La Rivoluzione del 1943 (Revolución del 43 in spagnolo) è il termine con il quale la storiografia argentina chiama il colpo di Stato militare del 4 giugno 1943 che, rovesciando il governo di Ramón Castillo, mise fine al cosiddetto decennio infame, ma si riferisce anche al periodo di dittatura militare che seguì il golpe e che durò fino all'insediamento, tre anni dopo, del governo costituzionale eletto di Juan Domingo Perón.
La forza motrice di questo golpe, deciso il giorno prima e in gran parte improvvisato, fu il GOU, Gruppo Ufficiali Uniti, un'organizzazione militare segreta ('loggia') che riuniva una ventina di medi/alti ufficiali, i quali, senza un'ideologia ben definita, concordavano solo su una visione nazionalista e anticomunista, sulla necessità di preservare la neutralità dell'Argentina nella seconda guerra mondiale e anche, senza dubbio, sulla messa in discussione del potere esistente in quel momento, emanazione della vecchia aristocrazia latifondista e della borghesia commerciale e finanziaria, alleata dell'imperialismo britannico, che tendeva ad escludere dalla rappresentanza politica le nuove forze sociali - i piccoli e medi datori di lavoro industriali e il vasto proletariato urbano - nate negli ultimi dieci anni dell'intensa industrializzazione del paese. Il colpo di Stato doveva dunque affermare gli interessi di un emergente nazionalismo borghese contro la vecchia repubblica oligarchica del decennio infame e la sua debole e contraddittoria classe dirigente, concentrata sull'esportazione della produzione agricola, priva di una coscienza che andasse oltre l'orizzonte dei suoi interessi puramente corporativi, e doveva porre fine alle evidenti pratiche di corruzione politica dei governi conservatori del periodo precedente.
Tuttavia, le contraddizioni politiche sarebbero presto emerse all'interno del nuovo potere militare, dove due fazioni si sarebbero confrontate, schematicamente: uno, guidato dal presidente Pedro Pablo Ramírez, era basato sul nazionalismo cattolico-ispanico di destra, ma riuscì ad attrarre anche altri settori, con diverse affiliazioni, che erano preoccupati per i progressi sindacali consentiti dal governo; l'altra, guidata dal generale Edelmiro Farrell e dal colonnello Perón, che perseguiva una strategia volta a dare alla rivoluzione del 1943 una base popolare, da un lato attraverso un'alleanza con i sindacati, al fine di forgiare un nazionalismo operaio, e dall'altro cercando appoggio nei partiti politici esistenti, principalmente alcune frazioni dell'UCR, per consolidare il nazionalismo economico. Questo antagonismo interno ebbe l'effetto di alternare, secondo le rivoluzioni di palazzo, la tendenza reazionaria dei nazionalisti oligarchici (soprattutto dopo la nomina di Ramírez a presidente nel giugno 1943) e la tendenza progressista (dopo le dimissioni forzate di Ramírez e la presa del potere del duo Farrell-Perón alla fine del febbraio 1944). Tuttavia, a partire dal novembre 1943, e per la prima volta nella storia del paese, il movimento sindacale argentino fu coinvolto nelle decisioni politiche grazie a un'alleanza composta principalmente dalle correnti sindacali socialiste e rivoluzionarie, un'alleanza che Perón e Mercante guidarono e che avrebbe costituito la base del Partito del Lavoro e dato vita al peronismo.
Mesi di esacerbata polarizzazione tra peronisti e antiperonisti, segnati in particolare da una manifestazione di massa contro il potere dittatoriale di Farrell il 19 settembre 1945, portarono al putsch militare dell'ottobre 1945 e all'imprigionamento di Perón. Questo colpo di forza dei conservatori portò ad una grande mobilitazione operaia a favore del generale prigioniero in Plaza de Mayo il 17 ottobre 1945, un giorno fatidico nella storia argentina, che portò alla liberazione di Perón e alla promessa di elezioni nel febbraio dell'anno successivo. Contro ogni previsione, le elezioni diedero una chiara vittoria al campo peronista e permisero a Perón di diventare presidente il 4 giugno 1946, tre anni dopo il putsch iniziale del 1943.
Il decennio infame (1930-1943)
Il cosiddetto "decennio infame" iniziò con il colpo di Stato militare del 6 settembre 1930 guidato dal generale cattolico nazionalista corporativista José Félix Uriburu, che rovesciò il presidente Hipólito Yrigoyen dell'Unione Civica Radicale, che era stato democraticamente eletto per il suo secondo mandato nel 1928. Il 10 settembre, Uriburu fu riconosciuto come presidente de facto della nazione dalla Corte Suprema in una sentenza che diede origine alla dottrina dei governi de facto e che sarebbe stata usata per legittimare tutti gli altri scaturiti da colpi di Stato militari. Il governo mise fuori legge l'UCR.
Il 5 aprile 1931 si tennero le elezioni nella provincia di Buenos Aires, con un risultato inaspettato per il governo. Nonostante infatti la dittatura considerasse il radicalismo ormai "fuori dalla storia", il candidato radicale Honorio Pueyrredón che non aveva organizzato una campagna elettorale né godeva dell'appoggio della stampa, vinse. Anche se i radicali erano indietro di parecchi voti nel collegio elettorale e dovettero negoziare con i socialisti per vincere la presidenza della provincia, la dittatura fu presa dal panico e la maggior parte dei ministri si dimise. Uriburu fece quindi un rimpasto di governo nominando ministri della corrente "liberale". L'8 maggio sospese la richiesta di un collegio elettorale provinciale e nominò Manuel Ramón Alvarado governatore de facto della provincia di Buenos Aires.
Poche settimane dopo scoppiò una rivoluzione nella provincia di Corrientes guidata dal tenente colonnello Gregorio Pomar; anche se fu rapidamente repressa, questo fatto fornì a Uriburu il pretesto che cercava: chiuse tutte le sedi dell'UCR, arrestò decine di dirigenti e vietò ai collegi elettorali di eleggere politici legati direttamente o indirettamente a Yrigoyen. Dal momento che Pueyrredón era stato ministro di Yrigoyen non solo non poté essere eletto ma fu anche espulso dal paese insieme ad Alvear. La dittatura sospese anche le elezioni provinciali previste a Córdoba e a Santa Fe. A settembre indisse le elezioni per novembre e poco dopo annullò quelle di Buenos Aires.
Dopo il fallimento del processo corporativista, l'Argentina fu governata da una coalizione politica chiamata Concordancia, formata dal Partito Democratico Nazionale (noto anche come Partito Conservatore), l'Unione Civica Radicale Antipersonalista (UCRA) e il Partito Socialista Indipendente che rappresentava il tradizionale liberalismo conservatore argentino. Quest'alleanza governò il Paese tra il 1932 e il 1943, attraverso le presidenze di Agustín P. Justo (1932-1938) e (1932-1938), Roberto M. Ortiz (1938-1940) e Ramón S. Castillo che dovette subentrare ad Ortiz della morte di quest'ultimo.
Questo periodo è stato caratterizzato dall'inizio del nuovo modello economico conosciuto come industrializzazione di sostituzione delle importazioni.
Nel 1943 si dovevano tenere le elezioni per eleggere un nuovo presidente e si prevedeva che, sempre attraverso il rodato sistema di brogli, la presidenza sarebbe andata al controverso industriale Robustiano Patrón Costas, l'uomo forte della provincia di Salta. L'assunzione di Patrón Costas come presidente avrebbe assicurato la continuità e l'approfondimento del regime fraudolento.
La seconda guerra mondiale Il corso della seconda guerra mondiale ebbe un'influenza decisiva e complessa sugli eventi politici in Argentina e in particolare sul colpo di Stato del 4 giugno 1943.
Al momento dello scoppio del conflitto, il Regno Unito aveva un'influenza economica decisiva in Argentina. D'altra parte, gli Stati Uniti d'America avevano acquisito una presenza egemonica in tutto il continente e si preparavano a sostituire definitivamente i britannici come potenza egemone in Argentina. La guerra si rivelò un momento ottimale per questo, soprattutto perché gli Stati Uniti abbandonarono la neutralità a causa dell'attacco di Pearl Harbor del 1941 da parte del Giappone.
L'Argentina aveva una lunga tradizione di neutralità nei confronti delle guerre europee, che era stata sostenuta e difesa da tutti i partiti politici fin dal XIX secolo. Le cause della neutralità argentina sono complesse, ma una delle più importanti è legata allo status dell'Argentina come fornitore di cibo agli inglesi e all'Europa in generale. Sia nella Prima che nella seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna aveva avuto bisogno di garantire i rifornimenti alimentari (grano e carne) alla sua popolazione e alle sue truppe, e questo sarebbe stato impossibile se l'Argentina non avesse mantenuto la neutralità, poiché le sue navi da carico avrebbero potuto essere attaccate, interrompendo i rifornimenti. Allo stesso tempo, l'Argentina aveva tradizionalmente mantenuto una verso la visione egemonica del panamericanismo, che era stato promosso dagli Stati Uniti dalla fine del XIX secolo.
Nel dicembre 1939 il governo argentino si consultò con la Gran Bretagna sulla possibilità di abbandonare la neutralità ed unirsi agli alleati. Il governo britannico rifiutò categoricamente la proposta, ribadendo il principio: il principale contributo dell'Argentina erano i rifornimenti, e per garantirli era necessario mantenere la neutralità. All'epoca, gli Stati Uniti avevano anche una posizione neutrale consolidata dai Neutrality Acts del 1935-1939 e dal loro tradizionale "isolazionismo", anche se questa posizione sarebbe cambiata radicalmente quando le loro basi militari nel Pacifico furono attaccate dal Giappone il 7 dicembre 1941.
Dopo Pearl Harbor, alla terza riunione di consultazione dei ministri degli esteri (conferenza di Rio del 1942), tenutasi nel gennaio 1942, gli Stati Uniti cercarono di convincere tutti i paesi americani a seguirli in blocco entrando in guerra. Per gli Stati Uniti, che non furono in alcun modo colpiti dall'interruzione del commercio tra l'Argentina e l'Europa, la seconda guerra mondiale si presentò come un'eccellente opportunità per finire di imporre la propria egemonia continentale, sia politica (espressa nel panamericanismo) che economica, e per cacciare definitivamente la Gran Bretagna dalla sua roccaforte nelle Americhe. Ma l'Argentina, attraverso il suo ministro degli esteri, Enrique Ruiz Guiñazú, si oppose all'entrata in guerra dei paesi americani in blocco, frenando la proposta americana. Da allora in poi, la pressione americana avrebbe continuato a crescere fino a diventare irresistibile.
Di fronte alla guerra, la popolazione argentina era divisa in due gruppi principali: "alleatofili" e "neutralisti". Il primo gruppo era favorevole all'entrata in guerra dell'Argentina a fianco degli alleati, mentre il secondo sosteneva che il paese doveva rimanere neutrale. Un terzo gruppo, i "germanofili", una piccola minoranza che, di fronte all'impossibilità che l'Argentina entrasse in guerra a sostegno dell'Asse, tendeva a sostenere la neutralità, mischiandosi con i neutralisti.
Sia il presidente Ortiz e il presidente Castillo avevano mantenuto la neutralità, ma era certo che il candidato Patrón Costas avrebbe dichiarato guerra all'Asse. Questa circostanza aveva un peso enorme nelle forze armate, specialmente nell'esercito, dove la maggioranza era a favore del mantenimento della neutralità.
Situazione economica e sociale
Una delle conseguenze dirette della seconda guerra mondiale sulla realtà argentina fu un balzo in avanti nel processo di industrializzazione. Nel 1943, per la prima volta, il tasso di produzione industriale superò la produzione agricola. Le esportazioni industriali aumentarono dal 2,9% del totale nel 1939 al 19,4% nel 1943, guidate dall'industria tessile.
Tra il 1941 e il 1946, la classe operaia industriale era cresciuta del 38%, passando da a lavoratori. Le fabbriche erano principalmente concentrate nell'area urbana di Buenos Aires, dove nel 1946 sorgevano il 56% degli stabilimenti industriali e risiedevano il 61% del totale dei lavoratori del paese.