La rappresentazione della nudità include l'insieme delle raffigurazioni visive del corpo nudo attraverso la storia, in tutte le discipline, comprese le arti e scienze. Il mostrarsi completamente, o anche solo parzialmente, nudi viene limitato in molte società, ma certe rappresentazioni della nudità possono servire a una funzione sociale riconosciuta.
L'abbigliamento serve anche come parte significativa della comunicazione interpersonale, e la mancanza di vestiti deve avere una contestualizzazione sociale: all'interno della civiltà occidentale i tre contesti in cui il rimanere spogliati è più facilmente riconoscibile ed accettato dalla maggioranza degli individui sono gli ambiti relativi all'arte, alla pornografia e all'informazione scientifica (medicina). Qualsiasi immagine di corpi nudi che non rientri facilmente in una di queste tre categorie può essere fraintesa, portando a controversie e dispute (vedi ad esempio il naturismo).
Nudità nell'arte
La nudità nel'arte - pittura, scultura e, più recentemente anche fotografia - ha generalmente riflesso le norme sociali del tempo, di moralità ed estetica. In ogni momento della storia il corpo umano è stato uno dei principali argomenti d'interesse da parte degli artisti, compresa quindi anche la raffigurazione del corpo nudo, sia femminile che maschile; è stato rappresentato nei dipinti e nelle statue fin dall'epoca preistorica.
Rappresentare artisticamente la bellezza data dal corpo nudo era comune nell'antichità, soprattutto nella cultura dell'antica Grecia; la nudità è stata spesso utilizzata in modi simbolici, come metafora estesa per concetti tra i più complessi e sfaccettati. La dea romana Venere, le cui funzioni comprendevano l'amore, la bellezza, la sessualità, ma anche la fertilità e la prosperità, era una delle figure centrali di molte feste religiose dell'antica Roma ed era venerata sotto numerosi epiteti cultuali. I romani ne avevano adattato i miti e le iconografie a partire dalla sua controparte Greca (interpretatio graeca), Afrodite, oltre che nell'arte - compresa la statuaria che la vuole rappresentata nuda - e nella letteratura.
Nella successiva tradizione classica della cultura occidentale, Venere è una delle divinità più ampiamente descritte e raffigurate della mitologia classica greco-romana, in quanto incarnazione dell'amore fisico, della capacità di seduzione e fascinazione suadente derivante dalla sua femminilità; ella domina la sessualità delle stesse figure divine immortali. Nell'ortografia latina il suo nome è indistinguibile dal sostantivo venus (il desiderio e l'attività sessuale umana) da cui derivaCharlton T. Lewis, Charles Short, A Latin Dictionary, 1879, "Venus", (B, Transf., at perseus.org. It has connections to venerari (to honour, to try to please) and venia (grace, favour) through a possible common root in an Indo-European *wenes-, comparable to Sanskrit vanas- "lust, desire".][William W.Skeat Etymological Dictionary of the English Language New York, 2011 (first ed. 1882) s. v. venerable, venereal, venial.].
Venere è stata descritta essere come la creazione forse più originale dell'intero pantheon romanoSchilling, R., p. 146., assimilata in parte alla Dea Madre, ma con forti connotazioni erotiche ed anche esotiche che gli derivano dalle varie figure divine femminili del vicino Oriente, in primis la Greca AfroditeEden, p. 458ff. Eden is discussing possible associations between the Venus of Eryx and the brassica species Eruca sativa (known in Europe as Rocket), which the Romans considered an aphrodisiac.. I suoi culti possono simboleggiare il fascino più genuino e la seduzione del divino nei confronti o da parte dei mortali; questo in contrasto con i formali rapporti contrattuali vigenti tra la maggior parte dei membri del pantheon ufficiale dello stato romano, nonché la manipolazione di forze divine attraverso la magiaR. Schilling La religion romaine de Vénus, depuis les origines jusqu'au temps d' Auguste Paris, 1954, pp. 13–64R. Schilling "La relation Venus venia", Latomus, 21, 1962, pp. 3–7.
Molti racconti e storie della mitologia greca e romana in cui vi è la presenza di divinità nude sono stati spesso utilizzati come temi per diversi dipinti, come la scena delle due figlie di Leucippo, Phoebe e Hilaeira, che vengono rapite da Castore e Polluce. A seguito di ciò i nipoti dell'uomo, Idas e Linceo, nonché giovani pretendenti rivali nell'amore verso le due fanciulle, sfidarono i rapitori: Castore il quale a differenza del fratello era mortale, ne rimase ucciso.
Accanto a dei e dee anche la rappresentazione di atleti, concorrenti e vincitori dei Giochi olimpici antichi (ove si partecipava senza vestiti) sono stati raffigurati nudi, per dimostrare la forza e la bellezza atletica del corpo maschile; la statua in bronzo di un giovane atleta e opera della scuola di Prassitele (340-330 a.C.) è solo uno dei tanti esempi.
Nel mondo classico antico la nudità in pubblico era accettata nel contesto dei bagni pubblici e dell'atletica sportiva; gymnasium (il ginnasio) era la palestra in cui ci si allenava nudi-gymnos. Proprio perché i partecipanti e gli atleti in generale gareggiavano nudi l'ingresso a questi eventi era severamente vietato alle donne.
Le gimnopedie nell'antica Sparta erano celebrazioni annuali durante le quali i giovani maschi nudi (efebi) mostravano agli uomini adulti le capacità atletiche e marziali acquisite attraverso una speciale danza di guerra (gimnopedia).
I temi mitologici sono stati spesso utilizzati come soggetti dei pittori e questo non solo durante l'antichità, ma sono invece rimasti un tema archetipico lungo il corso dei secoli; il genere di pittura con soggetti mitologici si sono sviluppati nel tempo e raffiguravano quasi sempre personaggi parzialmente - quando non completamente - nudi. Un esempio femminile è quello rappresentato da Danae, la madre di Perseo, nella scena in cui Zeus scende su di lei sotto forma di pioggia d'oro per fecondarla; un esempio maschile è quello del bell'adolescente Giacinto (mitologia) amato dal dio Apollo e morto tra le sue braccia.
Altri temi usati per rappresentare il corpo umano nudo sono stati quelli presenti nei racconti biblici di Susanna e i vecchioni del Libro di Daniele, del re Davide e del mito della creazione di Adamo ed Eva. Studi del corpo umano
In ambito artistico uno studio è un disegno, uno schizzo o un dipinto fatto in preparazione della futura opera finita, o anche come appunto visivo. Gli studi, compresi gli schizzi anatomici, facevano parte integrante della formazione dell'artista; venivano utilizzati per comprendere i problemi inerenti alla realizzazione del soggetto e per capire la miglior disposizione degli elementi particolari all'interno del futuro lavoro, come ad esempio il corpo umano raffigurato attraverso giochi di luce o di colori, oltre alla forma, prospettiva e composizione più adatte per esso.
Gli studi possono esser fatti risalire all'epoca del Rinascimento italiano, con Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, con i suoi Nudo femminile e Nudo virile I. Studi anatomici del corpo umano sono stati poi anche eseguiti da medici dell'epoca, Andrea Vesalio pubblicò nel 1543 il De humani corporis fabrica (Sul tessuto del corpo umano), lavoro pionieristico di anatomia umana illustrato dall'allievo tedesco di Tiziano Johannes Stephan van Calcar.
Lo studio approfondito di Vesalio sottolineò la priorità della dissezione, quello che successivamente ha finito per esser chiamato il punto di vista anatomico del corpo: il funzionamento interno dell'essere umano viene visto come struttura essenzialmente corporea piena di organi disposti in uno spazio tridimensionale. Il medico padovano è stato anche il primo a descrivere la ventilazione artificiale.
Lo schizzo è generalmente una parte prescritta degli studi degli studenti d'arte; attraverso di esso, preso da un modello dal vivo nudo, imparano a sviluppare la propria capacità di registrare in modo rapido una varietà d'impressioniCf. Sue Bleiweiss, The Sketchbook Challenge, Potter Craft, 2012, pp. 10-13.. Il disegno a mano libera è invece la rapida esecuzione di un disegno che solitamente non è inteso come lavoro finitoDiana Davies (editor), Harrap's Illustrated Dictionary of Art and Artists, Harrap Books Limited, (1990) ISBN 0-245-54692-8; esso può servire a diversi scopi, registrare qualcosa che l'artista vede d'improvviso, un appunto per un'idea da sviluppare successivamente, oppure un modo rapido di dimostrare graficamente un'immagine, un'idea o un principio.
Uno schizzo implica di solito un lavoro veloce e liberamente tratto, mentre gli altri termini correlati di studio o disegno preparatorio si riferiscono a disegni più rifiniti da utilizzare per il lavoro finale. I taccuini pieni di disegni di alcuni artisti sono diventati molto noti: quelli di Leonardo, Michelangelo e Edgar Degas sono divenuti veri e propri oggetti d'arte, con pagine e pagine che mostrano studi finiti e bozzettiCf. Richard Brereton, Sketchbooks: The Hidden Art of Designers, Illustrators & Creatives, Laurence King, repr. ed. 2012..
Ritratti di nudi profani Ritratti e nudi senza alcuna pretesa di significato allegorico o mitologico è stato un genere comune nell'arte di tutti i secoli. I dipinti di donne nude non erano poi così rari, ma ritraevano quasi esclusivamente le amanti dei re, degli aristocratici o di altre personalità sociali importanti, oppure le mogli degli artisti stessi.
Andrea Doria (1466-1560), condottiero ed ammiraglio genovese, importante comandante navale dell'epoca ed entrato al servizio prima del re Francesco I di Francia e poi dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, scelse di farsi raffigurare nudo nelle sembianze del dio Poseidone. Rappresentato come un maschio anziano con capelli ricci e barba, anche se nudo non appare assolutamente fragile, bensì come potente uomo virile che dimostra spirito, forza di volontà e vigore.
I cosiddetti "ritratti allegorici" del Bronzino, come questo dedicato all'ammiraglio italiano, sono forse tra i meno tipici dell'artista, ma ancor più affascinanti di altre su opere grazie proprio alla peculiarità di mettere una personalità riconosciuta pubblicamente all'interno di un contesto mitico come figura nudaMaurice Brock, Bronzino (Paris: Flammarion; London: Thames & Hudson, 2002).Deborah, Parker, Bronzino: Renaissance Painter as Poet (Cambridge and New York: Cambridge University Press, 2000)..
Il dipinto del 1594 di autore ignoto e intitolato "Gabrielle d'Estrées et une de ses soeurs" ritrae l'amante di Enrico IV di Francia, Gabrielle d'Estrées; ella è seduta nuda in bagno mentre la sorella, anch'essa nuda e sedutale accanto, le pizzica con le dita il capezzolo destro. Il re diede alla giovane il proprio anello d'incoronazione come pegno dell'amore che gli portava, anello che si può scorgere nel quadro; il dipinto può anche esser inteso come annuncio simbolico che anticipa la nascita del loro primo figlio, il futuro duca Cesare di Borbone-Vendôme.
Un dipinto del pittore barocco fiammingo Peter Paul Rubens intitolato Hélène Fourment esce dal bagno (1638) mostra la seconda moglie dell'artista, Helena Fourment, parzialmente nuda coperta solo da una pelliccia dopo esser appena uscita dalla vasca da bagno; viene ritratta in una posa simile a quella della Venere pudica/modesta, una delle rappresentazioni più popolari della Dea nell'antichità. La giovane donna si copre con una pelliccia, lasciando però i seni parzialmente visibili, mentre guarda in direzione dello spettatore. Rubens, che ha lasciato il quadro in eredità alla moglie al momento della morte, ha utilizzato frequentemente la giovane sposa come modella per molte sue opere: in abito da sposa (1630), assieme al figlio (1635), con i bambini (1636-7) e altri.
François Boucher nel 1751 ritrae l'amante di Luigi XV di Francia, Marie-Louise O'Murphy, distesa nuda sul letto in posizione prona e con le gambe distese e divaricate.