Il traffico di droga, traffico di stupefacenti o narcotraffico è un sistema di compravendita illegale delle sostanze stupefacenti.

Quest’attività è considerata una delle principali fonti di entrate di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America Latina e dei Caraibi.

Storia Origini

Prima del XX secolo, i governi raramente si impegnavano seriamente per proibire l'uso ricreativo di droghe, sebbene diverse leggi sul divieto di fumo di tabacco fossero state emanate dalle autorità in Europa e in Asia durante l'inizio dell'era moderna. Il tabacco e l'oppio furono le prime due droghe a essere soggette a una legislazione governativa proibizionista, con i funzionari della Nuova Spagna, dell'Impero ottomano, della Germania, dell'Austria e dell'Impero Russo che emanarono leggi contro il fumo di tabacco; il governo cinese della dinastia Qing emanò editti che vietavano il fumo di oppio nel 1730, nel 1796 e nel 1800. Nonostante tali divieti, la Compagnia britannica delle Indie Orientali iniziò ad esportare illegalmente in Cina l'oppio indiano, dando origine ad un traffico illegale di droga: l'oppio prodotto nel Bengala veniva venduto all'asta a Calcutta a mercanti privati che, con la complicità di funzionari doganali corrotti, lo contrabbandavano in Cina attraverso il porto di Canton (l'unico aperto ai commerci europei), in modo che la Compagnia non risultasse direttamente coinvolta nel traffico. Quando nel 1833 il Parlamento britannico abolì il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali in Asia, alcune società private (come la Jardine & Matheson Co.) presero il controllo di questo losco commercio e la vendita di oppio in Cina continuò a crescere vertiginosamente.. Nel 1838, in Cina si contavano tra i quattro e i dodici milioni di tossicodipendenti da oppio e i funzionari Qing risposero intensificando la repressione del commercio illegale di oppio, che portò allo scoppio della Prima guerra dell'oppio tra Cina e Gran Bretagna nel 1839; il Trattato di Nanchino del 1842 che pose fine alla guerra non legalizzò l'importazione di oppio in Cina, ma i mercanti occidentali continuarono a contrabbandare la droga ai mercanti cinesi in quantità sempre maggiori. Il Trattato di Tianjin del 1858, che pose fine alla Seconda guerra dell'oppio, stabilì che il governo Qing avrebbe aperto diversi porti al commercio estero, incluso l'oppio.

I trattati internazionali e l'avvio del proibizionismo degli stupefacenti

La prima legge moderna in Europa che regolamentò la vendita di sostanze stupefacenti al pubblico fu la Pharmacy Act (1868) emanata nel Regno Unito. Il problema della tossicodipendenza da oppio in Cina e nel Sud-Est asiatico fu portato all'attenzione dell'opinione pubblica occidentale da alcune istituzioni missionarie protestanti, tanto che il Parlamento britannico dichiarò immorale il commercio di oppio tra India e Cina nel 1906 e fu stipulato un accordo con il governo cinese che pose ufficialmente fine ad esso nel 1913. Influenzato dalla campagna condotta dal vescovo protestante di Manila Charles H. Brent contro il consumo dilagante di oppio nelle Filippine (divenute colonia degli Stati Uniti a seguito della guerra ispano-americana), il Presidente statunitense Theodore Roosevelt decise di convocare una conferenza con dodici Stati a Shanghai (1909), seguita da una a L'Aia (1912), in cui si arrivò alla firma di una Convenzione internazionale sull'oppio che prevedeva un sistema di controllo a livello internazionale per «tutti coloro che fabbricano, importano, vendono, distribuiscono ed esportano la morfina, la cocaina e i loro rispettivi sali, nonché gli stabilimenti dove queste persone esercitano tale industria o commercio». Nonostante fosse stata allegata al Trattato di Versailles e poi sottoposta ad ulteriori integrazioni e revisioni approvate da tre nuove conferenze internazionali che si tennero a Ginevra (1925, 1931 e 1936), la Convenzione sull'oppio faticò ad essere applicata dai singoli Stati (eccetto gli Stati Uniti, che si impegnarono effettivamente a tradurla in provvedimenti legislativi contro la droga). Infatti gli Stati Uniti furono il primo Paese a promuovere e ad avviare il proibizionismo degli stupefacenti: nel 1914 lHarrison Narcotics Act limitò fortemente la vendita di oppiacei e cocaina; nel 1924 lHeroin Act (legge sull'eroina) rese illegale la fabbricazione, l'importazione e la detenzione di eroina; nel 1937 il Marihuana Tax Act rese illegale il commercio, l'uso e la coltivazione della canapa indiana, a seguito di una campagna propagandistica promossa da Harry J. Anslinger, il direttore del Federal Bureau of Narcotics (FBN, l'ufficio federale sui narcotici alle dipendenze del Dipartimento del Tesoro), che diffuse l'idea che la marijuana causava "omicidio, la pazzia e la morte", in particolare tra le "razze meno civilizzate" (soprattutto ispanici e afroamericani). In effetti, il Congresso degli Stati Uniti, nell'approvare le nuove leggi federali antidroga, fu fortemente influenzato dalle campagne proibizionistiche portate avanti dalle cosiddette "Società per la Sobrietà", gruppi religiosi e politici caratterizzati da un forte moralismo e fondamentalismo religioso, che sostenevano la superiorità dei WASP (White Anglo-Saxon Protestant) sulle altre minoranze etniche associate al consumo immorale di stupefacenti e alcolici (l'oppio associato ai cinesi, la cocaina agli afroamericani, la marijuana ai messicani, le bevande alcoliche agli irlandesi). Analogamente con quanto avvenuto durante il proibizionismo degli alcolici, le norme antidroga provocarono lo sviluppo del mercato nero di stupefacenti in mano alla criminalità organizzata, favorito da una forte domanda interna (ad esempio, nel primo dopoguerra, gli eroinomani e i morfinomani statunitensi erano circa 200 000) ma anche dalla mancanza nel resto del mondo di specifiche leggi proibizioniste in materia, che alimentò le reti internazionali del contrabbando. Negli stessi anni, l'Europa assisteva al proliferare del morfinismo e del cocainismo, tanto che la Francia (1912), il Regno Unito (1920) e l'Italia (1923) adottarono le prime leggi che limitavano la vendita di stupefacenti, destinate ad una blanda applicazione perché il fenomeno scomparve quasi del tutto negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.Paolo Nencini, La minaccia stupefacente. Storia politica della droga in Italia, Il Mulino, 2017.

Nel secondo dopoguerra si assistette negli Stati Uniti a una nuova recrudescenza dell'uso di eroina, tanto che Anslinger poté agitare nuovamente lo spettro della droga, accusando la Cina maoista e la Cuba castrista di voler avvelenare la gioventù statunitense attraverso i narcotici. Infatti, nel raccogliere le preoccupazioni della classe media circa la diffusione della droga tra gli adolescenti, Anslinger si fece promotore di leggi federali ancora più severe (la Boggs Act del 1952 e il Narcotics Control Act del 1956) che stabilirono pene obbligatorie per la vendita o il possesso di oppiacei, cocaina e marijuana e persino la pena di morte per la vendita di tali sostanze a minorenni. All'epoca, l'azione del FBN era rivolta soprattutto contro Cosa nostra statunitense e l'agenzia riuscì a far incarcerare praticamente l'intera leadership della mafia italo-americana per imputazioni connesse agli stupefacenti. Emergeva nel frattempo una categoria del tutto inedita di consumatori di droga, cioè i fruitori di farmaci legali (principalmente anfetamine, tranquillanti e sedativi) dispensati liberamente senza che il loro potenziale di abuso fosse ben compreso, né dai medici che li prescrivevano né dai pazienti che li assumevano.

Il cambio di paradigma nella seconda metà del XX secolo

Fino a tutta la prima metà del XX secolo, l'uso ricreativo di droghe in Occidente continuò ad essere associato nell'immaginario collettivo alla prostituzione, al vizio, all'immoralità e alle minoranze etniche; in particolare, in Europa si tendeva a considerare la tossicodipendenza come un problema prettamente "americano". Tutto cambiò con la contestazione giovanile degli anni '60, quando il consumo di stupefacenti si trasformò in un simbolo di protesta e di ribellione per i giovani della classe media, perdendo quindi il suo stigma sociale. Se la Beat Generation prediligeva il consumo di marijuana ed alcolici, gli hippies avviarono invece la sperimentazione degli allucinogeni, in particolare di LSD, sotto la spinta di Timothy Leary, principale ideologo della "rivoluzione" psichedelica.Alberto Mario Banti, Wonderland: la cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd, Laterza, 2017, ISBN 978-88-581-2921-0. Nel 1965 la città di San Francisco divenne il più importante centro della produzione di LSD a livello mondiale e ciò indusse lo Stato della California a metterla fuori legge nel 1966: la produzione e la distribuzione di tale sostanza erano interamente gestiti dalla Fratellanza dell'Amore Eterno (ribattezzata dalla stampa come la "Mafia Hippie"), una setta mistico-religiosa che considerava Leary il proprio leader spirituale e che riuscì ad installare laboratori clandestini anche in Europa (a Bruxelles e a Londra), finanziando tali operazioni con il contrabbando di hashish importato direttamente dall'Afghanistan.Martin A. Lee e Bruce Shlain, Acid Dreams: The CIA, LSD, and the Sixties Rebellion, Grove Press, 1985, ISBN 978-0-8021-3062-4.

Nel 1965 l'amministrazione Johnson, preoccupata dall'espandersi della "cultura della droga" tra i giovani, decise di correre ai ripari: ampliò i poteri della Food and Drug Administration, l'agenzia federale che aveva giurisdizione su sostanze come anfetamine, barbiturici e LSD, la quale, a sua volta, istituì al suo interno il Bureau of Drug Abuse Control (BDAC), dotato di poteri analoghi a quelli del Federal Bureau of Narcotics (FBN). Tale agenzia esistette fino al 1968, quando, sempre per volontà del Presidente Lyndon B. Johnson, fu fusa con il FBN per formare il Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs (BNDD), posto sotto la giurisdizione del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Nei loro due anni di attività, gli agenti del BDAC sequestrarono più di un milione di dosi di allucinogeni, in gran parte LSD, ed effettuarono più di 1300 arresti.

La "guerra alla droga"