Renovación Nacional (Rinnovamento Nazionale) è un partito politico cileno di centro-destra e destra.

È stato fondato nel 1987 dalla fusione del Movimento di unione nazionale (MUN), del Fronte nazionale del lavoro (FNT), dell'Unione Democratica Indipendente (UDI) e di ex esponenti del Partito nazionale. L'anno successivo, in seguito a contrasti interni, gli esponenti dell'UDI abbandonarono RN e costituirono nuovamente una propria formazione politica.

Nel plebiscito del 1988 RN sostenne ufficialmente l'opzione «Sí», favorevole alla permanenza di Augusto Pinochet alla presidenza; l'opzione fu sconfitta con il 43% dei voti contro il 54,7% ottenuto dal «No».

Con il ritorno alla democrazia RN sviluppò una politica di alleanze elettorali con l'UDI e fu descritta dalla Biblioteca del Congresso Nazionale come l'ala più liberale della destra cilena.

Tra il 1990 e il 2010 RN rimase all'opposizione dei governi della Concertación. Nel 2009, insieme all'UDI, a Chile Primero e ad altre formazioni politiche, partecipò alla costituzione della Coalición por el Cambio, creata per sostenere la candidatura presidenziale di Sebastián Piñera. Piñera vinse il secondo turno delle elezioni presidenziali con il 51,61% dei voti e assunse la presidenza l'11 marzo 2010.

Alle elezioni del 2017 RN sostenne nuovamente Sebastián Piñera, che al secondo turno fu eletto presidente con il 54,58% dei voti. Nelle contemporanee elezioni parlamentari RN ottenne il 17,80% dei voti per la Camera dei deputati, risultando il partito più votato del paese.

Nel contesto delle proteste iniziate nell'ottobre 2019, RN fu tra i firmatari dell'«Acuerdo por la Paz Social y Nueva Constitución», che aprì il processo costituzionale. In vista del plebiscito costituzionale del 2020, il partito concesse libertà di azione ai propri militanti; una parte sostenne l'«Apruebo» e un'altra il «Rechazo».

Alle successive elezioni per la Convenzione costituzionale RN partecipò alla lista Chile Vamos insieme all'UDI, a Evópoli e al Partito Repubblicano.

Nel 2021, dopo la vittoria di Sebastián Sichel nelle primarie presidenziali della coalizione di centrodestra, RN partecipò al patto parlamentare Chile Podemos Más insieme all'UDI, a Evópoli e al Partito Regionalista Indipendente. Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, il Consiglio generale di RN decise con il 96,5% dei voti di sostenere José Antonio Kast al ballottaggio. Kast fu successivamente sconfitto da Gabriel Boric e, con l'insediamento di quest'ultimo nel marzo 2022, RN tornò all'opposizione.

In occasione del plebiscito costituzionale del 2022, RN sostenne l'opzione «Rechazo» alla proposta elaborata dalla Convenzione costituzionale. Il 4 settembre il «Rechazo» risultò maggioritario con il 61,86% dei voti, contro il 38,14% ottenuto dall'«Apruebo».

Storia

Origini Rinnovamento Nazionale fu fondato il 29 aprile 1987 dalla confluenza del Movimiento de Unión Nacional (MUN), del Frente Nacional del Trabajo (FNT) e dell'Unione Democratica Indipendente (UDI), insieme ad alcuni ex esponenti del Partito Nazionale.

La nuova formazione nacque nel contesto della riorganizzazione delle forze politiche di destra durante gli ultimi anni della dittatura militare e in vista del processo politico che avrebbe condotto al plebiscito del 1988.

Le differenze politiche e strategiche tra i diversi settori del nuovo partito provocarono tuttavia una crisi interna: nel 1988 gli esponenti legati all'UDI abbandonarono RN e costituirono successivamente una propria formazione politica. Nello stesso anno RN sostenne ufficialmente l'opzione «Sí» nel plebiscito sulla permanenza di Augusto Pinochet alla presidenza.

RN fu formalmente costituito con 351 membri fondatori. Nel dicembre 1987 dichiarava 48.595 iscritti e il 28 gennaio 1988 fu riconosciuto dal Servizio elettorale cileno, entrando successivamente nel registro dei partiti politici.

Negli anni successivi Andrés Allamand, uno dei fondatori del partito, ne divenne una delle principali figure dirigenti, ricoprendo tra l'altro la presidenza di RN dal 1990 al 1996.

Alle elezioni presidenziali del 1999 RN sostenne Joaquín Lavín, candidato della coalizione di centrodestra Alianza por Chile. Lavín raggiunse il secondo turno, nel quale fu sconfitto da Ricardo Lagos con uno scarto di 2,62 punti percentuali.

XXI secolo In occasione delle elezioni presidenziali del 2005, RN presentò la candidatura di Sebastián Piñera, che ottenne il 25,41% al primo turno, superando Joaquín Lavín, candidato dell'UDI, e qualificandosi per il ballottaggio. Al secondo turno Piñera fu sconfitto da Michelle Bachelet, che ottenne il 53,50% dei voti.

Piñera tornò a candidarsi alle elezioni presidenziali del 2009-2010 e fu eletto presidente della Repubblica, diventando il primo esponente del centrodestra a raggiungere la presidenza dopo il ritorno alla democrazia.

Dopo la sconfitta elettorale del 2013 e in un contesto di tensioni interne, alcuni esponenti lasciarono RN e parteciparono alla costituzione del movimento Amplitud.

Nel 2014 Cristián Monckeberg fu eletto presidente del partito. Il 22 novembre dello stesso anno un consiglio dottrinario riunito a Pucón elaborò una nuova dichiarazione di principi, successivamente approvata dal Consiglio generale e ratificata dal 85,6% degli iscritti mediante un plebiscito interno svoltosi il 20 dicembre.

Nel 2015 RN partecipò alla fondazione della coalizione di centrodestra Chile Vamos insieme all'UDI, a Evópoli e al Partito Regionalista Indipendente.

Dopo la vittoria di Sebastián Piñera nelle elezioni presidenziali del 2017, diversi esponenti di RN entrarono nel governo insediatosi nel marzo 2018. Tra i membri del partito nominati ministri figuravano, tra gli altri, Alberto Espina, Nicolás Monckeberg, Cristián Monckeberg, Baldo Prokurica e Cecilia Pérez. Esponenti di RN ricoprirono inoltre diverse sottosegreterie, tra cui Interno, Prevenzione del crimine, Forze armate e Agricoltura.

Anni 2020 Le proteste sociali iniziate nel 2019 determinarono nuove tensioni interne al partito. Un settore più moderato, associato a Mario Desbordes, sostenne l'avvio del processo costituzionale, mentre un'ala più conservatrice, vicina a Carlos Larraín, si oppose a tale orientamento.

Dopo una competizione interna particolarmente serrata, nel 2021 Francisco Chahuán, candidato sostenuto dai settori contrari alla leadership di Desbordes, fu eletto presidente del partito e rimase in carica fino al 2023. Durante la sua presidenza continuarono a manifestarsi divisioni interne, rese evidenti anche dal sostegno espresso da alcuni settori conservatori a José Antonio Kast anziché al candidato ufficialmente sostenuto da Chile Vamos, Sebastián Sichel, nelle elezioni presidenziali del 2021.

Nel 2022 il partito adottò una posizione unitaria in vista del plebiscito costituzionale, deliberando all'unanimità di sostenere l'opzione «Rechazo» contro la proposta di nuova Costituzione elaborata dalla Convenzione costituzionale. Anche Desbordes, che in precedenza aveva manifestato una posizione favorevole nei confronti delle mobilitazioni pacifiche e del processo costituente, si pronunciò contro il testo proposto.

Nel referendum del 4 settembre 2022 l'opzione «Rechazo» ottenne circa il 62% dei voti. Nel periodo successivo RN, l'UDI ed Evópoli svilupparono rapporti di collaborazione con settori politici provenienti dall'area dell'ex Concertación, in particolare con Amarillos por Chile e con Demócratas. Entrambe le formazioni sostennero successivamente la candidatura presidenziale di Evelyn Matthei in vista delle elezioni del 2025.

Nel 2023 Chahuán fu sostituito alla presidenza del partito da Rodrigo Galilea. Durante la sua leadership RN ottenne il maggior numero di voti tra i partiti politici nelle elezioni municipali e regionali del 2024, rafforzando la propria posizione all'interno del centrodestra cileno.

Loghi

Altri progetti

Note

Collegamenti esterni

Categoria:Partiti conservatori