Nova Siri (già Bollita fino al 1872) è un comune italiano di abitanti della provincia di Matera in Basilicata.
Situato sulla costa jonica, si divide nella parte centrale (in dialetto ‘u paìs), e nella marina, o dello scalo (in dialetto ‘a staziòn). Confina con i comuni di Rotondella, Nocara, Rocca Imperiale, Canna e Valsinni.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale di Nova Siri sorge a nell'estrema parte sud-orientale della provincia di Matera, al confine con la parte sud-orientale della provincia di Potenza e la parte nord-orientale della provincia di Cosenza. Si estende su una fascia mare-montagna, con direttrice sud-nord; pertanto si hanno notevoli differenze geo-ambientali, in cui si distinguono tre distinti settori: marittimo, collinare e basso-montano.
Il territorio marittimo comprende una fascia costiera estesa per circa tre chilometri, che si affaccia sul golfo di Taranto, facente parte del mar Ionio, nel territorio comunale si ha la presenza delle foce di alcuni brevi torrenti (San Nicola, Toccacielo). Tali corsi d'acqua, attraversando il territorio comunale da nord a sud,ne diventano confine e comunale e regionale: mentre il torrente Toccacielo con la sua foce (riserva faunistica del WWF, in cui trovano rifugio alcuni trampolieri comuni nel bacino mediterraneo, tra i quali l'airone cenerino, insieme ad altri uccelli marini come la gabbianella) viene a trovarsi a pochi centinaia di metri dal confine comunale, che non ha sviluppo reale essendo continuativo con il prospiciente comune di Rotondella; di contro, il torrente San Nicola, con il suo carattere torrentizio puro, maggiormente similare a una fiumara, si è sviluppato con un percorso serpentino divenendo de facto confine regionale tra Basilicata e Calabria; il torrente è confine occidentale del territorio comunale, con la cittadina calabrese di Rocca Imperiale provinciale con la provincia di Cosenza.
La contrada comunale sud-orientale, che la toponomastica locale definisce Laccata, è riconosciuta come strada provinciale della Laccata, che viene ad essere la conclusione naturale del vecchio tracciato che un tempo era il percorso della ex strada statale 104 di Sapri, la quale congiunge la frazione Marina, innestandosi con la strada statale 106 Jonica, con il centro storico.
La costa sabbiosa è ricca di dune naturali, su cui l'avena marina cresce e prospera, in unione ad altre piante marittime, (asfodelo, salsola, calcatrèppola marina); la sabbiosità sia interna che marittima rappresenta un notevole distacco con il fondale e la costa ghiaiosa della vicina Rocca Imperiale, tuttavia questo aspetto avvicina la costa lucana allo Ionio alla costa della vicina Puglia.
Altra caratteristica arborea della zona marittima sono le pinete e gli eucalipteti, questi ultimi piantumati in tempi recenti (prima metà del secolo XX) non solo per bloccare il degrado delle spiagge e la desertificazione, ma anche per impedire il proliferare, in zone bonificate, della malaria, utilizzante come veicolo di contagio le zanzare palustri; tali impianti prosperano poiché gli eucalipti, assorbendo le acque reflue, ne impediscono la stagnazione permettendo così alla flora mediterranea di riprendere a svilupparsi (grazie all'aiuto sia dell'uomo sia della natura) evitando che marcisca per la presenza di troppa acqua. Lungo i viali e all'interno delle zone arboricole inselvatichite prosperano il rosmarino, l'oleandro e numerose piantagioni fruttifere (soprattutto impianti di alberi del genere prunus — pescheti, albicoccheti, pruneti — ma anche agrumeti) annuali.
Risalendo verso nord, lungo l'ex strada provinciale 104, e superata la demarcazione della SS 106, la fascia costiera, occupata in parte da Nova Siri Marina, lascia posto a zone agricole in cui si coltivano ulivi, limoni, aranci, campi di susini (prunus domestica).
In spazi abbandonati si possono notare la presenza di alberi tipicamente rustici e fortemente legati al territorio come il pero selvatico (Piràinu) o le querce, indice della boscosità antica del territorio, sostituite in tempi immemori dagli ulivi, che, tuttavia, dimostrano sia l'antichità degli impianti con la loro maestosità sia la forte antropicizzazione dei luoghi. Altre specie floreali del territorio sono il finocchio selvatico o finocchietto, la cicoria selvatica, il tarassaco, il cardo selvatico o carciofo selvatico mentre alcune zone sono colonizzate dalla calendula.
Superato il centro storico di Nova Siri, il territorio diviene basso-montano sia come temperature sia come flora.
In esso si riscoprono sia gli arbusti della flora mediterranea sia gli alberi tipicamente montani in quantità tali da far ricordare le foreste di territori geograficamente vicini, come il monte Pollino, il quale è il cuore del parco nazionale omonimo, pertanto si incontrano zone con querceti, con pinete non impiantate e ricche zone di crescita di peri selvatici su cui il vischio prospera.
Clima Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +9,4 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +26,7 °C. +Nova SiriMesiStagioniAnnoGenFebMarAprMagGiuLugAgoSetOttNovDicInvPriEstAutT. max. media (°C)13,414,316,419,524,229,732,932,829,123,618,815,614,420,031,823,822,5T. min. media (°C)5,55,67,39,513,117,720,420,517,713,610,27,46,210,019,513,812,4
Storia La posizione del centro antico evidenzia una precedente funzione di avamposto militare e civile forse di origine romana o, più probabilmente, bizantina, a presidio delle coste ioniche, durante l'età delle scorrerie dei saraceni.
L'antico nome Bollita (la cui origine è discussa poiché potrebbe derivare o dall'antico Boletum presumibilmente per la forma ovoidale della collina che richiamerebbe alla mente il cappello del fungo porcino (boletus edulis) o dalla presenza di polle d'acqua sorgive (richiamando l'antico senso di acqua che bolle) venne abbandonato nel 1872 in favore della denominazione attuale per la presenza in questo territorio, attestata da Strabone nella sua opera Geografia, della città di origine greca Siris.
Successivamente, fra il XIV e il XVI secolo fu feudo della famiglia spagnola Sandoval de Castro, il cui più famoso esponente fu don Diego Sandoval de Castro, amante della contessa Isabella Morra, figlia del conte Morra signore di Favale (antica denominazione di Valsinni).
Fu culla della famiglia Settembrini (il cui palazzo gentilizio si trova nella zona Porticella, antica denominazione del quartiere orientale della cittadina) che, trasferitasi a Napoli agli inizi del XIX secolo, diede i natali al patriota e scrittore Luigi Settembrini.
La cittadina nella seconda metà dell'Ottocento fu centro di un gruppo risorgimentale affiliato alla Giovine Italia di cui un esponente fu Pietro Antonio Battifarano, che partecipò all'impresa garibaldina arruolandosi, presso Capua a un reggimento di camicie rosse.
Sotto il profilo urbanistico l'abitato iniziò a svilupparsi nella seconda metà del XX secolo, prima sulla collina orientale in cui era posto il cimitero antico (attualmente posizionato in contrada San Megale), poi, dagli anni settanta del Novecento, soprattutto lungo l'asse viario che collegava il centro, mediante la allora SS 104 con la stazione ferroviaria e la frazione Marina, a ridosso della SS 106 Reggio Calabria-Taranto. Nova Siri Marina ha conosciuto da allora un certo sviluppo demografico, divenendo una nota stazione balneare.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 22 luglio 1991.
Giuseppe Gattini nel 1910 lo decriveva: D'azzurro, ad una vasca sormontata da un vaso, donde fumante, come se bollisse, un polla d'acqua vi si riversa, il tutto al naturale. Il gonfalone è un drappo rettangolare di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Palazzo Orioli Palazzo Settembrini Palazzo Costa Monumento ai caduti
Architetture militari
Castello Situato nel punto più alto del centro storico (Rione Castello), il Castello di Nova Siri costituisce il nucleo originario attorno al quale sorse l'antico abitato di Bollita. L'edificio, di fondazione medievale, nacque come struttura prettamente difensiva e di avvistamento, strategicamente posizionato per il controllo della Costa jonica e delle vie di comunicazione che risalivano verso l'interno della Lucania.
L'imponente struttura conserva i tratti tipici della fortificazione militare, pur avendo subito rimaneggiamenti nel corso dei secoli, in particolare tra il XVII e il XVIII secolo, quando le esigenze difensive lasciarono il passo a funzioni di rappresentanza e controllo del feudo. Caratterizzato da una mole massiccia che domina l'intero borgo antico, il castello è stato per secoli la sede del potere feudale locale, ospitando le diverse famiglie che si sono succedute nel dominio del territorio.
Insieme alla vicina Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, il castello definisce il profilo architettonico di Nova Siri, offrendo una vista panoramica che spazia dalla piana metapontina fino al golfo di Taranto. Oggi l'edificio rimane la principale testimonianza storica del passato militare e politico del comune.
Torre Bollita Situata a breve distanza dalla costa ionica lucana, la Torre Bollita è una torre di avvistamento e difesa risalente al XVI secolo. Fu edificata nell'ambito del massiccio progetto di fortificazione costiera promosso dal viceré Don Pedro de Toledo per proteggere il territorio dalle frequenti incursioni dei pirati saraceni e turchi.
La struttura presenta una pianta quadrata e una forma troncopiramidale, tipica delle torri vicereali del periodo. Costruita con materiali locali e pietrame di fiume, la torre svolgeva una funzione di avamposto strategico: in caso di avvistamento di navi nemiche, i guardiani (i cosiddetti cavallari) lanciavano segnali di fumo durante il giorno o segnali di fuoco durante la notte per allertare la popolazione del borgo collinare e il presidio del Castello.
Nonostante i segni del tempo, la Torre Bollita rimane una delle testimonianze architettoniche più significative della zona marina, rappresentando il legame storico tra il centro abitato e lo Jonio, nonché un importante punto di riferimento per l'identità del litorale novasirese.
Architetture religiose
Chiesa di Santa Maria Assunta La Chiesa madre, sede della parrocchia di Santa Maria Assunta, rappresenta il principale edificio di culto del centro storico. L'edificio presenta una pianta rettangolare con un'abside semicircolare orientata a est. L'interno è ripartito in tre navate da due file di arcate a tutto sesto che richiamano lo stile tardo-rinascimentale; la navata centrale si distingue per una maggiore ampiezza rispetto alle laterali.
L'area del Presbiterio è delimitata da una balaustra esagonale del XVIII secolo, realizzata in pietra grigia locale, che racchiude l'altare maggiore in marmi policromi. All'interno dell'abside è collocato il coro ligneo del 1775. Sopra il coro è conservata una tela attribuita al pittore Giovan Battista Oliva.
La struttura ha subito diversi interventi di restauro nel corso dei secoli, il più significativo dei quali risale al 1585. La vita religiosa della comunità legata alla parrocchia si esprime in particolare durante le celebrazioni del patrono San Giuseppe, della Madonna del Carmine e della Madonna della Sulla.
Chiesa dell'Annunziata (o della Madonna degli Infermi) La chiesa dell'Annunziata, nota anche come chiesa della Madonna degli Infermi, è un edificio di culto di modeste dimensioni la cui edificazione risale a un periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo. Al suo interno sono custodite le statue della Madonna dell'Annunziata e dell'Arcangelo Gabriele, protagoniste della rappresentazione iconografica dell'Annunciazione.