La chiesa di Santa Maria del Carmine è un luogo di culto cattolico di Firenze che domina l'omonima piazza nel quartiere di Oltrarno. È famosa per ospitare il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci, opera fondamentale dell'arte rinascimentale, decorata da Masaccio e Masolino (e in seguito completata da Filippino Lippi).

Storia La chiesa dedicata alla Beata Vergine del Carmine sorse nel 1268 come parte di un convento carmelitano ancora oggi esistente; di quell'epoca restano visibili solo alcuni resti romanico-gotici sui fianchi. Il complesso fu ampliato una prima volta nel 1328, quando il Comune concesse ai frati l'uso del terreno adiacente alla quinta cerchia di mura, e poi nel 1464, con l'aggiunta della sala del capitolo e del refettorio. I lavori ebbero termine nel 1476.

Come molte altre chiese fiorentine, l'interno venne rinnovato in senso controriformato a partire dal 1561 sotto la direzione di Giorgio Vasari, che fece eliminare il tramezzo che separava la navata dal coro e realizzare sette nuovi altari in pietra serena lungo le pareti.

Altri interventi si susseguirono tra Seicento e Settecento, tra i quali spicca la realizzazione, tra 1675 e 1683, della Cappella Corsini alla testata del transetto sinistro. Nel 1755 era stata decorata con stucchi ed affreschi la tribuna e nel 1758 la facciata, ad opera soprattutto di Giovanni Domenico Ferretti. Tra 1765 e 1770 fu realizzato il grande soffitto ligneo su disegno di Zanobi del Rosso, contenente tre medaglioni commissionati al Ferretti, a Gesualdo Ferri e a Filippo Burci.

Il soffitto era praticamente quasi completato al momento del devastante incendio del gennaio 1771 che distrusse quasi completamente l'interno della chiesa. Il fuoco non raggiunse però l'antica sagrestia, né la cappella Corsini, né, fortunatamente, la Cappella Brancacci che non ebbero sostanziali alterazioni. Il terribile evento richiese un completo rifacimento della chiesa, del progetto del quale venne incaricato l'architetto Giuseppe Ruggieri, che però scomparve nel luglio 1772. Ad esso subentrò Giulio Mannaioni, che si occupò di portare avanti il progetto del Ruggeri. La chiesa dovette essere già completata nel 1774, quando Giuseppe Romei venne incaricato della sua decorazione della navata, seguita, l'anno seguente, da quella della cupola. La facciata rimase incompiuta.

Nel luglio del 1954 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.

Descrizione La facciata della chiesa è incompiuta (al pari di altre grandi basiliche fiorentine) e presenta un'alta e grezza mole in pietrame e laterizio. Interno L'interno della chiesa è, sin dall'origine, a navata unica con pianta a croce latina (m. 82x15, per un'altezza della cupola di 35). Dopo il rifacimento seguito al 1771, la navata presenta cinque cappelle laterali poco profonde per lato, non presenti precedentemente, dotate di altari con timpani triangolari e curvilinei sostenuti da semicolonne corinzie e decorati da stucchi e pale dipinte. Non è chiaro se il disegno delle cappelle spetti al Ruggeri o al Mannaioni, né sono documentati gli autori degli stucchi.

Tra queste cappelle si trovano i quattro confessionali intagliati nel 1779 dalla bottega di Pietro Pertici e le porte in noce che danno accesso al chiostro e alle altre cappelle e ambienti del convento.

Alla ristrutturazione settecentesca risalgono anche le decorazioni ad affresco, eseguite tra 1774 e 1775: le quadrature con architetture illusionistiche sono di Domenico Stagi, autore anche dello stemma dell'ordine carmelitano in controfacciata, affiancato da due angeli in legno dipinti di bianco a imitare lo stucco, intagliati dal Pertici. Le scene figurate sono invece opera di Giuseppe Romei, allievo di Antonio Puglieschi: nella navata è raffigurata lAscensione di Cristo, contraddistinta da una sicura costruzione compositiva e da tonalità chiare, mentre nella cupola del transetto è La Trinità e la Vergine in gloria fra i santi dell'Antico e Nuovo Testamento, molto ossequiosa alla cupola del Volterrano all'Annunziata e per niente all'affresco di Luca Giordano nella cupola della Cappella Corsini nella stessa chiesa. Nei pennacchi i profeti Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele inseriti, secondo il gusto romano, in paesaggi, anch'essi dipinti dal Romei, presentano una cromia calda e vivace.

Le cappelle della navata conservano agli altari alcune pale dipinte prima dell'incendio del 1771, che si salvarono perché erano stato spostate in sagrestia nel periodo subito precedente, quando vi era il cantiere per la realizzazione del soffittoPer una ricognizione esaustiva sulle opere presenti in chiesa, cfr. Maria Cecilia Fabbri, Le opere in chiesa, in Luciano Berti (a cura di), 1992, cit. in bibliografia, pagg. 89 - 142..

L'altare della prima cappella mostra una pala tardo settecentesca con la Pietà di Antonio Guiducci. La seconda cappella destra conserva ancora all'altare la pala con i Funerali di sant'Alberto carmelitano, firmata da Bernardino Monaldi e datata 1613. Bernardino Poccetti concepì, con un disegno ancora esistente oggi al LouvreFrançoise Viatte, Inventaire général des dessins italiens - Tome III : Dessins toscans, XVIe-XVIIIe siècles - Volume I : 1560-1640, Paris, 1988, pagg. 180 - 182, n. 336., una pala da realizzarsi per l'altare che il pittore aveva acquisito nel 1589 insieme al luogo per la propria sepoltura. Dopo la morte del Poccetti nel 1612 la pala fu completata o forse eseguita dal Monaldi reinterpretando l'idea precedente con un secondo disegno che portò ad una composizione più ferma.

Il terzo altare destro presenta la tavola con la Crocifissione di Giorgio Vasari, dipinta per il primo altare realizzato durante la ristrutturazione vasariana, nel 1561. La tavola, eseguita per Matteo e Simone Botti, suoi «amicissimi», fu collocata sull'altare nel dicembre 1563 ed era accompagnata da una predella e da un paliotto, entrambi perduti nell'incendio. L'opera rappresenta, nel tono severo e solenne, nella simmetria e nella semplicità della composizione, uno dei primi dipinti in linea con i nuovi dettami della Controriforma.Grazia Badino, Giorgio Vasari, Crocifissione, in Il Cinquecento a Firenze. “Maniera moderna” e Controriforma, catalogo di mostra, Firenze 2017, pagg. 118 - 119.

L'altare della cappella seguente, acquistata nel 1780 dai Fenzi che la fecero ricostruire, custodisce la Visitazione firmata nel gradino in basso da Aurelio Lomi. La pala, eseguita per i Biuzzi, è un'opera tarda del pittore databile al 1617 - 1618 circa, verso il termine del suo soggiorno fiorentino iniziato nel 1611 e fu ridipinta nel 1781, dopo l'incendio, da Giuseppe Romei.

In quelle sul lato sinistro si trovano, a partire dalla crociera, la tela con Santa Maria Maddalena de' Pazzi ricoperta dal velo della Madonna dipinta da Giuseppe Fabbrini tra 1781 e 1782 circa per la cappella della famiglia Scarlatti e, all'altare della quarta cappella, la tavola con il Centurione di Cafarnao che impetra da Cristo la guarigione del figlio di Giovanni Maria Butteri, databile tra 1583 e 1584 circa. L'opera mostra ricordi raffaelleschi e soprattutto alloriani, uniti ad un colorismo chiaro illuminato da una luce cristallina, secondo gli insegnamenti del suo maestro Bronzino.

A quello seguente si trova la Natività di Francesco Gambaccini (1782 circa), mentre all'altare della seconda cappella la pala con l'''Annunciazione di Bernardino Poccetti (firmata e datata 1601), raffigurata nel momento immediatamente precedente all'annuncio, venne dipinta in origine per uno degli altari che aveva la Compagnia di Sant'Agnese, quello in controfacciata.

L'altare dell'ultima cappella, fatta costruire da Francesco Vigilardi, è corredato di una pala con lAdorazione dei Magi di Gregorio Pagani, firmata e datata 1603, collocata nel 1782. Il nuovo patrono adattò per l'altare un dipinto di sua proprietà ma che era di formato orizzontale e fu necessario ingrandirlo in alto ed in basso per raggiungere le dimensioni della cornice. Il dipinto, che unisce la chiarezza compositiva di Santi di Tito al colore morbido e sfumato del Cigoli e al gusto per i dettagli preziosi tipico del pittore, fu forse commissionato da Neri Alberti.

Transetto destro Il transetto destro, parte del percorso museale della Cappella Brancacci, è coperto da una volta affrescata anch'essa dal Romei con la raffigurazione dell'''Apoteosi del Beato Angiolo Mazzinghi ed è aperta in quattro cappelle: la Brancacci alla testata, quella della Passione, dei Cappella Nerli, con stucchi del 1780 e la pala di Sant'Anna, la Vergine e il Bambino della scuola di Andrea del Sarto, e di fronte un'altra cappella che unificò tre antiche cappelle gotiche, dove oggi si trova un altare con decorazione a stucco di Domenico e Giuliano Ruschi e affreschi di un certo Cipriano Lensi (Storie del Battista, 1781), oltre alla tela con il Beato Bonagiunta Manetti dell'Antella di Francesco Gambacciani.

Cappella Brancacci

La Cappella Brancacci si apre nel transetto destro e, costruita nel Quattrocento, conserva il ciclo di affreschi di Masaccio e Masolino, indicato come il punto d'inizio del nuovo stile rinascimentale in pittura. Completata da Filippino Lippi, fu studiata e ammirata dalle generazioni dei maggiori artisti fiorentini: Michelangelo per esempio eseguì alcune copie delle parti dipinte da Masaccio.

La cappella fu miracolosamente risparmiata dall'incendio del 1771 e da una tentata, distruttiva ristrutturazione grazie all'intervento attivo di una nobildonna fiorentina che strenuamente si oppose alla copertura degli affreschi.

Vi si trova anche, all'altare, la duecentesca Madonna del Popolo.

Cappella Maggiore La cappella maggiore presenta al centro il monumentale altare in marmi colorati, bronzo e pietre dure, il cui rivestimento fu finanziato, dopo la sua realizzazione, dal marchese Lorenzo Niccolini nel 1780. Sotto la mensa si trovano le spoglie del beato Angiolo Mazzinghi.

Alla parete destra del coro si trova il monumento funebre in marmo a Pier Soderini, opera di Benedetto da Rovezzano (eseguita nel 1512-1513, prima della morte del Soderini nel 1522), tra le rare testimonianze superstiti della chiesa cinquecentesca.

Il badalone dietro l'altare è di Domenico Atticciati (1594 circa) e proviene dalla Certosa del Galluzzo. A ridosso della parete di fondo, al di sopra della cantoria, si trova l'organo a canne Contucci, caratterizzato da una monumentale cassa lignea decorata barocca.

La cupola ellittica del coro mostra un affresco con il Rapimento di Elia sul carro di fuoco, sempre del Romei e coevo agli altri affreschi.

Transetto sinistro Il transetto sinistro presenta un'altra volta affrescata dal Romei rappresentante, in questo caso, la Vergine che porge il velo a Santa Maria Maddalena de' Pazzi. Anche qui si aprono quattro cappelle, tra le quali, alla testata, la Cappella Corsini.

Cappella Corsini

La famiglia Corsini nel 1675 fece edificare nel transetto sinistro della chiesa del Carmine una cappella dedicata al santo di famiglia Sant'Andrea Corsini, vescovo di Fiesole nel XIV secolo e appena canonizzato nel 1629. Fu chiamato l'architetto Pier Francesco Silvani che scelse uno stile barocco allora di gran moda a Roma, inaugurando questo stile a Firenze.

La cupola fu affrescata da Luca Giordano nel 1682 con la Gloria di Sant'Andrea Corsini e decorata da stucchi di Giovan Battista Foggini (Sant'Andrea Corsini e la Battaglia d'Anghiari, la Messa di Sant'Andrea e l'Apoteosi di Sant'Andrea Corsini del 1676-1683). Anche questa struttura fu miracolosamente risparmiata dall'incendio di un secolo dopo. L'elaborato soffitto in stile rococò è stato affrescato da Giovanni Domenico Ferretti.

Cappella del Crocifisso della Provvidenza