Autore di romanzi, opere teatrali, saggi e carnets, occupò una posizione singolare nella letteratura francese del Novecento. La sua opera è attraversata dalla tensione fra paganesimo e cristianesimo, edonismo e disciplina, azione e distacco, eroismo e disincanto. La formazione classica, la passione per la civiltà romana, la tauromachia e lo sport, insieme all'esperienza della prima guerra mondiale, contribuirono alla definizione di un ideale aristocratico e individualista che ricorre in gran parte della sua produzione.
Fra le sue opere più note figurano Le Songe (1922), Les Bestiaires (1926), Les Célibataires (1934), la tetralogia Les Jeunes Filles (1936-1939), Le Chaos et la Nuit (1963), Les Garçons (1969) e numerosi drammi, fra cui La Reine morte (1942), Le Maître de Santiago (1947), La Ville dont le prince est un enfant (1951), Port-Royal (1954), Le Cardinal d'Espagne (1960) e La Guerre civile (1965).
Volontario e ferito durante la prima guerra mondiale, negli anni Venti e Trenta raggiunse una vasta notorietà letteraria. La sua condotta e alcuni suoi scritti durante l'Occupazione tedesca della Francia furono oggetto di controversie e, dopo la Liberazione, di procedimenti di epurazione. Nel dopoguerra si dedicò soprattutto al teatro. Fu eletto all'Académie française il 24 marzo 1960. Divenuto quasi cieco negli ultimi anni, si tolse la vita nel 1972.
Biografia
Famiglia, infanzia e formazione Nacque a Parigi il 20 aprile 1895, figlio unico di Joseph-Marie-Charles Millon de Montherlant e Marguerite-Marie Camusat de Riancey. L'atto di nascita parigino, registrato con il numero 526 nel VII arrondissement, riporta i nomi Henry Marie Joseph Frédéric Expédite Millon de Montherlant. Apparteneva a una famiglia aristocratica, di ascendenza anche catalana secondo la biografia dell'Académie française.
Trascorse l'infanzia in un ambiente fortemente legato alla memoria familiare, alla tradizione cattolica e alla cultura aristocratica. Fin da bambino manifestò interesse per la storia antica, il disegno e la letteratura; compose giovanissimo La Vie de Scipion, rimasta inedita, e nel 1907 scrisse con l'amico Jacques-Napoléon Faure-Biguet Pro Unà Terrà.
Frequentò il Lycée Janson-de-Sailly e quindi il collegio cattolico Sainte-Croix de Neuilly. L'esperienza scolastica ebbe un'importanza decisiva nella sua formazione e sarebbe stata più tardi rielaborata in La Relève du matin, nel dramma La Ville dont le prince est un enfant e nel romanzo Les Garçons.
Nel 1909, durante un soggiorno a Bayonne, assistette a una corrida e sviluppò una passione duratura per la tauromachia. Si esercitò egli stesso nell'arte del toreare e il suo nome apparve ancora adolescente sulla rivista specializzata Le Torero di Nîmes. Nel 1925, durante una corrida ad Albacete, rimase gravemente ferito da un toro.
La tauromachia divenne uno dei nuclei simbolici della sua opera. In Les Bestiaires il confronto fra uomo e toro è associato alla disciplina, al rischio, alla morte e a una concezione rituale dell'esistenza, nella quale Montherlant ravvisava anche reminiscenze del sacrificio mitraico.
La prima guerra mondiale Mobilitato nel 1916 inizialmente nel servizio ausiliario, Montherlant chiese di passare al servizio attivo e fu assegnato al 360º reggimento di fanteria. Fu ferito in combattimento nel 1918 e decorato con la Croix de guerre 1914-1918.
L'esperienza della guerra lasciò una traccia profonda nella sua produzione giovanile. La Relève du matin (1920), Le Songe (1922) e il Chant funèbre pour les morts de Verdun (1924) trasformano l'esperienza militare in materia di riflessione sulla fraternità, il sacrificio, il coraggio e il superamento dell'individuo.
Nel dopoguerra partecipò alle attività legate alla memoria dei caduti e fu segretario generale dell'organizzazione impegnata nella realizzazione dell'Ossario di Douaumont.
Nel 1919 fondò con alcuni amici una società denominata «l'Ordre», ispirata a ideali cavallereschi e a una concezione aristocratica dell'esistenza. Il gruppo, che ebbe vita breve, faceva riferimento a valori quali la rettitudine, la fierezza, il coraggio, la fedeltà alla parola data, il dominio di sé, il disinteresse e la sobrietà.
Gli anni Venti: sport, viaggi e Mediterraneo
Negli anni Venti Montherlant si impose progressivamente sulla scena letteraria francese. In Le Songe, Les Olympiques e Les Bestiaires celebrò rispettivamente la guerra, lo sport e la tauromachia come esperienze attraverso le quali l'individuo può sottoporsi alla prova del rischio, dello sforzo fisico e della disciplina.
A questa componente eroica si affiancò presto un'altra dimensione della sua personalità letteraria, legata al viaggio, al piacere e alla disponibilità verso esperienze fra loro differenti. Aux fontaines du désir (1927), La Petite Infante de Castille (1929) e gli scritti dei Voyageurs traqués appartengono a questa fase.
Montherlant soggiornò a lungo fuori dalla Francia, soprattutto nei paesi del Mediterraneo, visitando ripetutamente la Spagna, l'Italia e l'Africa settentrionale. Particolare importanza ebbero i soggiorni in Algeria e nell'Africa coloniale francese, durante i quali approfondì anche l'interesse per le testimonianze archeologiche della presenza romana.
Les Célibataires e Les Jeunes Filles La notorietà dello scrittore crebbe sensibilmente con Les Célibataires (1934) e soprattutto con la tetralogia Les Jeunes Filles, composta da Les Jeunes Filles (1936), Pitié pour les femmes (1936), Le Démon du bien (1937) e Les Lépreuses (1939).
Il personaggio centrale del ciclo, Pierre Costals, è uno scrittore individualista che rifiuta il matrimonio e considera il legame sentimentale come una minaccia alla propria libertà. Attraverso i rapporti di Costals con Andrée Hacquebaut e Solange Dandillot, Montherlant costruì una rappresentazione fortemente polemica del rapporto fra i sessi.
Il ciclo suscitò fin dall'uscita reazioni contrastanti e accuse di misoginia. Nel 1949 Simone de Beauvoir, ne Il secondo sesso, gli dedicò il celebre capitolo «Montherlant ou le pain du dégoût», interpretando l'universo delle Jeunes Filles come fondato sulla subordinazione della donna alla pretesa sovranità del soggetto maschile.
La critica successiva ha tuttavia proposto interpretazioni più articolate. Alcuni studi hanno sottolineato il carattere ironico e volutamente provocatorio della tetralogia, la molteplicità dei punti di vista e il fatto che la satira investa anche l'ideale virile incarnato da Costals, rendendo problematica un'identificazione completa fra le dichiarazioni del personaggio e la posizione dell'autore.
Formazione intellettuale La cultura di Montherlant riunisce riferimenti eterogenei. Fra gli autori antichi furono particolarmente importanti Plutarco, Seneca, Petronio e Marco Aurelio; nella tradizione francese guardò a Corneille, Racine, Bossuet, Stendhal, Paul Bourget, Maurice Barrès e André Gide.
Conobbe inoltre la poesia persiana, in particolare Firdusi, Saˁdi e Hafez, la poesia cinese e alcuni aspetti della cultura giapponese. Nella sua formazione giovanile furono particolarmente importanti Friedrich Nietzsche e Gabriele D'Annunzio.
Montherlant riconobbe esplicitamente l'influenza dannunziana sui primi libri, soprattutto La Relève du matin, Le Songe, Les Olympiques e alcune pagine di Les Bestiaires, affermando tuttavia che tale influenza si esaurì con il passaggio alla maturità teatrale.
La Rose de sable e la questione coloniale Dai soggiorni nell'Africa settentrionale nacque La Rose de sable, composto principalmente fra il 1930 e il 1932. Il romanzo mette in scena la progressiva crisi delle convinzioni coloniali del tenente Lucien Auligny, giunto a interrogarsi sulla violenza esercitata dagli europei sulle popolazioni colonizzate.
Montherlant rinunciò a pubblicare integralmente il libro negli anni Trenta. Una tiratura assai limitata, con il titolo Mission providentielle, fu realizzata nel 1938; nel 1954 uscì una versione parziale, L'Histoire d'amour de La Rose de sable, mentre l'edizione sostanzialmente completa apparve nel 1968.
Il romanzo costituisce uno dei testi più esplicitamente critici di Montherlant verso il colonialismo francese e mette in rapporto il problema politico con il conflitto individuale fra dovere militare e coscienza morale.
Gli anni precedenti la seconda guerra mondiale Negli anni Trenta Montherlant collaborò a giornali di orientamenti politici differenti e continuò a rivendicare una posizione personale non coincidente stabilmente con un partito.
Nel 1938 pubblicò L'Équinoxe de septembre, scritto segnato dall'ostilità verso gli Accordi di Monaco e dalla critica alla debolezza morale e politica che, secondo l'autore, minacciava la Francia.
La seconda guerra mondiale e l'Occupazione Nel 1939, per ragioni d'età e di posizione militare, non fu richiamato alle armi. Ottenne tuttavia di seguire l'esercito francese come corrispondente del settimanale Marianne durante la campagna del maggio-giugno 1940 e rimase leggermente ferito dall'esplosione di una bomba.
Dopo l'armistizio visse inizialmente nella zona non occupata e nel maggio 1941 ritornò a Parigi. Durante l'Occupazione tedesca della Francia pubblicò articoli e saggi che furono in seguito oggetto di forti controversie. Particolarmente discusso fu Le Solstice de juin (1941), nel quale la sconfitta francese veniva interpretata soprattutto come crisi morale e alcuni aspetti della nuova situazione europea erano letti alla luce dei temi montherlantiani dell'eroismo, della forza e dell'accettazione della sorte.
Secondo lo storico Jean-Louis Garet, Montherlant, che nell'Équinoxe de septembre era stato antimunichista e antitedesco, durante l'Occupazione si spinse «molto lontano» nell'accettazione della Révolution nationale di Pétain e nella valorizzazione dell'eroismo dei combattenti tedeschi. Altri biografi hanno invece insistito sull'assenza di un'adesione politica organizzata, sulle divergenze rispetto al regime e sul carattere individualista della sua posizione.
Montherlant non ricoprì incarichi nel governo di Vichy e continuò a rivendicare un'autonomia personale dalle organizzazioni politiche. Alcuni suoi articoli furono inoltre censurati dalle autorità tedesche. Nel dopoguerra raccolse e commentò parte della propria produzione del periodo nel volume Textes sous une occupation, 1940-1944 (1953).
L'epurazione Alla Liberazione il nome di Montherlant figurò fra quelli degli scrittori sospettati di compromissione durante l'Occupazione. Il suo caso fu esaminato da diverse istanze dell'epurazione.
La documentazione relativa al procedimento mostra che il Comité national d'épuration des gens de lettres, auteurs et compositeurs esaminò in particolare Le Solstice de juin e gli articoli pubblicati fra il 1940 e il 1943 su giornali quali La Gerbe, Le Matin, Aujourd'hui, La Nouvelle Revue française, Comœdia e Germinal.
Il 29 ottobre 1946 il Comitato pronunciò nei suoi confronti le interdizioni professionali previste dall'articolo 3 dell'ordinanza del 30 maggio 1945 per la durata di un anno, con decorrenza retroattiva dal 1º ottobre 1944. La decisione definiva le scelte compiute dallo scrittore un «errore di giudizio», precisando tuttavia che, al di fuori dei fatti specificamente contestati, il dossier non giustificava altri rimproveri alla sua condotta.
Poiché il periodo di interdizione era fatto decorrere dal 1º ottobre 1944, la sanzione risultava già esaurita al momento della decisione. La vicenda contribuì comunque a segnare la reputazione politica dello scrittore nel dopoguerra e continuò a essere discussa dalla critica.
Il teatro A partire dagli anni Quaranta il teatro assunse una posizione sempre più importante nella produzione di Montherlant. La Reine morte, rappresentata alla Comédie-Française nel dicembre 1942 con la regia di Pierre Dux, ottenne un notevole successo.