La leggenda sulla fondazione di Siracusa si riferisce alla storiografia mitica che gli antichi storici hanno narrato nel tempo, sulle origini e sulle prime popolazioni di Siracusa.
Le prime popolazioni: Etoli ed Elidi Gli Etoli come primi fondatori
Le parole del Bidera - che si prestano ivi all'omerico racconto - introducono una leggenda attestata nelle fonti antiche, la quale vede gli etoli di Etolia come primi fondatori dell'abitato siracusano. Secondo un passaggio dello scoliasta di Apollonio Rodio, riferito a Nicandro di Colofone, gli etoli giunsero all'Ortigia siciliana poco dopo il Diluvio universaleIl Capodieci afferma l'anno 320 dopo il diluvio; ma egli mescola anche le due leggende: quella omerica e quella etolica. Fonte visibile in Articolo cronologico de dominanti di Siracusa - Antichi monumenti di Siracusa - Wikisource e vi stettero fino all'anno 700 prima della fondazione di Roma e 80 dopo la guerra di Troia, quando dai Siculi vennero cacciati.Per le date della presunta fondazione etolica si vedano: Alessio Narbone, Istoria della letteratura siciliana, pag. 33
Alcune analogie con la patria degli etoli e il territorio siracusano vi sono: il nome dell'Ortigia - la cui etimologia discenderebbe dalla dea Artemide - presente in Etolia e detta Ortigia Titanide poiché la dea Asteria era figlia dei titani Ceo e Febe; il fiume Anapo etolico, affluente dell'Acheloo, che scorreva nell'AcarnaniaScuola di paleografia di Palermo, Società siciliana per la storia patria, Archivio storico siciliano, Volume 14, 1889, pag. 353Gian Battista Missiaglia, Biografia universale antica e moderna. Parte mitologica..., Venezia, 1838, pag. 184. I rapporti che gli etoli ebbero con Corinto.
Tuttavia, alcuni storici, come Emanuele Ciaceri, hanno espresso seri dubbi sulla possibile base storica di tale leggenda. In particolar modo Ciaceri fa leva sul fatto che il culto della dea lunare a Siracusa avrebbe origini differenti da quelle etoliche, mentre altri, come Giuseppe Alessi, definiscono il culto dell'Artemide siciliana ben più antico di quello dell'Ellade..
Inoltre, sostiene Ciaceri, Tucidide nel V sec. a.C. definisce le popolazioni etoliche ancora genti mezzo-barbariche., fatta eccezione per le città costiere come la Calcide etolica. Per cui, si interroga lo storico modicano, in che modo costoro avrebbero potuto dare origine al culto delle Ortigie e fondare città così distanti dalla loro patria. A sostenere questo suo interrogativo storico vi è il fatto che non è stata lasciata alcuna traccia etolica nella tradizione siracusana..
Pur ammettendo che magari i siracusani avessero avuto interesse a nascondere delle origini semi-barbariche, Ciaceri sostiene che almeno una qualche prova del loro passaggio sarebbe comunque dovuta perdurare nel tempo, come avvenne per gli elidi dell'Elide - emigrati durante la prima colonizzazione dell'isola, come conferma il grecista Müller. - ipotizza quindi che la leggenda etolica abbia avuto origine molto tempo dopo la fondazione siracusana; ovvero nei decenni della guerra del Peloponneso, quando Atene mostrò le prime ostilità verso gli etoli e nel contempo quando Siracusa divenne un nome molto noto e caro alle sorti dei greci, dovendo essa respingere le mire espansionistiche della capitale attica.
In questo tempo, secondo Ciaceri, nacque la leggenda etolica, con scopo sociopolitico, che vedeva gli etoli come padri-fondatori della potenza aretusea che adesso rischiava di fare eclissare l'egemonia ateniese dell'Egeo.. I siracusani erano dunque degli alleati importanti e i rapporti che gli etoli avevano con Corinto - anch'essa minacciata da Atene - li avvicinava ancor più a quella città occidentale, dalle cui sorti poteva dipendere il prosieguo del conflitto peloponnesiaco, e dunque il futuro dell'Ellade.
Lo storico modicano, sostiene nei suoi appunti che gli etoli avrebbero narrato di essere giunti nelle coste siciliane insieme ad Archia, per cui si sta parlando di un tempo recente, mentre il poeta alessandrino - vissuto per qualche tempo in Etolia - asserisce che essi vi giunsero poco dopo il Diluvio, e quindi un tempo molto più antecedente.
Tale leggenda è stata comunque accreditata da molti storici come possibile o veritiera; l'Holm nei suoi studi asserisce l'avvento di antiche migrazioni di etoli, mentre altri storici hanno convenuto che essendo la principale storiografia - dopo il medioevo ellenico - sotto controllo dell'egemone Atene, non sarebbe stato difficile per popoli periferici come gli etoli - o gli elidi - sottrarsi alla vista degli ateniesi e andare a fondare nuove colonie nel mediterraneo centrale senza che questi lo venissero a sapereDeputazione toscana di storia patria, Archivio storico italiano, Volume 4, 1879, pag. 428.
Gli Elidi di Olimpia
Gli elidi provenienti da Olimpia - sopracitati dal Müller - emigrarono verso la costa siracusana durante una prima fase di colonizzazione greca incentrata solo su Ortigia. Essi lasciarono tracce del loro passaggio: la famiglia degli Iamidi, i cui membri erano degli indovini appartenenti agli elidi, esercitavano funzioni religiose nella nuova colonia, e con essi si pensa nacque l'antico culto dell'Artemide siracusana, che dunque proprio dall'Elide potrebbe aver avuto origine.
L'Ortigia siciliana era appellata da Pindaro come dimora dell'Artemide fluviale (potamìa); dall'edificazione di un antico tempio ad essa dedicato... Secondo il Müller furono gli elidi a fondare tale tempio e consacrarlo all'antica dea: la natura acquatica della dea lunare deriverebbe dal fiume che scorreva presso Olimpia, nella città di Pisa, l'Alfeo; in seguito gli elidi, giunti a Siracusa, imposero questo nome al fiume siciliano e l'associarono ad Artemide - come nella loro patria - dichiarandolo sacro. Essendo tuttavia Ortigia priva di fiumi, gli studiosi odierni sostengono che l'unione sotterranea del fiume Alfeo con l'Ellade, il quale aveva come scopo l'incontro con Aretusa - la ninfa siciliana, anch'essa d'origini greche -, sia un mito elaborato dagli elidi: poiché il corso d'acqua risulta essere un elemento fondamentale per il culto della dea, esso non poteva mancare nell'area sacra della nuova colonia.
Con l'ipotesi del Muller concorda il de PolignacVito Teti, Storia dell'acqua: mondi materiali e universi simbolici, 2003, pag. 48, il quale afferma che la nascita del mito di Aretusa non ebbe uno scopo solamente sociale o letterario, esso fu ideato anche per stabilire un forte legame religioso e politico con la madre-patria:
Aretusa deriverebbe dunque da un tempio inizialmente consacrato ad Artemide, Diana, colei che dà il nome alle Ortigie secondo la leggenda, l'antica Asteria. L'Ortiga siracusana per questo motivo veniva anche detta Ortigia Alfeioa o Ortigia Potamia., distaccandosi dunque da quella etolica detta Titanide.
Archia dei Bacchiadi e l'Oracolo di Delfi Le origini corinzie
Con queste parole lo scrittore irlandese, Oliver Goldsmith, introduce la versione più nota della fondazione di Siracusa. Archia di Corinto, discendente di Eracle e figlio d'Evageto - come attesta il Marmor Parium. - appartenente alla famiglia dei Bacchiadi, approdò sulle coste siracusane in una data che oscilla intorno alla seconda metà del secolo VII a.C.
Narra la leggenda che Archia fosse uno dei discendenti dei Bacchiadi; questa famiglia - di stirpe reale ed erede degli Eraclidi - si faceva discendere o da Bacchide figlio di Primno o da Bacchia figlia di Bacco: il dio greco Dionisio. Archia, considerato il primo fra i corinzi per fama e potere, s'infatuò perdutamente del giovane Atteone - argivo di nascita e figlio di quel Melisso il cui genitore aveva salvato la città di Corinto da una congiura militare - oltremodo bello e dai modi riservati, questi non voleva accettare le premure di Archia, e così il bacchiade decise di rapirlo con la forza. Con i suoi familiari e amici entrò in casa di Melisso e qui iniziò una violenta lotta tra le due fazioni che ponevano al centro il giovane Atteone, il quale strattonato da entrambi i lati morì tra le loro braccia.
Il padre adirato chiese giustizia ai corinzi e non ottenendola maledisse la stirpe dei Bacchiadi e Corinto, gettandosi infine in un dirupo dal tempio di Poseidone.. Iniziò presso la città dell'Istimo una violenta carestia, e consultando l'Oracolo delfico i cittadini scoprirono che l'unico modo per liberarsene era vendicare la morte di Atteone. Così Archia decise da sé di esiliarsi - secondo altre versioni egli venne esiliato - e porre fine all'ira degli dei.
La consultazione dell'Oracolo delfico
Dopo l'esilio Archia prese con sé una vasta quantità di coloni corinzi e prima di intraprendere il suo viaggio decise di recarsi una seconda volta presso l'Oracolo di Delfi per sapere dalla Sibilla di Apollo dove egli avrebbe dovuto recarsi. Pausania il Periegeta narra le parole che la Pitia apollide disse al corinzio.:
Secondo alcuni storici in questo modo Archia veniva graziato dal messaggero di Apollo, poiché il corinzio nonostante si fosse in precedenza macchiato di un atto aberrante - stando alla versione di Plutarco e Diodoro - e che giungesse al cospetto del luogo sacro come un esule piuttosto che come un nobile fondatore, gli fu comunque concesso un importante sito ove recarsi con la gente che aveva seguito la sua sorteBiografia universale antica e moderna. Parte mitologica ossia storia, per ordine d'alfabeto, dei personaggi dei tempi eroici e delle deità ... per la prima volta recata in italiano: 66, Volume 1, pag. 258.
Oltre il mito è possibile sottolineare come la vicenda di Archia, con il delitto passionale, fosse narrazione comune tra le antiche fondazioni egee,Vedi bibliografia in esempi celebri vengono citati nell'opera di Braccesi e nell'ampia bibliografia annessa: l'Oreste di Eschilo che viene purificato da Apollo tramite l'invio in altro luogo geografico; il Telefo figlio d'Ercole, purificato tramite il suo arrivo presso Misia; il Tlepolemo, anch'esso eraclide, rifugiatosi in Rodi; e diverse altre figure. Il rapporto purificazione e colonizzazione è molto connesso. Apollo è infatti il simbolo della purificazione, poiché egli stesso venne purificato per volere di Zeus e di LatonaAngela Cerinotti, Atlante dei miti dell'antica Grecia e di Roma antica, 2003, pag. 87.
Tali analogie si rivedono nelle azioni di Archia. In questo modo la fondazione di Siracusa rientra in pieno nella mitologia tipica delle colonizzazioni grecheSi veda a tal proposito l'opera di Carol Dougherty e Leslie Kurke, It's Murder to Found a Colony in Cultural Poetics in Archaic Greece: Cult, Performance, Politics, Cambridge University Press, 1993... Strabone riferisce che presso l'Oracolo delfico il corinzio incontrò Miscello di Ripe - futuro ecista di Crotone - anch'egli venuto a Delfi per avere la benedizione degli Dei sulla futura fondazione. Il geografo di Amasya narra che la Sibilla domandò ai due uomini cosa essi desiderassero di più per le loro future colonie. E a tale domanda seguì la risposta dei due mortali:
Claudio Eliano in seguito criticherà la scelta del fondatore Archia; poiché egli spiega 'ricchezza e salute sono entrambi valori e doni divini' ma alla fine ciò che più conta è avere una mente sana; la salute dunque doveva prediligere il corinzio: essa è primaria, mentre la ricchezza è secondariaClaudio Eliano, lemma a 4104 in Luisa Prandi, Memorie storiche dei greci in Claudio Eliano, 2005, pag. 32. La stessa critica morale sarà mossa da Platone, adirato per la troppa opulenza nella quale egli troverà i siracusani durante i suoi futuri soggiorni..
Dopo la consultazione dell'oracolo apollineo, Archia era dunque sereno, poiché aveva ottenuto il favore degli dei e poteva intraprendere il suo viaggio verso la destinazione che gli era stata predetta a Delfi...
I coloni della Tenea corinzia
Strabone informa che Archia prese il suo maggior numero di coloni da una località chiamata Tenea: