La storia del Trentino, territorio situato in posizione mediana rispetto all'area mediterranea di cultura latina e l'Europa centrale germanica, ha contribuito nel passato e in epoca moderna a farne un'area di incontro fra civiltà diverse.

Già parte dell'Impero romano e sede di un municipium, il suo assetto territoriale è legato all'istituzione del Principato vescovile di Trento nell'XI secolo, che riprendeva in parte l'antica giurisdizione romana e del successivo Ducato di Trento legato ai Longobardi e alla marca carolingia. Appartenne al Sacro Romano Impero, ai regni napoleonici di Baviera e d'Italia, all'Impero austriaco e al successivo Impero austro-ungarico. Divenne uno dei principali teatri di guerra durante la prima guerra mondiale e in seguito entrò a far parte del Regno d'Italia.

Età preromana Preistoria

Le diverse valli che compongono il Trentino furono abitate in epoca mesolitica e gli insediamenti più rilevanti si concentrarono nella valle dell'Adige, la zona più adatta alle attività umane per il suo clima e la posizione di centralità rispetto alle valli laterali. Si ipotizza che i primi insediamenti siano relativi a cacciatori provenienti da zone più basse della pianura Padana e delle prealpi Venete, che si spostarono in Trentino a seguito dello sciogliersi del ghiaccio che copriva i territori alpini.

In diverse zone della Provincia sono stati ritrovati reperti risalenti al Mesolitico, in particolare sepolture. Tra queste si possono ricordare gli scheletri di cacciatori ritrovati a Vatte di Zambana e Mezzocorona, mentre oggetti lavorati, destinati ad essere corredi funebri, sono stati ritrovati nei siti di Ischia Podetti. Importante l'insediamento dei Laghetti di Colbricòn, presso il Passo Rolle, vasta area di attività di caccia di uomini del Neolitico.

Nel 1971 si sono trovate tracce dell'uomo presso le pendici occidentali del monte Calisio poco sopra a Trento. Qui venne ritrovata una statuetta di forma femminile ottenuta da un corno di cervo, la cosiddetta "Venere del Gàban", risalente al primo Neolitico.

I Reti Intorno al 500 a.C. è attestata nel territorio trentino la cultura di Fritzens-Sanzeno, associata al popolo dei Reti, popolo che lo storico latino Tito Livio afferma essere di origine etruscaTito Livio, Storie, V, 33, 11. (che già occupavano ampi spazi dell'area alpina centrale e orientale), anche se le evidenze archeologiche smentiscono decisamente il rapporto di discendenza dei Reti dagli Etruschi, mentre studi recenti di linguistica hanno confermato una parentela tra la lingua retica e quella etrusca, ipotizzando che la separazione tra le due lingue sia avvenuta in un momento della preistoria precedente all'età del bronzo, con «la comune origine della famiglia linguistica da collocare in tempi più antichi, almeno all’età neolitica ed eneolitica».. I Reti erano stanziati in diverse valli e organizzarono una società abbastanza complessa, costruendo una rete di villaggi molto vasta e dedicandosi a diverse attività di sfruttamento del territorio, che accompagnavano l'occupazione tradizionale della caccia: agricoltura, dalla quale producevano vino (celebre a Roma già in età repubblicana), ortaggi e diversi tipi di cereali, oltre all'allevamento di ovini, caprini, bovini e cavalli. In età romana il territorio del Trentino faceva parte della provinicia italica con la regiones Regio X Venetia et Histria confinante a Nord con la Retia, altra provincia romana.

Età romana

L'integrazione della regione nei domini di Roma avvenne solo nel I secolo a.C. La sconfitta definitiva dei Reti, avvenuta nei pressi di Bolzano, si ebbe a seguito delle campagne militari nelle Alpi di Druso e Tiberio nel 16/17 a.C.

Nel I secolo a.C. venne fondata anche la città di Tridentum, attuale Trento (anche se alcuni studiosi ipotizzano una fondazione precedente, risalente all'invasione gallica del III secolo a.C.).

La città divenne municipium romano tra il 50 e il 40 a.C. e venne strutturata secondo i principi canonici dell'urbanistica romana (pianta basata sul cardo e sul decumano; presenza del foro, dell'anfiteatro, delle terme, e di un'imponente cinta di mura esterne). I confini del municipium andavano dall'attuale Trentino occidentale e meridionale (con l'esclusione della bassa Valsugana, legata al feltrino) sino all'attuale Alto Adige (Bolzano, bassa Val Venosta, bassa Val d'Isarco).

In età imperiale Claudio (41-54 d.C.) comprese l'importanza strategica del territorio trentino e sfruttò la posizione di Trento completando due grandi strade: la via Claudia Augusta Padana, che da Ostiglia raggiungeva il passo Resia, e la via Claudia Augusta Altinate che, partendo dall'allora importante porto di Altino, si ricongiungeva nel capoluogo trentino con la Padana attraverso la Valsugana.

Età medievale Alto Medioevo

Nel V secolo l'area trentina assistette ad una serie di invasioni provenienti da nord e da est: prima gli Ostrogoti, seguiti da Bavari, Longobardi e Franchi. A differenza dell'area altoatesina, posta a nord, quella trentina comunque riuscì a mantenere il suo carattere di territorio profondamente romanizzato.

Tra il 400 e il 500 si concluse il lungo processo di evangelizzazione delle vallate trentine, ad opera di diversi vescovi e chierici, tra cui il vescovo martire e patrono di Trento Vigilio, morto durante l'evangelizzazione della pagana Val Rendena il 26 novembre del 400.

Il Trentino subì nel 568-569 l'invasione dei Longobardi, che costituirono il Ducato di Trento, uno dei principali ducati del loro regno. Con la dominazione longobarda inizia a svilupparsi un concetto di unità territoriale dell'area trentina ("Tridentinum territorium"), grazie all'opera del duca Ewin, da alcuni storici considerato il primo vero fondatore dell'unità territoriale autonoma del Trentino.. In questo periodo dominano le forme giuridiche longobarde, il cui perdurare fino all'XI secolo è attestato dalla cosiddetta "lettera di San Vigilio".

Nel 774 l'area trentina passò sotto il dominio dei Franchi ed entrò a far parte del Regno Italico, nel quadro dell'Impero carolingio, con la formazione di una contea (comitatus) o marca che ricalcava il precedente ducato longobardo.

Dopo la morte di Carlo Magno (814) l'area visse un periodo di turbolenza, come tutto l'impero carolingio, a causa delle guerre di successione dinastica (spartizione dei territori, titolo di re d'Italia, titolo imperiale). La divisione tra i figli di Ludovico il Pio nell'843 andò a dividere l'antico comitatus: Trento e la Valle dell'Adige sino a Merano al Regno d'Italia (a Lotario I), le altre valli al regno franco orientale (Ludovico II il Germanico).

Tale periodo di instabilità durò almeno fino al 951-952, quando Ottone I di Sassonia (futuro imperatore) scese in Italia.

Manasse II di Arles, originario della Francia, venne nominato vescovo di Trento, Verona e Mantova nel 935 dallo zio Ugo di Provenza, re d'Italia, e quindi nel 948 arcivescovo di Milano da Lotario, suo cugino. Nel 945, Manasse cambiò partito (ai danni dello zio) schierandosi dalla parte del futuro imperatore Ottone I, che sosteneva Berengario d'Ivrea contro re Ugo, e permettendogli il passaggio in Italia attraverso il Brennero.

Manasse perse il controllo del vescovato di Trento nel 951, da Ottone I di Sassonia, sceso in Italia per cingere la corona italica, il quale nel 952 sottrasse l'area (Ducato o Marca) di Trento e la Marca di Verona dal regno italico di Berengario I per inserirla entro il Ducato di Baviera. L'intenzione era quella di attribuire sempre maggiori poteri temporali ai vescovi, in particolare delle zone alpine di transito, in funzione di stabilizzazione politico-militare.

Nel 962 Ottone I ottenne la corona imperiale: il Trentino entra a far parte del Sacro Romano Impero di Germania; inoltre, in seguito ad una modifica più formale, nel 976 il comitato di Trento e la marca veronese furono aggregate da Ottone II al ducato di Carantania, comprendente anche la Carinzia, la Carniola e la Stiria.

Dopo il 1000: il Principato vescovile

Dopo la morte di Ottone III (1002), salì al trono imperiale Enrico II. Egli scese in Italia per ripristinare la sua autorità contro il rivale, il re Arduino d'Ivrea, poi sconfitto anche grazie all'aiuto del vescovo di Trento, Uldarico I. Per ricompensare il vescovo, l'imperatore lo avrebbe nominato principe. L'origine del Principato vescovile tridentino risalirebbe dunque già al 1004. Tuttavia, la prima fonte ufficiale di istituzione di tale principato risale al 1027, quando l'imperatore Corrado II, successore di Enrico II, nominò il vescovo di Trento Udalrico II principe del territorio tridentino.

Le zone del principato vescovile comprendevano originariamente il Trentino occidentale e centrale, la parte occidentale e centrale dell'attuale Alto Adige, parte del Trentino orientale con esclusione del Primiero e della Valsugana orientale (territori assegnati inizialmente al vescovo di Feltre) e della Val di Fassa (affidata al vescovo di Bressanone).

Il vescovo di Trento ottenne dall'imperatore il diritto di esercitare tutte le funzioni pubbliche, di riscuotere i tributi e di amministrare la giustizia autonomamente. Sotto l'episcopato di Federico Vanga (venostano, vescovo tra il 1207 e il 1217), fu elaborato il Codex Wangianus, una grande raccolta dei documenti che attestavano i diritti episcopali. Il principe vescovo, anche se formalmente soggetto solo all'autorità dell'imperatore, nell'esercizio del suo potere temporale era però fortemente limitato per il fatto che non gli era concesso di esercitare direttamente le pene capitali (ecclesia non sitit sanguinem) né occuparsi direttamente di questioni militari (der Pfaffe ist nicht wehrhaft). Per queste incombenze, importanti nel medioevo e imprescindibili per un'autentica sovranità, il vescovo doveva dunque ricorrere ad altri, chiamando (ad vocare) un feudatario di sua fiducia. Pertanto, sin dal XII secolo, i conti del Tirolo, divenuti detentori dell'avvocazia, riuscirono a poco a poco ad erodere il potere vescovile, spesso mediante usurpazioni violente. I conti riuscirono gradualmente ad assumere il controllo delle regioni che corrispondono oggi all'Alto Adige e al Tirolo del Nord, mettendo in discussione anche l'autorità politica del vescovo di Bressanone. L'odierno Trentino e la pianura dell'Adige rimasero al principato vescovile, mentre la città di Bolzano, fondata nel frattempo dal vescovo, fu governata congiuntamente da vescovo e conte.Josef Riedmann, Tra impero e signorie (1236-1255), in .

Da parte vescovile vi furono tentativi di resistenza alla secolarizzazione e all'inglobamento da parte dei conti del Tirolo. Sfruttando il rapporto di fedeltà e fiducia che lo legava alla casa di Boemia, Nicolò da Bruna (l'attuale Brno, capoluogo della Moravia), venne eletto principe vescovo di Trento nel 1337. Egli era stato consigliere del futuro imperatore Carlo IV di Lussemburgo, figlio di Giovanni I di Boemia. Nicolò da Bruna riorganizzò il principato vescovile, anche dal punto di vista militare. Tra le altre cose, egli ottenne da re Giovanni I di Boemia la concessione per l'utilizzo, come stemma, dell'aquila fiammeggiante di san Venceslao, martire e patrono della Boemia, nel 1339. L'aquila di san Venceslao è ancora oggi in uso come stemma del Comune e della provincia autonoma di Trento.

Dal canto loro anche i conti del Tirolo vennero gradualmente esautorati del loro potere ad opera degli Asburgo finché nel 1363 Margherita di Tirolo fu costretta a cedere la contea al duca d'Austria Rodolfo IV d'Asburgo. Nel 1407 vi fu un episodio di insurrezione capeggiata dal "capitano del popolo" Rodolfo Belenzani contro il vescovo di origine morava Giorgio I di Liechtenstein e i suoi funzionari.

La dominazione veneziana del basso Trentino