo si ispira a un’estetica militare intesa non in senso bellico, ma come modello funzionale alla condivisione di simboli, regole e valori. Nella scuola, i collettivi di base non devono essere composti da alunni della stessa età: classi aperte e diversificate favoriscono una struttura più complessa e più solida, evitando chiusure generazionali.

Nel 1988 l’UNESCO ha inserito Makarenko tra i quattro educatori che hanno maggiormente influenzato il pensiero pedagogico mondiale del XX secolo, insieme a John Dewey, Maria Montessori e Georg Kerschensteiner.

Lavoro e scuola Nelle sue comunità la vita comunitaria è divisa tra studio e lavoro. È importante che la scuola sia laica ed aperta a tutti e che insegni una professione agli adolescenti disadattati (besprizornye, letteralmente ragazzi traviati) che accoglie.

Nella comunità di Makarenko i ragazzi dividono la giornata tra lavoro e studio, 4 ore di studio e 4 ore di lavoro produttivo.

Scuola e lavoro rappresentano due realtà distinte, in quanto hanno logiche e fini differenti. La scuola è finalizzata all'istruzione, il lavoro è finalizzato alla conoscenza degli schemi produttivi. Il lavoro non è solo strumento pedagogico, ma è competitivo come in una normale fabbrica. La comunità è divisa in reparti fissi (i falegnami, ecc.) o misti e stagionali (coloro che mettono in atto la semina). L'assemblea generale discute le regole ed applica sanzioni.

Opere principali La marcia dell'anno '30, 1932 Poema pedagogico 1933-1935 Il libro per i genitori, 1937 Bandiere sulle torri, 1938 Pedagogia scolastica sovietica, 1941-1943

Opere tradotte in italiano Consigli ai genitori. L'educazione del bambino nella famiglia sovietica , a cura di G.Berti, Roma, Associazione Italia-URSS, 1950 Consigli ai genitori, Roma, Editori Riuniti, 1961 Consigli ai genitori , (introduzione e a cura di Ferdinando Dubla), Napoli, La Città del Sole, 2005 ISBN 88-8292-272-3 Poema Pedagogico , Roma, Rinascita,1952, 1955, introduzione di Lucio Lombardo-Radice Poema Pedagogico, Roma, Editori Riuniti, 1960, 1966, 1971 e 1976 Bandiere sulle torri, 2 voll., Ed. di Cultura Sociale, 1955 (ed.or. 1938, è la storia romanzata della comune Dzerzinskij) La marcia dell'anno '30, Armando, 1960 (fu scritta nel 1930 e pubblicata nel 1932, riproduceva ancora la vita della comune Dzerzinskij dal 1927 al 1930) Pedagogia scolastica sovietica, Roma, Armando, 1960 e 1974 Il mestiere di genitore, 2 voll., Roma, 1961 (è il I vol. del Libro per i genitori, scritto nel 1936 e rimasto incompiuto rispetto all'intenzione originaria in quattro volumi) Carteggio con Gor'kij e altri scritti, Armando, 1968, che riporta la traduzione di quattro importanti conferenze: Metodologia per l'organizzazione del processo educativo (1935-1936) I pedagoghi alzano le spalle (1932) Alcune conclusioni della mia esperienza pedagogica (1938) Le mie concezioni pedagogiche (1939)

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Anton S. Makarenko [1888/1939] e la didattica del collettivo, su Academia.edu Introduzione a A.S.Makarenko, Consigli ai genitori, ed. Città del Sole, 2005, su Academia.edu

Categoria:Sepolti nel cimitero di Novodevičij